Sardegna appunti: La sentinella del Marghine

Foto di Neve*
Appena fuori l’abitato di Macomer, a guardia della pianura di Abbasanta c’è uno dei Nuraghi più impressionanti mai incontrati, il nuraghe di Santa Barbara chiamato così perchè sorge vicino alla diroccata, ma così diroccata che non me ne sono proprio accorta, chiesa medievale di Santa Barbara.
Vi si accede dalla superstrada 131 dopo un agevole sentiero che si arrampica sulla collina accompagnati da muretti a secco foderati di muschio, finocchiella selvatica e in questa strana primavera anche di peonie sarde in fiore. 
La visita è libera anche se potrebbe essere guidata poichè sul cancelletto che delimita l’aerea archeologica si trova l’avviso di una cooperativa che su richiesta organizza visite guidate e declina ogni responsabilità per piedi messi in fallo dentro o sopra il nuraghe. Peccato che il cartello anzichè essere messo all’inizio del sentiero (dove poteva essere di qualche utilità) è posizionato alla fine.

Periodo di costruzione mille anni avanti cristo. Altezza della torre 15 metri. L’interno è buio, meglio portarsi una torcia.
Foto di Neve*

Il nuraghe da un’altra prospettiva. Possente.

Foto di Neve*
Silhouette del Nuraghe a Macomer qualche giorno fa, con il maestrale in arrivo.

Onigiri, polpette di riso


Eccoli come promesso. I miei primi onigiri, le polpette che i giappo consumano come acqua. Al riso ho aggiunto un pizzico di sale e il furikake di sesamo e alghe. Per la forma a triangolo mi sono aiutata con il domopack bagnato, ma già ho intenzione di comprare le formine poichè niente deve essere lasciato al caso . Il ripieno è un semplicissimo “TUNA” ossia tonno e mayonese. Ho poi avvolto la polpettina con una striscia di alghe nori. Il sapore? Che ve lo dico a fa? Li magnerei pure a colazione. Per me è già onigiri mania !

Foto di Neve*


Negozi orientali nella capitale : Korean Market


foto @nevesottile
Avete presente Castroni? Dimenticatelo. E i negozi cinesi come Xin Shi o Pacific Trading intorno piazza Vittorio? Pure. 
Tutto, ma proprio tutto quello che vi può servire per una cena giapponese e coreana lo trovate qui.
Il Korean Market è a due passi dalla stazione Termini, a Via Cavour 84, scendendo dalla stazione sulla sinistra subito dopo la basilica di Santa Maria Maggiore accanto ad una agenzia di viaggi ed un negozio di birra artigianale.

Ci trovi i  germogli di soia freschi, il tofu artigianale Otani, il natto, gli udon, la soba, il te verde, la pasta di miso, le verdure sottoaceto, il riso, i dorayaki e taiyaki surgelati,  il kimchi (cavolo piccante), il curry, i ramen e le zuppe di ramen istantanee, tutto ma proprio tutto dalle alghe al wasabi. Tutto insieme e nello stesso posto.

Korean Market il negozio di Roma più fornito di alimenti coreani e giapponesi. Non proprio economico. 

Anto’ fa caldo

e in Giappone siccome ne fa di più, una nota casa di maglieria intima si è inventata il reggiseno che respira! Ecco il Suusuu Bra (parola onomatopeica che suggerisce l’assorbimento) il reggiseno che suusuu il sudore dal corpo e fa respirare la pelle.
Tv commercial nel più classico stile giapponese, musica facile di quella che una volta ascoltata si tatua sui neuroni, bonus la modella straniera che recita da premio oscar :(
“toppu no naka no mure mure ni suu suu bura”!
Efficace.

*En**joy**

Accabadora, l’ultima madre

Storia sullo sfondo di una Sardegna rurale, profonda, tenace. Storia di donne forti come ginepri centenari piegati dal vento ma mai abbattuti. Ambientata presumibilmente nel dopoguerra racconta di due donne e del loro rapporto in una Sardegna antica, ancestrale.
Vita e opere dell’imponente figura di Tzia Bonaria, incarnazione stessa dell’isola, dura e benevola allo stesso tempo, una dea Kali nostrana dispensatrice di vita e morte e di Maria quarta e ultima figlia data via come figlia d’anima alla sarta del paese, figura temuta e rispettata da tutti, l’accabadora.
Libro asciutto e che arriva diretto. Denso di atmosfere e caratteri deleddiani. Bello.
ACCABADORA
Michela Murgia
Einaudi Editori
2009

Adesso ce l’ho anch’io


La casa stasera sa di riso. Fragante e tiepido. E l’odore arriva fino a me mentre tranquilla tamburello sulla tastiera.
Il riso cuoce ma non scuoce, spero. Fa tutto lei, la macchinina. Non mi devo preoccupare appena il riso è cotto si spegne da sola e tiene in caldo.
Me la sono comprata ieri. Come la chiamo in italiano? Se per il cous cous c’è la couscoussiera per il riso c’è forse la risiera? No. Pentola da riso? No, meglio allora prendere in prestito la parola dall’inglese e chiamarla Rice Cooker.
L’ho presa al Korean Market il negozio dove comprare tutto, ma proprio tutto per la cena giapponese o coreana. Una vera mecca, una vera scoperta.
Clack il riso è pronto, vado a vedere il risultato.

Germogli arrabbiati

Pronti in 10 minuti.

Germogli di soia freschi
Insalata da taglio
peperoncino
zenzero in polvere
sale grosso integrale, pepe macinato fresco, semi di sesamo (io ho usato quelli neri)

In una padella mettere olio extra vergine di oliva, un peperoncino spezzato in due e una manciata di polvere di zenzero. Fare sfrigolare appena e aggiungere i germogli di soia freschi un po’ di insalata da taglio, una manciata di sale, pepe quanto piace e lasciare appassire. Prima di servire spolverare con un po’ di semi sesamo.
Eccovi i Germogli primaverili arrabbiati preparati in una sera di fresca primavera.