A Rikuzentakata nel Giappone nordorientale c’era una foresta di pini famosa in tutto il paese. Dopo il terremoto di marzo 2011 la pineta è stata spazzata via quasi completamente. Un solo pino ha resistito alla furia delle onde. E’ da qui che si è deciso di ripartire, crendo il progetto IPPON-MATSU BEER, la birra del pino solitario.
Il pino come simbolo di resistenza e ricostruzione dopo il terremoto e lo tsunami di marzo 2011.
Il progetto grafico è di Kota Kobayashi e i proventi della birra IPPON-MATSU andranno tutti per la speranza di un dopo terremoto migliore.
Tag: Terremoto 11 marzo 2011
La bellezza è destinata a scomparire
Di seguito il link al discorso di Haruki Murakami sul terremoto e il nucleare tenuto lo scorso giugno in occasione della manifestazione International Catalunya Prize.
Tradotto dal giapponese da Emanuel Pastreich http://www.japanfocus.org/-Murakami-Haruki/3571 Buona lettura
Qui, un estratto del discorso, da me tradotto.
“…C’è un’espressione in giapponese, mujo. Mujo significa che non c’è nulla che rimanga uguale a se stesso nella vita. Tutte le cose di questo mondo sono destinate a finire; tutto cambia continuamente. Non c’è nulla di permanente e stabile. Non troveremo mai nulla di cui fidarci che prima o poi non cambierà o morrà. Nonostante il termine mujo abbia origini buddiste, il concetto di mujo ha superato il significato stesso che ne ha dato la religione. Questo concetto è penetrato profondamente nello spirito giapponese, andando a sedimentarsi e a costituire l’essenza stessa del carattere nazionale.
La prospettiva del mujo che tutto deve finire e passare può far pensare che i giapponesi abbiano una visione del mondo rassegnata. Da questa prospettiva qualunque sforzo umano contro le forze della natura possono sembrare vane. Ma anche in mezzo a questa rassegnazione i giapponesi sono capaci di trovare la bellezza. Nel caso della natura, ad esempio, noi godiamo della vista dei ciliegi in fiore a primavera, delle lucciole in estate, delle foglie rosse in autunno. Lo facciamo in gruppo ed è per noi un’abitudine godere entusiasticamente di questi passaggi stagionali….
Perchè lo facciamo? Perchè i ciliegi, le foglie e le lucciole perdono la loro squisita bellezza in un momento. E noi giapponesi intraprendiamo lunghi viaggi per ammirare questi fenomeni al loro massimo splendore. Non è una questione di vedere cose belle, ma di riconoscere il momento esatto in cui sono al loro massimo per poi scomparire. Questa consapevolezza ci consola in un certo senso. Stranamente ci fa star meglio sapere che la bellezza è destinata a scomparire…..”
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| Foto di Neve* |
Un giorno per il Giappone, le foto
Queste sono le foto della manifestazione organizzata domenica 10 aprile. “Un giorno per il Giappone”, grazie all’impegno di molti, ha avuto un tremendo successo. Tutti quelli che hanno visitato il loft di San Lorenzo, e sono stati tanti, hanno potuto incontrare un pezzetto di autentico Giappone.
E’ stato un bel pomeriggio. Ho bevuto té verde, mi sono fatta fare un massaggio shiatsu per riequilibrare i meridiani di terra e di fuoco (che sembra avessero degli ingorghi), ho ammirato le composizioni ikebana, ho chiacchierato e spettegolato a lungo seduta a terra con una cara amica mentre Shio in kimono, con inchiostro e pennello scriveva per me Neve* Sottile, ho curiosato tra i banchetti che oramai era stati ampiamente saccheggiati, ho riso con una persona che avevo perso di vista da dieci anni e che invece nel giro di un mese ho incontrato per ben due volte, e poi sono stata felice di riabbracciare e passare del tempo con un mio compagno delle elementari, per nulla cambiato e mai più rivisto da allora. Ma in questo caso le coincidenze non c’entrano, è stata tutta colpa o merito di Facebook.
A San Lorenzo c’è "Un giorno per il Giappone"
Domani un gruppo di volenterosi offrirà generosità, tempo e abilità in una giornata dedicata al Giappone per sostenere economicamente le vittime della recente sciagura che ha colpito il nord est del paese.
Anche Neve* ha offerto il suo aiuto. Lo ha fatto con la foto del post e regalando alcuni degli oggetti che troverete al mercatino domani.
Vengono tutti dalla sua collezione privata ;) so’ pezzi rari, pure belli, naturalmente giapponesi e costano poco.
Tra le diverse attività che si svolgeranno durante la giornata segnalo la dimostrazione e vendita di composizioni Ikebana, la cerimonia del te, il kimono e come indossarlo, la calligrafia, il laboratorio di origami, l’accademia di shiatsu con la possibilità di provare un massaggio, la ceramica, il mercatino e la lotteria finale con numerosi premi.
Vieni e guardati intorno, il ricavato di tutto, ma proprio tutto quello si venderà sarà devoluto interamente alle vittime del terremoto e dello tsunami del Tohoku.
Questa è una bella e concreta iniziativa, organizzata da un gruppo di donne “gajarde” alle quali auguro che il “Un giorno per il Giappone” abbia il successo che merita.
Ci sarà anche neve* domani. E’ tempo di lasciarsi trasportare e sciogliersi al vento di questa primavera.
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| Foto di Neve* |
Un giorno per il Giappone
Kanashii Nihon, kanashii chikyuu
::::: Verso sud ::::
Tokyo, riportano i giornali italiani, si svuota, e le immagini che guardo nella rete sembrano tratte da un film di fantascienza.
Evacuazione lenta, ordinata, composta, dignitosa. Tokyo si sposta a sud. Se fosse vero, sarebbe la prima volta che in questo paese si inverte il senso di marcia geografico.
La storia del Giappone ha camminato sempre verso nord, una lunga marcia cominciata dal Kyushu e terminata in Hokkaido, che a tappe ha stabilito le sue capitali prima a Nara, poi a Kyoto, a Kamakura, ed infine a Tokyo.
Ragioni politiche certo, ma anche un nomadismo che i giapponesi si portano dietro da chissà quanto e che li fa ancora abitare in case foderate di carta e legno.
I giapponesi hanno assorbito così profondamente il senso della precarietà della vita da accettare con apparente rassegnazione ogni tipo di cambiamento e sconvolgimento. Apparente, però, perchè questi uomini che a noi sembrano marziani, vivono dei nostri stessi sentimenti, anche se ne hanno pudore. L’armonia e il benessere generali sono troppo importanti e il controllo delle emozioni personali è fondamentale affinchè la società giapponese si mantenga in equilibrio.
Una terra capricciosa e spesso crudele ha allevato i giapponesi al pragmatismo, alla caparbietà, alla disciplina, all’altruismo, e ad un senso di responsabilità fuori del comune. Ma ne ha arricchito lo spirito di una sensibilità estrema per la natura, dell’amore per i particolari, per le stagioni, ha donato loro un senso estetico unico che li accomuna e li distingue da chiunque altro.
Forse in queste ore in Giappne ci si sposta verso sud. Forse, magari solo quelli che possono, o quelli che devono, perchè evacuati dalla zona della centrale nucleare, gli stranieri che cercano di tornare a casa, le ambasciate che spostano le sedi.
Persino gli aerei migrano, le compagnie cancellano i voli o li dirottano su altri scali..
L’emergenza spinge le persone a Nagoya, a Osaka. Si tratta, a sentire le autorità, di misure precauzionali, emergenza nucleare, ma ancora non è chiaro quanto alto sia il pericolo.
E un senso di smarrimento ti prende a sentirle quelle parole pronunciate dai funzionari in tuta blu quando dicono ” Oltre l’area rossa della centrale di Fukushima, il pericolo di radiazioni non è immediato”.
Pericolo non immediato… Le parole hanno un senso, quindi no, tranquilli non si muore subito di queste radiazioni, per il momento e a meno di trovarsi a ridosso della centrale di Fukushima.
E allora, intanto, in attesa della normalità, si seguono le direttive del governo, ci si aggiorna in continuazione sui livelli di radiazione nell’aria, si continua la vita di sempre, oppure ci si allontana, perchè come dicono i giapponesi in questi casi “shika ta ga nai” ( non c’è nulla da fare).
Il sud che accoglierà chi ci sta andando, è un luogo che il Giappone e il mondo intero conoscono già, ed ha il nome di Hiroshima e Nagasaki.
Paradossale no?
***Da Flickr per il Giappone***
°*° Aiutiamo il Giappone°*°
Mi unisco quindi all’appello di Paolo
Vorrei resistesse anche a quest’altra bufera.

















