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Dopotutto il mare è a due passi. Se ne sente l’odore. E quando sei su un aereo, decolli e guardi giù, ecco che vedi subito la città di Fiumicino, il Tevere, la sua foce, la spiaggia e poi a perdita d’occhio il lattiginoso blu del mare.
Oggi c’era vento da sud ovest, libeccio, e perciò il posto migliore per guardare gli aerei prima lampeggiare lontani, abbassarsi, barcollare un po’ e poi atterrare era a nord della pista di Fiumicino.
Per me è puro divertimento. Un gioco che ho imparato da piccola. Al quale papà mi ha introdotto nei lunghi pomeriggi d’estate e che mi ha insegnato l’attesa, la pazienza, l’immaginazione.
Gli occhi a frugare l’orizzonte con impazienza, a sbuffare fino a vedere comparire lontano un luccichio, guardare con ansia e stupore il puntino avvicinarsi ed ingrandirsi, spalancare occhi e bocca finchè una mano provava a toccare il cielo e l’aereo ti investiva con luce e fragore.
Cercare gli aerei all’orizzonte mi faceva pensare a rotte e paesi lontani.
Giovedì ho giocato di nuovo, ed era tanto che non giocavo così. Sono stata più di due ore a frugare tra le foglie degli alberi alla ricerca di fari in avvicinamento.


