Ishigaki, Ryokan Le lotus bleu

Un paio di anni fa ho trascorso qualche giorno nelle isole Ryukyu. Ho trascorso qualche giorno a Okinawa per poi spingermi fino a Ishigaki e Taketomi.

Ho alloggiato in un bel ryokan tradizionale, Le Lotus Bleu a Shiraho.

Il Lotus Bleu è gestito da una simpatica e disponibile coppia franco-giapponese che ha deciso di trasferirsi nei mari del sud con la propria famiglia.
La particolarità del Lotus Bleu è che si tratta di una casa tradizionale giapponese (quindi interamente in legno) non tipica delle isole di Yaeyama, bensì del centro del Giappone. Infatti la casa, in realtà un vecchio atelier di kimono, è stata trasportata diversi anni fa dal precedente proprietario dalla terra ferma (si fa per dire) e ricostruita in questa parte di Ishigaki. Il solo soggiorno è un’esperienza che consiglio: i passi sulle assi di legno, il profumo del tatami, la veranda dove rilassarsi a leggere un libro, la tranquillità delle strade vicine. Tutto molto bello.
La sera potrete anche cenare se lo desiderate, la cucina proposta è una fusione nippo-francese.
Il Lotus Bleu si trova in località Shiraho a metà strada tra l’aeroporto e la città principale di Ishigaki. Vicino c’è anche una spiaggia, ma non è tra le più belle dell’isola anche se ha la barriera corallina molto vicina
Per poter godere pienamente dell’isola è indispensabile avere un mezzo proprio, una macchina o uno scooter con il quale andare all”esplorazione di Ishigaki, che offre spiagge fantastiche e paesaggi tropicali. Senza un mezzo proprio sareste piuttosto limitati negli spostamenti.

Il sito del Lotus Bleu, che negli anni è raddoppiato.

Scopri Guesthouse Ouka: esperienza locale a Takayama

Traditional wooden houses along a river with a red pedestrian bridge and people walking, surrounded by green trees and mountains under a blue sky.

A Takayama il mio consiglio va sicuramente a questa struttura, la guesthouse Ouka, a metà tra un ryokan familiare e un ostello. Ho pagato 71 euro per tre notti e, per fortuna, la prima notte ho avuto la stanza tutta per me.

Tutti i pro:
– ben posizionata, dalla stazione di Takayama ci arrivate a piedi in meno di dieci minuti, subito dopo il municipio sulla destra;
– wi-fi gratuito sia nelle zone comuni che nelle stanze;
– diverse soluzioni , dormitorio con cinque letti e servizi in comune, dormitorio con cinque letti con bagno e doccia privati, stanza familiare privata, stanza singola;
– prezzi a partire da 2900 yen a notte per il dormitorio comune, 3200 yen per il dormitorio con i servizi in camera;
– stanze ampie, nessun senso di claustrofobia, tutti i letti sono dotati di luce personale e presa elettrica individuale
– docce complete di sapone, shampoo, balsamo e asciugacapelli;
– cucina attrezzata per la colazione e altri pasti (frigo, microonde, stoviglie, ecc…)
– sala comune al piano terra con tv, divanetti, pc con connessione internet;
– distributori automatici di bibite ai piani;
– lavatrice e asciugatrice ai piani per pochi yen;
– noleggio asciugami se non ne avete;
– noleggio bici, raccomandate per gironzalare con comodità Takayama;
– reception giovane, disponibile e che parla inglese (sempre senza esagerare eh)
– ambiente internazionale.

Contro:
Ci sto ancora pensando.

Autunno giapponese

Giappone, novembre 2006. Tempo splendido, cieli alti e limpidi. Eccovi qualche foto di autunno  scattate in giro per l’arcipelago tra Tokyo, il monte Fuji, Kamakura e Kyoto. Una vera esplosione di colori. Se è vero che le città giapponesi sono spesso brutte (il colore dominante è il grigio topo), le colline, i parchi attorno ai templi, la campagna in generale, è un tripudio di colori, specialmente in autunno. L’intero Giappone , da ottobre si accende di tutte le tonalità del rosso, del giallo e del marrone. Un vero splendore. Molti i giapponesi che vanno in pellegrinaggio nei luoghi deputati al momiji.

Nikko, 日光

Nikko è una delle località più famose in Giappone, e non a torto. Tokugawa Ieyasu, il condottiero famoso per aver unificato dopo anni di sanguinose lotte il paese e fondato lo shogunato Tokugawa , per celebrare e autocelebrarsi, nel 1600 circa fa costruire in una cittadina del profondo giappone un santuario, uno delle più notevoli cittadelle sacre di templi buddisti e shintoisti del paese. Un’intera collina ricoperta di legno scolpito e dipinto dai colori accesi e sgargianti. Tutti i templi di Nikko, tra i quali primeggia il Tosho-gu sono sontuosi, ricchi di statue, lacche e decori che trasudano fasto e potere.
Siamo lontani anni luce dallo stile di Nara o Kyoto. Qui a Nikko, luogo dichiarato patrimonio dell’umanità, siamo di fronte al Barocco giapponese.
La cittadella sacra è immersa in un bel bosco, in un parco nazionale e vi si accede attraverso il bellissimo ponte Shinkyo, il ponte sacro.
La cittadina, in realtà non offre molto oltre i famosi templi. Si sviluppa lungo una strada che parte dal ponte sacro per circa un paio di kilometri e sulla strada principale ci sono diversi negozi di antiquari e qualche ristorante che pubblicizza le specialità locali. E’ una città che vive di turismo giornaliero, tutto l’anno ma appena il complesso chiude e gli autobus di turisti se ne vanno, Nikko torna ad essere una sonnacchiosa città di provincia della prefettura di Tochigi dall’aria tranquilla, forse troppo.
Noi, visto che l’indomani avremmo proseguito per OKUKINU ci abbiamo dormito. Siamo stati al
Narusawa Lodge un semplice ma accogliente Minshuku gestito da una gentile signora a 20 minuti dalla stazione. Abbiamo speso 6000 yen la doppia con una ricca a colazione inclusa utile per la scarpinata fatta fino ai templi costeggiando il fiume giapponese addomesticato dai soliti argini in cemento color grigio topo.
cliccate sulle foto per ingrandire

Okukinu Onsen: una valle nascosta tra le montagne del Tochigi

Creata con Ai e ispirata ai lughi del post
Arrivare fino a qui non è stato facilissimo. Volevamo provare un’ onsen di quelle nascoste tra le montagne che si trovasse a non troppa distanza da Tokyo ma che non fosse popolarissima.
Eravamo già stati ad Hakone lo scorso anno, ed era stata la prima esperienza di onsen. Questa volta volevavamo qualcosa di più isolato, poco turistico e molto giapponese.

Sebbene la località scelta, la zona di Okukinu, nella prefettura di Tochigi si trovi ad appena 180 km da Tokyo, non è stato semplice arrivarci. In un giorno da Tokyo, è quasi impossibile considerata la scarsità di trasporti diretti qui.
Abbiamo così deciso di abbinare il soggiorno ad Okukinu con la visita di Nikko.

Siamo partiti da Tokyo, stazione di Asakusa e con la Tobu line e siamo arrivati a Nikko. Il giorno successivo eravamo diretti al ryokan Hachinoyu nella zona di Okukinu.

La nostra destinazione intermedia, dove ci sarebbero venuti a prendere era Meotobuchi onsen. Per arrivarci dopo aver preso il treno da Nikko fino a Kinugawa onsen (mezzora), siamo saltati su di un autobus che in circa un’ora e mezza di tornanti e scimmie giapponesi (che non ce l’ho fatta a fotografare) ci ha portato fino a questa minuscola stazione termale.

Meotobuchi ospita insieme alla stazione degli autobus un paio di ryokan, un negozio di souvenir e un ristorante. Pochi km da Tokyo ma profonda provincia. Alla stazione di Meotobuchi onsen ci aspettava la navetta del ryokan, che ci ha finalmente portato dopo un’altra mezz’ora in salita su una strada malmessa a destinazione. Sulla strada abbiamo incontrato un altro ryokan, il Kaniyu, piuttosto famoso per i rotemburo dall’acqua color latte.
Siamo arrivati dopo quasi quattro ore. Ne valeva la pena? Siiiiiii.
Il ryokan si trova a 1400 metri, è piuttosto grande ed ha la particolarità di avere oltre le stanze tradizionali giapponesi (senza bagno) anche dei log canadesi, costuiti con alberi importati direttamente dal Canada. (Pare)
Questi log, che non sono altro che casette indipendenti sono costruite come dei piccoli cottage di tronchi d’albero ma dentro sono arredate (quindi non sono arredate) alla giapponese.
Sono le uniche che hanno il bagno ( wc e lavandino ma senza acqua calda). Il posto è bello, forse un filo spartano. Bellissimo in autunno ma ancora più bello in inverno, se ci fosse però l’acqua calda…:).

Che si fa nei ryokan? Il bagno nell’acqua calda. A differenza della maggioranza dei ryokan, Hachinoyu ha i rotemburo all’aperto ( ben quattro) che non sono divisi per sesso.
In tre delle quattro vasche uomini e donne possono fare il bagno insieme (konyoku), rigorosamente senza costume né asciugamano.

Le vasche hanno temperature diverse e sono aperte giorno e notte cosìcchè potete fare il bagno alla luce delle stelle, magari guardando la luna e sorseggiando un sake.
Le vasche molto belle sono scavate nella roccia. Una addirittura, la più piccola è in posizione elevata accanto ad una una cascatella. Se siete fortunati come lo siamo stati noi, non la dividerete con nessuno.
Hachionoyu qui il sito del ryokan che adesso è sotto la neve.
Check- in ore 15, check-out ore 10. Lingua: solo giapponese.
Prezzo del pernotto con cena tradizionale e prima colazione (pure questa tradizionale, pesce secco per intenderci) 22000 yen la coppia.
(Prezzo riferito al soggiorno effettuato nel 2009.)
Non proprio regalato, ma bello.
Per saperne di più sul Tochigi e Hachinoyu cliccate qui
Alla stazione di Kinugawa onsen Snack durante il viaggio per Meotobuchi Boschi del Tochigi ken La cascata del Drago Sole sulla strada per Meotobuchi Hachinoyu rotemburo Hachinoyu rotemburo donne Dalla log house Acero e acqua calda
Rotemburo
Il ryokan visto dalla vasca superiore
La vasca superiore
Hachinoyu Japan style
Due vasche e la cascatella
Panorama di sera dalla vasca superiore
A cena nella sala comune
Hachinoyu, ingresso

Tutte le foto sono di Neve*, cliccateci sopra per essere sentire l’autunno e i vapori caldi.

Hachionoyu a novembre

Dal Viaggio "Giappone Tokyo e Onsen segrete" Foto Sparse

Dal mio ultimo viaggio in Giappone posto alcune foto. Soggetto Tokyo


L’autobus del famoso cagnolino Hachiko di Shibuya. Anche da noi autobus così!


Il paradiso dello shopping “cazzata”. Kiddyland a Omotesando, imperdibile anche per chi odia Hello Kitty

Il tempio Shinto Meiji Jingu all’imbrunire

L’albergo preferito : Nishi Shinjuku Hotel
L’ultima scoperta del Combini: il biscotto gelato al te verde
Ristorante italiano (?) a Nakameguro, quartiere euro-chic di Tokyo

Ho scoperto il Kimcthi!

La solita Kabuki -cho a Shinjuku Est


Enorme nuovo negozio Muji a Shinjuku Est

Una domenica all’Inokashira Park
Tutte le foto sono di Neve*

Dal finestrino: murasaki fujisan

Tornata ormai da parecchio dal mio ultimo viaggio in Giappone, vorrei raccontarvi della prima cosa che ho fatto: prendere il volo Roma-Tokyo.
Il viaggio, lo sapete è lungo, infinito soprattutto se lo si fa raggomitolati in classe economica. Siamo partiti di giorno, avevamo un fortissimo vento in coda che ci ha permesso di arrivare con più di un’ora in anticipo sul previsto. Quasi undici ore anzichè le canoniche dodici.
Le prime tre ore, tra riviste di bordo e pranzo sono passate velocemente, poi no.
Fuori, quando si passa sull’europa orientale all’altezza della Polonia non si riesce più neanche a guardare fuori dal finestrino perchè comincia a far buio. Tramonto, poi buio per quasi tutta la russia e fino a tutta la siberia orientale. Il sole ci aspetta sul mar del giappone, nella terra del sollevante.
Capisco subito di essere dalla parte sbagliata dell’aereo, la destra con le spalle alla cabina di pilotaggio, cioè quella che, una volta sul Giappone non permette di ammirare (sempre che sia sereno) il perfettissimo monte
Fuji. Ma il rammarico dura poco, perchè dopo un po’ mi rendo conto di essere seduta proprio davanti all’eccellentissimo Fujisan, che altro non è che la maestosa ala del boeing, che senza neanche troppa fantasia si trasforma nella nipponica dimora degli dei. Il monte Fuji
sta lì alla mia sinistra e mi accompagnerà per tutto il viaggio.
Una fortuna così non mi era mai capitata e l’ho considerata di buonissimo auspicio per il mio seppur breve ritorno in Giappone.

Non sembra una delle 36 famose vedute del monte Fuji di Hokusai o Hiroshige? Si, si…

… e invece è solo l’ala del boeing dal finestrino.

Vestirsi da Maiko o Geiko a Kyoto: la mia passeggiata in incognito a Sannenzaka

Come si fa ad andare in Giappone e non vestirsi da geisha?

Immagine generata con AI ispirata ai luoghi descritti.

Quando ho scritto questo post, nel 2008, vestirsi da maiko a Kyoto era un’esperienza ancora poco conosciuta tra i turisti occidentali. Oggi, nel 2026 è molto più diffusa, ma l’effetto sorpresa — almeno per me — resta intatto.

Il bello di mettersi il kimono in Giappone, è sapere che è cosa non solo da turista. E’ normale sposarsi con il kimono, è normale in occasioni particolari indossarne uno e può capitare che anche le giapponesi si facciano ritrarre nelle sembianze di una maiko o di una geisha. Si fanno acconciare e truccare come queste misteriose creature. Ed infatti a Kyoto, intorno al tempio di Sannenzaka si incontrano tantissime fake “geisha”, semplici donne che giocano alle cortigiane.
Lo studio fotografico si trovava nel cuore dell’antica Kyoto ed era stato scelto con molta cura( www.maiko-henshin.com/english/plan/honten.html ) vista la nostra intenzione, mia e di Mika di andarcene pure a spasso conciate come ci avrebbero. L’unica cosa da scegliere era il kimono, certamente cosa non facile, visto che lo studio fotografico vantava una cospicua collezione.
Del complicato mondo della geisha sapevo poco o nulla, ma ero sicura di una cosa: del kimono e di come lo volessi.
Eh si, sapevo che avrei dovuto scegliere quello da geiko, cioè da donna adulta per avere un vestito sobrio ed elegante. Mika avrebbe scelto inconsapevolmente, lei, uno da Maiko, da giovane donna apprendista geisha, e avrebbe avuto un kimono sgargiante e sicuramente troppo colorato.
Dopo aver indossato un paio di sottovesti le addette dello studio cominciano con il trucco….e qui pure con i guai. Tutto quel bianco candido sul viso certamente non ci rendeva giustizia, soprattutto quando ridevamo. Avevamo capito che era meglio sorridere si, ma senza mostrare i denti! Non consideriamo poi il rosso carminio sulle palpepre e il rossetto messo su metà labbra per emulare la bocca a cuoricino, un orrore. Ma come si dice, ormai avevamo fatto trenta…
Il kimono che avevo scelto era molto bello, sì ero proprio soddisfatta, me lo guardavo bene mentre le addette ci vestivano. Dopo il kimono passano a l’obi, anche questo scelto tra i molti disponibili. Mentro lo mettono a Mika io riflettevo su quanto fosse bello, di broccato color oro, e sul fatto che le stava proprio bene sul suo kimono viola da Maiko, così applicato giusto sotto il seno, bello alto perchè poi dietro scendesse giù fino quasi ai piedi.
Ora tocca al mio di obi, che invece è da Geiko, quindi più semplice, meno vistoso, bla, bla, bla. Va be’ pazienza. Peccato però che è lungo il triplo di quello di Mika e me lo avvolgono come fosse un cintura del dottor Gibaud, intorno alla vita per ben tre volte! Ecco ora somiglio più ad un lottatore di sumo che ad una graziosa donnina. Chiedo inorridita, ma speranzosa, “ehm scusi ma non me lo mette alto come a lei? E loro gentilissimi: ma no, la geisha porta l’obi giù, non sotto il seno, bensì proprio qui intorno al punto vita”. E io che avevo scelto il kimono blu tinta unita, con qualche fiore di ciliegio qua e là per fare la figa, me tapina.
Ma il capolavoro non era ancora terminato. Mancava il tocco finale : i sandali e la parrucca. Sono i particolari che contano. Mentre Mika indossava dei bellissimi ed altissimi infradito di stoffa a me rifilano, sempre per il solito discorso della geiko sobria ma elegante, dei bassi e comunissimi geta sui quali fatico non poco a camminare. E la parrucca? La sua alta vaporosa con dei graziosi e sonanti fermagli colorati, la mia calata bassa in testa a mo’ di cazzeruola con un pezzo di legno come fermaglio (mooooolto sobrio), più larga che lunga. Un vero disastro, ma indimenticabile.
Un consiglio? Vestitevi da Maiko.
Due giapponesi in giro per le stradine di Sannenzaka ?

Giappone, impressioni d’estate sulla Nakasendo

Foto scattate sull’antica strada Nakasendo, l’antica via di comunicazione lunga 530 km che fin dal settimo secolo unisce Kyoto a Tokyo. L’antica strada, che attraversa le provincie del Giappone centrale collegando le regione del Kinki al Kanto, veniva spesso preferita alla più famosa ma ben più trafficata Tokaido.


La Nakasendo (“la strada che passa in mezzo”), attraversa paesaggi molto belli e tocca cittadine rimaste più o meno intatte dal periodo Edo. Due di queste Magome e Tsumago, nonostante il notevole afflusso turistico, conservano una certa atmosfera da Giappone perduto. Hanno l’urbanistica e l’architettura in legno dei vecchi villaggi giapponesi, quelli che ormai si vedono solo nelle antiche stampe.

Ne ho percorso il tratto che va da Magome a Tsumago, l’estate di due anni fa, accompagnata da un caldo umido insopportabile. Meno male che ho scelto di andare da Magome a Tsumago e non viceversa, perchè al contrario mi sarei fatta otto km in salita.
Otto kilometrI di sentiero che si inerpica tra colline e boschi, molto ben segnalato e tutto con l’antica pavimentazione. Un mini trekking suggestivo,




perchè nonostante la notorietà, durante la mia passeggiata non ho incrociato molte persone, solo case di campagna, campi di riso color smeraldo, ruscelli e una rumorosa cascata. Faceva molto caldo, il solito caldo umido giapponese, ma lungo il sentiero ho trovato moltissime fontane dove dissetarmi.


Qua e là sul ciglio della vecchia strada ho visto strani cumuli di pietra, massi scolpiti, statuette votive. In alcuni punti, ho rischiato veramente di veder compararire da dietro una curva un gruppo di samurai, o una palanchina di nobili…


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