Rivisitare Stonehenge: Da Delusione a Meraviglia

Ho sempre avuto una predilezione per le pietre, la preistoria, i dolmen, i menhirs e tutti i manufatti poco manufatti che risalgono al neolitico o giù di lì. Vado spesso alla ricerca di circoli, di allineamenti  conficcati nel terreno,  di menhirs crollati che raccontano poco o nulla ma lasciano spazio a tutto il resto. Meglio se sono immersi in paesaggi verde smeraldo. Di queste testimonianze mute sono andata in cerca qua e là, in Galizia, in Sardegna, in Bretagna, e anche in Gran Bretagna per vedere la regina dei siti megalitici, STONEHENGE.


Ricordo che il primo incontro con Stonehenge è stato molto deludente. Saà stata la giovane età, sarà che mi aspettavo dei giganti di pietra, sarà che era estate e che avrei voluto passeggiare tra i triliti e toccarli, sarà che c’era il mondo intero intorno al recinto, ma STONEHENGE la prima volta è stata per me una cocente delusione.

Ho pensato che tutte le foto che avevo visto, quelle dei solstizi, degli equinozi,  non potevano essere vere ma scatti fatti da buche appositamente scavate nel terreno. Altrimenti tanta maestosità non si spiegava.
Quando quindi ci sono tornata, tanti anni dopo, ero preparata: alle orde, a vederla a distanza,  preparata ai triliti che ricordavo alti come nani.

E invece nella piana di Salisbury i primi di gennaio non c’era nessuno,  il tempo era brumoso al punto giusto, io mi sono avvicinata al recinto più di quanto ricordassi e  i triliti non erano certo montagne ma sicuramente grattacieli preistorici.

Sarà stata la predisposizione d’animo differente, ma questa volta Stonehenge mi è sembrata una vera cattedrale, un gigante di pietra grigia e muschio addormentato nella brughiera
L’hotel dove abbiamo soggiornato è il White Hart hotel e ne parlo qui.

Novotel Ploenchit, Bangkok

Bangkok ha una tale offerta di alberghi che nonostante la posizione felice del Novotel Ploenchit a due passi dalla fermata BTS, nel cuore commerciale della metropoli,  in questa struttura non ci tornerei. 
Gli Accor hotel hanno uno standard globale, stessi bagni e stessi letti a Bangkok e Berlino.

No non è questo il punto. L’albergo non mi è piaciuto. E non è per la colazione che come al solito ha un prezzo esagerato con il quale a Bkk cenano due persone per una settimana, non è per il wifi che è a pagamento, quando ormai a Bkk il wifi lo trovi anche alle fermate dell’autobus, e non è per le postazioni internet, 3 di numero per un totale posti letto che supera i 300,  nemmeno per il bagno inutilmente ampio e per niente funzionale,  no, è per la reception assolutamente inutile:

Personale ridotto al minimo, che non usa il contatto visivo, sbrigativo e che va nel panico alla prima richiesta fuori standard. Un vero fastidio per il prezzo pagato. E poco importa della metro di fronte.

Il sito dell’ hotel.

Agriturismo tenuta di Corbara

Ad appena un’ora da Roma, la tenuta di Corbara è immensa e bella con le sue colline coltivate a uva. La tenuta agricola coltiva, produce e vende vino, olio e miele soprattutto. 

Il paesaggio è rilassante (se non si guarda dalla parte della diga di Corbara che a me mette ansia), e rappresenta una formidabile base di partenza per l’esplorazione dell’Umbria e dell’alto Lazio. Infatti le cittadine di Civitella del Lago, Orvieto, Todi, sono tutte a poca distanza.

Ho passato un fine settimana alla tenuta prendendo una camera con uno smartbox in scadenza e che secondo il sito smartbox era già scaduto.  Ma questa è un’altra storia.
Le camere sono ospitate in due edifici: al Caio, il podere centrale della tenuta di Corbara con ristorante e piscina e al podere Ponticello, il primo casale che si incontra entrando  ancora prima della reception. 
Niente da dire sulla gentilezza del personale incontrato. 

Non mi è piaciuta invece la stanza assegnata che essendo al piano terra era umida, buia, piuttosto angusta e con un bagno per niente adeguato. L’arredamento semplice ed essenziale e in sintonia con il casale e il restauro conservativo (biancheria da camera in stile country). Il bagno ricavato è cieco, la disposizione dei sanitari un disastro. Se siedi sul water devi fare attenzione che non ci sia nessuno nella doccia.

Fuori il podere Ponticello c’è una piccola piscina fuori terra. Che va bene però solo se si è in due o in massimo quattro ospiti.   Ben diversa è invece la piscina centrale, quella del podere Caio, abbastanza grande e dalla quale si ammira la rocca di Orvieto (particolarmente bello al tramonto).

Altra cosa decisamente no è la colazione al Caio. Cosa che obbliga chi soggiornano al podere Ponticello (praticamente quasi tutti) a farsi tutte le mattine 5 km  di strada per raggiungere la sala colazione. Scomodo. Capisco che il Caio è il cuore della tenuta, ma non è proprio il massimo, in un contesto di relax come questo, costringere le persone a salire in macchina la mattina per fare colazione. Meglio sarebbe approntare, magari solo per l’estate, una zona colazione al podere Ponticello. Lo spazio c’è e se si sacrifica il servizio bar (utilizzando dei thermos con acqua calda, caffè, latte), si può ovviare egregiamente all’inconveniente dell’escursione motorizzata mattutina.

In sintesi, la Tenuta di Corbara ha molte luci, alcune ombre per un soggiorno che è stato tutto sommato discreto in un luogo dalle grandi potenzialità.
Diversi gli aspetti migliorabili, da ultimo il check out che è alle ore 10. Presto considerando tutti gli spostamenti che si devono fare.

Saluti da Genova

Quando sei a Genova ti sembra di esserci già stato. Ammucchiata intorno al porto, con le case aggrappate le une alle altre per non cadere in acqua, Genova ha l’espressione sgualcita e un po’ segnata di una donna troppo vissuta. Antichi grattacieli scalcinati si alzano su per vicoli che sanno di basilico e curry madras.
Genova assomiglia a tutte le città di mare che ho visitato: Napoli, Barcellona, Cadice ma è più autenticamente cosmopolita e allegramente straniera. Un mosaico caotico di colori e lingue e un passato da Repubblica marinara.
Mi sono persa per il centro storico, dove ho scoperto oltre il salotto buono di Via Garibaldi, di piazza Mattei e Ferrari una città in salita, ricca di angoli di intatto medioevo.
Ho bighellonato nel Porto Antico e avendo già visitato l’Acquario sono stata al bellissimo Museo Galata, il museo del mare, dove ho trascorso senza accorgermene un’intera mezza giornata. A quel punto ho dovuto rinunciare all’escursione a Portofino e ho ripiegato per un giro nel porto.
Quando i morsi della fame si sono fatti sentire li ho placati da Maria, trattoria in vico Testodoro: primo, secondo, contorno, pane e bibita 9 euro. Un localino color pistacchio dal fascino intatto ma aperto solo a pranzo, tranne il giovedì e il venerdì quando rimane aperto fino a sera.

foto di Nevesottile

Tunisi, un’ora da Roma

A Roma il sole, in nordafrica nuvole e pioggia. Un’ora di volo e si atterra in Africa, un intercontinentale breve. La Tunisia, è a portata di mano, l’esotico dietro casa. Dall’aeroporto Tunis- Carthage appena 7 km e si arriva agli Champs Elisee della Ville Nouvelle.  E’ venerdì sera e Avenue Bourghiba ci regala uno struscio con i fiocchi.

Dormiamo qui, in questo viale che taglia in due la città e che conduce in pochi minuti alle mura che nascondono la medina e i souk. Hotel El Hana International, è un palazzone con la facciata bianca sforacchiata, interprete in chiave moderna dell’architettura tradizionale mediorientale. Interni in stile traghetto Civitavecchia-Olbia. La hall è piena di fumo e di gente. La nostra stanza è al sesto piano. Ci riteniamo soddisfatti per il prezzo pagato, 45 euro, colazione inclusa.

Cena nel cuore della medina, al ristorante Dar Ben Hadj, ambiente suggestivo, cibo ottimo: Brik, insalata mechouia, cous cous di pesce, tutto accompagnato da ottimo Moscato Kelibia, un vino secco che somiglia molto ai vini panteschi (che d’altra parte è a poche miglia marine). Concludiamo con un dolce te alla menta con pinoli. 

La mattina successiva, a zonzo per la medina proviamo a perderci tra odori, sapori e colori. Sarà che eravamo fuori stagione, ma abbiamo girovagato con molta calma senza essere particolarmente presi di mira per gli acquisti. Quando abbiamo avvertito i morsi della fame, ci siamo fermati a rue de la Kasbah e abbiamo pranzato con un panino tonno, cipolla e harissa, che è il condimento classico di ogni piatto tunisino. Una salsa a base di peperoncino e spezie varie, che può lasciare letteralmente a bocca aperta.

Non potevo tornare a casa senza un ricordo di questo breve soggiorno a Tunisi: ho comprato

  •  una confezione di cous cous integrale, di quello vero, non quello pronto in 3 minuti, acquistato ai Magazines Generaux di Av Bourghiba e pagato la bellezza di 400 centesimi di dinaro, più o meno 20 centesimi ( quant’è che costa da Castroni?) 
  •  i Makroud, (nella foto) dolci di semola di grano duro, ripieni di datteri, fritti e ricoperti di semi di sesamo. Che ve lo dico a fa’…una vera bontà.

Appunti sparsi dalla Grecia continentale del Nord

Le Meteore, Tessaglia, Grecia 

Tre piccoli viaggi nella Grecia Continentale del nord, quella che si raggiunge più facilmente dall’aeroporto di Salonicco. Quella che alle spalle ha il mondo slavo e ad est la Turchia. 

Di seguito  impressioni e appunti in ordine sparso.

Nel nord della Grecia, ma poi ho scoperto ovunque, la prima cosa che ti chiedi è se non ci siano i mondiali di calcio. Le bandiere azzurre sventolano su molte finestre e balconi. Ne ho dedotto un forte sentimento di appartenenza nazionale, certamente più visibile di quello a cui siamo abituati in Italia. Ci sono chilometri e chilometri di costa, ma i posti di mare più belli visti sono nella penisola Calcidica e nel Pelion.

Questo è solo incidentalmente un paese di mare, perchè la montagna è ovunque e regala panorami unici e selvaggi. Come nella zona semi sconosciuta di Zagori o in quella del Pelion dove l’architettura tradizionale è di case a cubo grige sormontate da sfoglie di pietra nera. L’Albania, la Bulgaria, la Macedonia e la Turchia sono dietro l’angolo, e tanti turisti qui hanno l’accento slavo. Le autostrade non si pagano all’uscita ma ogni tanto e in ordine sparso. Se hai affittato una macchina e vuoi ascoltarti la radio preparati a tanta, ma tanta musica tradizionale perchè il pop greco è florido e mixa musica balcanica e orientale. 

In tutti i paesi c’è una piazza, con una chiesa bizantina, un platano centenario in mezzo e i tavolini di una taverna  piazzati sotto.  Non sbagli se vai a sederti.
Uno dei piaceri quando si è in Grecia è sedersi all’aperto per consumare anche solo un caffè greco, di quelli polverosi. La consumazione in piedi non è prevista.  

Nelle chiese è vietatissimo fotografare, ma si possono accendere candele che poi qualcuno, con uno strano rituale,  spegne in continuazione. Le chiese bizantine sono a croce greca che non capisci qual è il principio e la fine, ne’ dove si trovi l’altare, sono buie, con le pareti completamente affrescate,  con ricchi lampadari lavorati a sbalzo,  con icone incorniciate e baciate in continuazione dai fedeli, lucenti d’oro e odorose di incenso.  Ogni tanto ne trovi qualcuna con il pavimento cosparso di fogliame.  Non provare a fare foto, che c’è sempre il/la sorvegliante, che tu non vedi, ma lui sì, sempre. All’ingresso delle chiese trovi sempre due bandiere. La bandiera nazionale e quella gialla della chiesa ortodossa di rito bizantino.

Alle donne (tranne che sul Monte Athos, zona tradizionalmente proibita) è permesso entrare nei monasteri solo se in gonna lunga e larga. Se indossano pantaloni le forme andranno ugualmente coperte con un pareo. E questo vale anche nei monasteri femminili. A parte i luoghi di culto, i monumenti e le principali attrazioni turistiche costano poco ma chiudono anche presto. 

Contrariamente a quel che credevo,  il pane è una specie di filone con molta mollica e dal colore più o meno giallo. Certo, la feta è onnipresente. Ma ho scoperto anche il Metsovone, un formaggio vaccino dell’Epiro, che ho mangiato fritto. 
La bevanda più amata dai greci è il frappè, glikò che significa zuccherato oppure no ed è  la bevanda nazionale dopo l’ouzo. Ma si beve anche lo Tsipouro, la Metaxa, fiumi di retsina, e si fuma ahimè ancora parecchio.

Seduta ai tavolini delle taverne mi ha colpito una cosa: il successo intramontabile del biondo giallo-oro e del rosso Milva. Impressione personale, naturalmente, ma nelle regioni che ho visitato sembravano dominare incontrastati. Ma le bionde stravincono alla grande. Alla chioma si accompagnano quasi sempre due occhi neri o nocciola sottolineati da parecchio kajal.

Bangkok Novotel Ploenchit

Natale di qualche anno fa a Bangkok.
Bangkok ha una tale offerta di alberghi che nonostante la posizione felice del Novotel Ploenchit a due passi dalla fermata BTS, nel cuore commerciale della metropoli,  in questa struttura  non ci torno. 
Per carità gli Accor Novotel hanno uno standard globale, stessi bagni e stessi letti a Bangkok e Berlino Qui siamo nel regno del tecno design globale. 

No non è questo il punto. L’albergo non mi è piaciuto. 

  • E non è per la colazione che come al solito ha un prezzo esagerato con il quale a Bkk cenano due persone per una settimana,
  •  non è per il wifi che è a pagamento, quando ormai a Bkk il wifi lo trovi anche alle fermate dell’autobus,
  •  e non è per le postazioni internet, 3 di numero per un totale posti letto che supera i 300, 
  •  nemmeno per il bagno inutilmente ampio e per niente funzionale, 
  •  no, è per la reception assolutamente inutile.

Personale ridotto al minimo, che non usa il contatto visivo, sbrigativo e che va nel panico alla prima richiesta fuori standard. Un vero fastidio per il prezzo pagato. E poco importa della metro di fronte.

Pietre sospese: Stonehenge

Ho sempre avuto una predilezione per le pietre, il preistorico, i dolmen, i menhirs e tutti i manufatti poco manufatti che risalgono al neolitico o giù di lì.
Vado spesso alla ricerca di circoli, di allineamenti  conficcati nel terreno,  di menhirs spesso caduti che raccontano poco o nulla ma lasciano spazio a tutto il resto. Meglio se sono immersi in paesaggi verde smeraldo.
Di queste testimonianze mute sono andata in cerca qua e la, in Galizia, in Sardegna, in Bretagna, e anche in Gran Bretagna per vedere la regina dei siti megalitici, STONEHENGE.
Ricordo che il primo incontro con Stonehenge fu molto deludente.
Sarò stata io ad essere una pupa, sarà che mi aspettavo dei giganti di pietra, sarà che era estate, sarà che avrei voluto passeggiare tra i triliti e toccarli, sarà che c’era il mondo intero intorno al recinto, STONEHENGE la prima volta fu  una cocente delusione. Pensai che tutte le foto che avevo visto, quelle con i solstizi, gli equinozi, ecc,  non potevano essere che delle bufale o scatti fatti da buche appositamente scavate nel terreno.
Altrimenti tanta maestosità non si spiegava.

Ci sono tornata, tanti anni dopo, preparata alle orde, preparata a vederla a distanza,  preparata ai triliti che ricordavo alti come nani.

Foto di Neve*, cliccate per toccare il muschio
E invece…
Nella piana di Salisbury i primi di gennaio non c’era nessuno,  il tempo era perfettamente brumoso, io mi sono avvicinata al recinto più di quanto ricordassi,  i triliti non erano certo montagne ma sicuramente grattacieli preistorici. Sarà stata una predisposizione d’animo differente ma questa volta Stonehenge mi è sembrata una vera cattedrale, un gigante di pietra grigia e muschio.

Questo è dove abbiamo soggiornato :  il White Hart hotel di Salisbury e qui la mia recensione su TA