British Indie Shopping, indirizzi da ricordare

Fox lampshade

Fresca da un we a Londra, vi propongo due o tre negozi che mi sono piaciuti e dove ho speso anche qualche soldino.
Lush Designs con il suo bestiario di cinghiali, scimmie, scoiattoli, cavalli, volpi dagli occhi grandi acciambellate con prole,  verdure rigogliose,  propone accessori per la casa, lampade, tea towels, copricuscini.
Il negozio, gestito da due designer si trova a Greenwich, tra il Tamigi e il mercato, ma vende anche online.

I cinghiali di Salvatore Fancello e i cinghiali di Lush Designs

Ha uno stile molto colorato e un po’ fiabesco con tratti fantastici, con i cinghiali che mi ricordano l’opera e il tratto nervoso del ceramista sardo Salvatore Fancello.

Beet Big Tea Towel

Sempre a Greenwich, un altro negozio ha attirato la mia attenzione. Si tratta di SophiaandMatt che hanno appena aperto il loro punto vendita  con  borse di varie fogge e misure che strizzano l’occhio al Giappone ma  anche al disegn tessile anni 70.  Hanno cominciato nel 2005 con uno stand al Greenwich Market e hanno avuto successo!
Vendono anche on line, anche se il sito ha un assortimento limitato rispetto al negozio.

28, Greenwich Church Street, 
London SE10
Last but not least, al mercato di Camden Town sono incappata nello stand di  Doki, una simpatica giapponese trapiantata a Londra  che vende ceramiche dal design tradizionale a prezzi accessibili.
Il negozio si trova a Wembley, ma non spedisce all’estero. Accanto al negozio c’è Tetote Factory, pasticceria giapponese dove mangiare  anche l’azuki o il melon pan.
Foto tratta dal sito Japanmatsuri.com

Un otaku a Palazzo, Murakami a Versailles

 Murakami Takashi “Surfing” , foto di Rick Scully

Non un palazzo qualunque ne’ un artista qualunque.
Parliamo di Murakami Takashi (il cognome più inflazionato tra gli artisti giapponesi) icona e ambasciatore di fama ormai mondiale della cultura o delle subculture nipponiche (come ama chiamarle lui).
Dopo le mostre nei maggiori musei del mondo, dopo la fortunata collaborazione con il colosso Vuitton per il quale ha creato una serie limitata e carissima di borse (quelle con la ciliegia per capirci), da domani 14 settembre, Parigi ancora una volta ospita una personale dell’artista nei palazzi e nei giardini della Reggia di Versailles.
Esposizione certamente eccezionale che a più di qualcuno farà storcere il naso, ma il cui spirito è espresso bene dalle parole del curatore dell’esposizione Laurent Le Bon, :
“Murakami a Versailles è una passeggiata, un percorso, un itinerario nel paesaggio-territorio di Versailles.
Per la sua prima grande retrospettiva in Francia, l’artista presenta in quindici sale e nei giardini molte delle sue maggiori opere (....)
quello che ci ha guidato in questa esperienza unica di tre mesi è stato evitare di riproporre l’arte contemporanea integrata al monumento storico; ri-scoprire un luogo; unirsi ad un artista vivente e alle sue emozioni, provocare piacere.
Affidarsi a uno dei migliori artisti contemporanei per svelare un’altra Versailles, la Versailles monumento vivente di oggi,  questo è l’intento della mostra. La finalità è far riscoprire ai visitatori il piacere di passeggiare nei nuovi labirinti di Versailles e divertirli nel vero senso della parola,  al di là dei luoghi comuni”
(-traduzione dal francese di neve*sottile)
Murakami a Versailles  dal 14 settembre al 12 dicembre 2010, 
Grandi appartamenti e Galleria degli Specchi inclusi nel percorso di visita
euro 15 Tutti i giorni tranne il lunedì 
Per vedere un po’ dell’opera di Murakami Takashi qui
foto di BFLV

Corso di Sushi a Roma?

questo l’ho fatto io
Foto di Neve*

No a Parigi. E perchè a Parigi? Perchè Roma è città troppo tradizionalista e di corsi seppur amatoriali non ne ho trovati.
Ad onor del vero devo dire che ogni tanto la scuola del Gambero Rosso organizza serate (in media due o tre volte l’anno) dove si insegna il sushi…ma come dicevo li organizzano con molta parsimonia e ogni volta è impossibile partecipare. Esauriscono i posti in un batter d’occhio. Quindi dopo aver fatto un giro nella rete ho deciso che Parigi poteva andar bene per ovviare la lacuna capitolina.
Inutile dire che in Europa di corsi di sushi c’è n’è quanti ne volete. Basta cercare. Londra e Parigi si contendono la maggiori opportunità. Se ne organizzano per tutti i gusti.
Senza entrare nel merito della qualità pe farvi capire la differenza tra noi e l’Europa pensate che nella sola Parigi ci sono circa 100 ristoranti giapponesi,veri, mentre a Roma ci fermiamo a SEI : Hamasei, Hasekura, Sushiko, Sushisen, Bishobu Kobo, Rokko. Ce ne sono altri? No.
Per il mio battesimo di pesce crudo ho scelto di andare alla scuola Wasabi. Qui si organizzano corsi di cucina giapponese. Non solo la famosa polpetta con il pesce crudo ma anche altri piatti della tradizione. Ci sono corsi amatoriali e non.

I corsi amatoriali sono strutturati in moduli di due ore ciascuno e così suddivisi: corso di chirashi (la ciotola di riso con sopra fettine di sashimi e verdure), corso di nigiri (la polpetta vera e propria) e corso di maki (i rotolini di pesce, riso e alga).

Si può scegliere di fare un solo corso, due o anche tutti e tre. A me interessavano gli ultimi due, anche se il primo non è male se si vuole imparare a cuocere il riso.
Chiaro è che questi corsi sono amatoriali. Sono introduttivi, piuttosto pratici. Si impara un po’ a manipolare il riso e un po’ a tagliare il pesce. Insomma ci si orienta e alla fine si mangia quello che si è preparato. Ognuno il suo.
Wasabi (che è anche una pubblicazione periodica sulla cucina e sul Giappone oltre che a un sito ) è diretta da Patrick Duval e si trova in una bella zona di Parigi. Diciannovesimo arrondissment nel quartiere di Menilmontant a due passi dal parco di Buttes Chaumont da dove si gode un bel panorama della città.
La scuola (in realtà un grande locale con annessa cucina) è ospitata in un villino come se ne trovano a Roma alla Garbatella o al Pigneto in una strada che una volta era campagna ma ormai è città. Per darvi un’idea zona nord est di Parigi.
I corsi si svolgono ogni domenica e sono diretti da cuochi giapponesi, il che mi pare una condizione indispensabile. L’insegnante del corso era il signor Sakiguchi, sushi chef del ristorante Hanawa aiutato dalla gentilissima signora Murata. La lingua usata è stata un chiarissimo franco giapponese.

La cosa più difficile ? Considerando che il riso era già cotto e
il pesce era già sfilettato,e che quindi il più era fatto

fare le polpette senza ritrovarsi i chicchi di riso tra i capelli o nelle mutande è stata la cosa più difficile.
Io però mi sono divertita lo stesso.
Per chi volesse unire un fine settimana a Parigi con un tuffo in Giappone e per chi mastica un po’ di francese… 

 

qui il sito
Wasabi
40 Rue De Mouzaia
75019 Paris


Foto di Neve*


Maison de Culture du Japon a Paris

Foto e Collage di Neve*
Ovvero tanto del Giappone che trovate a Parigi andate a cercarlo alla Maison de la Culture du Japon a Paris . L’istituto ha un’offerta ricchissima è piuttosto diversa da quella dal nostro istituto di Cultura Giapponese di Roma.
Sebbene i duei istituti dipendano entrambi dalla Japan Foundation a prima vista non si direbbe proprio. La Japan Foundation è un organo finanziato in gran parte dal governo giapponese ed ha il compito di far conoscere l’arte, la cultura e la lingua giapponese nel mondo. Ha più di 20 uffici nel mondo, 7 in Europa ( Parigi, Madrid, Colonia, Londra, Roma, Budapest e Mosca) e si occupa attraverso questi di promuovere il Giappone e la sua cultura.
Senza andare troppo lontano (sito brasiliano o americano )il primo confronto che mi viene da fare tra l’ Istituto di Cultura giapponese di Roma e gli altri della vecchia Europa è sul sito. Se tutti i siti europei sono uguali per impostazione e struttura, sono colorati, ricchi di link e veloci, la pagina dell’istituto italiano giapponese è lento, pesante e poco appetibile. Completamente diversa dalle altre.
Ma è il contenuto a fare la differenza. Non capisco il tedesco ma se confrontate il sito parigino e quello londinese con quello italiano vi renderete conto della differenza. Molti più corsi di lingua, speech contest che in Italia non si fanno più, conferenze sugli argomenti più disparati, concerti, spettacoli teatrali, retrospettive cinematografiche.
Non che l’istituto di Cultura giapponese di Roma non proponga. Il problema forse è lo spazio, forse i finanziamenti, forse la mancanza di personale.
Certamente non la mancanza di interesse verso il Giappone e il mondo giapponese che in Italia c’è ed è in costante crescita.
L’istituto giapponese di Roma propone ottimi corsi di lingua, molte mostre, film, spettacoli teatrale e concerti. Sempre poco però confrontato con l’offerta parigina. Nell’istituto giapponese di cultura resiste un approccio teorico, accademico, museale, insomma un po’ ingessato.

Date un’occhiata all’agenda della Maison de Culture du Japon a Paris un giorno qualsiasi di questo mese per notare la differenza.
Ad esempio il programma di sabato 17 aprile

Offerta ricchissima che non si può ahimè paragonare con quella dell’istituto giapponese di cultura di Roma.
Senza considerare che oltre ai canonici corsi di giapponese e a tutto il resto, la Maison organizza anche corsi di :
Chanoyu – dimostrazione e degustazione del te
Chado – corso introduttivo alla cerimonia del te
Shodo – corso introduttivo di Calligrafia
Kodo – corso introduttivo all’arte dell’incenso
Ikebana -l’arte giapponese dei fiori
Origami – l’arte di piegare la carta
Corsi introduttivi di manga
Corsi di Haiku

Perchè qui no?

A Parigi, un indirizzo da non mancare

Il Giappone a Milano

Foto e Collage di Neve*

Una giornata a Milano. Fredda, grigia e con la nebbia. Milano respingente, Milano con le guglie del duomo contundente.
A Palazzo Reale c’erano però due mostre che tenevo d’occhio da tempo:Shunga, Arte e Eros e Giappone, Potere e Splendore. Due mostre interamente dedicate al Giappone. Due signore mostre in un solo palazzo. Troppa grazia.

Ho acquistato i biglietti on line la sera prima e sono passata leggiadra davanti a tutti il giorno dopo. Unica nota stonata la mancanza di punti ristoro all’interno del Palazzo Reale e l’impossibilità di fare foto nelle sale. Alla mostra nuotavano squali dotati di gracchianti radiotrasmittenti, difficile fregarli.
 
Sazia di cultura ho fatto poi un salto a Via Montenapoleone, e mi sono guardata intorno. Le vetrine delle firme, la fila per i saldi alla Hogan, miss in stivali e colbacco, russi in estasi e con le braccia cariche come alberi di Natale. Più Ferrari parcheggiate che cicche in terra.


Impressioni di un freddo sabato a Milano. Due cose: una coppia di cinesi assaliti dai piccioni in piazza Duomo e l’Isetta parcheggiata a Via Montenapoleone.

 

Foto e Collage di Neve*

Tabio!

E’ arrivato il pacchetto, è arrivato! Sempre alla ricerca di acquisti made in Japan, l’ultima volta che sono stata a Londra, ho trovato delle bellissime calze Tabio. Ho scoperto che questa azienda giapponese specializzata in “calzettinaria” ha punti vendita in madrepatria e in Gran Bretagna. Ha un’infinità di cose sfiziose e il sito inglese tabio.com/uk/ offre la vendita on line e la spedizione anche in Italia ;)
Siamo in primavera, proprio il momento di calze sciccose sotto gonnelline fiorate.

In italiano, Onegai

Secondo le statistiche tratte dal Japan National Tourism Organization, il numero dei turisti italiani recatisi in Giappone durante il 2008, è stato di ben 51989, con un incremento del 6% rispetto al 2007. Quanto a nippofilia in Europa siamo al quinto posto. Ci precedono:

  1. Gran Bretagna con 191.000 arrivi
  2. Germania con 119.000
  3. Francia con 138.000 e
  4. Russia con 61.000
Nonostante la costante crescita degli italiani in vacanza in Giappone la JNTO, l’ente che si occupa di promuovere l’immagine del paese all’estero non ha ancora pensato ad una versione italiana del sito. Ne esiste una per il mercato inglese che si chiama Jnto London Office e che in questi giorni ha lanciato anche Cool Japan, versione più leggera e dalla grafica accattivante del sito madre. Il sito è fatto molto bene ed è possibile richiedere l’invio gratuito di brochure informative direttamente a casa. Questo è il link www.seejapan.co.uk/contact/inquiry/general_inquiries.html e io ne ho subito approfittato.
C’è poi il sito francese che si dovrebbe occupare anche del mercato italiano, il sito tedesco e quello russo. Anche spagnoli e portoghesi trovano informazioni nella loro lingua, noi no.
Pure per il ben noto Yokoso Japan, che vediamo riproposto dappertutto, stessa storia. A quando la versione italiana? Mi propongo di curarla io :)

Muji a Roma, il no brand superbrand.


Me ne sono accorta tardi. E’ più di un mese che ha aperto il primo negozio Muji della capitale! Ci sono stata ieri. A via del Tritone 199, dove prima c’era le pain quotidien oggi c’è MUJI. Non grandissimo, e secondo me anche in posizione poco felice.
Da che mi ricordi quel pezzo di via del Tritone è sempre stato abbastanza sfigato dal punto di vista commerciale. Zona di passaggio (soprattutto di autobus e taxi), ad alta concentrazione turistica (a due passi c’è fontana di trevi) ma marciapiede angusto e tratto di strada che non invita a passeggiare.
Ma Muji non ha bisogno di presentazioni e sarà un successo anche dove lo hanno aperto.
Colori del negozio rosso scuro, grigio, acciaio. Oggettistica personale e per la casa bella, funzionale, elegante, dal design minimalista, mooooolto giappo.
Rispetto ai negozi nella madrepatria, l’assortimento di Roma è piuttosto sacrificato, ma tant’è e ci accontentiamo. Sono sicura che apriranno un altro punto vendita, perchè sarà un successone. Magari non in zona ZTL e con la superficie che merita.
Nota dolente i prezzi. Rispetto a Muji Giappone mediamente il doppio, qualche volta di più, ma fa niente c’è tale fame di cose belle e dal design pulito che i romani non ci faranno caso.
Questo il sito http://www.muji.net/ con la possibilità di acquistare anche on-line.