Corsi di lingua all’Istituto Giapponese di Cultura di Roma

Per chi si fosse perso l’iscrizione di settembre e volesse lanciarsi seriamente con lo studio del giapponese
L’istituto Giapponese di Cultura di Roma in occasione del secondo semestre dei corsi di lingua RIAPRE le iscrizioni per tutti i corsi. L’ammissione è a numero chiuso e prevede un esame d’ingresso e/o un sorteggio. Dal 10 al 28 gennaio (negli orari di ufficio) è possibile fare domanda di ammissione per sostenere l’esame di idoneità linguistica che si svolgerà il 2 febbraio.
I corsi organizzati sono così suddivisi: 
Corso Quadriennale (quattro anni divisi in elementare I e II, intermedio I e II)
Corso Annuale Avanzato 
Corso Biennale Serale (Elementare)
Corso Nyumon Introduttivo (per principianti assoluti)
Mini corso ricreativo lingua e cultura giapponese
Maggiori info qui
 
Foto di Neve*

Posta indesiderata

E’ arrivata la lettera dall’istituto di Cultura Giapponese.
I risultati del Jplt 2 livello.
La busta è troppo piccola per contenere un buon risultato.
Si passa con 240 punti:

Writing-Vocabulary 50/100
Listening 50/100
Reading-Grammar 112/200

Total 212/400   Not Passed

La mia compatta che se lo sentiva ha preferito annegare piuttosto che fotografare il risultato (poi dicono che le cose non hanno un’anima).

V_______A_______F________F________A______N______C________U__________L________O

A due giorni dall’esame, un desiderio in bottiglia

Emiliana Torrini, Sunny Road dall’album Fisherman’s woman, rough trade 2005

Wrote you this I hope you got it safe
It’s been so long I don’t know what to say
I’ve travelled ‘round Through deserts on my horse
But jokes aside I wanna come back home
You know that night I said i had to go
You said you’d meet me On the sunny road
It’s time, meet me on the sunny road it’s time, meet me on the sunny road
I never married Never had those kids
I loved too many Now heaven’s closed its gates.
I know I’m bad To jump on you like this
Some things don’t change
My middle name’s still ‘Risk’
I know that night So long long time ago
Will you still meet me On the sunny road It’s time, meet me on the sunny road
It’s time, meet me on the sunny road
Well, this is it I’m running out of space
Here is my address And number just in case.
This time as one We’ll find which way to go
Now come and meet me On the sunny road

A tre giorni dall’esame

Foto e Collage di Neve*
A tre giorni dall’esame per il Noryoku Shiken 2 kkyu.
Il corso di preparazione dell’istituto di cultura di Roma è finito venerdì scorso. Otto lezioni per capire il pasticcio in cui mi sono infilata, da sola.
Basta il 60% di risposte esatte per passare l’esame. Semplice???
Dell’esame ho il terrore del famigerato DOKKAIBUN, una pagina intera scritta fitta fitta che ogni volta che la vedo mi prende lo sconforto, ossia la comprensione del testo e poi ça va sens dire i Kanji. Chiaramente le due cose sono strettamente legate. Chi ha i 1000 kanji in testa capisce il testo e risponde alle domande. Chi i mille ideogrammi in testa con relativi composti non ce li ha ne’ oggi ne’ domenica si affiderà al fattore culo e all’ OMAMORI blu per superare esami comprato apposta al Meiji Jingu di Tokyo.
Da una previsione cautamente ottimista ho il 50% dell’esame in tasca. Non temo la grammatica e l’ ascolto, anzi punto su questi. Devo lavorare sul dieci per cento che mi serve a svangare l’esame.
Sarà un esame giocato sul filo di lana, lo so. Un esame che se passerò come dicono loro, sarà GIRI GIRI.
Fatemi in bocca al lupo!

Foto e Collage di Neve*
Mi devo ricordare della matita HB.

Noryoku Shiken, il test per il test

Foto sfocata di Neve*
Il 6 dicembre ci sarà l’esame del Noryoku Shiken e ho deciso che lo faccio. Secondo livello, che il terzo è troppo facile, ma temo che il secondo sia troppo difficile.
L’istituto di cultura ha organizzato un corso di preparazione all’esame.
Otto lezioni da domani. Faccio anche questo ho pensato, così mi costringo a studiare quei sette ottocento ideogrammi che mi mancano per arrivare a meta (…na cazzata).
Ma mi sono detta che ce la posso fare.
Pensavo che bastasse iscriversi per frequentare il corso di preparazione all’esame. E invece no. Ti pre-iscrivi e poi fai un test di ammissione. Il test per poter fare il corso per superare il test. 
Vabbè che sarà, vorranno solo accertarsi che tu sappia che so’ la differenza tra un kana e un kanji, una formalità:diecipagineditest-incinquantacinqueminutidi-tempo!
Praticamente uno-stralcio-dell’-esame. Proprioumanistigiapponesi. Sti benedetti ideogrammi li studio, con calma però no tutti insieme!!!! Ma ormai ero lì e mi sono sottoposta alla tortura.
So’ uscita svuotata, stremata, piegata dalla consapevolezza che le risposte della pagina 5 (il dokkaibun, la  lettura) le ho date come si dice in giapponese a cazzo di cane, avendo capito si e no, più no che si, quindi no, il diecipercento degli ideogrammi.
Ma a dispetto del dokkaibun, o forse grazie a questo, sono stata ammessa. Ammetto di essere rimasta sorpresa e pure compiaciuta.
Me tocca studia’.

Propositi per l’autunno


La volpe
Originally uploaded by Ape*chan

Superare il Noryoku Shiken livello 2. Secondo tentativo.

Da quello che leggo nelle info dell’istituto di cultura giapponese dal 2010 i livelli verranno riformati e ce ne saranno cinque. Ne verrà aggiunto uno intermedio tra l’attuale livello 2 e il 3. Esiste una specie di salto nel vuoto tra i due livelli. Per chi ha una conoscenza intemedio alta del giapponese il terzo livello è troppo semplice mentre il secondo è abbastanza difficile, soprattutto dal versante scrittura e comprensione del testo.

Benedetti ideogrammi!


La prima volta in Giappone, Kyoto.

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Primo viaggio in Giappone, una calda estate anni novanta. Parto sola con un “viaggio studio”, la scusa più bella per conoscere persone e luoghi ad una cifra accettabile (che per il Giappone proprio accettabile non è).

In fatto di vacanza, non c’è niente da fare, il viaggio studio è insuperabile e io posso dichiararmi una professionista. E non fa niente se la scuola non è il massimo, se la famiglia non ti si fila, o se quando torni a casa anzichè inglese parli con un vago accento umbro perchè nella tua classe londinese si è trasferita per l’estate l’intera 3c di Terni.
Le vacanze studio sono così, straordinarie opportunità di vita e pazienza il resto.

Io stavolta sono partita con le migliori intenzioni e nulla è lasciato al caso: ho curato nei minimi particolari i miei 3 mesi in Giappone, la scelta del volo più economico e poi fondamentale per la riuscita del viaggio ho deciso che no, questa volta niente college, niente appartamento. No, stavolta si fa sul serio, stavolta “homestay”.

Sono eccitatissima, sto’ viaggetto m’è costato una piccola fortuna, ma le premesse sono ottime: ho studiato tutto nei minimi dettagli, il volo con scalo a Londra, la scuola, la città.
Ho organizzato tuttotutto, persino l’ultima settimana in Giappone, quando gironzolerò a sud fino a Hiroshima e a nord fino ad Hakodate in Hokkaido grazie al Japan Rail Pass.


Sono convinta di avere avanti una grande estate.
Il viaggio è lungo, non sto nella pelle e persino la piatta e acquitrinosa Siberia che sorvoliamo ormai da un po’, mi sembra interessante. Il volo, un British Airways è carico di giapponesi felici di tornare a casa dopo una breve vacanza, l’euro non esiste ancora e lo yen va forte.

Dodici ore sono lunghe, interminabili, ma conversare con una simpatica coppia mi aiuta a passare il tempo. Ci siamo, abbiamo piegato sulla penisola della Kamchatchka, siamo sopra il mar del Giappone e tra poco atterreremo.
Il tempo di riempire i moduli della dogana, stiracchiarsi un po’ e iniziamo la discesa verso l’aeroporto intercontinentale di Osaka, l’aeroporto sull’acqua, l’aeroporto firmato da Renzo Piano. Sono in Giappone ma atterro su un pezzetto d’Italia.

Sono fresca come una camicia di lino indossata ma prontissima, carica e super positiva. Tutto andrà bene, lo so.
Formalità doganali ok, da lontano occhieggia il nastro della riconsegna bagagli già in movimento. Escono i primi bagagli. Che fenomeni ‘sti giapponesi, che organizzazione, che precisione. Che dici, faccio in tempo ad andare in bagno? Giusto una rinfrescata, faccio subito tanto sto’ leggera, con me ho solo lo zainetto con dentro due tubi di baci perugina da regalare alla mia famiglia. Vado e torno in un attimo.

Orrore. Il nastro sputacchia fuori tutti i bagagli tranne il mio. Non scherziamo, che ho solo quel valigione con tutto, ma proprio tutto dentro.
Nell’attesa nervosa i baci perugina ed io abbiamo un crollo. 
I minuti passano, prego che il nastro non si fermi, mentre il sudore si ghiaccia sul mio viso insieme a tutti quei sorrisi che fino a poco prima dispensavo fiduciosa al mondo intero.

Rumore secco.Le preghiere sono state inutili, il nastro si ferma senza il mio bagaglio.
Completamente sola e senza una mutandina di ricambio a 12000 km da casa. E adesso? Come sopravvivo in un paese dove la taglia più grande di reggiseno e la 2 coppa c?
No, io non ci penso proprio a tornarmene a casa.
La mia estate  rischia di fare la fine dei cioccolatini perugina.
Calmiamoci, non tutto è perduto, una cosa la possiamo fare: la denuncia. Epperò il mio giapponese non brilla proprio, dopotutto non ero venuta fino qui proprio per impararlo? 
Non sto in me, ho detto che parlo poco giapponese e l’inglese dell’impiegato lasciamo stare.
Mi aiutano in tanti: per primi la coppia con la quale ho attraversato ciarlando le lande siberiane, e poi due perfette sconosciute che assistito a tutto lo psicodramma si avvicinano, e con un dolcissimo sorriso si scusano del pessimo benvenuto che il loro paese mi sta riservando, quindi, per rimediare e confortarmi  mi mettono in mano due banconote da ventimila yen!

In che paese sono mai capitata, mi chiedo . 
Nel posto giusto, mi sono risposta, perciò rincuorata ho iniziato la mia  estate, che è stata un fuoco d’artificio. 

In Giappone con il Wwoof!

Spero che questo post sia di aiuto a tutti quelli che hanno in animo di andare in questo angolo di mondo. Perché diciamocelo, tutti quelli che hanno avuto l’idea di studiare giapponese si sono trovati prima o poi di fronte alla decisione di andare in Giappone, ma soprattutto di capire come andarci.

La prima cosa da decidere è: per quanto tempo? Meno o più di tre mesi? Perché se è vero che ci metterete pochissimo a capire che il giapponese che insegnano all’università o all’Istituto di Cultura non è esattamente la lingua che parlano i locali, ci si impiega un po’ di più per orientarsi con la lingua vera. E’ un vero shock rendersi conto che praticamente tutto il mondo usa qualunque forma verbale tranne il masu così diligentemente imparato .

Certo ci vuole una scuola, direte voi. Vero, ci vuole, ma solo per rendersi conto che le scuole spesso sono care, piccole (aule anguste, scarpe dappertutto) zeppe di asiatici che hanno un notevole vantaggio linguistico e che se anche se non hanno mai studiato il giapponese saranno sempre più bravi di voi a leggere e a capire un testo.

E questo vi assicuro è molto frustrante. Voi sarete lì a sudare su un ideogramma (che più studiate e più dimenticate) e loro lì tranquilli che senza pensarci su un secondo ti spiattelleranno il significato, quello giusto.
E anche se ve la caverete nella conversazione, loro saranno sempre migliori, perché come sapete, oltre un certo livello bisogna costruirsi il vocabolario, cosa moltissimi asiatici fanno senza bisogno di dizionario (appunto).

Dopo un po’ non ne potrete più, ve lo assicuro. Certo l’alternativa può essere frequentare scuole per occidentali, dove riacquisterete un po’ di punti, ma sono pure quelle che costano di più, ahimè! E visto che non ho mai avuto la fortuna di fermarmi in Giappone per periodi molto lunghi, ho aguzzato l’ingegno per capire come sfruttare al massimo il visto turistico.

Così, dopo le classiche esperienze — viaggio studio, casa di amici di amici — un giorno girovagando in rete ho fatto una scoperta di cui, modestamente, vado ancora molto orgogliosa. si chiama Wwoof e no, non è latrato di un cane lupo, bensì la vacanza-studio-lavoro più divertente che abbia mai fatto.

In breve, il WWOOF è un’organizzazione internazionale di origine inglese, che ha il compito di promuovere la conoscenza e la diffusione dell’agricoltura organica. Esistono sedi in tutto il mondo, e quindi anche in Giappone.

Si tratta di questo: ci si iscrive al Wwoof Giappone e si ha diritto ad accedere a un database che raccoglie una serie di aziende agricole, ma non solo, che in cambio di un minimo di lavoro giornaliero (che varia dalle 4 alle 6 ore) vi offre vitto, alloggio e naturalmente l’enorme opportunità di parlare giapponese tutto il giorno, nonché spesso di conoscere altre persone che sono lì per il vostro stesso motivo, oppure diversamente da voi, perché vogliono imparare veramente a coltivare il riso.

Una grande esperienza al costo del biglietto aereo o poco più! Certo dovrete essere pronti a lavorare e ad adattarvi alla vita delle persone che vi ospitano. Ci vuole lo spirito adatto e anche una certa dose di fortuna per capitare nel posto giusto. Diciamo che se non siete interessati alla coltura del fagiolo rosso evitate di andare in posti dove vi buttano giù dal letto alle 6 del mattino e preferite invece gli alberghi o i ristoranti dove vi si richiederà di servire ai tavoli, aiutare in cucina, fare conversazione.

Per quanto mi riguarda, dopo un inizio catastrofico, di cui magari parlerò, capitata nel cuore del Giappone a confezionare gigli sotto le grinfie di un’amabile signora, ho cambiato host e ho passato un’estate veramente bella.

Lo posso dire, viva il WWoof!