Banco fast food

foto di Neve*

Aggiornamento 2026: purtroppo Banco ha chiuso da tempo. Lascio online questa recensione come testimonianza di un locale che, nel bene e nel male, ha rappresentato una certa stagione della ristorazione romana.

Banco, buono ma non economico. 

Il locale direttamente sulla Via Ostiense è molto carino ma estremamente piccolo, sacrificato direi. 
Tutto è pensato, fatto  e offerto con cura. Ingredienti inediti per zuppe diverse e gustose, panini e roll preparati con materie fresche e sul momento, accostamenti gustosi, packaging accattivante, ecologico anche se parecchio in inglese. 

Un locale che se avesse oltre al banco lo spazio per sedersi sarebbe un assoluto successo e ti farebbe dimenticare, forse per un po’,  i prezzi.  E invece, il locale rimane fedele al nome, Banco appunto e tutto si risolve in pochi metri quadrati.
Peccato perchè i prezzi sono alti e pagare un seppur gustoso e fresco bagel 6 euro per un take away è esagerato e fuori mercato. 

Un po’ gastrofighetto.

Elleniko, tavola calda greca a l’ Aventino


Aggiornamento 2026: sono passati molti anni da quando ho scritto questa recensione e nel frattempo Elleniko è cambiato. Il locale si è ampliato trasferendosi di pochi metri sempre su Viale Aventino, guadagnando spazio e tavoli. Nel frattempo Roma si è riempita di locali greci: tra pita, souvlaki e meze, la cucina ellenica è ormai entrata stabilmente nel panorama gastronomico cittadino. Elleniko, però, resta uno dei pionieri del genere nella capitale e continua a essere per me un piccolo classico e nel quale torno sempre volentieri. I prezzi, come ovunque, sono aumentati nel corso degli anni, ma Elleniko rimane una soluzione tutto sommato accessibile per un pranzo veloce o una cena informale.

Da quando l’ho scoperto non ne posso fare più a meno.
Elleniko è un piccolo locale greco, si trova in Viale Aventino, ha pochi tavoli e un menu non particolarmente esteso. Una tavola calda che offre pita con souvlaki, pita con bifteki (la mia preferita), pita vegetariana, qualche antipasto, qualche insalata, birra retsina, il tradizionale vino bianco resinato greco. e poi i dolci. I panini e i piatti sono tutti espressi e vengono preparati al momento. 

A fine pasto suggerisco di chiudere con un galaktoboureko che trovo niente male e che preferisco di gran lunga al baklava. I prezzi dei panini nella media, quindi parliamo di 4 o 5 euro, bibite e piatti leggermente più cari. Personale greco simpatico e gentile. Aperto fino a sera tardi. 
Regolatevi perchè il locale è sempre più affollato, e l’ora di pranzo nei giorni feriali è preda di famelici impiegati Fao. 

Il locale è considerato laboratorio artigiano con vendita (come una pizzeria al taglio per intenderci) e pertanto non ha il bagno a disposizione dei clienti. 

Se un appunto devo fare ad Elleniko è sulla pita, il pane. Preferivo di gran lunga quella che usavano fino a pochi mesi fa, di qualità decisamente superiore rispetto a quella che hanno deciso di utilizzare ultimamente. Per questo il mio giudizio si attesta “solo” su molto buono.


Kalapà, le patate solo qua



Pigneto esterno notte. La movida si concentra qui tra le strade malmesse di questa prima periferia romana tra i fumi e gli odori, con gente colorata che affolla i locali di tendenza. 

Kalapa è un  successo nato da un’idea semplice ed efficace. Fast food greco. Pita con souvlaki, yoghurt con miele e frutta secca, spiedini di formaggio alla griglia, e poi le patate kumpir, ossia le patate ripiene. La scoperta dell’acqua calda. 

Un locale piccolo, ma sempre strapieno, una vetrinetta con le bibite, un menu dal quale scegliere mentre si fa la fila alla cassa e il tuo nome da dare. Appena la patata è pronta ti chiamano. Pochi minuti. Se nel frattempo sei fortunato ti arrampichi su uno sgabello, se no mangi fuori sul marciapiede come fanno tutti. Poco importa se inverno o estate. 

Economico come un pezzo di pizza ma più divertente.

sito Kalapa 

Trimani, vinai in Roma

Trimani a Roma è un nome. Una storia iniziata quasi due secoli fa e che continua gloriosa ancora oggi.
L’enoteca più antica e fornita della capitale ha visto crescere, affermarsi e raffinarsi  il  gusto per il vino degli italiani.
Una volta che esistevano i vini e oli,  le osterie con la mescita sfusa, il vino era spesso un vino fatto con i piedi.  Era un affare di famiglia,  casareccio e non si andava troppo per il sottile.
Oggi il vino non si beve, si gusta nelle enoteche e nelle hostarie ( mi raccomando con la acca davanti se no non è chic)  che hanno sostituito i vecchi vini e oli coi banconi in marmo e l’aria intrisa di alcool.

Questo per dire che il vino piace pure a me e ogni tanto entro nelle enoteche a sbirciare tra gli scaffali e a comprare.

L’enoteca è un posto per il corpo e per la mente. Ci si diverte. La scelta del giusto vino ha bisogno di spazio e tempo, le bottiglie vanno guardate, lette, scrutate, girate, alzate, soppesate, posate e riprese. E non si può andare di fretta, la scelta va ponderata.

Troppo enoteche a Roma non offrono questo piacere. Sono così piccole e stipate di bottiglie su fino al soffitto, che ti tolgono il gusto dell’esplorazione.

Trimani, invece avrebbe una metratura di tutto rispetto. Avrebbe.
Sembra grande, ma poi quando ti infili tra i rossi piemotesi e bianchi trentini e incontri un altro disgraziato che come te è alla ricerca del vino bono con la giusta etichetta e non troppo caro (e qui tutto è relativo), succede l’ingorgo Non ci si gira.

Ed è un peccato mortale perchè i vini di Trimani sono signori vini, la maggiorparte con un prezzo tra 30 e i 60 euro, quindi sarebbe giusto che i Trimani, vinai in Roma dal 1821, dessero il giusto spazio ai vini e ai clienti che vanno li a comprarli.
C’e bisogno di SPAZIO, di LUCE, di rendere l’ambiente un po’ più confortevole,
e soprattutto c’è da S-A- L- U-T- A- R- E i clienti quando entrano.

Sì, salutare, perchè quando entri da Trimani nun te fila nessuno, e sì che è pieno di gente, nel senso che neanche con un “Bonasera” ti apostrofano.
Tu fai il giro e il contorsionista, scegli il tuo vino lo porti al bancone, che pensi sia la cassa, ma che invece è solo il bancone, te fanno un foglietto e lo paghi ad un’ altra cassa, torni a ritirare il tuo preziosissimo vino, e attenzione che se non lo hai specificato prima, nemmeno il pacchetto regalo te fanno.

E quando invece te lo fanno…signori che lusso.
Il pacchetto regalo del Trimani, consiste nella tua bella bottiglia pagata cara, IN-CARTATA in una velina bianca (so’ minimalisti e anzi ringrazia che non hanno usato il giornale) infilata in un M- O- S- C- I- A busta di plastica, BIANCA pure questa.
Ah però su questa c’è il logo. Ce fate un figurone col sacchetto Trimani. Avete speso 30 euro pe’ ‘na bottija de vino che sembra comprata in ferramenta.

E’ proprio il caso di dire che i Trimani ( ma non tutti, chi gestisce il Trimani Wine Bar a Via Cernaia ad esempio, offre invece un ottimo servizio), hanno preso alla lettera il detto, e loro sì che se ne intendono…

“Avere la botte piena e la moglie ubriaca”. Prosit.

Trimani,
Via Goito, 20 – 00185
Roma