Bangkok Sky Train, invenzione meravigliosa che taglia il traffico e i vapori della metropoli asiatica.
Viaggiamo a 10 metri da terra tra le stazioni di Chidlom e Ploenchit.
Accanto due giovani caucasici di imprecisata nazionalità. Uno dei due guarda con insistenza i piedi dell’altro e dice:
Dacci il nostro riso quotidiano
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| Foto di Okinawa Soba da Flickr |
La CGIL o della Fraternitè
Con tutto lo scempio degli ultimi vent’anni adesso tutti a ricordarsi dei giovani, quegli stessi ai quali ANCHE LORO, la cosidetta sinistra e la CGIL hanno rubato il futuro un pezzetto alla volt
Alcuni esempi, di arretramento degli ultimi anni
– Leggi sullo sciopero sempre più restrittive
– Smantellamento dei contratti collettivi nazionali a favore dei contratti di secondo livello, o locali (quelli per i quali in certi posti si guadagna di più e in altri di meno, anche avendo lo stesso contratto, loro la chiamano flessibilità, premi di produzione,)
– Rinnovi contrattuali al ribasso (migliaia, sempre in nome della flessibilità e della crisi, della globalizzazione)
– Riforme del mondo del lavoro a partire dal pacchetto Treu sempre più sfavorevoli per i giovani che tanto giovani non sono più.
– Diritti e garanzia conquistate con anni di lotte e scioperi cancellati con un tratto di penna.
– Tentato scippo del TFR
– Politiche sulla famiglia inesistenti.
– Politiche per le donne nel lavoro inefficaci e diseguaglianza di genere (salari, dignità,opportunità, maternità)
– Scuola pubblica sempre più sfasciata e abbandonata a favore di una privata sempre più elitaria
– Università sempre più povere e care
– Divario sempre più ampio tra redditi da lavoro dipendente e liberi professionisti, tra impiegati, operai e manager, tra ricchi e poveri
– Tasse sui redditi da lavoro dipendente sempre più onerose
– Tasse sui redditi da capitale ridicoli
– Privatizzazioni, privatizzazioni, privatizzazioni
Questi solo alcuni esempi. E loro, vedi sopra, hanno assistito, firmato, approvato, nel migliore dei casi taciuto a questo imbarbarimento della società italiana, a questo declino sociale economico culturale politico del paese. Responsabili, insieme a tutti quelli che ancora li sostengono.
E mo’ fanno la mossa. E mo’ fanno segretario una donna. Dopo l’UGL , sorpassati a sinistra pure da un sindacato che nel giro di qualche anno si è conquistato il diritto di sedere al tavolo con i confederali , ma di cui non si conosce il numero degli iscritti e il cui segretario è una creatura cresciuta e pasciuta nei salotti televisi.
Se so’ inventati un sindacato nel giro di pochi anni. Una creatura mediatica, cresciuta a marketing televisivo.
Ma come? Un segretario donna in un sindacato tradizionalmente di destra. Allora anche la Cgil avrà il segretario donna, addirittura una con un passato da dura e pura Fiom. Ecco fatto.
E la Camusso che fa? E la CGIL che fa? Fa la sfilata a Roma insieme a tutto il popolo della sinistra e a tanti ggiovani, quelli ai quali con il suo sindacato solo un paio di anni fa con una mossa truffaldina ( il silenzio assenso) ha cercato di togliere il TFR per farlo gestire al sindacato con i cosidetti fondi pensione, la famosa pensione integrativa, che avrebbe fruttato tanti soldi, non si sa a chi, di sicuro non ai lavoratori.
Vabbè ma questo è il passato. La sinistra si rianima, la CGIL scende in piazza. No non scende.
Stessa pasta di Epifani, che ad un concertone del primo di maggio di qualche anno fa, rispose così ad un giornalista che gli domandava ” Segretario qual è la parola, il concetto che ritiene più importante tra Libertè, Egalitè o Fraternitè?
E il segretario del più grande sindacato italiano, come un parroco di campagna rispose
Koh Mak
Koh Mak, l’isola
Koh Mak, latidudine 11°49′ emisfero Boreale, longitudine 102°29′ dal meridiano di Greenwich. Golfo di Tailandia, 35 km dalla terraferma.
Cliccate per ingrandire e annusare l’olio di cocco puro nel quale mi immergo per evitare, inutilmente i moscerini della sabbia.
Pantelleria, la luce
Un viaggio a Pantelleria. Un viaggio di fine estate nell’isola del vento, come la chiamavano gli arabi. Più grande di Lampedusa, Pantelleria, la Venere nera come qualcuna l’ha definita, non potrebbe essere più diversa da quest'ultima. Si erge scontrosa e bella tra la Sicilia e l’Africa settentrionale, proprio al centro del canale di Sicilia. L’isola è tanto vicina alle coste tunisine che nelle giornate particolarmente nitide e al tramonto si possono scorgere le luci di Capo Bon. Pantelleria è piena d’Africa: Africa nei nomi delle contrade: Khamma, Bugebber, Mueggen, Rekhale, Sibà, Africa nell’architettura dei dammusi, costruzioni uniche e particolari che richiamano alla mente luoghi e genti d’oriente.
Cupole bianche contrastano con muri rivestiti di lucida pietra nera vulcanica, l'ossidiana, e caratterizzano il paesaggio isolano, paesaggio che i panteschi, hanno nei secoli trasformato e dove i dammusi, gli appezzamenti di terreno con le coltivazioni di capperi e di uva zibibbo stanno li a raccontare un'intera economia.
Africa anche nei piatti, dove il cappero e il passito regnano sovrani, ma dove ha uno spazio tutto suo una variante isolana del cous cous, il cous cous di pesce. Pantelleria ha molto da offrire. Un mare scuro ma pulito, una costa rocciosa, difficile, a tratti impervia, dove l’accesso al mare non è mai semplice. Il mare qui non ha la trasparenza gaia dei fondali sabbiosi., il refrigerio si deve conquista a fatica. Che belle però Cala Cinque Denti, Cala Cottone, Punta Spadillo con il Laghetto delle Ondine, Cala Levante e Cala Tramontana, e Cala dell’Elefante, dove il tempo ha creato un maestoso arco di pietra che si getta in questo mare dai colori cupi e dai riflessi smeraldo.
L’interno isola e la natura di Pantelleria valgono da soli viaggio.
La Pantelleria più bella, non è quella del mare, ma quella della montagna, delle contrade disordinate che punteggiano come fiori di scisto la campagna chiusa dai muretti a secco. Pantelleria si gusta meglio all'interno, a Monastero, per esempio dove lo scintillio del mare è solo un riverbero e l'ombra della valle asseconda i pensieri. Mi verrebbe da dire che Pantelleria è come il suo prodotto più conosciuto, il passito, liquore caldo e mieloso. Pantelleria è come il suo distillato più famoso, è un'isola da meditazione. I colori della roccia contrastano con il verde cupo dei pini di Montagna grande, con il verde delle piante dei capperi e l’oro dei grappoli d’uva. Si può andare a zonzo per le contrade dove il tempo sembra essersi fermato, si può camminare su di uno dei tanti sentieri che attraversano l’isola alla ricerca di testimonianze antiche e dammusi moderni. Si può far visita ad un’azienda agricola e assaggiare il vino bianco che qui chiamano Catarrato, oppure puntare diritti verso la grotta del Bagnoasciutto, la grotta di Benikulà, dove si può fare una sauna gratuita e salutare in uno spacco di montagna. Si può fare molto oppure niente a Pantelleria, perchè il tempo qui ha un altro respiro. A Roma comincia a fare freddo solo ora. Mi riscaldo con qualche scatto di questa estate, lontanissima ormai.Entra nelle foto e lascia che ti arrivi il profumo di capperi e zibibbo. E godi degli scorci e di architetture di luce di un'isola straniamente bella, Pantelleria.
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| Scauri, scorcio – foto di Neve* |
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| Scauri geometria – foto di neve* |
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| Dammusi – foto di neve* |
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| Palestina? – foto di neve* |
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| Dammusi e Uva a Monastero – foto di neve* |
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| Valle di Monastero – foto di neve* |
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| Nella piana di Monastero – foto di neve* |
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| Khamma – foto di neve* |
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| Color Bianco dammuso – foto di neve* |
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| Città di Pantelleria, angoli uguali a sessanta anni fa – foto di neve* |
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| Faro di Punta Spadillo -foto di neve* |
Giappone mania anni ottanta
singolo tratto dall’album Kamikaze rock’n’roll suicide
Un passo indietro. Splendida Splendente 1979, ci sono sempre lamette ma qui per essere belli veramente. Una canzone sul bisturi. Nel 1979.
Rettore dal look colorato, esagerato, vibrante, divertente Rettore cantautrice trasgressiva e sottovalutata ma dalla pelle trasparente come uova di serpente e perciò per sempre Donatella Splendida Splendente.
Leggero il passo sui tatami
Vivere il Giappone con gli occhi di Antonietta Pastore è vedere attraverso i suoi occhi e sentire con
la sua pelle tutto il ventaglio di sensazioni che colpiscono coloro che si avventurano per qualche tempo in questo pianeta popolato da extraterrestri.
La Pastore, oggi affermata traduttrice, ci racconta in poco meno di duecento pagine di un altro mondo fatto di segni e di sogni, accompagnandoci con passo lieve nella sua vita di straniera alle prese con un paese liquido dove, al principio ci si ritrova come in un acquario tropicale inondati da luci e colori che danzano scintillanti ma rimangono muti e incomprensibili.
In questo acquario, caldo, apparentemente accogliente ci si trova a nuotare meravigliati, stupiti, affascinati ma qualche volta si rischia di affogare.
E allora quelle stesse luci che poco prima avevano conquistato respingono, annoiano, irritano.
Così fa il Giappone a chi ci vive, trasporta chi si avventura per le sue acque colorate ma a tratti insidiose in un’ altalena di sentimenti diversi e contrastanti. Antonietta è bravissima nelle descrizioni di vita quotidiana, nell’abbozzarci tipi psicologici e situazioni classiche e meno di vita giapponese. E non si può fare a meno di immedesimarsi in lei e nel suo percorso di vita giapponese, lungo sedici anni e pieno di discese e risalite.
E ancora una volta non si può fare a meno di annuire, sorridere, cercare di comprendere e magari amare il più straniero dei paesi, il Giappone.
Einaudi
192 pagine
Prima edizione Febbraio 2010
Eur 13.50
















