Vorrei incontrarti….

Una canzone bellissima, di Alan Sorrenti, 1972.

……. Vorrei incontrarti / ma non so cosa farei / Forse di gioia io di colpo piangerei. ……… Vorrei conoscerti / ma non so come chiamarti / Vorrei seguirti / ma la gente ti sommerge / Io ti aspettavo / quando di fuori pioveva / e la mia stanza era piena / di silenzio per te. …….. Vorrei incontrarti / proprio sul punto di cadere / tra mille volti il tuo riconoscerei …….

Passeggiata al Celio

Dopo anni di restauro hanno riaperto al pubblico la chiesa di Santo Stefano Rotondo al Celio. Una chiesa bella e particolare, nella moltitudine di chiese capitoline. Si tratta di una chiesa antichissima, dei primi anni cristiani, costruita su precedenti costruzioni romane e che ha una particolarità che la rende unica o quasi, tra le chiese romane: è a pianta circolare, come dice bene il nome. Sorge su uno dei più suggestivi colli di Roma ed è a breve distanza dalla chiesa di Santa Maria in Domnica, da quella dei Santi Pietro e Paolo, dai Santi Quattro Coronati e dal Colosseo. Santo Stefano, che appartiene all’ordine Germanico ed Ungarico.
Possiede un interno possente e spoglio, l’effetto che si ha entrando è disorientante, abituati come siamo a chiese a croce latina o greca. Si rimane colpiti dall’altezza e dal doppio giro di alte colonne con capitello corinzio, nonchè dalla quasi assenza di decorazioni. Solo un altare al centro e un ciclo di affreschi cinquecenteschi (piuttosto truculenti) rivelano che siamo in una chiesa, mentre tutto ci fa pensare di essere entrati in un tempio romano. Il sole che filtra dalle finestre rimbalza tra pareti, colonne e pavimento, inonda l’ambiente e lo satura di una luce bianca e irreale che sottolinea ancora di più la sensazione di fredda bellezza e monumentalità di Santo Stefano Rotondo.
Per approfondimenti e curiosità visitate www.romasegreta.it/celio/celio.htm

Roma oggi sa di primavera


Dopo una settimana di pioggia, finalmente stamattina è uscito il sole, quindi, come le lumache sono uscita anch’io. Passeggiata in bicicletta da Ponte Milvio fino a Trastevere, con sosta all’arco di Settimiano, al bar che fa angolo con via Garibaldi. Ho continuato lungo via della Scala per Santa Maria in Trastevere e più giù fino a S.Francesco a Ripa, ho mangiato la pizza bianca di Frontoni e poi tornando indietro, a vicolo del Moro ho visto che c’è qualcuno che ancora fa le pecorelle pasquali di zucchero! E’ la pasticceria Valzani, specializzata in cioccolato, panpepato e torta Sacher, un pezzo di storia di Roma Trasteverina.

Riso basmati con verza

Mi piace il riso. Tutto, in qualunque modo. Tranne che nei supplì. Sarà, ma a Roma è praticamente impossibile ormai trovare un “supplì al telefono” come si deve. Nella maggiorparte dei casi sono immangiabili, ‘na vera schifezza. I fritti, come i cornetti al bar sono diventati tutti uguali, già preparati e surgelati.
Digressione sul supplì a parte, (lo stesso discorso si potrebbe fare per i filetti di baccalò o fiori di zucca, ahimè) ieri mi è venuta voglia di un piatto di riso.
Mi piace cucinare, a tempo però, nel senso che non amo passare molte ore ai fornelli, ma visto che amo mangiare, mi diletto e intruglio con quello che c’è nel frigo. Preferisco i primi piatti, che faccio diventare dei piatti unici. La cosa importante per me è mangiare nel tempo che l’acqua bolle e la pasta o il riso cuoce, niente preparazioni lunghe, piatti pronti in massimo 20 minuti.
Questo è uno di quelli. Riso basmati con verza:
Ho soffritto in un po’ di extravergine scalogno e pancetta. Ho aggiunto verza cruda tagliata a listarelle e lavata. Dopo qualche minuto ho salato e pepato e quando la verza è cominciata ad
appassire ho sfumato con un po’ di birra (o vino bianco) e ho lasciato cuocere qualche minuto (non molto, perchè le verdure mi piace rimangano un po’ crude). Nel frattempo ho cotto in acqua salata 200 gr di riso basmati, appena 10 minuti, e a fuoco spento ho lasciato che i chicchi si gonfiassero. A questo punto ho scolato e aggiunto il riso nella padella della verza, ho ben amalgamato con una noce di burro e ho spadellato.
Risultato, da leccarsi le dita, ma se ci mettevo meno sale era meglio…..

Attenzione linkate qui per sapere come sono e come si preparano i veri supplì al telefono romani.

Japanese Springtime sale!!!

Da sinistra verso destra e dall’alto verso il basso, tutta una serie di articoli che ho preso in Giappone per me e per i miei amici. Come al solito ho esagerato e visto che ne ho ancora un bel po’, se vi serve un’ idea regalo…..Considerate che sono nuovi, introvabili, belli, originali e pure convenientissimi.
foto 1) tre sacchetti di sali da bagno termali.
foto 2) aburatorigami, foglietti anti lucido, usati da tutte le donne giapponesi. Fantastici, ogni confezione ne contiene moltissimi. Da tenere in borsa e usare al posto della cipria.

foto 3) strap coniglio gotico, da attaccare al cellulare, alla borsetta, dove volete.
foto 4) strap hello kitty.
foto 5) manekineko oro, il gatto giapponese talismano portafortuna, con campanellina al collo. Altezza 8 cm. Un classico souvenir giapponese.

foto 6) Tre sacchetti sali da bagno: sali finlandesi, sali di hokkaido e sali profumati al latte e pesca.

foto 7) strap hello kitty geisha shamisen.
foto 8) scatolina di incenso giapponese al profumo di bosco di bambu più pallina in ceramica poggia incenso.
foto 9) coniglietto usagi di cotone imbottito, portafortuna.

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Vi piacciono? Se siete interessati a questi oggetti, made in Japan 100% e acquistati da me nel mio ultimo viaggio, mandatemi una mail, o lasciatemi un commento. Ja ne!

E t s y

Oggi tornando a casa, ho trovato due pacchetti ad aspettarmi. Non so voi, ma fin da piccola ho amato la cassetta delle posta: aprirla e pensare di trovare lettere e cartoline, soprattutto se venivano da molto lontano mi dava una gioia immensa , mi cambiava la giornata colorandola di esotico.
Le mie preferite erano le lettere con il bordo tratteggiato rosso-blu che avevano su scritto “par avion”. Per queste impazzivo proprio. Pensare a tutta la strada che avevano fatto quei pezzetti di albero, ai giorni e alle notti passate, alle mani e alle vite che avevano sfiorato, ai cieli blu o alle pianure gelate che avevano attraversato, ai kilometri consumati lentamente per raggiungermi, mi dava una tale soddisfazione che aspettavo impaziente tutti i giorni.
Ad ogni lettera ricevuta, il viaggio che questa aveva fatto, o almeno quello che io pensavo avesse fatto, diventava il mio. La busta stessa era importante, il francobollo, la calligrafia, e soprattutto i timbri postali, che ho sempre trovato bellissimi. Con il tempo le cose non sono cambiate molto.
Oggi ho ricevuto due spille in feltro che ho acquistato su un sito che mi piace particolarmente e che si chiama etsy.com e dove ogni tanto mi faccio un giro. E’ un sito dove si comprano e si vendono soprattutto oggetti fatti a mano, dalla spilla al quadro. Una mercatino mondiale, dove i venditori, dalla groenlandia al cile, mettono in vendita cose originali, molte veramente belle. Se siete alla ricerca di cose particolari, uniche, nel vero senso della parola, belle e anche a buon prezzo, considerando che sono artigianali, allora visitate il sito, e rimarrete entusiasti come me.
Si acquista dopo essersi registrati, e normalmente per gli oggetti che si trovano all’estero (moltissimi negozi si trovano in usa e canada) si paga con carta o paypal. Gli oggetti sono migliaia e non è facile orientarsi al principio, ma se amate lo shopping virtuale come me, armatevi di carta di credito che il divertimento e la soddisfazione saranno assicurate. Attenzione, perchè con etsy.com si rischia la dipendenza assoluta!

Iwojima, così triste cadere in battaglia….

Dopo aver visto al cinema Lettere da Iwojima, il bel film di Clint Eastwood, ho voluto leggere il libro dal quale il film era stato tratto: Così triste cadere in battaglia, di Kakehashi Kumiko. Non si tratta di semplice libro di guerra, ma della storia di un militare e dei suoi ventimila uomini, che in una remota isola del Pacifico, riuscì male equipaggiato, e praticamente abbandonato dal Giappone a resistere agli americani per 36 giorni, facendo della battaglia di Iwojima, una delle pagine più cruente e emblematiche della seconda guerra mondiale.

La corrispondenza del comandante Kuribayashi con l’amatissima famiglia permette di tratteggiare in maniera precisa la psicologia di un militare devoto al suo paese, ma abbastanza lucido da capire la stra-potenza degli Stati Uniti e le possibilità vicine a zero per il Giappone di vincere la guerra. Attraverso lo sguardo lucido  di Kuribayashi ci viene raccontata la vita quotidiana in questo lembo di terra lontano più di 1000 km da Tokyo, un’isola desolata senza risorse e dove il semplice vivere era una triste battaglia quotidiana.

Kuribayashi, consapevole della inesorabile fine che aspetta i suoi uomini, ma altrettanto convinto che dal suo sacrificio dipenda la salvezza del Giappone, organizza la battaglia di Iwojima con una strategia innovativa e di rottura, rompendo con l’alto comando militare. La tattica che adottererà per contrastare gli americani permetterà a lui e a i suoi uomini, al contrario delle isole di Guam e Saipan, di resistere e contro ogni aspettativa per più di un mese, infliggendo enormi perdite agli avversari.

Iwojima, è la cronaca di una terribile battaglia combattutta con tecniche di guerriglia conquistata dagli americani metro dopo metro, ma difesa dai uomini disperati e tenaci, che per sopravvivere si rifugiano nel ventre di un’isola velenosa per vivere come topi.
Il ricordo di Iwojima, di questa remota, puzzolente ed inospitale isola rimarrà così scolpita nella memoria dei due paesi e del mondo intero come una delle pagine più sanguinose ed epiche della guerra del Pacifico.

La guerra combattuta nel Pacifico è una pagina di storia che in Italia si conosce molto poco. Questo libro, è dunque una testimonianza preziosa di una guerra disperata combattuta da uomini, che seppur fedeli e animati da sentimenti di onore e lealtà, testimoniano un toccante smarrimento di fronte all’inutile stupidità della guerra.

Un libro che mi ha commosso, la storia di un uomo a capo di soldati che combatterono con tale coraggio da muovere a compassione persino gli dei, e che nella lettera di commiato all’imperatore ebbe l’ardire di scrivere che “era così triste cadere in battaglia”.

Così triste cadere in battaglia
di Kakehashi Kumiko
Edizioni Einaudi Collana Stile libero Big
euro 15.00

Per chi non l’avesse ancora visto, consiglio il film di Clint Eastwood, Letters from Iwojima, in giapponese con sottotitoli in italiano, di cui posto il trailer.