A Vale’ ma ‘ndo stai???

Sto ragazzino è nato ma nessuno lo ha visto. Dicono che è piccolo, appena 2.250, quindi deve stare nella culla termica, ma che va tutto bene, deve solo aumentare quei 4 o 5 etti per uscire.
Ieri siamo saliti su in patologia neonatale e lo abbiamo visto da un vetro. Siccome che erano nati tutti maschi a lui lo hanno vestito di rosa, non avevano più lenzuolini azzurri.
Alla mamma glie lo hanno avvicinato al naso un nano secondo, il tempo di vedere che assomigliava ad un pollo senza penne. Tutti però hanno notato che ha i piedini lunghi. Sarà.
Io finchè ‘sto ragazzino non lo vedo da vicino, mica ce credo.
Le informazioni al San Camillo sono più preziose dei diamanti: una parola è poca e due sono troppe. Nessuno sa niente, e quel poco che sanno non lo dicono neanche sotto tortura.
Personale e organizzazione ospedaliera pessima, e meno male che siamo al reparto maternità.
Sensibilità zero, attenzione al “malato” una parola straniera.
Chissà che allegria negli altri reparti. Sono arrivata alla conclusione che in ospedale mai, neanche per partorire.
Nel frattempo Forza Valerio, mangia che mamma, papà, zia, tutti ti aspettano.

Giappone, impressioni d’estate sulla Nakasendo

Foto scattate sull’antica strada Nakasendo, l’antica via di comunicazione lunga 530 km che fin dal settimo secolo unisce Kyoto a Tokyo. L’antica strada, che attraversa le provincie del Giappone centrale collegando le regione del Kinki al Kanto, veniva spesso preferita alla più famosa ma ben più trafficata Tokaido.


La Nakasendo (“la strada che passa in mezzo”), attraversa paesaggi molto belli e tocca cittadine rimaste più o meno intatte dal periodo Edo. Due di queste Magome e Tsumago, nonostante il notevole afflusso turistico, conservano una certa atmosfera da Giappone perduto. Hanno l’urbanistica e l’architettura in legno dei vecchi villaggi giapponesi, quelli che ormai si vedono solo nelle antiche stampe.

Ne ho percorso il tratto che va da Magome a Tsumago, l’estate di due anni fa, accompagnata da un caldo umido insopportabile. Meno male che ho scelto di andare da Magome a Tsumago e non viceversa, perchè al contrario mi sarei fatta otto km in salita.
Otto kilometrI di sentiero che si inerpica tra colline e boschi, molto ben segnalato e tutto con l’antica pavimentazione. Un mini trekking suggestivo,




perchè nonostante la notorietà, durante la mia passeggiata non ho incrociato molte persone, solo case di campagna, campi di riso color smeraldo, ruscelli e una rumorosa cascata. Faceva molto caldo, il solito caldo umido giapponese, ma lungo il sentiero ho trovato moltissime fontane dove dissetarmi.


Qua e là sul ciglio della vecchia strada ho visto strani cumuli di pietra, massi scolpiti, statuette votive. In alcuni punti, ho rischiato veramente di veder compararire da dietro una curva un gruppo di samurai, o una palanchina di nobili…


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Rigatoni verdi e bianchi

Visto che quest’anno l’estate non si decide ad arrivare (come pensavo invece nel mio ultimo post), l’altra sera da un frigorifero mezzo vuoto, ho tirato fuori un primo piuttosto invernale, ma per niente male.

Rigatoni ai fagioli corallo, gorgonzola e sesamo!
Sempre nei soliti venti minuti (tempo max nel quale intruglio volentieri in cucina :)), in una padella ho messo un goccio d’olio extra, poi ho aggiunto i fagioli corallo già bolliti assieme ad un po’ di gorgonzola per il tempo di sciogliere il formaggio.
Quando il rigatone era quasi cotto, l’ho scolato e l’ho passato in padella nella quale ho aggiunto pepe nero, parmigiano e una generosa manciata di semi di sesamo.
L’accostamento dei dolci fagioli corallo al gorgonzola ci è piaciuto, quindi piatto approvato e archiviato.

Regina Viarum

Ieri una bellissima passeggiata nel parco di Via Appia Antica. Affittato le biciclette in un bar subito dopo la tomba di Cecilia Metella, e giù per la Regina Viarum abbiamo pedalato fino nel territorio di Ciampino. A parte il primo pezzo di strada, quello che conserva un lungo tratto di basolato romano, è che è il più trafficato, dopo il primo chilometro si rimane praticamente soli a pedalare tra cipressi, pini e papaveri. Lo sguardo si perde oltre il muretto sui resti di ville romane e su quelle protette da alti cancelli e rinfrescate da parchi curati. Sui lati della strada resti di tombe, calchi di statue e un sentiero in terra battuta che non capisco perchè il Comune di Roma non riesce a trasformare in una vera pista ciclabile. Pedalare sul basolato è poco agevole e pure il sanpietrino che ricopre la strada non è proprio il massimo. Riesce più semplice usare i due viottoli ai lati della carreggiata, anche se a volte si devono affrontare le radici dei pini e le cunette. Trovo l’Appia Antica, una dei posti più belli di tutta Roma, un posto romantico e molto molto “picturesque”, come direbbero gli inglesi. Secondo me però ancora poco fruibile dai romani e dai turisti in generale. La cosa più affascinante? La strada! Le strade romane rappresentano, la testimonianza più vera e toccante della potenza e della grandezza di Roma. Più dei templi o dei fori, delle città o dei mosaici, le strade romane dove ancora visibili con il basolato vulcanico irregolare evocano una realtà ben presente e non lontana di duemila anni.

La soltera en misa…..

Conturbante poesia, di Federico Garcia Lorca

Bajo el Moisés del incienso, adormecida.
Ojos de toro de miraban.
Tu rosario llovìa.
Con ese traje de profunda seda,
no te muevas, Virginia.
Da los negros melones de tus pechos
al rumor de la misa.

Sotto il Mosè dell’incenso assopita.

Occhi di toro ti guardavano.

Pioveva il tuo rosario.

Con quel vestito di profonda seta,

non muoverti Virginia.

Dona i neri meloni dei tuoi seni

al brusio della messa.