Come le ciliegie

foto presa qui

Domenica ora di pranzo, due caffè di fronte al Circo Massimo, nella succursale del monteverdino Cristalli di Zucchero, locale piccolo tutto fucsia e gentilezza.
I caffè li accompagnamo con tre mignon tre, e scegliamo dalla vetrinetta gioielleria un cubo di guanajata, una cassatina sicula e un earl grey.
Un bel sorriso ci apostrofa “Solo tre ne prendete? Ma questi sono come le ciliege, uno tira l’altro”
Allora un altro sorriso risponde ” Si, però questi non costano come le ciliege…”

Voracità e Veracità romane

Roma dal Gianicolo, foto di Neve*
Domenica mattina, in un bar pieno di colore di Porta Portese. Conversazione tra la barista e un cliente.

“Ah Le’, ma che te sei preso?… Un caffè americano? Embè pe’ un caffè americano te piji 25 bustine de zucchero?
Aho’ so’ 25 bustine de zucchero! 25! E pe’ un caffè americano tu me usi tutto ‘sto zucchero?… A’ Le’ e a prossima vorta me le paghi ste venticinquebustinedezucchero.
Se mo’ qui tutti fanno come te e me useno tutto ‘sto zucchero io vado a rubba’, vado….

Si è trattato più di un monologo che di conversazione.

Sa canistedda

Foto di Neve*
Sa canistedda di Ollolai (capitale della Barbagia) è un cestino di asfodelo, pianta spontanea selvatica raccolta in primavera poi essicata, tagliata, ammorbidita ed intrecciata con infinita pazienza dalle ultime donne custodi di questa secolare arte.
Le donne sarde con questi preziosi intrecci ci facevano molto, ad esempio vi riponevano i dischi di pane carasau e mia nonna l’ho vista farci gli gnocchi, i macarrones de punzu*, che nella canistedda con un po’ di farina si scavavano proprio bene.
Sa canistedda si trovava in tutte le case, perfetta per l’economia domestica pastorale perchè leggera ma indistruttibile, splendida oggi per l’elegante alternanza naturale di marroni e beiges e per quel suo profumo di acqua ed erbe palustri.

Macarrones de punzu: lett. maccheroni a pugno, gnocchetti tipici di Dorgali di semola di grano duro lavorati a mano e scavati nella canistedda di asfodelo, ragione per la quale assumevano una forma simile al pugno delle mani (per via dell’intreccio del cesto).

Adiosu*