A Roma ci sono diverse pasticcerie siciliane. Una delle più conosciute è Dagnino, vicino la Feltrinelli International di via Emanuele Orlando a piazza della Repubblica. Un posto storico giustamente famoso per la sua pasticceria, con l’arredamento immutato negli anni: stessi specchi, profilati di alluminio, divise dei camerieri e carretti siciliani dagli anni settanta. I prezzi non sono bassi, ma la qualità è garantita. Un po’ meno la gentilezza. Ma non volevo parlare di Dagnino. Mi serviva solo per dire che a Roma Sicilia è sinonimo di dolce (cassate, cannoli, dolci savoia ) mentre il salato è piuttosto trascurato. A parte “le arancine” che ormai hanno preso il posto del compianto supplì (che ahimè noi non sappiamo più fare) si trova poco altro. Navigando in rete, ho trovato un indirizzo golosissimo, provato alla prima occasione e una specialità mi ha lasciata a bocca aperta: lo spitino. Non è uno spiedino, bensì una specie di panino fatto con mollica di pane raffermo, ragù e piselli, besciamella, tutto fritto sul momento e da mangiare con le mani! Il risultato è cibo da strada di una bontà esagerata. Io l’ho provato da Nobel, una pasticceria siciliana super(ma che fa anche arancine, spitini, sfincioni…..) che si trova a via Tuscolana 26, una vera scoperta.
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I ciliegi di via Panama

ちりじりに居てもする也花の春
chiri-jiri ni ite mo suru nari hana no haru
Sono lontano da casa ma sboccia un’altra primavera
Haiku composto nel 1817 da Kobayashi Issa
Domenica di primavera, Hiroshige o Porta Portese?
Canzone di oggi, questa indimenticabile. AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAANCORAAAAAAAAAAAA
Orto Monastico di Santa Croce in Gerusalemme

Ecco un altro posto che non ti aspetti. Roma è così, piena di luoghi nascosti che si svelano solo a chi li cerca. Luoghi dal tempo sospeso. Uno di questi è Santa Croce in Gerusalemme splendida basilica un po’ fuori mano, sicuramente fuori dai soliti circuiti turistici. Appena dentro le mura Aureliane, di cui con il suo bell’orto segna i confini, si trova a metà strada tra San Giovanni in Laterano e Porta Maggiore. Te la trovi bianca, e con una facciata barocca mentre sfrecci su via di Santa Croce al centro di un bel piazzale pedonale. Alla sua sinistra il museo degli strumenti musicali, alla sua destra l’ingresso della Domus Sessoriona (un bed and breakfast tutto speciale) e il bel cancello che chiude l’Orto Monastico. E’ proprio qui che volevo entrare. L’orto è stato recuperato e riportato al suo antico splendore solo qualche anno fa. Si sviluppa in cerchi concentrici intorno ad un pozzo ed occupa la sede dell’antico anfiteatro Castrense, l’unico costruito a Roma insieme al Colosseo. L’anello esterno segue il percorso dell’anfiteatro dove si riconoscono ancora le antiche arcate, dove si aggrappano qua e la piante di cappero. Fuori scorre il traffico di San Giovanni, dentro è quasi un paradiso. In questo momento l’orto è a riposo. Pochi fiori, niente frutti, i bellissimi pergolati che accompagnano il visitatore sono ancora nudi. Ma d’estate si ricoprono di uva pizzutello. Ieri nella mia passeggiata ho visto tra ciuffi di piante odorose come il timo, il basilico e il rosmarino, coltivazioni di carciofi, cavoli, fave, broccoletti, indivia riccia, molte piante di limoni e qualche pompelmo. Il resto dell’orto dorme in attesa della primavera.
L’orto viene coltivato dalla comunità di monaci cistercensi che abita Santa Croce e serve alla loro mensa, il resto della produzione viene venduta nella piccolissima bottega accanto all’orto. Qui trovate oltre la minuscola produzione del monastero anche tutto il resto che viene direttamente da un altro monastero che si trova a Fondi. L’ingresso all’orto è libero solo il mercoledì. Si può entrare e passeggiare liberamente la mattina o il pomeriggio. Gli altri giorni solo dietro prenotazione e con visita guidata. Il prezzo è lo stesso, 5 euro. Qui il sito della basilica.
Pane e companatico: Panella e Regoli
Santa Maria Maggiore fa da quinta scenografica a Via Merulana. E via Merulana con tutta la zona di piazza Vittorio esercita su di me un attrazione particolare. Tra i moltissimi negozi cinesi che vendono boh??, adoro entrare e curiosare nei negozi alimentari che hanno cibi etnici per comprare a prezzi che in altre zone di Roma ti scordi: germogli di soia freschissimi, farina di riso, mirtilli essiccati, radici di zenzero e boulghour. Mi piace tornare in posti che conosco come Shin Xi a via Carlo Alberto e andare a zonzo in cerca di nuovi. Oggi per esempio ho scoperto un’erboristeria cinese con confezioni bellissime di te verde e tra gli scaffali di un alimentari bengalese un prodotto romeno che mi ha lasciato a bocca aperta: anguria in salamoia. Ho fatto anche foto.

Nel mio giro non ho trascurato il santuario romano del pane : Panella. Era parecchio che non andavo ed entrata, tra le mille prelibatezze, non ho saputo resistere alla pizza bianca ripiena di VIGNAROLA!!!! ‘Na cosa che neanche a Roma si trova più. Erbette, misticanza primaverile con guanciale, fave, piselli, carciofi, cicoria tutto ripassato in padella con olio e aglio. Una bontà che non sto a descrivere, che bisogna provare. Una strisciolina di pizza pagata 4 euro e 10 centesimi, più o meno un etto. Non discuto il prezzo bensì i 10 centesimi. Anche a quelli se so’ attaccati. Per un posto che si fregia del titolo ” L’arte del Pane”, un po’ più di stile e meno spirito bottegaio non guasterebbe.
Ho girato l’angolo e mi sono fermata davanti alla vetrina della storica e politicamente scorretta pasticceria Regoli,di via dello Statuto. Nel regno del mignon ecco finalmente una pasticceria romana “no mignon”, da preservare come monumento cittadino. Dietro un insegna anni settanta dolci tradizionali e generosi: pastarelle, grandi e gonfie che saziano solo a guardarle, mattonelle bavaresi, mimose con sopra le caramelle, zeppole schiantate sotto il peso della crema pasticcera, maritozzi con la panna, bignè di San Giuseppe….Un posto d’altri tempi, come pochi a Roma.
Quando uscirà il sole alla Città dell’Altra Economia
Dentro la città, che è nata con il contributo fondamentale del Comune di Roma ci sono una serie di spazi dedicati allo sviluppo, alla diffusione e al sostegno di economie alternative, solidali e a basso impatto ambientale. C’è una sala convegni, un negozio di alimenti biologici, un bio ristorante (dai prezzi interessanti), un bar, uno spazio espositivo con oggetti ricavati dal riciclo, un negozio che vende prodotti dal mondo e non ricordo che altro. Inoltre si organizzano attività varie, lezioni, convegni, incontri, workshop legati al mondo dell’altra economia. Ex mattatoio Testaccio, bell’esempio di archeologia industriale riconvertita ma non ancora completamente rilanciata.
Mai di lunedì.
Fine autunno :dopo pioggia e grandine il sole

Domenica mattina, la città si è svegliata bianca di una grandinata eccezionale.
Ma dopo qualche ora nel cielo c’era posto solo per un cristallino azzurro, luminoso, accecante
Allora è proprio vero che dopo la pioggia viene sempre il sole :)
Una giapponese a Roma
Abbazia delle Tre Fontane
– la facciata dell’abbazia da sotto e da sopra la collina;
– le casette caraibiche colorate e le tendine di bambù giapponesi della comunità.
N.B. Sulla foto ho scritto sbagliando basilica di San Paolo (chè si trova da un’altra parte). Questa è l’abbazia di San Paolo.
Soffocato dal traffico e schiacciato dai tentacoli di Roma il monastero ( vi abitano i frati cistercensi) è racchiuso da una lunga cinta muraria e vi si accede attraverso due porte. E’ un bellissimo posto dove andare a fare una passeggiata e staccare la spina per un po’. Oltre il muro di cinta infatti regna tutta un’altra atmosfera. Ghiaia, acciottolato, giardini e sentieri curati portano il visitatore a ben tre chiese. Quella che preferisco è l’abbazia stessa, la prima costruita nel monastero che conserva tutto del suo impianto medievale. La facciata semplice e austera è rallegrata da quattro palme altissime, di quelle che si vedono ogni tanto nei chiostri e nei giardini romani.
C’è sempre molta gente in visita al monastero, quest’anno è l’anno paolino e in tanti vengono nel luogo dove tradizione vuole sia stato martirizzato San Paolo.
Il complesso oltre ad ospitare le tre chiese, ha una liquoreria trappista dove vendono cioccolata e rimedi erboristici. C’è poi una scuola di arte, un negozio di articoli religiosi (dove ho trovato il famoso incenso omanita), un asilo nido e una volta la settimana, la domenica apre i battenti un negozietto, IL DONO, gestito da dei volontari che offrono oggetti per lo più fatti a mano e che se acquistati finanziano non so bene quale progetto in Africa. Ci si trovano cose molto carine.
Se poi con in faccia la prima chiesa, l’abbazia cistercense, vi inoltrate sulla destra, e seguite il muro di cinta, troverete un bar-ristorante dai prezzi popolari e poi ancora più su, immerso tra campi coltivati a ulivi e un bosco di eucalipti (piantati dai monaci il secolo scorso) un’intera collina ricoperta da una cittadella in legno abitata da una comunità di suore, le piccole sorelle di Gesù. Da sopra la collinetta vedrete l’intero complesso abbaziale, ed è una bella vista.
La cosa più interessante di questa cittadella è l’atmosfera un po’ fuori dal mondo e l’architettura: prefabbricati dipinti in legno verde e rosso arrampicati e sparsi sulla collina, finestre con tendine di bambù e una chiesa dove con grande sorpresa le suore tolgono le scarpe per entrare. Tutto ha un’aria tra il caraibico e il giapponese. Allora incuriosita ho chiesto (anche perchè quassù non ci arriva nessuno e se non chiedi tu chiedono loro :) ) del perchè e mi hanno risposto che l’abitudine di entrare in chiesa senza scarpe se la portano dietro dall’Africa sahariana, quando la prima chiesa usata dall’ordine, cinquant’anni prima, era proprio una tenda.
Bello no?
でも san paolo alle tre fontane 壁を入ってすぐロマのじゅうたい忘れる。壁の中に違う世界です。。。。三つの教会があります。一番面白いのは一番古いです,中世の教会のsanto anastasio, 写真の教会。そとと中はとても simple style です、ロマネスクエ 時代です。
Muji a Roma, il no brand superbrand.

Me ne sono accorta tardi. E’ più di un mese che ha aperto il primo negozio Muji della capitale! Ci sono stata ieri. A via del Tritone 199, dove prima c’era le pain quotidien oggi c’è MUJI. Non grandissimo, e secondo me anche in posizione poco felice.
Da che mi ricordi quel pezzo di via del Tritone è sempre stato abbastanza sfigato dal punto di vista commerciale. Zona di passaggio (soprattutto di autobus e taxi), ad alta concentrazione turistica (a due passi c’è fontana di trevi) ma marciapiede angusto e tratto di strada che non invita a passeggiare.
Ma Muji non ha bisogno di presentazioni e sarà un successo anche dove lo hanno aperto.
Colori del negozio rosso scuro, grigio, acciaio. Oggettistica personale e per la casa bella, funzionale, elegante, dal design minimalista, mooooolto giappo.
Rispetto ai negozi nella madrepatria, l’assortimento di Roma è piuttosto sacrificato, ma tant’è e ci accontentiamo. Sono sicura che apriranno un altro punto vendita, perchè sarà un successone. Magari non in zona ZTL e con la superficie che merita.
Nota dolente i prezzi. Rispetto a Muji Giappone mediamente il doppio, qualche volta di più, ma fa niente c’è tale fame di cose belle e dal design pulito che i romani non ci faranno caso.
Questo il sito http://www.muji.net/ con la possibilità di acquistare anche on-line.





