Come nel 1985

Nuova emergenza, neve a bassa quota. Roma con la neve. I bambini sperano in un giorno di vacanza strardinario. Io purtroppo no. Domani non lavoro di mio. Però volevo uscire a farmi una passeggiata in centro.
E invece domani nevica, dicono.
Vediamo se per una volta c’hanno preso.
Atmosfera di magica attesa. Uscirò lo stesso, tanto non nevica.
A Roma la neve l’ho vista una sola volta. Era il 1985. E’ evidente dalla foto sotto, che allora non intervenne la protezione civile. Non c’è sale per le strade!

presa su http://www.romameteo.it/tevere/Galleria%20Meteo/1985-01-06S.%20Giovanni.jpg

Fiumicino da mare

A due passi da casa, quando la scuola dell’obbligo  finiva iniziava l’obbligo di andare al mare. A Fiumicino.
Si partiva con il treno. Ad ogni stagione la sua cura: l’inverno la vitamina C delle spremute, l’estate lo iodio del mare.
Fiumicino era il mare di mamma, con le sue alzatacce, lo stabilimento Vittoria e le cabine verde bottiglia scrostate, l’agonia del ritorno, mia sorella e me rincoglionite e piene di sabbia a camminare e sudare per riprendere quel treno arroventato da un sole ancora allo zenith in quella stazione di Fiumicino paese che già allora pareva abbandonata.
Fiumicino con la mamma, Focene con papà, la domenica, con calma e con la macchina che per raggiungere la spiaggia doveva avventurarsi su strade bianche piene di buche. E noi tre a ridere su e giù per le montagne russe che papà ogni volta, immancabilmente ci regalava. Era quello il nostro mare, quelle buche prese di proposito mentre mamma poverina rischiava di vomitare.
Non c’è mai stata storia, Focene batteva Fiumicino, spiaggia libera batteva stabilimento, 127 batteva treno, papà batteva mamma sempre 3 a zero.
Ieri ero a Fiumicino.
Fiumicino e il fiume, Fiumicino disordinata, senza alberi, Fiumicino con le case popolari mangiate dal sale sul lungomare, Fiumicino e il faro, Fiumicino e i ristoranti di pesce, Fiumicino e l’aeroporto, Fiumicino e il mare. Un mare ingabbiato che non mi è mai piaciuto. Eppure quando sono alla ricerca di luce è qui che torno.
Ieri passeggiavo per via di Torre Clementina con un cartoccio di fritto misto in mano, ma questa volta non sono arrivata fino alla punta dove il Tevere si getta in mare.
Troppo freddo, poca gente in giro, qualche gabbiano in aria, qualcun altro in equilibrio su tronchi strappati da chissà dove.
Il solo rumore lo facevano le cime dei pescherecci arrugginiti e ormeggiati in doppia fila.

Amibuz, il suono della foresta a Trastevere

Domenica scorsa al mercato di Porta Portese intenta nel mio solito giro ho sentito un cinguettar e un batter d’ali che a Trastevere, anche se vicino al fiume Tevere è molto difficile incontrare. Era l’uomo uccello Amibuz che cantava, suonava, danzava, recitava in diretta e per il piacere del variopinto popolo del Mercato.
Se una domenica mattina vi capita di udire da lontano il suono della fisarmonica, e il ritmo dei sonagli avvicinatevi state per incontrare One Tribal Bird Man, un artista di strada, un vero fenomeno.
Il pezzo è in francese e il titolo è les oiseaux.

Chiedo venia per la qualità del video colpa della mia vecchia olympus

Tre vele a Tor Tre Teste

Ci sono tre vele a Tor Tre Teste, il quartiere di Roma est incastrato tra il Raccordo Anulare, la Casilina e la Prenestina.

Non credevo che le chiese contemporanee costruite in cemento armato, acciaio e vetro potessero essere così belle. A Roma ci sono degli esempi inguardabili di chiese moderne. Mostruosità incistate in tessuti degradati per un gusto dell’orrido incomprensibile. Chiese che anzichè accogliere respingono, strutture aguzze che invece di placare agitano.
Invece qui no, tre vele candide si alzano gonfie verso il cielo di Roma anche senza ponentino.

E’ la Chiesa Dives in Misericordia, di Richard Meier, costruita per il Giubileo del 2000 (iniziata nel 1998 e inaugurata nel 2003).

A Roma in via Tovaglieri.
Cliccate sulla foto, ingrandite e respirate.
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Er Fontanone

E’ l’acqua der fontanone ad avemme ispirato
Foto di Neve*

Er Fontanone

Er fontanone tant’acqua sputa fori
Lo scroscio me rinfresca
La luce me stranisce 

Qui tra le fronne der giardino
ce soffia er ponentino.
Nun sarà forse la bora
ma pe’ un momento all’afa più nun penso.

T’affacci poi alla terrazza
e tra scrosci e lampi
co’ la faccia da fregnone me domanni:
ahò ma ndo’ sta er Cupolone?
 
Neve* 16 agosto 2009


Al teatro India di scena la Luna



Tra il Tevere e piazza della Radio, all’ombra del gazometro è nato qualche anno fa negli spazi dell’ex fabbrica Mira Lanza il teatro India di Roma. Il luogo è di quelli suggestivi che piacciono tanto ai romani in cerca di atmosfere e ricordi industriali ottocenteschi popolati di ciminiere e caseggiati dai mattoncini rossi. Piacciono così tanto che molti di questi luoghi non sono sfuggiti alla speculazione palazzinara di lusso. Una parte dell’ex fabbrica Mira Lanza invece è diventata uno spazio comune piacevole, il teatro India appunto. E in questi giorni di Estate Romana di questo luglio lunare il teatro ospita la manifestazione URANIA.
Fino al 18 del mese appuntamenti tutti dedicati al luminoso satellite. In occasione del quarantesimo anniversario dell’allunaggio il teatro India dedica alla luna mostre, letture teatrali, musica, teatro, film. Gli appuntamenti a partire dalle 18.00.
Prima degli spettacoli un giro in libreria e dopo una birra a ritmo di musica nel bel bar allestito accanto il teatro. Tutto all’aperto, accanto al fiume (che non si vede) ma con il gazometro che tanta parte dell’orizzonte chiude. Decisamente un posto poco caciarone.

Teatro India
Lungotevere Vittorio Gassman (già lungotevere Papareschi) 146
tel 06 6840001
Roma