Vestirsi da Maiko o Geiko a Kyoto: la mia passeggiata in incognito a Sannenzaka

Come si fa ad andare in Giappone e non vestirsi da geisha?

Immagine generata con AI ispirata ai luoghi descritti.

Quando ho scritto questo post, nel 2008, vestirsi da maiko a Kyoto era un’esperienza ancora poco conosciuta tra i turisti occidentali. Oggi, nel 2026 è molto piĂ¹ diffusa, ma l’effetto sorpresa — almeno per me — resta intatto.

Il bello di mettersi il kimono in Giappone, è sapere che è cosa non solo da turista. E’ normale sposarsi con il kimono, è normale in occasioni particolari indossarne uno e puĂ² capitare che anche le giapponesi si facciano ritrarre nelle sembianze di una maiko o di una geisha. Si fanno acconciare e truccare come queste misteriose creature. Ed infatti a Kyoto, intorno al tempio di Sannenzaka si incontrano tantissime fake “geisha”, semplici donne che giocano alle cortigiane.
Lo studio fotografico si trovava nel cuore dell’antica Kyoto ed era stato scelto con molta cura( www.maiko-henshin.com/english/plan/honten.html ) vista la nostra intenzione, mia e di Mika di andarcene pure a spasso conciate come ci avrebbero. L’unica cosa da scegliere era il kimono, certamente cosa non facile, visto che lo studio fotografico vantava una cospicua collezione.
Del complicato mondo della geisha sapevo poco o nulla, ma ero sicura di una cosa: del kimono e di come lo volessi.
Eh si, sapevo che avrei dovuto scegliere quello da geiko, cioè da donna adulta per avere un vestito sobrio ed elegante. Mika avrebbe scelto inconsapevolmente, lei, uno da Maiko, da giovane donna apprendista geisha, e avrebbe avuto un kimono sgargiante e sicuramente troppo colorato.
Dopo aver indossato un paio di sottovesti le addette dello studio cominciano con il trucco….e qui pure con i guai. Tutto quel bianco candido sul viso certamente non ci rendeva giustizia, soprattutto quando ridevamo. Avevamo capito che era meglio sorridere si, ma senza mostrare i denti! Non consideriamo poi il rosso carminio sulle palpepre e il rossetto messo su metĂ  labbra per emulare la bocca a cuoricino, un orrore. Ma come si dice, ormai avevamo fatto trenta…
Il kimono che avevo scelto era molto bello, sì ero proprio soddisfatta, me lo guardavo bene mentre le addette ci vestivano. Dopo il kimono passano a l’obi, anche questo scelto tra i molti disponibili. Mentro lo mettono a Mika io riflettevo su quanto fosse bello, di broccato color oro, e sul fatto che le stava proprio bene sul suo kimono viola da Maiko, così applicato giusto sotto il seno, bello alto perchè poi dietro scendesse giĂ¹ fino quasi ai piedi.
Ora tocca al mio di obi, che invece è da Geiko, quindi piĂ¹ semplice, meno vistoso, bla, bla, bla. Va be’ pazienza. Peccato perĂ² che è lungo il triplo di quello di Mika e me lo avvolgono come fosse un cintura del dottor Gibaud, intorno alla vita per ben tre volte! Ecco ora somiglio piĂ¹ ad un lottatore di sumo che ad una graziosa donnina. Chiedo inorridita, ma speranzosa, “ehm scusi ma non me lo mette alto come a lei? E loro gentilissimi: ma no, la geisha porta l’obi giĂ¹, non sotto il seno, bensì proprio qui intorno al punto vita”. E io che avevo scelto il kimono blu tinta unita, con qualche fiore di ciliegio qua e lĂ  per fare la figa, me tapina.
Ma il capolavoro non era ancora terminato. Mancava il tocco finale : i sandali e la parrucca. Sono i particolari che contano. Mentre Mika indossava dei bellissimi ed altissimi infradito di stoffa a me rifilano, sempre per il solito discorso della geiko sobria ma elegante, dei bassi e comunissimi geta sui quali fatico non poco a camminare. E la parrucca? La sua alta vaporosa con dei graziosi e sonanti fermagli colorati, la mia calata bassa in testa a mo’ di cazzeruola con un pezzo di legno come fermaglio (mooooolto sobrio), piĂ¹ larga che lunga. Un vero disastro, ma indimenticabile.
Un consiglio? Vestitevi da Maiko.
Due giapponesi in giro per le stradine di Sannenzaka ?

Giappone, impressioni d’estate sulla Nakasendo

Foto scattate sull’antica strada Nakasendo, l’antica via di comunicazione lunga 530 km che fin dal settimo secolo unisce Kyoto a Tokyo. L’antica strada, che attraversa le provincie del Giappone centrale collegando le regione del Kinki al Kanto, veniva spesso preferita alla piĂ¹ famosa ma ben piĂ¹ trafficata Tokaido.


La Nakasendo (“la strada che passa in mezzo”), attraversa paesaggi molto belli e tocca cittadine rimaste piĂ¹ o meno intatte dal periodo Edo. Due di queste Magome e Tsumago, nonostante il notevole afflusso turistico, conservano una certa atmosfera da Giappone perduto. Hanno l’urbanistica e l’architettura in legno dei vecchi villaggi giapponesi, quelli che ormai si vedono solo nelle antiche stampe.

Ne ho percorso il tratto che va da Magome a Tsumago, l’estate di due anni fa, accompagnata da un caldo umido insopportabile. Meno male che ho scelto di andare da Magome a Tsumago e non viceversa, perchè al contrario mi sarei fatta otto km in salita.
Otto kilometrI di sentiero che si inerpica tra colline e boschi, molto ben segnalato e tutto con l’antica pavimentazione. Un mini trekking suggestivo,




perchè nonostante la notorietà, durante la mia passeggiata non ho incrociato molte persone, solo case di campagna, campi di riso color smeraldo, ruscelli e una rumorosa cascata. Faceva molto caldo, il solito caldo umido giapponese, ma lungo il sentiero ho trovato moltissime fontane dove dissetarmi.


Qua e lĂ  sul ciglio della vecchia strada ho visto strani cumuli di pietra, massi scolpiti, statuette votive. In alcuni punti, ho rischiato veramente di veder compararire da dietro una curva un gruppo di samurai, o una palanchina di nobili…


this map belong to www.walkjapan.com

Japanese Springtime sale!!!

Da sinistra verso destra e dall’alto verso il basso, tutta una serie di articoli che ho preso in Giappone per me e per i miei amici. Come al solito ho esagerato e visto che ne ho ancora un bel po’, se vi serve un’ idea regalo…..Considerate che sono nuovi, introvabili, belli, originali e pure convenientissimi.
foto 1) tre sacchetti di sali da bagno termali.
foto 2) aburatorigami, foglietti anti lucido, usati da tutte le donne giapponesi. Fantastici, ogni confezione ne contiene moltissimi. Da tenere in borsa e usare al posto della cipria.

foto 3) strap coniglio gotico, da attaccare al cellulare, alla borsetta, dove volete.
foto 4) strap hello kitty.
foto 5) manekineko oro, il gatto giapponese talismano portafortuna, con campanellina al collo. Altezza 8 cm. Un classico souvenir giapponese.

foto 6) Tre sacchetti sali da bagno: sali finlandesi, sali di hokkaido e sali profumati al latte e pesca.

foto 7) strap hello kitty geisha shamisen.
foto 8) scatolina di incenso giapponese al profumo di bosco di bambu piĂ¹ pallina in ceramica poggia incenso.
foto 9) coniglietto usagi di cotone imbottito, portafortuna.

Posted by Picasa

Vi piacciono? Se siete interessati a questi oggetti, made in Japan 100% e acquistati da me nel mio ultimo viaggio, mandatemi una mail, o lasciatemi un commento. Ja ne!

Iwojima, così triste cadere in battaglia….

Dopo aver visto al cinema Lettere da Iwojima, il bel film di Clint Eastwood, ho voluto leggere il libro dal quale il film era stato tratto: Così triste cadere in battaglia, di Kakehashi Kumiko. Non si tratta di semplice libro di guerra, ma della storia di un militare e dei suoi ventimila uomini, che in una remota isola del Pacifico, riuscì male equipaggiato, e praticamente abbandonato dal Giappone a resistere agli americani per 36 giorni, facendo della battaglia di Iwojima, una delle pagine piĂ¹ cruente e emblematiche della seconda guerra mondiale.

La corrispondenza del comandante Kuribayashi con l’amatissima famiglia permette di tratteggiare in maniera precisa la psicologia di un militare devoto al suo paese, ma abbastanza lucido da capire la stra-potenza degli Stati Uniti e le possibilitĂ  vicine a zero per il Giappone di vincere la guerra. Attraverso lo sguardo lucido  di Kuribayashi ci viene raccontata la vita quotidiana in questo lembo di terra lontano piĂ¹ di 1000 km da Tokyo, un’isola desolata senza risorse e dove il semplice vivere era una triste battaglia quotidiana.

Kuribayashi, consapevole della inesorabile fine che aspetta i suoi uomini, ma altrettanto convinto che dal suo sacrificio dipenda la salvezza del Giappone, organizza la battaglia di Iwojima con una strategia innovativa e di rottura, rompendo con l’alto comando militare. La tattica che adottererĂ  per contrastare gli americani permetterĂ  a lui e a i suoi uomini, al contrario delle isole di Guam e Saipan, di resistere e contro ogni aspettativa per piĂ¹ di un mese, infliggendo enormi perdite agli avversari.

Iwojima, è la cronaca di una terribile battaglia combattutta con tecniche di guerriglia conquistata dagli americani metro dopo metro, ma difesa dai uomini disperati e tenaci, che per sopravvivere si rifugiano nel ventre di un’isola velenosa per vivere come topi.
Il ricordo di Iwojima, di questa remota, puzzolente ed inospitale isola rimarrĂ  così scolpita nella memoria dei due paesi e del mondo intero come una delle pagine piĂ¹ sanguinose ed epiche della guerra del Pacifico.

La guerra combattuta nel Pacifico è una pagina di storia che in Italia si conosce molto poco. Questo libro, è dunque una testimonianza preziosa di una guerra disperata combattuta da uomini, che seppur fedeli e animati da sentimenti di onore e lealtĂ , testimoniano un toccante smarrimento di fronte all’inutile stupiditĂ  della guerra.

Un libro che mi ha commosso, la storia di un uomo a capo di soldati che combatterono con tale coraggio da muovere a compassione persino gli dei, e che nella lettera di commiato all’imperatore ebbe l’ardire di scrivere che “era così triste cadere in battaglia”.

Così triste cadere in battaglia
di Kakehashi Kumiko
Edizioni Einaudi Collana Stile libero Big
euro 15.00

Per chi non l’avesse ancora visto, consiglio il film di Clint Eastwood, Letters from Iwojima, in giapponese con sottotitoli in italiano, di cui posto il trailer.

Tonari no Totoro, Ending song

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TOTORO TOTORO TOTORO TOTORO

dareka ga kossori

komichi ni konomi uzumete

chissana me haetara himitsu no angou

mori e no pasupooto suteki-na bouken hajimaru

tonari no TOTORO TOTORO TOTORO TOTORO mori no naka ni mukashi kara sunderu

tonari no TOTORO TOTORO TOTORO TOTORO kodomo no toki ni dake anata ni otozureru

fushigi-na deai

ame furi basu tei , zubunure obake ga itara , anata no amagasa sashite agemasho

mori e no pasupooto mahou no tobira akimasu

tonari no TOTORO TOTORO TOTORO TOTORO , tsukiyo no ban ni okarina fuiteru

tonari no TOTORO TOTORO TOTORO TOTORO, moshi mo aeta nara ,

suteki-na shiawase ga anata ni kuru wa

TOTORO TOTORO TOTORO TOTORO TOTORO TOTORO TOTORO TOTORO………

Singer: Inoue Azumi Lyricist: Miyazaki Hayao Composer/Arranger: Hisaishi Jou

My neighbor Totoro – Tonari no Totoro

Chi conosce Totoro?????
Questo film animazione di Hayao Miyazaki di fine anni ottanta, praticamente sconosciuto in Italia, tranne agli appassionati e agli studenti di lingua giapponese, è’ un film bellissssssimo, con una colonna sonora strepitosa (firmata dal solito Joe Hisaishi). Uno dei film piĂ¹ belli, secondo me, di Miyazaki.

Trama: Due bambine trasferitesi con il papà in campagna , incappano in un buffo personaggio, Totoro, che altro non è che uno spirito dei boschi, uno dei tanti che popolano il mondo del fantastico giapponese.
Totoro e i suoi buffi aiutanti (che solo le bimbe riescono a vedere) accompagnano Satskuki e Mei alla scoperta della Natura e vivono con loro tante avventure.

La storia delle due sorelline è ambientata negli anni sessanta, in un Giappone ancora rurale di cui il film riesce a trasmettere tutta la nostalgia.
Uscito nel lontano 1988, Tonari no Totoro ha dato inizio ad un vero e proprio fenomeno di massa,e ha avuto tanto di quel successo da diventare il simbolo stesso dello studio Ghibli alimentando un’industria di gadgets fiorente e piuttosto ricercata.
Da Youtube posto, tra le cose che ho trovato, questi cinque minuti in lingua originale (con sottotitoli in cinese) che sono tra i piĂ¹ belli di tutto il film.
Se vi capita di trovare il Dvd, magari in inglese o francese, (in Italia è inedito, mai uscito e distribuito, peccato mortale) non esitate, compratelo, perchè si tratta di un film magico.
Questa la scena: le bimbe hanno piantato dei semi che non si decidono a spuntare, fino a quando in una notte afosa ci penserĂ  il portentoso Totoro e la sua danza fatata…