Una giapponese a Roma

Cosa pensano e cantano le giapponesi a ROMA? Un singolo uscito nel 1994, che ha viaggiato sottorraneo affiorando qua e la’. Cantato, anzi sospirato da una famosissima in patria e anche in Francia Kahimi Karie, un’esponente della Shibuya-kei, un sotto genere musicale anni 90 che mischia pop, jazz, bossa nova, lounge music e del quale anche i Pizzicato five sono stati il gruppo da noi più conosciuto. Ho messo anche il testo perchè senza questo è impossibile gustarsi la canzone e perchè nonostante sia cantata in italiano non perfetto le parole sono un vero spasso: un concentrato di luoghi comuni su Roma e i romani, lampi di storia, arte e cinema soprattutto degli anni 60, un mix seducente e accattivante, una chicca imperdibile con una musica techno-lounge anni sessanta, quasi settanta. C’è tutto l’immaginario sull’italia creato dalla dolce vita. Il pezzo inizia con la strombazzata del film “il sorpasso” di Dino Risi con Gassman e Tognazzi. E ditemi che non è stratosferico questo pezzo, tra l’altro anche censurato. Altre info su Kahimi Karie qui

Giapponese a Roma( testo di Momus)

Sono piccola come Lolita
(Una Giapponese a Roma)
Sono una ragazza sola
(Una Giapponese a Roma)

Con la mia Vespa
(Una Giapponese a Roma)
Voglio fare la ginnastica artistica
(Una Giapponese a Roma)
Modernista, Futurista
Il Duce è Fascista
Una Giapponese, bella ragazza
Solo con la mia Vespa

Via del Corso, Villa Borghese
Due cappucini per piacere
Modernista, Futurista
Una Giapponese a Roma

Ai giardini di Villa Borghese
(Una Giapponese a Roma)
Voglio mangiare i gelati
(Una Giapponese a Roma)

Modernista, futurista
Manifestazione qualunquista
Al Gianicolo Sotto
Gli alberi di limone
nel grotto

Vogio scopare,
fare l’amore
Con i ragazzi di Trastevere
Modernista,Futurista* (nella versione originale qui era “cazzo di Dio, Santa Madonna “
Una Giapponese a Roma
Marinetti mangia gli spaghetti
Giorgio de Chirico beve cappucini
I ragazzi di Trastevere
Con le Lambrette e i Lamborghini
Io sono la vostra prima ballerina
Io sono prima donna discoteca

Andiamo
Allegri
Al mare in Cinquecento
Guarda il panorama
Sulla Cristoforo Colombo

Madre mia, la mare
E’ come una bella pittura
Voglio trovare la dolce vita

Tokyo : NTT DoCoMo Tower

Altro che Tokyo Tower, brutta imitazione della Tour Eiffel ! Nello skyline di Tokyo insieme alle torri municipali di Kenzo Tange svetta (ed è proprio il caso di dirlo, visti i suoi 240 m) la torre della Nippon Telegraph and Telephone: la DoCoMo Tower. E’ un grattacielo del solito colore grigiolino celestino giapponese, ma ormai è un simbolo ben riconosibile nell’orizzonte di Shinjuku.
Lo stile mi ricorda i grattacieli americani anni 40 e 50.
La torre si può ammirare benissimo dalla Shinjuku Southern Terrace, ossia l’uscita Shinjuku minamiguchi(dove torno sempre :)). La torre, che è stata costruita nel 2000, possiede l’orologio più alto al mondo, ben 15 metri di altezza, aggiunto nel 2002 in occasione del decimo anniversario della Ntt docomo.
La docomo tower è un gigante silenzioso, immobile e pacifico con qualunque tempo e temperatura, un testimone tranquillo nel frenetico panorama di Shinjuku. Un pezzo di panorama oramai insostituibile.

Spicchi di Cielo e Do.co.Mo tra i binari della metro a novembre 2008


Stupore Giappone: Buon vicinato

Dal Corriere.it un articolo di due giorni fa di Davide Casati. L’ ‘articolo che posto di seguito è stato tradotto da questo del New York Times , ma tutto comincia da questo articolo dell’Indipendent di settembre 2008

Dojinkai erano stati vicini di casa perfetti e accettati da tutti, come nella tradizione.
Giappone, clan della mafia rompe le regole di convivenza. La città si ribella
Causa colletiva per allontanare la “famiglia” dei Dojinkai dal palazzo a sei piani che occupano a
Kurume (città del Kyushu, vicino Fukuoka n.d.r)

Per ventidue lunghi anni, i Dojinkai sono stati vicini di casa perfetti. Hanno seguito alla lettera tutte le regole giapponesi del buon vicinato: niente schiamazzi notturni, niente mozziconi in strada, spazzatura differenziata nel modo corretto. Ma da quando i membri di questo clan – mille affiliati, uno dei più importanti della Yakuza, la mafia giapponese – sono stati coinvolti in una guerra fratricida (sette morti in due anni), il quartiere s’è riempito di mormorii. E ora quei mormorii sono diventati la prima causa fatta, in Giappone, per sfrattare un clan.

CAUSA COLLETTIVA – Una causa firmata da 603 persone (che vivono nel raggio di 500 metri dal quartier generale dei Dojinkai, a Kurume) e appoggiata da altre 5.508, che mette in discussione il ruolo – finora incontestato – della mafia giapponese. La vicenda, che vista da occhi italiani ha del surreale, si spiega solo quando si chiarisce che in Giappone la Yakuza è un’attività tra le altre. Insomma: la mafia è legale. Il governo la tollera perché i suoi 22 clan, che danno lavoro a 85mila persone, si occupano di attività considerate “un male necessario di ogni società”: prostituzione, scommesse, racket. Così facendo, le autorità hanno pieno accesso ai conti delle “famiglie”.

DROGA – La situazione è cambiata da quando la mafia ha iniziato a occuparsi anche di traffico di droga. Spingendo lo Stato su posizioni più dure, e i cittadini alla diffidenza. Fino a pochi anni fa, tutto era più tranquillo. I Dojinkai, ad esempio, trasferirono il loro quartier generale in un palazzo di sei piani in un’area commerciale di Kurume, nell’ovest del Giappone, nel 1986. E decisero di integrarsi perfettamente nel quartiere. Le regole imposte dal capoclan erano ferree: cortesia nei saluti ai vicini. Nessuna ostentazione: vietati i doppiopetti, il parcheggio in strada delle auto di lusso (permesso solo durante la riunione della famiglia, una volta al mese). E rispetto delle autorità rionali. Quando, il 10 ottobre 1998, il 56enne signor Akemi Shigematsu (una sorta di amministratore di zona) si lamentò per “1) mancati saluti 2) telefonate a voce alta in mezzo alla strada nel cuore della notte 3) disordinata disposizione della spazzatura”, l’allora capoclan Yoshihisa Matsuo accettò le lamentele. E rimbrottò i “confratelli”.

LA ROTTURA – Due anni fa, però, il clan si è spezzato. E la nuova fazione, i Seidokai, è arrivata al punto di fare vittime (tra cui un innocente, scambiato per il leader dei Dojinkai. Il vero leader ha visitato la vedova, sparso incenso, lasciato denaro in compensazione). E ha sparato in strada. Una volta. Alle undici di notte. Troppo. “Non possiamo vivere in pace”, ha detto al New York Times Kimiyo Morita, 62 anni. C’è chi li difende (“Devono pur guadagnarsi da vivere. E poi sono così gentili, salutano sempre”, dice una signora. Ma la causa ha già spinto i Dojinkai a spostarsi. Di qualche metro più in là, in attesa di un possible verdetto. «Il nostro quartier generale è il nostro castello», spiega al NYTimes il 54enne Nobuyuki Shinozuka, comandante in capo del clan. «Sappiamo che possiamo disturbare la società. Ad esempio perché noi non sogniamo la vendetta: la attuiamo». E la causa? «Tocca allo Stato decidere. Se pensa di non aver più bisogno di noi, può mettere al bando la Yakuza. Ma se non è così, troveremo un altro modo per sopravvivere».

Origami, l’ultima frontiera

Il fiocco di neve non c’entra niente, ma questo l’ho fatto io e tagliare mi da molta più soddisfazione di piegare.
Quanta pazienza infinita, quanta fantasia e tecnica negli origami! Tutti ci siamo cascati, prima o poi. Io che ho sempre guardato con stupore e ammirazione i palloncini di carta riesco solo a fare il Cigno. Il mio capolavoro, fatto in stato di grazia e particolare rincoglionimento è stato una palla di non so quanti pezzi di carta incastrati, bellissima, che non saprei assolutamente rifare e che fa bella mostra di se sopra il comò, preziosa come una reliqua.
Oggi però per tutti coloro che cercano le gioie dell’origami senza le pene, ecco instant origami, (cliccare prego) l’origami zen, l’ultima frontiera dell’arte di piegare la carta, la giusta vendetta per tutti quei disgraziati che si sono cimentati in questa bellissima quanto pallosissima tecnica.
Anche il video racconta l’origami come arte zen, ma mi raccomando prima cliccate instant origami. Buon divertimento

Mosaic Street Luminarie 2008

Cliccate per ingrandire

Con quest’abbondanza di luminarie, a Tokyo è già Natale. Ai giapponesi piace il Natale e fanno di tutto, mi sembra, per creare atmosfera e aria natalizia.
Queste foto le ho scattate l’ultima sera prima di partire dopo essermi rimpinzata con una cena a base di barbecue. Passeggiata fino alla stazione di Shinjuku ovest. Da li’, tra la stazione Odakyu e i magazzini Keio parte una stradina in salita che chiamano Mosaic Street e che collega l’uscita ovest (Shinjuku nishiguchi) a quella sud (shinjuku minamiguchi). Sulla stradina scende o sale un vero fiume di luce, un’aurora boreale o se preferite una specie di via lattea (come si vede bene dall’ultima foto) mentre qua e la ci sono dei pannelli con azzurre decorazioni floreali (anche se ho scovato un giapponessissimo usagi).
La parte centrale di Mosaic street invece, di fronte al bar di tapas Paradorina ospita un vero bosco di fintissimi alberi di natale bianchi e plasticosi che non valeva la pena di fotografare (ma che invece ai giapponesi piacciono moltissimo a giudicare dalle foto che si facevano fare…). Sono passata di qua l’otto novembre e avevano già inaugurato tutto questo ben di dio che da Mosaic Street continua per tutta
Shinjuku Southern Terrace fino ad arrivare fino sotto quasi la torre Docomo. Un vero spettacolo di luci e colori. Sembra che tutto questo scintillio sia per festeggiare il decimo anniversario della costruzione di Shinjuku Southern Terrace, un bello spazio urbano che si sviluppa di fronte a Takashimaya, Kunikuniya e Tokyu Hands e che in effetti è una passeggiata larga che ospita tra le altre cose un albergo grattacielo, il ristorante Pesce d’oro, un frequentatissimo Starbuck, un perennemente affollato Krispy Donuts, e il negozio Franc Franc. Che poi è la parte di Shinjuku anzi di tutta Tokyo che preferisco, il mio posto preferito, Southern Terrace.
Le luminarie della Southern Terrace sono diverse rispetto a quelle di Mosaic Street ma ugualmente belle, appena trovo l’altra memoria fotografica le posto.

Mosaic Street


Istallazione luminosa all’ingresso di Mosaic Street dalla parte di MYLORD a Shinjuku nishiguchi

Tadaima!

Tadaima! Eccomi tornata. In realtà già da quasi una settimana, ma sono stata travolta dagli eventi. Devo fare una montagna di cose, tra cui scaricare qualche centinaia di foto, riordinare le idee e sopravvivere alla Cai. In questi giorni non ho avuto tempo di fare niente se non seguire da vicinissimo la vicenda di mamma Alitalia. Ma Minnasan sono proprio qui ora (tada ima) e non me ne andrò per un bel po’ di tempo, quindi
a prestissimo, Neve*.
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Tokyo e Onsen Segrete

Parto. Torno una settimana in Giappone. Un po’ del solito Giappone e un po’ di nuovo Giappone. Appena 10 giorni 8 notti.
Tokyo, Tokyo, Tokyo, poi per la prima volta Nikko (Nikkô wo minai uchi wa kekkô to iu na, chi non ha visto Nikko non può dire d’aver visto il bello), una notte nella Dai inaka del Tochigi ken per un’escursione nella OKUKINU (la valle delle onsen nascoste) , infine un’escursione in giornata dalla capitale a Kawagoe, la piccola Edo.

Il resto sarà la solita Tokyo dove ho un numero infinito di posti vecchi e nuovi da vedere e rivedere. Di nuovo ad Asakusa, Shinjuku, Harajuku, Shibuya, Ueno, Yanaka, e per la prima volta Shimokitazawa, il mercato delle pulci del tempio di Hanazono, Ikebukuro, Ebisu, Kichioji e l’Inokashira park, il quartiere di Shimabata, Dayankiyama……e poi tutta una serie di negozi che devo asssssssolutamente cercare e saccheggiare. :)

Nell’attesa beccatevi un corto che è come un haiku, breve e folgorante. Si intitola “viaggetto a Tokyo” e ne è autore di Alessandro W. Mavilio, un professore di italiano a Kyoto che realizza bellissimi street movies. Protagonisti sono il Giappone e le sue strade, attori inconsapevoli coloro che le abitano e le percorrono. Brevi e illuminanti incursioni di quotidianità giapponese.

http://www.taoistmovies.com/show.asp?mid=165

Un’ossessione tutta giapponese: le stagioni


Dalle Note del guanciale di Sei Shonagon, dama del decimo secolo alla corte dei Fujiwara, posto il capitolo sulle stagioni. Già più di mille anni fa l’animo giapponese era sensibile al ciclo della natura.

Caratteristiche piacevoli delle stagioni, secondo Sei Shonagon

L’aurora a primavera: si rischiara il cielo sulle cime delle montagne; sempre più luminoso, e nuvole rosa si accavallono snelle e leggere.
D’estate, la notte: naturalmente col chiaro di luna; ma anche quando le tenebre sono profonde. E’ piacevole allora vedere le lucciole in gran numero rischiarare l’oscurità, oppure distinguere solo le luci di alcune di loro. Anche quando piove la notte ha un suo fascino.
Il tramonto in autunno: malinconico quando i raggi del sole calano obliqui dalla vetta (….) e i corvi a gruppi di due, di tre, di quattro si affrettano disordinatamente al nido; (…) L’armonia del vento e il ronzare degli insetti, quando il sole è calato, infondono una dolce tristezza.
D’inverno, il primo mattino: bellissimo inutile dirlo, quando cade la neve. Bello è anche il candore della brina; oppure riattizzare il fuoco rapidamente, quando il freddo è più intenso e attraversare le sale portando il carbone (…..) “

Edizioni Oscar Mondadori
a cura di Lydia Origlia

Muji a Roma, il no brand superbrand.


Me ne sono accorta tardi. E’ più di un mese che ha aperto il primo negozio Muji della capitale! Ci sono stata ieri. A via del Tritone 199, dove prima c’era le pain quotidien oggi c’è MUJI. Non grandissimo, e secondo me anche in posizione poco felice.
Da che mi ricordi quel pezzo di via del Tritone è sempre stato abbastanza sfigato dal punto di vista commerciale. Zona di passaggio (soprattutto di autobus e taxi), ad alta concentrazione turistica (a due passi c’è fontana di trevi) ma marciapiede angusto e tratto di strada che non invita a passeggiare.
Ma Muji non ha bisogno di presentazioni e sarà un successo anche dove lo hanno aperto.
Colori del negozio rosso scuro, grigio, acciaio. Oggettistica personale e per la casa bella, funzionale, elegante, dal design minimalista, mooooolto giappo.
Rispetto ai negozi nella madrepatria, l’assortimento di Roma è piuttosto sacrificato, ma tant’è e ci accontentiamo. Sono sicura che apriranno un altro punto vendita, perchè sarà un successone. Magari non in zona ZTL e con la superficie che merita.
Nota dolente i prezzi. Rispetto a Muji Giappone mediamente il doppio, qualche volta di più, ma fa niente c’è tale fame di cose belle e dal design pulito che i romani non ci faranno caso.
Questo il sito http://www.muji.net/ con la possibilità di acquistare anche on-line.

My Tokyo shopping Guide (post aggiornato apr 2012)

Map of Shinjuku and Asakusa taken from here
Qui di seguito una selezione dei miei negozi preferiti a Tokyo. Quelli che non manco mai , ma proprio mai di visitare. A costo da farmi venire le vesciche ai piedi.  Eccovi le tappe del mio pellegrinaggio.
Shinjuku Sud (uscita dalla stazione Minami Shinjuku)

TOKYU HANDS, un must, un posto da non mancare come il tempio di Asakusa, ci trovate tutto,  dai sali da bagno al legno per il gazebo.
Diverse sedi in città,  le filiali più grandi  sono quella Ikebukuro e quella di Shinjuku, nella Shinjuku Southern Terrace, vicino al magazzino Takashimaya e alla libreria Kunikuniya. Otto piani di stupore. Un’ora a piano, vi ho avvisato.
KUNOKUNIYA, la più grande libreria di Tokyo, tanti punti vendita.  Non ricordo quanti piani , ma uno intero è dedicato ai libri in inglese. Bellissima. Sempre Shinjuku Southern Terrace.
LUMINE e MYLORD, sono due super negozi dentro la stazione più grande e incasinata al mondo, tanti  micro spazi che vendono abbigliamento  ed accessori di tendenza.
MOSAIC STREET una strada pedonale in salita, o in discesa, che corre tra i magazzini Keio e Odakyu e collega la parte ovest di Shinjuku a quella sud. Qui trovate negozi che vendono articoli anche tradizionali, uno su tutti il negozio di furoshiki e tenugui KAMAWANU
TAKASHIMAYA, ISETAN, ODAKYU grossi magazzini multipiano,  generalisti,  abbastanza tradizionali..
Tutti hanno un basement dedicato al cibo dove rifoccillarsi con gli assaggi.
I piani superiori, due o tre sono riservati ai ristoranti che non sono mai meno di dieci.

Sempre a Shinjuku Southern Terrace, attraversate il ponte di Takashimaya con a sx la torre DOCOMO, sulla destra i magazzini My Lord e Odakyu e sotto la stazione JR, e arrivate in un altro di quei negozi che non manco mai,  FRANC FRANC, specializzato in articoli di design e arredamento. Una volta usciti,  per gli amanti del genere c’è, oltre la fila,  KRISPY KREAM e un po’ più avanti uno STARBUCK’S dove se trovate posto appollaiatevi in vetrina a godervi lo struscio. Subito dopo trovate la trattoria “italiana” PESCE D’ORO. Continuando in direzione della stazione Shinjuku e di My Lord  (con alle spalle la torre Docomo) avrete sulla sinistra KONNE, negozio della prefettura di Miyazaki e il nuovo MOGU MOGU (che non mancherò di visitare  la prossima volta) negozio che vende specialità dell’Hokkaido.

Shinjuku Est

Tappa irrinunciabile è il nuovo, grande, minimalista Muji di Shinjuku est, stazione metro Shinjuku Sanchome, vicino al tempio di Hanazono. Dentro ci trovate anche un ristorante.

Per chi ama il kitch, meta obbligata è Don Quijote, dove faticherete a girare, ma vi divertirete tanto. Lo trovate all’ingresso di Kabuki cho.


Aoyama e Harajuku
 LAFORET all’incrocio tra Aoyama e Meiji dori, un mondo di gadgets, accessori, e outfit ultima moda.
KIDDILAND. E’ una tappa per chiunque arrivi a Tokyo e faccia tappa ad Harajuku e Aoyama. Il paradiso del kawaii e delle cazzate. Aoyama Dori, fermata di Harajuku, Yamanote line.
TAKESHITA DORI,  l’usato e abbigliamento indie, di fronte la fermata di Harajuku, sulla Yamanote line.
Ginza e Asakusa
Qui si trova il paradiso della carta ITOYA , un  negozio storico specializzato in carta tradizionale Washi, e articoli di cartoleria, andateci e Vertecchi  di Roma, vi sembrerà una merceria di paese.
Se siete alla ricerca del tradizionale e avete voglia di assaggiare i famosi crackers di riso della vecchia Edo dirigetevi a NAKAMISE DORI, la strada di Asakusa che porta al tempio di Sensoji, dove continuate a sgranocchiare ma birciate anche tra i negozietti che vendono bambole kokeshi e irresistibili manekineko.