Stasera si esibiscono i Kodo :) Ho preso i biglietti più di un mese fa. C’è anche la finale della Champion League. Arriverò mai stasera all’Auditorium? Tifate per me.
Tag: Giappone a Roma
I ciliegi di via Panama

ちりじりに居てもする也花の春
chiri-jiri ni ite mo suru nari hana no haru
Sono lontano da casa ma sboccia un’altra primavera
Haiku composto nel 1817 da Kobayashi Issa
Domenica di primavera, Hiroshige o Porta Portese?
Canzone di oggi, questa indimenticabile. AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAANCORAAAAAAAAAAAA
Kodo, il battito.
Ritmo e tanta potenza. Questi sono i taiko suonati dai Kodo, una miscela di sapiente tecnica, fisicità, tradizione e innovazione per una musica sorprendente. Il risultato sono sonorità esplosive e travolgenti, in un crescendo che porta ad esplosioni di gioia pura (o almeno è quello che succede a me).
La prima esibizione di Taiko l’ho vista moltissimi anni fa in una estate romana all’Eur. Una vera scoperta. E io che pensavo che la musica giapponese fosse solo flauto e shamisen. I taiko sono eccitanti. Da allora sono un appuntamento fisso.
Lo scorso anno ho visto gli ONDEKOZA, quest’anno invece i KODO durante il loro One Earth Tour 2009 saranno in Italia a maggio. I concerti si terranno all’Auditorium di Roma, il 23-25 e 26 e il 27 di maggio. Sembra che per le prime tre date si tratti di un concerto insieme all’orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, il 27 invece si tratterà solo di tamburi giapponesi.
Ristoranti giapponesi a Roma: Sushisen
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| Foto di Neve* |
Il menu è piuttosto ampio e diversificato e perciò apprezzato anche da chi non ama particolarmente il pesce crudo. I prezzi sono nella media, anche se con gli anni sono cresciuti sempre più. A parte i piatti di nigiri sushi che costano uno sproposito (in linea comunque) c’è un po’ di tutto e Sushisen si è specializzato in fantasiosi california rolls e uramaki. La cosa che non amo però è l’uso abbondantante di salse, maionese e creme con le quali infarcisono il riso. Decisamente troppe. Qua e là ho visto anche del surimi.
La prima volta che capita non ci fai caso,, la seconda pensi che siano forse un po’ troppo distratti, la terza cominci a pensare che ci sia dell’altro…anche perchè l’ultima volta si sono sbagliati per un importo superiore ai venti euro! Secondo voi quanti controllano che le voci riportate nel conto corrispondano a quello effettivamente mangiato, o si ricordano quanti e quali piattini hanno impilato? Quanti capiscono o riescono a districarsi nei nomi scritti solo in giapponese? E pensare che prendono le indicazioni con il palmare…..
Non è gradevole andare in un posto dove sbagliano il conto con questa facilità e dove ti costringono a noiose verifiche e antipatiche rettifiche.
Ristoranti giapponesi a Roma: Autunno e Lunch Set da Hamasei
Pranzo da Hamasei. Nel panorama piuttosto affollato di ristoranti giappo, pseudo giappo, approssimativamente giappo, Hamasei è un punto fermo.
Sta là in via della Mercede, tra piazza San Silvestro, piazza di Spagna e via del Tritone dai lontani anni 70, pioniere della cucina orientale in una città tradizionalista e caciarona come Roma.
Hamasei resiste e si rinnova. Tra i giapponesi romani è il più tradizionale e il più grande ristorante di Roma. Ora è ancora più grande, ed offre oltre ad una sala tatami, un nuovo sushi bar (che stanno ultimando), diversi ambienti e nella parte nuova c’è un lungo tavolo per avventori singoli con una grande zona di tavolini per due. L’arredamento seppur minimalista è caldo. Come tutti i giapponesi non è particolarmente economico, ma se ci andate all’ora di pranzo con 15 euro si può scegliere tra quattro tipi di Lunch Set : sushi-sashimi-salmone alla griglia- tonkatsu, la cotoletta di maiale.
Il sushi e il sashimi set sono i più richiesti e si capisce il motivo, una qualunque vaschetta di sushi anche take away (nei supermercati o da Daruma) non costa mai meno di 10 euro. Qui nel vassoio trovate anche un antipasto, sottoaceti, una ciotola di misoshiru e un po’ di frutta. Potete mangiare in pace, seduti in un bell’ambiente e serviti da personale efficiente e discreto. Che volete de più? Le bevande sono a parte, ma una teiera di te verde costa 3 euro.
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| Foto di Neve* |
Muji a Roma, il no brand superbrand.

Me ne sono accorta tardi. E’ più di un mese che ha aperto il primo negozio Muji della capitale! Ci sono stata ieri. A via del Tritone 199, dove prima c’era le pain quotidien oggi c’è MUJI. Non grandissimo, e secondo me anche in posizione poco felice.
Da che mi ricordi quel pezzo di via del Tritone è sempre stato abbastanza sfigato dal punto di vista commerciale. Zona di passaggio (soprattutto di autobus e taxi), ad alta concentrazione turistica (a due passi c’è fontana di trevi) ma marciapiede angusto e tratto di strada che non invita a passeggiare.
Ma Muji non ha bisogno di presentazioni e sarà un successo anche dove lo hanno aperto.
Colori del negozio rosso scuro, grigio, acciaio. Oggettistica personale e per la casa bella, funzionale, elegante, dal design minimalista, mooooolto giappo.
Rispetto ai negozi nella madrepatria, l’assortimento di Roma è piuttosto sacrificato, ma tant’è e ci accontentiamo. Sono sicura che apriranno un altro punto vendita, perchè sarà un successone. Magari non in zona ZTL e con la superficie che merita.
Nota dolente i prezzi. Rispetto a Muji Giappone mediamente il doppio, qualche volta di più, ma fa niente c’è tale fame di cose belle e dal design pulito che i romani non ci faranno caso.
Questo il sito http://www.muji.net/ con la possibilità di acquistare anche on-line.
Un pezzetto di Giappone a Porta Latina


Ultima domenica agostana. Rientri. Romani al mare. Approfitto dell’atmosfera sonnacchiosa per andare in un angolo di Roma nascosto e poco conosciuto. Lungo le mura Aureliane, tra Porta San Sebastiano e Porta Metronia, si apre un’altra porta. Attraversandola si raggiunge in pochi passi via San Giovanni a Porta Latina, una strada chiusa che custodisce una delle più belle chiese paleocristiane di Roma. Chi arriva dalle mura rimane sorpreso da tanta pace e tanta bellezza. Siamo a due passi da San Giovanni e dal quartiere Appio ma sembra di essere in un’altra città. Lo slargo che ospita la chiesetta, rappresenta un unicum come pochi altri luoghi nella capitale, complice sicuramente la situazione appartata. Chiesa antichissima del settimo secolo, ha l’impianto paleocristiano ma il campanile è più tardo, di epoca romanica. L’interno conserva l’impianto architettonico originale, ma è stato rimaneggiato e non ha lo stesso fascino della facciata. Completano sul fronte della chiesa un pozzo medievale e un enorme cedro del libano, sicuramente centenario. Un angolo di Roma suggestivo, soprattutto la sera, soprattutto se non c’è nessuno.
Resoconto terzo Mercatino giapponese di Roma
Si è svolto domenica 16 dicembre il terzo appuntamento del mercatino giapponese di Roma. Questa volta è stato fatto al circolo degli artisti in via Casilina Vecchia.
Io avevo un banchetto stra-figo, per chi se ne intende, pieno di superfortunati Manekineko che sono andati via come l’acqua (foto) e di oggettistica della più varia, tutta presa in Giappone.
Il mercatino ha aperto alle 11 ed è andato avanti fino a sera inoltrata e io seppur infreddolita mi sono divertita parecchio.
Che Chanbara!
Ogni tanto si prendono delle “sole”.
Ieri sera ne ho presa una. All’ Auditorium di Santa Cecilia davano lo spettacolo giapponese Chanbara, tamburi e spada. L’accostamento dei tamburi e delle spade mi pareva strano, ma a Roma le occasioni di assistere a spettacoli giapponesi è così limitata che non si va tanto per il sottile.
Altra anomalia, lo spettacolo iniziava alle 20.30, piuttosto presto per le nostre abitudini.
Arrivati all’Auditorium, dopo una ricerca spasmodica del parcheggio la settimana prima di Natale, ci siamo accomodati in galleria (euro 20) e un’altra anomalia mi si è presentata: la comunità giapponese era pressochè assente, cosa piuttosto strana vista la penuria di appuntamenti nipponici nella capitale e tra il pubblico c’era il pieno di adolescenti.
Sempre più sospettosa mi sono messa a leggere la locandina, e per scrupolo ho dato un’occhiata al nome degli artisti, tanto per accertarmi che fossero veramente giapponesi. Lo erano quindi, mi sono tranquillizzata e ho deciso di dar credito a chi aveva organizzato l’evento (Romaeuropa Festival) e al fatto che avevano fatto addirittura due serate.
Quando però si è fatto buio in sala e è iniziato lo spettacolo, prima ho riso per dieci minuti e poi me so’ proprio avvilita.
Sicuramente non capisco nulla di arti marziali, ma quello che ho visto era a metà tra un film di Bruce Lee e i film di Godzilla (quelli con gli attori mascherati e il pupazzone di gomma che con le zampate buttava giù i grattacieli di Tokyo) che davano sulle private negli anni ottanta.
Boh, m’è sembrato uno spettacolo senza senso, accompagnato da effetti sonori da guerre stellari e fumi da disco music. Quelli che maneggiavano la spada erano tutti molto bravi, degli acrobati direi, ma sinceramente lo spettacolo non m’è piaciuto. Di tutto quello che ho visto salvo solo gli assolo di taiko suonati per una decina di minuti alla fine del primo tempo. Basta.
Chanbara è stato una caricatura, uno spettacolo ad uso e consumo degli occidentali, una cosa proprio brutt, direi.
Alla fine del primo tempo, ci hanno invitato ad alzarci ed uscire dalla sala per permettere il cambio scena, io a quel punto non avendo più dubbi e tormentata da crampi di fame, ne ho approfittato e me ne sono andata.






