Il mercatino giapponese di Roma

foto di neve*
Stamattina incursione al mercatino giapponese allestito al Black Out di via Casilina.
Impressioni: preferivo la versione “Circolo degli Artisti”.
Il posto era forse più piccolo ma sicuramente più facilmente raggiungibile e con più carattere.
Il mercatino giapponese, dal 2007 ad aggi è cresciuto molto, io ho partecipato a ben quattro edizioni, l’ultima lo scorso anno e devo dire che  gli oggetti giapponesi o ispirati alla cultura nipponica continuano ad essere ancora pochi. 
Il pubblico che lo frequenta è vario, ma ho notato una deriva decisamente troppo teen e kawaii.
Mi piacerebbe un mercatino più autenticamente giapponese, con film, libri, artigianato, un luogo dallo spirito più adulto e dal gusto maggiormente raffinato.

La parte migliore, oltre quella dedicata al cibo, si trova all’ingresso e all’aperto dove sulla destra ci sono 4 o 5 banchetti con vintage giapponese, oggettistica varia, ceramica, artigianato giapponese e variamente ispirato. Proprio da uno di questi banchetti, ho acquistato un bell’anello di Mio Otsubo e uno Jinbei da bimbo che ho abbinato ai geta presi la scorsa primavera al mercatino Menilmontant di Parigi.
foto di neve*

Settembre giapponese

Vi segnalo (grazie Giampy!) due eventi “Japan related” che si svolgeranno la prossima settimana a Roma:
domenica 19 settembre ci sarà il Mercatino Giapponese al Black Out a via Casilina 713, Roma.
Ingresso gratuito. Stessa formula, ma posto diverso (e rispetto al Circolo degli Artisti, è anche un po’ più sfigato)
martedì 21 settembre invece il Circolo degli Artisti ospita per la seconda volta i Melt Banana, gruppo giapponese di “Noise Jap Rock”, più famosi all’estero che in patria ( e non fatico a capire perchè).
Ingresso 10 euro
Ecco un assaggio della loro musica con una cover di un pezzo anni sessanta, tintarella di luna ………..;)

^^^^^^enjoyed?^^^^^^
Melt Banana, Official Site

Negozi orientali nella capitale : Korean Market


foto @nevesottile
Avete presente Castroni? Dimenticatelo. E i negozi cinesi come Xin Shi o Pacific Trading intorno piazza Vittorio? Pure. 
Tutto, ma proprio tutto quello che vi può servire per una cena giapponese e coreana lo trovate qui.
Il Korean Market è a due passi dalla stazione Termini, a Via Cavour 84, scendendo dalla stazione sulla sinistra subito dopo la basilica di Santa Maria Maggiore accanto ad una agenzia di viaggi ed un negozio di birra artigianale.

Ci trovi i  germogli di soia freschi, il tofu artigianale Otani, il natto, gli udon, la soba, il te verde, la pasta di miso, le verdure sottoaceto, il riso, i dorayaki e taiyaki surgelati,  il kimchi (cavolo piccante), il curry, i ramen e le zuppe di ramen istantanee, tutto ma proprio tutto dalle alghe al wasabi. Tutto insieme e nello stesso posto.

Korean Market il negozio di Roma più fornito di alimenti coreani e giapponesi. Non proprio economico. 

La spesa multietnica di Piazza Vittorio


Fino a qualche anno c’era solo Castroni. Le delicatessen a Roma si compravano solo li. Oggi non più. Il panorama in questa città che non cambia mai è cambiato e l’arrivo degli stranieri negli anni ha fatto si che oggi gli alimenti etnici si possano comprare in tante parti ma soprattutto in una zona ben nota di Roma:
piazza Vittorio e vie limitrofe. 

Anche se fino a qualche anno fa il quartiere dell’Esquilino era conosciuto come la Chinatown romana, le vie intorno alla stazione Termini, quelle strade a perpendicolo costruite subito dopo l’unità d’italia sono ormai abitate da varie comunità. Via Palestro, Via Vittorio Emanuele terzo, via Carlo Alberto, via Emanuele Filiberto sono il cuore della comunità cinese ma anche araba, bengalese, indiana, pakistana di Roma.
Bar, ristoranti, agenzie di viaggio, negozi di abbigliamento e appunto negozi di alimentari.
Uno dei mei preferiti si chiama XIN SHI e sta a Via Carlo Alberto 10, la strada che unisce Santa Maria Maggiore alla porticata Piazza Vittorio.
Xin Shi è un supermercato cinese, gestito da cinesi (qualcuno non parla italiano) che importa direttamente dalla Cina alimenti e articoli sparsi. Ci si può trovare di tutto dai germogli di soia al te verde, dal riso ai dolci tipici, dai funghi essiccati ai cestelli di bambù. Ma non solo.
Da qualche tempo da Xin shi si possono trovare anche ingredienti giapponesi: pasta di miso, zenzero marinato, salsa soia,sake, dolci mochi, alghe per il sushi…insomma fiutato l’affare i cinesi stanno allargando il loro ventaglio di offerte anche agli italiani che amano la cucina orientale. Infatti il supermercato è frequentato da una clientela mista, cinese e sempre più italiana che entra prima per curiosità e superata la diffidenza acquista poi ad un prezzo inferiore articoli di difficile reperibilità.
La mia ultima spesa:
1  Pepe nero in grani del Kerala (preso al  negozio indiano, Le Spezie del Guru) profumatissimo
2  Peperoncino (Le Spezie del Guru) piccantissimo
3  Chutney di mango piccante (idem) una vera schifezza, ma che volete si sperimenta
4  Biscotti al te verde (Xin Shi) passabili, più che di te sapevano di burro
5  Dolci giapponesi di riso ripieni di sesamo (Xin Shi) ottimi
6-7  Verdure indiane (Le Spezie del Guru) buone
8-9  Noodle cinesi e coreani (Xin Shi) in credenza per i momenti di crisi.

Lisa Ono e la Bossa Carioca a Roma

Scoperta una notte a Tokyo facendo zapping in tv LISA ONO è una delle più famose interpreti di BOSSA NOVA giapponese.
Sospesa tra due continenti, Lisa Ono ha sangue giapponese ma anima carioca. E’ una raffinatissima cantante dalla voce calda e una delle più sensibili interpreti di musica brasiliana. Da noi poco o nulla conosciuta è invece molto popolare in Giappone, dove adorano il samba, il jazz, la bossa nova e in Brasile, dove è nata e cresciuta.
In occasione del suo tour europeo (in realtà solo Parigi) il 25 gennaio suonerà a Roma, all’ Istituto Giapponese di Cultura, ore 20.
Un’occasione unica, da non divulgare troppo :), per conoscere Lisa Ono e godersi un po’ di suadente Bossa Nova.
Il pezzo è una cover di un famoso brano mambo degli anni 50, QUIEN SERA’. Versione Lisa.
Enjoy.

Mercatino Giapponese Natale 2009 Circolo degli Artisti

Quest’anno è il mio primo mercatino, ma sarà come al solito imperdibile. Ho cose bellissime.
Il mercatino giapponese organizzato da Sakurashu ad ogni appuntamento si arricchisce di nuovi banchi, e penso sia diventato il migliore nel suo genere a Roma. Certo è privilegiato l’aspetto commerciale, però l’atmosfera che si vive è molto carina e si possono passare un paio d’ore in maniera diversa e divertente se amate il genere Kawaii, zakka o semplicemte vi piace gironzolare per mercatini. Questo è sicuramente differente dai soliti, spesso tristi che si vedono per Roma. Qui e qui le foto delle mie edizioni passate.
Vi aspetto domenica 20 dicembre al Circolo degli Artisti di Roma dalle ore 10. Ingresso 1 euro (e non mi chiedete perchè).

Mercatino Bazar Scuola Giapponese di Roma Edizione 2009


Ve lo siete perso? Z a n n e n !!!!! Peccato.
Lo sapete che con i giapponesi bisogna cogliere l’attimo. Era tanto tempo che stavo dietro al bazar, ma per anni l’ho sempre lisciato, venivo a sapere la data esattamente una settimana dopo che c’era stato! E sappiate che c’è una sola volta l’anno.

E’ un evento per introdotti e se non siete nel giro giusto non ne verrete mai a conoscenza!
Quest’anno però grazie al tempestivo post di Paolo sul suo blog DOMU, l’ho saputo prima e per non dimenticarlo ho puntato la sveglia sul telefonino.
Solo che ovviamente non sapevo che ci sarebbe stato il DELIRIO.
Folle affamate si aggiravano fameliche tra gli stand gastronomici.
File ovunque. Per il curry rice 30 minuti, yakitori esauriti, yakisoba altri 20 minuti. Mi so’ buttata perciò sul già pronto: dorayaki, frankfurter, sushi e onigiri.
Ho firmato la petizione per la Jal e mi sono sorbita tutta l’estrazione della lotteria nella speranza di vincere i 25 chili di riso oppure la macchina che lo cuoce. Indovinate un po?
Doppio Zannen. Riprovo il prossimo anno.
Sotto un po’ di foto fresche di giornata.

Ristoranti giapponesi a Roma: Sushi ko

Foto di Neve*
Sono stata presa dalla voglia di pesce crudo e subito dopo dalla consapevolezza che il panorama romano ahimè generoso non è …
In un altro post ho parlato ampiamente di cosa offre Roma quando c’è di mezzo il sushi. Sempre più convinta che il pesce crudo si debba mangiare preferibilmente Giappone, quando vengo presa dal desiderio mi ritrovo a scegliere sempre tra i soliti Hamasei e Hasekura.
Avevo già letto di Sushi ko e ci sono stata la prima volta un mese fa. Il locale però era pieno e quindi ci ho riprovato ieri sera, un tranquillo lunedì e finalmente mi sono seduta al sushi bar. 
Il ristorante, che in realtà è un’associazione culturale (la cui entrata sarebbe permessa solo ai soci, ma sono entrata pure io) si trova a San Lorenzo in una viuzza a ridosso della via Tiburtina: via degli Irpini
Difficile trovarla, perchè più che una strada si tratta di un cul de sac che finisce su una gradinata.
Aguzzate la vista perchè non c’è traccia di insegna, solo una bella porta di legno con su un foglio A4 che recita SUSHI-KO.
Cinque tavoli cinque rimediatissimi e un sushi bar che ospita una decina di posti. Ristorante a forma di T, arredo di un minimalismo esagerato, bianco dappertutto interrotto da una vetrinetta nera che racchiude un sontuosissimo kimono di broccato rosso e oro.
Niente musica, luci al punto giusto ma tovagliette segnaposto piuttosto anonime, di quelle con le foto dei nigiri che si trovano pure ai cinesi travestiti. Insomma a parte la porta d’ingresso molto bella in legno naturale il resto dell’arredamento per i miei gusti è un filo scarno.
In sala si muovono due persone e dietro il bancone altre due. Da questa parte gli italiani, dall’altra i giapponesi divisi dal banco sushi. Una ragazza con i ciucci e lo sguardo sveglio e un uomo dalla faccia tonda come gli occhiali che indossa. Sono loro gli attori e i registi di questo piccolo palcoscenico. Sono i padroni di casa e per tutto il tempo parlano e ridono tra loro in un giapponese farcito di qualche parola in italiano.
Il menu è il punto di forza di Sushi-ko. Piccolo ma molto buono. Sushi, sashimi, Temaki, makimono, chirashi, tempura e poco altro. Pochi orpelli molta sostanza. Qui si che il rigore è da applauso. Pesce crudo di una bontà assoluta. Fresco, di consistenza morbida adagiato su riso dal sapore dolce e non sopraffatto dal wasabi (con il quale altrove qualche volta si esagera per coprire pesce non proprio fresco).
Ho scelto il piatto che si chiama Miyabi, 10 pezzi che mi hanno portato in paradiso: tonno, salmone, spigola, gambero e gamberetto dolce crudo, che i giapponesi chiamano amaebi. Tutto talmente buono che ho mangiato con le mani. Riso dolce e abbastanza compatto, salmone dalla consistenza cremosa, spigola freschissima, tonno fragante e spesso. 
Sì, spesso, erto, alto, proprio ciccione. Dimenticate le ostie di pesce che trovate in altri posti, qui finalmente sul riso ci sta il pesce, e che pesce!


Venti pezzi di sushi, due tempura di verdura, un gelato al te verde, un budino al sesamo nero, una birra Asahi e due tazze di te, 71 euro.

Sushi ko Via degli Irpini 8
Tel 06 44340948
Avrete intuito che si riemp subito, perciò pre-no-ta-te.