Terza edizione Mercatino Giapponese di Roma

Occasione ghiotta per chi è a corto di idee in vista del prossimo Natale.
Domenica 16 dicembre si terrà a Roma in via Casilina vecchia, al Circolo degli Artisti, la terza edizione del Japanese Free market. Due sale espositive e anche lo spazio esterno ospiteranno banchetti pieni di Giappone. Dalle 11 di mattina fino a sera (una sala chiuderà invece alle 18).
Appuntamento da non mancare. Ci sarò anch’io con un banchetto “chic and cheap” :) Ingresso gratuito. Se volete assaggiare il sushi, affrettatevi, finisce in un battibaleno.
P.s: Al mio banchetto troverete oggetti introvabbbbili e che ve lo dico a fa’ bellissimi.

***L’oro di Araki***

Oggi, per caso sfogliando il giornale mi sono accorta che a Roma c’è la mostra fotografica di uno dei più noti fotografi contemporanei giapponesi : Araki Nobuyoshi.
Si tiene nel palazzo Fontana di Trevi, ingresso di Via Poli, 54.
E’ stata organizzata dall’Istituto Nazionale per la Grafica, con il patrocinio dell’Istituto Giapponese di Cultura ed inaugurata ieri 23 novembre da Araki san in persona. Finirà il 24 febbraio 2008. L’ingresso è gratuito.
Sono andata, e nel palazzo che si affaccia su Fontana di Trevi (vale la visita anche solo la sede) mi sono ritrovata di nuovo a Tokyo.
La maggioranza delle foto sono in bianco e nero. Le più belle, oltre quelle della sezione ritratti (piena di attori e celebrità varie), mi sono sembrate quelle della sezione “Tokyo diary”, foto scattate a Ginza tra gli anni 50 e 60 e che ritraggono una città in pieno boom economico, popolata da facce che camminano spaesate, come se ancora si muovessero tra le macerie di un paese in guerra. Le ho trovate bellissime.
L’altra grande parte della mostra è dedicata a donne, molte sicuramente più di semplici modelle, ritratte in intimità.
Araki sembra amare molto il bondage e le sue composizioni più erotiche mostrano donne in bellissimi kimono legate e appese su tatami e bicchierini di sake. Moltissime sono le foto che sembrano uscite dai fumetti.
Le donne di Araki, non sempre belle e giovani, sono sempre invece sensuali e naturali, un po’meno le lucertole e i godzilla che le accompagnano.
Completano la mostra una sezione polaroid (di cui è tappezzata una parete)e una sala con un televisore che mostra il fotografo a far foto in giro per la sua Tokyo.

orario: martedì – venerdì 12.00 – 19.00, sabato e domenica 10.00 – 19.00.

Rome Japanese Freemarket- Mercatino Giapponese a Roma

In primo piano un tenugui, da noi chiamasi “canovaccio”, sul tavolino magneti vari, ciondoli per telefonini, maneki e maialini salvadanaio, scatole washi, bacchette e cianfrusaglie varie.

Si è svolta il 28 ottobre scorso, la seconda edizione del Mercatino giapponese, in via Assisi 33, zona stazione Tuscolana. E’ stato divertente e piuttosto affollato. E’ forse la prima volta a Roma che viene organizzato un mercatino di cose nuove e usate provenienti dal Giappone o che si ispirano ad esso.
In realtà esisteva già una giornata simile promossa ogni anno dalla scuola giapponese di Roma, in zona Casetta Mattei, ma non direi si tratti proprio di un mercatino giapponese, piuttosto di un mercato fatto da giapponesi che vendono, soprattutto cibo e materiale vario di provenienza mista.

Il mercatino di via Assisi, ha visto riuniti privati e non, che vendevano soprattutto oggettistica proveniente dal Sollevante. Un vero successo di pubblico. I banchetti distribuiti su due piani, vendevano, tranne alcune eccezioni, tantissime cose giapponesi, cose sfiziose come manga, cibo (che come da tradizione è finito in un batter d’occhio), dvd e libri, noren, geta, hello kitty, magneti, tenugui, strap per telefonini, scatole washi, manekineko. Insomma una vera goduria per chi ama il Giappone nelle sue infinite espressioni.
La manifestazione, durata una domenica di sole, è stata invasa da una folla curiosa e affamata dalla voglia di portarsi a casa un pezzetto di estremo oriente. Direi che il successo è stato tale da spingere gli organizzatori (che gestiscono il negozio Sakurashu) ad un nuovo appuntamento, magari in prossimità delle feste natalizie, forse in uno spazio più grande e diversamente distribuito, così da permettere una migliore agibilità per espositori e visitatori.
Le foto le ho scattate in quella occasione, e sono del banchetto più bello, il mio.

In primo piano, tote bag kittychan, kairo gli scaldini per l’inverno, sali da bagno, libri sul giappone e il giapponese

Ristoranti giapponesi a Roma. Premesse.

Foto di Neve*
Ricordo che la prima volta che ho assaggiato il pesce crudo un po’ di senso me lo ha fatto.
Concedetemi questo paragone. Il sushi è come il sesso: bisogna ripetere per apprezzare
La mia prima volta al giapponese e stato da SOGO, ristorante vicino pzza di Spagna, ristorante che ora non esiste più.
Per abituare il gusto romano a questa prelibatezza esotica, il sabato, Sogo, tra le 19 e le 20.30 proponeva una specie di Happy hour, tutto il sushi e sashimi che volevi e potevi a sole 50.000 lire. Oggi con 25 euro se ci prendi un tempura e 6 nigiri è anche troppo. Era tanto tempo fa, quando c’erano ancora le lire e il sushi era cibo esotico.
Allora il pesce crudo lo mangiavano in pochi, soprattutto i turisti giapponesi di passaggio nostalgici della cucina di casa. 
Di ristoranti giapponesi nella capitale ce ne sono molti e io li distinguo in 3 tipi:
-Veri ristoranti giapponesi
-Ristoranti cinesi travestiti da giapponesi ma con cuoco giapponese
-Ristoranti cinesi travestiti e basta
Tra i veri ristoranti giapponesi ricordo lo storico Hamasei, a via della Mercede, Rokko a via rasella, Hasekura a via dei serpenti, Sushisen a via Giulietti, Bishobu kobo a via ostiense, Kisso a via modena.
Questi sono quelli che conosco e dove qualche volta vado. Si distinguono tutti per una cosa: so’ carissimi!!!! I miei preferiti sono Hasekura, Hamasei, Kisso, non necessariamente in questo ordine.
Nelle altre due categorie troviamo tutta una serie di locali, che negli ultimi anni hanno subito una trasformazione, da ristoranti cinesi a ristoranti giapponesi. I cinesi hanno fiutato l’affare e spacciano con facilità una cucina similnipponica ad un prezzo che è il triplo del cinese. Quindi è tutto un fiorire di ristoranti dall’arredamento pseudo giapponese dai nomi più vari Nagoya, Ginza, Kyo, Sen, Roppongi… A volte qualcuno di questi ristoranti ha il cuoco giapponese oppure una esperienza di sushiman in Giappone.
Normalmente il conto a fine cena è più basso (ma non troppo, diciamo un 20 percento in meno), la qualità pure, e nei menu fa sempre capolino il riso alla cantonese e gli involtini primavera, tanto chi se ne accorge?
Non li consiglio.
C’è poi un altro tipo di ristorante dove mangiare pesce crudo, il ristorante romano dove si mangia “cucina fusion”e dove il pesce crudo lo chiamano sushi mediterraneo. Praticamente una sola (con la o aperta). Nel locale fighetto di Ostiense, Testaccio, Prati mangi insieme al plateau di formaggi a pasta dura, molla o semi molla invecchiati e ammuffiti 200 anni in baite ecologiche di comuni denuclearizzati anche 30 grammi di spigola con rucola, semi di sesamo e limone a soli 30 euro. Vade retro sushi a lume di candela.
Se volete assaggiare il sushi, andate ai veri giap, ma attenzione che qualcuno si sbaglia facilmente con il conto… Provate qualche buon take away, se avete la fortuna di fare un viaggio in Giappone abbuffatevi li’ che il pesce  lo tirano, e quando andate nelle capitali europee cercate i susharoli, i quali se non eccellono in qualità almeno hanno un prezzo più popolare. Buon appetito….

Un angolo di Giappone a Trastevere: l’Orto Botanico di Roma


Nel cuore di Roma, proprio sotto le pendici del Gianicolo, l’Orto botanico , ospita tra un bosco romano, serre tropicali e palme nane, un angolo di estremo oriente.

In cima alla collina di Villa Corsini, da dove si scorge Roma con i suoi palazzi e il fontanone dell’Acqua Marcia vi sorprenderete di trovare un piccolo ma ben curato giardino di concezione giapponese.

Ci sono pitosfori ben tagliati, uno stagno con due ponticelli in pietra, la lanterna e qualche masso ben piazzato. Tanti aceri e anche un padiglione in legno da dove godersi la città da una prospettiva inusuale.

Ci sono anche i ciliegi, la fioritura è già passata, ma per gli aceri che si incendiano in autunno c’è ancora tempo.


Si entra dalla parte di Trastevere, largo di villa Corsini. Domenica e festivi chiuso. Ingresso 4 euro. Uno dei posti più tranquilli e meno conosciuti della città.