Tramonto al Gianicolo
S a k u r a

Purtroppo andrò solo per qualche giorno.
Sarà un’occasione per mostrarvi qualche altra curiosità di prima mano.
In Giappone con il Wwoof!
Spero che questo post sia di aiuto a tutti quelli che hanno in animo di andare in questo angolo di mondo. Perché diciamocelo, tutti quelli che hanno avuto l’idea di studiare giapponese si sono trovati prima o poi di fronte alla decisione di andare in Giappone, ma soprattutto di capire come andarci.
La prima cosa da decidere è: per quanto tempo? Meno o più di tre mesi? Perché se è vero che ci metterete pochissimo a capire che il giapponese che insegnano all’università o all’Istituto di Cultura non è esattamente la lingua che parlano i locali, ci si impiega un po’ di più per orientarsi con la lingua vera. E’ un vero shock rendersi conto che praticamente tutto il mondo usa qualunque forma verbale tranne il masu così diligentemente imparato .
Certo ci vuole una scuola, direte voi. Vero, ci vuole, ma solo per rendersi conto che le scuole spesso sono care, piccole (aule anguste, scarpe dappertutto) zeppe di asiatici che hanno un notevole vantaggio linguistico e che se anche se non hanno mai studiato il giapponese saranno sempre più bravi di voi a leggere e a capire un testo.
E questo vi assicuro è molto frustrante. Voi sarete lì a sudare su un ideogramma (che più studiate e più dimenticate) e loro lì tranquilli che senza pensarci su un secondo ti spiattelleranno il significato, quello giusto.
E anche se ve la caverete nella conversazione, loro saranno sempre migliori, perché come sapete, oltre un certo livello bisogna costruirsi il vocabolario, cosa moltissimi asiatici fanno senza bisogno di dizionario (appunto).
Dopo un po’ non ne potrete più, ve lo assicuro. Certo l’alternativa può essere frequentare scuole per occidentali, dove riacquisterete un po’ di punti, ma sono pure quelle che costano di più, ahimè! E visto che non ho mai avuto la fortuna di fermarmi in Giappone per periodi molto lunghi, ho aguzzato l’ingegno per capire come sfruttare al massimo il visto turistico.
Così, dopo le classiche esperienze — viaggio studio, casa di amici di amici — un giorno girovagando in rete ho fatto una scoperta di cui, modestamente, vado ancora molto orgogliosa. si chiama Wwoof e no, non è latrato di un cane lupo, bensì la vacanza-studio-lavoro più divertente che abbia mai fatto.
In breve, il WWOOF è un’organizzazione internazionale di origine inglese, che ha il compito di promuovere la conoscenza e la diffusione dell’agricoltura organica. Esistono sedi in tutto il mondo, e quindi anche in Giappone.
Si tratta di questo: ci si iscrive al Wwoof Giappone e si ha diritto ad accedere a un database che raccoglie una serie di aziende agricole, ma non solo, che in cambio di un minimo di lavoro giornaliero (che varia dalle 4 alle 6 ore) vi offre vitto, alloggio e naturalmente l’enorme opportunità di parlare giapponese tutto il giorno, nonché spesso di conoscere altre persone che sono lì per il vostro stesso motivo, oppure diversamente da voi, perché vogliono imparare veramente a coltivare il riso.
Una grande esperienza al costo del biglietto aereo o poco più! Certo dovrete essere pronti a lavorare e ad adattarvi alla vita delle persone che vi ospitano. Ci vuole lo spirito adatto e anche una certa dose di fortuna per capitare nel posto giusto. Diciamo che se non siete interessati alla coltura del fagiolo rosso evitate di andare in posti dove vi buttano giù dal letto alle 6 del mattino e preferite invece gli alberghi o i ristoranti dove vi si richiederà di servire ai tavoli, aiutare in cucina, fare conversazione.
Per quanto mi riguarda, dopo un inizio catastrofico, di cui magari parlerò, capitata nel cuore del Giappone a confezionare gigli sotto le grinfie di un’amabile signora, ho cambiato host e ho passato un’estate veramente bella.
Lo posso dire, viva il WWoof!
Qui la seconda parte , WWOOF in Giappone istruzioni per l’uso
How japanese speak english
Esistono diversi miti sul Giappone.
Un paese che non solo è geograficamente molto lontano, ma culturalmente proprio un altro pianeta. I giapponesi, confesso a volte, anzi spesso, mi sembrano proprio extraterrestri. Le loro città pazze e divertenti. Sinceramente a volte incomprensibili, provo nei confronti dei giapponesi sentimenti contrastanti.
Esistono una serie di luoghi comuni sul Giappone, che è piuttosto facile sfatare.
Una di questi è che i giapponesi parlano tutti inglese. NIENTE DI PIU’ FALSO. E chi ha avuto la fortuna di andare si sarà reso conto di questo. Non solo la diffusione dell’inglese è limitatissima (anche tra i giovani, anche se studiano inglese da piccolissimi, anche se hanno decine di insegnanti madrelingua) ma quel poco di inglese che parlano risulta praticamente INCOMPRENSIBILE. Ci sono, ovviamente persone che parlano un ottimo inglese. La maggiorparte delle persone, però, ha un livello insufficiente e un accento terribile. E’ talmente proverbiale la difficoltà dei giapponesi con l’inglese, che è stata coniata una parola per l’inglese parlato in Giappone ENGRISH. Una lingua totalmente diversa dall’originale dagli effetti comici. Per darvi un’idea sul rapporto tra i giapponesi e l’inglese guardate questo video (cliccate sul titolo del post). E’ un video esilarante. Chi ride viene picchiato,….ahio!!!
Kamakura
Japan Culture Lab – Sushi
Il Giappone ha il raro talento di prendersi gioco di sé stesso con estrema serietà. Questo video del collettivo Japan Culture Lab è una parodia perfetta dei documentari educativi e delle infinite regole del galateo giapponese. Da vedere fino alla fine.
Nintendo commercial
Trovo la tv giapponese molto divertente, soprattutto la pubblicità. Gli spot sono molto originali e i jingle un vero spasso. Non mi stancherei mai di guardarli. Questo lo trovo particolarmente riuscito anche se un po’ inquietante. E’ stato girato ad Hong Kong ma è stato prodotto per il mercato giapponese. In realtà è un vero e proprio corto con una vera e propria sceneggiatura. Il verso del corvo, che riconoscerete, se siete stati mai a Tokyo, aggiunge una nota da brivido al finale.
A Roma, c’è il sanpietrino..
I fuochi di artificio di Suwa-ko

Una delle prime cose che mi hanno colpito del Giappone è stato constatare che quasi tutto quello che noi facciamo in un modo, in Giappone si fa in un altro. Il senso di marcia, il modo di scrivere e leggere, persino come si aprono e chiudono i rubinetti (al contrario, ve lo assicuro!).
Non fanno eccezione i fuochi d’artificio, che da noi si fanno una volta ogni tanto e soprattutto d’inverno (almeno a Roma e so’ pure brutti), mentre in Giappone illuminano soprattutto le calde notti estive.
I giapponesi li chiamano hanabi (花火), letteralmente “fiori di fuoco”. Bel nome, eh? Migliaia di persone si radunano per assistere agli spettacoli pirotecnici, spesso indossando yukata leggeri e sorseggiando una bibita fresca. I fiori di fuoco colorano il cielo e sembrano quasi rinfrescare le afose estati giapponesi.
Le foto di questo post sono state scattate durante il festival estivo di Suwa-ko, nella prefettura di Nagano. Si tratta di uno degli spettacoli pirotecnici più grandi del Giappone e si tiene ogni anno a metà agosto.
I fuochi vengono sparati sulle sponde del lago Suwa, vicino alla città di Chino, così che lo spettacolo di luci venga amplificato e riflesso dallo specchio d’acqua.
Un’esperienza estiva profondamente giapponese e, se vi capita di essere in Giappone in agosto, uno spettacolo da non perdere.



