Matsumoto, fuori dai soliti circuiti.

Fuori dai circuiti più battuti c’è Matsumoto, una città che vi consiglio.
Circondata dalle Alpi giapponesi — meno imponenti delle Alpi europee ma comunque molto suggestive, si trova al centro dell’isola Honshu, a metà strada tra Tokyo e Osaka, nella provincia di Nagano.
Ospita uno dei castelli più belli di tutto l’arcipelago, nonché uno dei meglio conservati del Giappone. Il castello di Matsumoto risale al cinquecento, È un vero castello feudale giapponese, con fortificazioni e un ampio fossato d’acqua.
E’aperto al pubblico e vale la pena visitarlo per  la sua architettura e per la vista che si gode dall’ultimo piano.
Oltre il castello, Matsumoto offre un centro storico piuttosto conservato e tranquillo, e una serie di negozi di artigianato.
L’ufficio del turismo mette gratuitamente a disposizione biciclette che possono essere ritirate in diversi punti della città.
Quando vi sarete stancati di pedalare vi consiglio di puntare al fiume, sulla Nawate street (la strada delle rane) per fare uno spuntino con il dolce della città, il 
Taiyaki.  Si tratta di un dolce a forma di pesce e ripieno di anko, una crema dolce di fagioli rossi oppure, se lo preferite nella versione occidentale con dentro una specie di hot dog. Per una cifra irrisoria, ve lo preparano sul momento, è caldo, nutriente  ma soprattutto squisito!

Cliccate qui per visitare il sito della città. 
Se pensate di pernottare a Matsumoto, prendete in considerazione il ryokan Nunoya spartano ma con tanto legno e penombra, un ryokan di sicura atmosfera. Costo 5000 yen, la singola senza colazione.

Fujisama


Questa è una foto del monte Fuji scattata il novembre scorso ad Hakone, cittadina termale alle pendici della montagna sacra, e successivamente ritoccata con Paintbrush.

Il monte Fuji, o Fuji-san come lo chiamano i giapponesi, è la montagna più alta e simbolica del Giappone. Se siete abbastanza fortunati da vederlo in tutta la sua geometrica bellezza, capirete immediatamente il perché. È un cono quasi perfetto e la sua visione rapisce per imponenza e armonia.

Il Fuji è un vulcano attivo ma dormiente: la sua ultima eruzione risale al 1707. Alto 3776 metri, ha la sommità spesso imbiancata da un cappuccio di neve. Si erge maestoso e, come un gigante immobile, sembra vegliare sull’intero Giappone.

Purtroppo non è facile vederlo. Su 365 giorni l’anno, il monte Fuji è visibile solo per un numero relativamente limitato di giornate. Bisogna essere fortunati. La stagione ideale è l’inverno: le fredde e limpide mattine offrono le condizioni migliori e, nelle giornate più terse, lo si può ammirare perfino da Tokyo. E quando accade, state certi che qualcuno ve lo farà notare.

D’estate, invece, il Fuji si nasconde come un dio capriccioso: basta un po’ di foschia o qualche nuvola e la magia svanisce. Ma è una magia che vale sempre la pena tentare.

Giappone i colori dell’autunno

Ultimo viaggio in Giappone, novembre 2006. Tempo splendido, cieli alti e limpidi. Ecco qualche foto dell’autunno nipponico scattata tra Tokyo, il monte Fuji, Kamakura e Kyoto. Una vera esplosione di colori.

Se è vero che le città giapponesi non brillano sempre per bellezza — il colore dominante è spesso il grigio del cemento — le colline, i parchi attorno ai templi e la campagna sanno regalare paesaggi straordinari, soprattutto in autunno.

A partire da ottobre il Giappone si accende di tutte le tonalità del rosso, del giallo e del marrone. Acero giapponese, ginkgo e altre essenze trasformano il paesaggio in uno spettacolo che i giapponesi chiamano momijigari, la tradizionale “caccia alle foglie d’autunno”.

Una vera festa per gli occhi che, se ne avete la possibilità, vi consiglio di non perdervi.

Cronaca di un volo Roma-Tokyo Alitalia

Map illustrating flight route from Rome (FCO) to Tokyo (HND/NRT) over Russia and Siberia
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Rileggendo queste righe mi accorgo che raccontano un modo di viaggiare che non esiste più. Era il 2005: niente smartphone, niente Google Maps, niente foto scattate ogni cinque minuti. Le lascio così come le scrissi allora.

Questa è la cronaca del volo per il Giappone dell’estate 2005. Volo durante il quale ho avuto l’onore di viaggiare in prima classe, nonostante avessi in biglietto di economica. Non avevo con me la digitale, quindi non ho potuto immortalare l’esperienza.
Ore 15.55 il volo az 784 è partito da Roma con 35 minuti di ritardo.
Il mio quarto viaggio in Giappone. Un viaggio deciso e organizzato in appena dieci giorni. Un viaggio incastrato tra una stagione e l’altra in Alitalia. Non si dice forse che le cose migliori sono quelle che dell’ultimo momento? Speriamo.
Volo sopra l’Europa centrale, il muro di Berlino è caduto da un bel pezzo, l’est europeo è un oriente che non conosco. Sono ormai sui cieli di Russia e Mosca si avvicina. Non farò scalo, questo è un volo diretto no-stop.  Poco meno di dodici ore e sarò dopo tre anni di nuovo a Tokyo.
Sarà una traversata lunga, ma avrò quello che serve e molto di più per non soffrire troppo.
Le addette al check-in del terminal C,  non si sono smentite nella loro abituale glacialità.
A bordo, le cose vanno molto meglio.
La poltrona è comoda, larga e regolabile, forse questa volta riesco anche a dormire.
Siamo sempre più vicino al Cremlino, abbiamo appena superato Minsk, capitale della Bielorussia. Il volo fino ad ora, appena due ore e mezza è stato buono. Se continua così quasi quasi mi rilasso. Ho già studiato tutte le posizioni della poltrona e del poggiapiedi, ho ispezionato il beauty gentilmente fornitomi, e ho anche capito come funziona lo schermo personale. Devo solo decidere se sentire la musica, vedere un film (ce ne sono più di cinque), un documentario, un cartone animato o sollazzarmi con un gioco.
Con mia grossa delusione (ho gli occhi più grandi della bocca), ho notato che durante la crociera serviranno solo un pranzo e una colazione poco prima di arrivare, spilorci.
Menu del giorno a 10.000 metri, servito su tovaglietta e posate vere : aperitivo e noccioline, pennette con verdure croccanti, cernia con verdure, formaggio e cruditès ed infine un delizioso piattino con dattero, fragola e mandarino cinese riempiti di sorbetto.
Tutto accompagnato da acqua san pellegrino naturale ed etichette dalle quali ho scelto un bianco siciliano, Salgaluna 2004. Diciamo che nun me posso lamenta’, servizio discreto. Vedremo poi con la colazione.
Mi fermo qui, forse ho esagerato con il vino, devo approfittarne per dormire, se no quando arrivo sarò uno zombie.
Guarderò un film, ascolterò un po’ di musica e tornerò per la colazione. 


Con la colazione sono stati scarsi, ma non me ne cruccio, perchè abbiamo superato l’interminabile Siberia con le sue paludi e abbiamo piegato sulla penisola di Sakhalin e ora voliamo sul Mar del Giappone, ci siamo quasi, e se sono fortunata vedrò pure la sagoma del monte Fuji.
Finalmente  sono arrivata, la mia estate è cominciata.
Alitalia Airbus A320 on airport runway taxiing with staff and terminal in background

Chocolate con Churros

In tempi di attenzioni ipersalutiste e colazioni a base di pochigrassi e grassibuoni io vorrei tanto far colazione con un paio di Churros.
A Roma, una volta era di casa il maritozzo con la panna, bomba divinamente ipercalorica, ma ahimè era tempo fa, quando quasi tutti i bar avevano ancora le vetrine con gli infissi di alluminio.
Oggi pure il bar si è rifatto il look e non ti vende più il maritozzone, oppure la ciambella con il buco che pe’ esse bona deve esse piena di zucchero che quando te la magni te lo ritrovi pure su pe’ li capelli. No oggi al bar se ce trovi il cornettaccio surgelato cinquemarie sei pure fortunato.
Invece a Madrid no, se ne strafegano della deriva salutista e se  vuoi fai una sacrosanta e ghiottissima colazione in churreria, dove  compri il Churro, versione spagnola della ciambella romana.
Altro che i nostri cornettacci.

Aridatece i maritozzi!( vanno bene pure in versione bottoncino)