Mosaic Street Luminarie 2008
La parte centrale di Mosaic street invece, di fronte al bar di tapas Paradorina ospita un vero bosco di fintissimi alberi di natale bianchi e plasticosi che non valeva la pena di fotografare (ma che invece ai giapponesi piacciono moltissimo a giudicare dalle foto che si facevano fare…). Sono passata di qua l’otto novembre e avevano già inaugurato tutto questo ben di dio che da Mosaic Street continua per tutta Shinjuku Southern Terrace fino ad arrivare fino sotto quasi la torre Docomo. Un vero spettacolo di luci e colori. Sembra che tutto questo scintillio sia per festeggiare il decimo anniversario della costruzione di Shinjuku Southern Terrace, un bello spazio urbano che si sviluppa di fronte a Takashimaya, Kunikuniya e Tokyu Hands e che in effetti è una passeggiata larga che ospita tra le altre cose un albergo grattacielo, il ristorante Pesce d’oro, un frequentatissimo Starbuck, un perennemente affollato Krispy Donuts, e il negozio Franc Franc. Che poi è la parte di Shinjuku anzi di tutta Tokyo che preferisco, il mio posto preferito, Southern Terrace.
Le luminarie della Southern Terrace sono diverse rispetto a quelle di Mosaic Street ma ugualmente belle, appena trovo l’altra memoria fotografica le posto.
Mosaic Street

Istallazione luminosa all’ingresso di Mosaic Street dalla parte di MYLORD a Shinjuku nishiguchi
Abbazia delle Tre Fontane
– la facciata dell’abbazia da sotto e da sopra la collina;
– le casette caraibiche colorate e le tendine di bambù giapponesi della comunità.
N.B. Sulla foto ho scritto sbagliando basilica di San Paolo (chè si trova da un’altra parte). Questa è l’abbazia di San Paolo.
Soffocato dal traffico e schiacciato dai tentacoli di Roma il monastero ( vi abitano i frati cistercensi) è racchiuso da una lunga cinta muraria e vi si accede attraverso due porte. E’ un bellissimo posto dove andare a fare una passeggiata e staccare la spina per un po’. Oltre il muro di cinta infatti regna tutta un’altra atmosfera. Ghiaia, acciottolato, giardini e sentieri curati portano il visitatore a ben tre chiese. Quella che preferisco è l’abbazia stessa, la prima costruita nel monastero che conserva tutto del suo impianto medievale. La facciata semplice e austera è rallegrata da quattro palme altissime, di quelle che si vedono ogni tanto nei chiostri e nei giardini romani.
C’è sempre molta gente in visita al monastero, quest’anno è l’anno paolino e in tanti vengono nel luogo dove tradizione vuole sia stato martirizzato San Paolo.
Il complesso oltre ad ospitare le tre chiese, ha una liquoreria trappista dove vendono cioccolata e rimedi erboristici. C’è poi una scuola di arte, un negozio di articoli religiosi (dove ho trovato il famoso incenso omanita), un asilo nido e una volta la settimana, la domenica apre i battenti un negozietto, IL DONO, gestito da dei volontari che offrono oggetti per lo più fatti a mano e che se acquistati finanziano non so bene quale progetto in Africa. Ci si trovano cose molto carine.
Se poi con in faccia la prima chiesa, l’abbazia cistercense, vi inoltrate sulla destra, e seguite il muro di cinta, troverete un bar-ristorante dai prezzi popolari e poi ancora più su, immerso tra campi coltivati a ulivi e un bosco di eucalipti (piantati dai monaci il secolo scorso) un’intera collina ricoperta da una cittadella in legno abitata da una comunità di suore, le piccole sorelle di Gesù. Da sopra la collinetta vedrete l’intero complesso abbaziale, ed è una bella vista.
La cosa più interessante di questa cittadella è l’atmosfera un po’ fuori dal mondo e l’architettura: prefabbricati dipinti in legno verde e rosso arrampicati e sparsi sulla collina, finestre con tendine di bambù e una chiesa dove con grande sorpresa le suore tolgono le scarpe per entrare. Tutto ha un’aria tra il caraibico e il giapponese. Allora incuriosita ho chiesto (anche perchè quassù non ci arriva nessuno e se non chiedi tu chiedono loro :) ) del perchè e mi hanno risposto che l’abitudine di entrare in chiesa senza scarpe se la portano dietro dall’Africa sahariana, quando la prima chiesa usata dall’ordine, cinquant’anni prima, era proprio una tenda.
Bello no?
でも san paolo alle tre fontane 壁を入ってすぐロマのじゅうたい忘れる。壁の中に違う世界です。。。。三つの教会があります。一番面白いのは一番古いです,中世の教会のsanto anastasio, 写真の教会。そとと中はとても simple style です、ロマネスクエ 時代です。
Usagi Novembrini
Da Tokyu Handsu (il mitico Tokyu, otto piani di meraviglia) ho comprato le formine per biscotti. Roma oggi ha visto grandine e tanta pioggia, una bella scusa per rilassarsi a impastare e infornare la colazione di domani. Biscotti di riso e mais con uvetta passa.
Ingredienti:
150 gr di farina di mais
150 gr di farina di riso
1 tuorlo
120 gr di burro a pezzetti
70 gr di zucchero di canna
mezzo bicchiere di latte
una manciata di uva passa
un pizzico di sale
una bustina di lievito
Impastate le farine con il burro, aggiungete lo zucchero, il tuorlo e il latte e alla fine il lievito e l’uva passa. Fate una palla e lasciate riposare un pochino. Stendete una sfoglia di qualche centimetro e cominciate a “stampare”. Adagiate su una placca da forno imburrata e fate cuocere 20 minuti a 180 gradi.
Tadaima!
a prestissimo, Neve*.
Tokyo e Onsen Segrete
Parto. Torno una settimana in Giappone. Un po’ del solito Giappone e un po’ di nuovo Giappone. Appena dieci giorni, otto notti.
Tokyo, Tokyo, Tokyo, poi per la prima volta Nikko (Nikkō wo minai uchi wa kekkō to iu na – chi non ha visto Nikko non può dire d’aver visto il bello), una notte nella dai inaka del Tochigi-ken per un’escursione nella Okukinu, la valle delle onsen nascoste. Infine un’escursione in giornata dalla capitale a Kawagoe, la piccola Edo.
Il resto sarà la solita Tokyo, dove ho un numero infinito di posti vecchi e nuovi da vedere e rivedere: Asakusa, Shinjuku, Harajuku, Shibuya, Ueno, Yanaka e, per la prima volta, Shimokitazawa, il mercato delle pulci del tempio di Hanazono, Ikebukuro, Ebisu, Kichijoji e l’Inokashira Park, il quartiere di Shibamata, Daikanyama…
E poi tutta una serie di negozi che devo asssssssolutamente cercare e saccheggiare. :)
Fico assim sem voce
Avião sem asa, fogueira sem brasa, Sou eu, assim sem você (aereo senza ali, fuoco senza brace, così sono io senza te)
Futebol sem bola Piu-piu sem Frajola Sou eu, assim, sem você… (calcio senza palla, Titti senza Gattosilvestro così sono io senza te)
Porque é que tem que ser assim? (perchè dev’essere così?)
Se o meu desejo não tem fim Eu te quero a todo instante ( il mio desiderio non finisce, ti amo in ogni istante)
Nem mil auto-falantes Vão poder falar por mim… (nemmeno mille altoparlanti potranno parlare per me)
Amor sem beijinho Buchecha sem Claudinho Sou eu, assim, sem você (amore senza bacio, Buchecha senza Claudinho così sono io senza te)
Circo sem palhaço Namoro sem amasso Sou eu, assim, sem você… (un circo senza pagliaccio, un amore senza abbracci così sono io senza te)
Tô louco pra te ver chegar Tô louco pra te ter nas mãos (divento matta per vederti arrivare, divento matta per tenerti le mani)
Deitar no teu abraço Retomar o pedaço (per abbandonarmi nel tuo abbraccio e riprendermi il pezzo)
Que falta no meu coração… (di cuore che mi manca)
Eu não existo longe de você E a solidão, é o meu pior castigo (non esisto lontano da te e la solitudine è il mio peggior castigo)
Eu conto as horas pra poder te ver Mas o relógio tá de mal comigo… (conto le ore per vederti ma l’orologio ce l’ha con me)
Por que? Por que?
Neném sem chupeta Romeu sem Julieta Sou eu, assim, sem você (un bimbo senza ciuccio, romeo senza giulietta, così sono io senza di te)
Carro sem estrada Queijo sem goiabada Sou eu, assim, sem você… (una macchina senza strada, formaggio senza marmellata, così sono io senza te)
Porque é que tem que ser assim? (perchè deve essere così)
Se o meu desejo não tem fim Eu te quero a todo instante (il mio desiderio non finisce e ti desidero in ogni istante)
Nem mil auto-falantes Vão poder falar por mim… (nemmeno mille altoparlanti potranno parlare per me)
Eu não existo longe de você E a solidão, é o meu pior castigo (non esisto lontano da te e la solitudine è il mio peggior castigo)
Eu conto as horas pra poder te ver Mas o relógio tá de mal comigo (conto le ore per vederti ma l’orologio ce l’ha con me)
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…. non esisto lontano da te e la solitudine è il mio peggior castigo….
adriana calcanhotto
I miei primi biscotti
Ci sono cose che non fai perchè pensi di non saper fare e cose che non sai fare, e quindi non fai. I biscotti rientrando nel primo caso pensavo di non saperli fare. In realtà non che me ne fregasse in particolar modo. E invece…..eccheli qui! Belli tondi e speriamo pure buoni.
Golosa soprattutto di salato e fondamentalmente pigra, l’idea di intrugliare per più di mezzora tra nuvole di farina, uova e burro mi ha sempre frenato ma sarà la voglia di dolce, o una certa smania di manualità che mi ha preso insieme alla voglia di provare cose nuove, mi sono decisa un pomeriggio (oggi) a cimentarmi in quest’opera titanica: biscotti frollini alla farina di riso con granella di nocciole. Sembra una cosa complicata e invece no. Io sono contenta e il mio medagliere di dolci adesso oltre al solitario ciambellone (che ho ricevuto in dote da mamma, con la variante ciambellone alle mele) annovera anche i MIEI PRIMI BISCOTTI :)
Questi gli ingredienti. La ricetta trovata su internet è stata rivista e corretta, primo perchè sono molto poco precisa secondo perchè mi piace cambiare le cose in corsa.
-150 gr di farina bianca
-200 gr di farina di riso
-130 gr di zucchero di canna integrale
-140 gr di burro
-1 uovo intero
– mezza bustina di lievito sciolta in un po’ di latte
– granella di nocciole per decorare
– un pizzico di sale (non so se serve a qualcosa, ma mi piace pensare di si)
Modus operandi: (molto a modo mio e in ordine sparso)
Mettere le due farine a fontanella e aggiungere il pizzico di sale. In una terrina mettere lo zucchero e aggiungere l’uovo. Amalgamare. Aggiungere il composto alla farina insieme al burro fuso ma non bollente. Impastare in modo da ottenere abbastanza velocemente la pasta frolla. Per ultimo inserire nell’impasto un bicchierino di latte con dentro mezza bustina di lievito, continuare ad impastare finchè non avrete ottenuto un impasto bello unto ma compatto. A quel punto stendere e ottenere una sfoglia di un cm circa (molto circa) e cominciare a fare i biscotti. Io ho usato un bicchiere piccolo. Adagiare su una placca rivestita di carta da forno, spolverare i biscotti con la granella di nocciole ed infornare a 180° per 15 minuti (mi raccomando forno già caldo).
Fatto. L’odore che gira per casa è wunderbar (come direbbero i tedeschi), dopocena sentiremo il sapore. Ciao
Colori d’autunno
Nostalgia d’estate: boulgour con formaggio e ceci
Questo l’ho ho fatto un po’ di tempo fa, non molto in realtà, forse meno di un mese, ma la differenza di temperatura di questi giorni a Roma fa sembrare l’estate un ricordo sbiadito ormai.
E’ un piatto unico, veloce e piuttosto completo. Ingrediente base il Boulgour, il grano cotto e spezzato tanto utilizzato nella cucina mediorientale. Lo preferisco al cous-cous, perchè mi sembra più leggero e digeribile.
Questa insalata di boulgour si può mangiare calda oppure fredda.
Si mette il boulgour che trovate nei negozi di alimenti biologici, nei negozi intorno piazza Vittorio oppure da Castroni a bagno in acqua tiepida e lo si lascia rinvenire per circa 20 minuti. Poi si mette a cuocere un altro quarto d’ora in acqua salata. A questo punto lo si lascia riposare qualche altro minuto in modo che si gonfi ben bene, si scola e si passa al condimento. Io per questa insalata estiva ho utilizzato :
Ceci, formaggio pecorino sardo tipo fiore, olio extravergine di oliva, pepe e basilico.









