Me llaman calle, calle sufrida de tanto amar.

Calle: parole e musica di Manu Chao dedicata alle principesse di strada. Meglio una canzone come questa che mille parole. Manu arriva dritto dove deve arrivare. Buon ascolto.

Me llaman calle
pisando baldoza
la revoltosa y tan perdida
me llaman calle
calle de noche
calle de día
me llaman calle
voy tan cansada
voy tan vacia
como maquinita por la gran ciudad
me llaman calle
me subo a tu coche
me llaman calle
debo alegria
calle dolida, calle cansada
de tanto amar
voy calle abajo
voy calle arriba
no me rebajo
ni por la vida
me llaman calle
y ese es mi orgullo
yo se que un dia llegara
yo se que un dia
vendra mi suerte
un dia me vendrá a buscar
a la salida un hombre bueno
dando la vida y sin pagar
mi corazon no es de alquilar
me llaman calle

calle sufrida, calle tristeza
de tanto amar
me llaman calle
calle mas calle
me llaman calle la sin futuro
me llaman calle la sin salida
me llaman calle
calle más calle
la de mujeres de la vida
sube pa abajo
baja pa arriba
como maquinita
por la gran ciudad

me llaman calle
calle sufrida,
calle tristeza
de tanto amar

me llaman calle
calle más calle
me llaman siempre y
a cualquier hora
me llaman guapa
siempre a deshora
me llaman puta
tambien princesa
me llaman calle
es mi nobleza
me llaman calle
calle sufrida, calle perdida
de tanto amar

me llaman calle, me llaman calle
calle sufrida, calle tristeza de tanto amar

Tokyo da non mancare: Spa LaQua

Dopo essere stati in un posto così, non potrete non riconoscere la superiorità dei giapponesi, almeno per alcune cose.
Non c’è nulla da fare, lavarsi non è e non sarà mai per questo popolo un’incombenza quotidiana, un male necessario, una veloce lampo ad inizio di giornata. No, è una festa, un momento sospeso, una dilatazione del tempo, il bagno è di nuovo grembo di acqua scura e densa che accoglie e scioglie le tensioni muscolari e la stanchezza quotidiana, mentre vapore acqueo e il gocciolio dell’acqua rilassano mente e sensi.
Ma come abbiamo fatto noi, che abbiamo costruito le terme più grandi dell’antichità, che avevamo reso questi luoghi pieni di incontri, di cultura, di arte, di vita ad abbandonarli e infine a dimenticarli completamente? Intuisco che in questo abbandono la morale sessuofoba della religione cattolica abbia avuto il suo peso.
Oggi riscopriamo la bellezza, la vitalità, l’utilità e il senso di queste sane abitudini: del bagno turco, dell’hammam, delle onsen, della sauna finlandese, dell’acqua in tutte le sue forme, ma è un piacere saltuario e non proprio economico.
Invece in Giappone no. Rilassarsi in una vasca d’acqua calda a casa è la normalità, mentre andare a farlo in un onsen naturale tra le montagne o in riva al mare è occasione di svago e appuntamento frequente.


Il posto di cui vorrei parlarvi qui si trova a Tokyo, nel complesso del Tokyo Dome.
Si chiama SPA LAQUA : quattro piani di meraviglie. Una città termale in piena regola, aperta 22 ore su 24, dalle 11 del mattino alle nove di quello successivo. La spa oltre ad ospitare le tradizionali vasche di acqua termale al chiuso e anche un rotemburo all’aperto ospita saune, bagni turchi, saune finlandesi, saune cromatiche, vasche Jacuzzi, vasche per soli piedi, un piano dedicato completamente ai bagni di vapore profumati e colorati. L’acqua utilizzata nella spa è vera acqua termale pescata a più di mille metri in profondità. Ovviamente la zona bagni è separata per sessi. La zona comune si chiama Relax e ospita vari ristoranti, il bar tailandese, il negozio, la sala con le poltrone dotate di schermo televisivo, angolo check medico e il parrucchiere.
Oltre a poter sguazzare in questo paradiso per tutto il tempo che si desidera, ci sono trattamenti e massaggi di tutti i tipi che neanche sto ad elencare. Troppa grazia.
L”ingresso costa 2565 yen, compreso l’uso armadietto, l’ asciugamano, la vestaglietta con la quale girare per le zone comuni, e tutto lo spogliatoio che da solo vale il biglietto.
Quest’anno dopo lo scorso anno sono tornata. Soprattutto per un motivo, volevo farmi lavare.
L’anno scorso mentre come una paperella provavo le varie vasche mi sono accorta di una stanzetta dove solerti ed energiche signore insaponavavo e lavavano rilassate donne distese sui lettini. Volevo farmi lavare anch’io, ma mi hanno detto che avrei dovuto aspettare più di un’ora. Ho rinunciato. Questa volta, tornata, la prima cosa che ho fatto è stata andare nella stanzetta dove una gentile signora mi ha chiesto che tipo di trattamento volevo fare e lo ha prenotato: preferisce 15, 30, 50, 70 minuti?
Visto che con quindici minuti mi avrebbero lavato solo la schiena ho scelto il Programma B, 30 minuti di assoluto relax. Sono stata insaponata, massaggiata e risciaquata dal collo ai piedi. Un peeling completo e rivitalizzante. La mia pelle è tornata bambina e io in pace con il mondo.

Spa LaQua, Tokyo Dome, Tokyo
Qui trovate la pagina in inglese, anche se è un po’ spartana. Fermate della metro più vicine Kasuga (Oedo Line) oppure Suidobashi ( Jr Chuo-Sobu Line e Mita Line).

Destinazione Giappone, quando andare

Three pieces of luggage and a Japan passport on a wooden floor near a train platform with a train arriving
Il Giappone da il suo meglio il soprattutto a marzo, aprile e maggio perchè a primavera le temperature sono tiepide e i ciliegi in fiore, poi di nuovo a fine Settembre, tutto Ottobre, Novembre e dicembre perchè i cieli sono alti, limpidi, le temperature piacevoli e c’è la possibilità di ammirare l’autunno giapponese, particolarmente bello.
Sebbene più freddi anche gennaio e febbraio sono buoni mesi, da evitare secondo me,  sono solo luglio e agosto, i mesi più caldi e umidi, ma anche qui se si sceglie di fare il classico tour che comprende Tokyo e Kyoto. Se invece la vostra destinazione è l’Hokkaido o le isole di Okinawa, direi che luglio e agosto sono ottimi periodi.
Giugno è in generale un mese piovoso, mentre settembre, benchè non sia un mese particolarmente afoso, è a rischio tifoni.

foto di Nevesottile

Dal finestrino: murasaki fujisan

Tornata ormai da parecchio dal mio ultimo viaggio in Giappone, vorrei raccontarvi della prima cosa che ho fatto: prendere il volo Roma-Tokyo.
Il viaggio, lo sapete è lungo, infinito soprattutto se lo si fa raggomitolati in classe economica. Siamo partiti di giorno, avevamo un fortissimo vento in coda che ci ha permesso di arrivare con più di un’ora in anticipo sul previsto. Quasi undici ore anzichè le canoniche dodici.
Le prime tre ore, tra riviste di bordo e pranzo sono passate velocemente, poi no.
Fuori, quando si passa sull’europa orientale all’altezza della Polonia non si riesce più neanche a guardare fuori dal finestrino perchè comincia a far buio. Tramonto, poi buio per quasi tutta la russia e fino a tutta la siberia orientale. Il sole ci aspetta sul mar del giappone, nella terra del sollevante.
Capisco subito di essere dalla parte sbagliata dell’aereo, la destra con le spalle alla cabina di pilotaggio, cioè quella che, una volta sul Giappone non permette di ammirare (sempre che sia sereno) il perfettissimo monte
Fuji. Ma il rammarico dura poco, perchè dopo un po’ mi rendo conto di essere seduta proprio davanti all’eccellentissimo Fujisan, che altro non è che la maestosa ala del boeing, che senza neanche troppa fantasia si trasforma nella nipponica dimora degli dei. Il monte Fuji
sta lì alla mia sinistra e mi accompagnerà per tutto il viaggio.
Una fortuna così non mi era mai capitata e l’ho considerata di buonissimo auspicio per il mio seppur breve ritorno in Giappone.

Non sembra una delle 36 famose vedute del monte Fuji di Hokusai o Hiroshige? Si, si…

… e invece è solo l’ala del boeing dal finestrino.

Una giapponese a Roma

Cosa pensano e cantano le giapponesi a ROMA? Un singolo uscito nel 1994, che ha viaggiato sottorraneo affiorando qua e la’. Cantato, anzi sospirato da una famosissima in patria e anche in Francia Kahimi Karie, un’esponente della Shibuya-kei, un sotto genere musicale anni 90 che mischia pop, jazz, bossa nova, lounge music e del quale anche i Pizzicato five sono stati il gruppo da noi più conosciuto. Ho messo anche il testo perchè senza questo è impossibile gustarsi la canzone e perchè nonostante sia cantata in italiano non perfetto le parole sono un vero spasso: un concentrato di luoghi comuni su Roma e i romani, lampi di storia, arte e cinema soprattutto degli anni 60, un mix seducente e accattivante, una chicca imperdibile con una musica techno-lounge anni sessanta, quasi settanta. C’è tutto l’immaginario sull’italia creato dalla dolce vita. Il pezzo inizia con la strombazzata del film “il sorpasso” di Dino Risi con Gassman e Tognazzi. E ditemi che non è stratosferico questo pezzo, tra l’altro anche censurato. Altre info su Kahimi Karie qui

Giapponese a Roma( testo di Momus)

Sono piccola come Lolita
(Una Giapponese a Roma)
Sono una ragazza sola
(Una Giapponese a Roma)

Con la mia Vespa
(Una Giapponese a Roma)
Voglio fare la ginnastica artistica
(Una Giapponese a Roma)
Modernista, Futurista
Il Duce è Fascista
Una Giapponese, bella ragazza
Solo con la mia Vespa

Via del Corso, Villa Borghese
Due cappucini per piacere
Modernista, Futurista
Una Giapponese a Roma

Ai giardini di Villa Borghese
(Una Giapponese a Roma)
Voglio mangiare i gelati
(Una Giapponese a Roma)

Modernista, futurista
Manifestazione qualunquista
Al Gianicolo Sotto
Gli alberi di limone
nel grotto

Vogio scopare,
fare l’amore
Con i ragazzi di Trastevere
Modernista,Futurista* (nella versione originale qui era “cazzo di Dio, Santa Madonna “
Una Giapponese a Roma
Marinetti mangia gli spaghetti
Giorgio de Chirico beve cappucini
I ragazzi di Trastevere
Con le Lambrette e i Lamborghini
Io sono la vostra prima ballerina
Io sono prima donna discoteca

Andiamo
Allegri
Al mare in Cinquecento
Guarda il panorama
Sulla Cristoforo Colombo

Madre mia, la mare
E’ come una bella pittura
Voglio trovare la dolce vita

Aquarela

Un altro po’ di brasiliano portoghese dalla voce morbida di Toquinho. Aquarela. Una poesia che con straordinario tocco e leggerezza parla di vita e di morte.
Buon ascolto.
“…E o futuro é uma astronave que tentamos pilotar,
De uma aquarela que um dia, enfim, descolorirá….”
Testo con traduzione mia un po’ abborracciata e approssimativa :) disculpa

Numa folha qualquer eu desenho um sol amarelo su un foglio qualunque disegno un sole giallo
E com cinco ou seis retas é fácil fazer um castelo. con 5 o 6 tratti è facile disegnare un castello
Corro o lápis em torno da mão e me dou uma luva, con la matita mi disegno la mano…..
E se faço chover, com dois riscos tenho um guarda-chuva. e se faccio piovere con due tratti mi faccio un ombrello

Se um pinguinho de tinta cai num pedacinho azul do papel, se un po’ di tinta cade in un pezzetto azzurro di carta
Num instante imagino uma linda gaivota a voar no céu in un istante immagino una gabbianella alzarsi nel cielo
Vai voando, contornando a imensa curva Norte e Sul, e andare via volando disegnando un’immensa curva da nord a sud
Vou com ela, viajando, Havai, Pequim ou Istambul volo anch’io con lei e viaggio fino alle hawaii a pechino e istambul
Pinto um barco a vela branco, navegando, é tanto céu e mar num beijo azul dipingo una barca a vela bianca che naviga in mezzo al cielo e al mare di un bel blu

Entre as nuvens vem surgindo um lindo avião rosa e grená. tra le nuvole compare un aereo rosa e bordò
Tudo em volta colorindo, com suas luzes a piscar tutto colorato con le sue luci e gli oblò
Basta imaginar e ele está partindo, sereno, indo, basta immaginare e lui parte in cielo, li’ sereno
E se a gente quiser ele vai pousar. ma quando le persone lo vorranno lui atterrerà

Numa folha qualquer eu desenho um navio de partida su un foglio qualunque disegno una barca che va
Com alguns bons amigos bebendo de bem com a vida. con alcuni amici brindiamo alla vita
De uma América a outra consigo passar num segundo, mentre da una america all’altra in un momento si va
Giro um simples compasso e num círculo eu faço o mundo. e con un semplice bastone traccio un cerchio e ci metto dentro il mondo

Um menino caminha e caminhando chega no muro un bambino cammina e arriva a un muro
E ali logo em frente, a esperar pela gente, o futuro está. e il futuro aspetta proprio là
E o futuro é uma astronave que tentamos pilotar, il futuro è un’astronave che cerchiamo di guidare
Não tem tempo nem piedade, nem tem hora de chegar. non ha tempo ne pietà ne’ si sa quando mai arriverà
Sem pedir licença muda nossa vida, depois convida a rir ou chorar. senza chiedere ci cambia la vita e ci invita a ridere o a piangere

Nessa estrada não nos cabe conhecer ou ver o que virá. per questa strada impariamo a conoscere a vedere
O fim dela ninguém sabe bem ao certo onde vai dar. ma alla fine di questa nessuno sa bene dove si finirà
Vamos todos numa linda passarela siamo tutti in ballo di
De uma aquarela que um dia, enfim, descolorirá. un acquerello che un giorno, infine, scolorirà

Numa folha qualquer eu desenho um sol amarelo (que descolorirá). disegno un sole giallo che scolorirà
E com cinco ou seis retas é fácil fazer um castelo (que descolorirá). e poi un castello che scolorirà
Giro um simples compasso e num círculo eu faço o mundo (que descolorirá). con un cerchio faccio un mondo che scolorirà

Tokyo : NTT DoCoMo Tower

Altro che Tokyo Tower, brutta imitazione della Tour Eiffel ! Nello skyline di Tokyo insieme alle torri municipali di Kenzo Tange svetta (ed è proprio il caso di dirlo, visti i suoi 240 m) la torre della Nippon Telegraph and Telephone: la DoCoMo Tower. E’ un grattacielo del solito colore grigiolino celestino giapponese, ma ormai è un simbolo ben riconosibile nell’orizzonte di Shinjuku.
Lo stile mi ricorda i grattacieli americani anni 40 e 50.
La torre si può ammirare benissimo dalla Shinjuku Southern Terrace, ossia l’uscita Shinjuku minamiguchi(dove torno sempre :)). La torre, che è stata costruita nel 2000, possiede l’orologio più alto al mondo, ben 15 metri di altezza, aggiunto nel 2002 in occasione del decimo anniversario della Ntt docomo.
La docomo tower è un gigante silenzioso, immobile e pacifico con qualunque tempo e temperatura, un testimone tranquillo nel frenetico panorama di Shinjuku. Un pezzo di panorama oramai insostituibile.

Spicchi di Cielo e Do.co.Mo tra i binari della metro a novembre 2008


Charlotte Gainsbourg IF: Addictif et Superlatif !

Scopro canzoni belle sempre con un certo ritardo. Una di queste è IF uscita nel 2004 e cantata da Charlotte Gainsbourg ed Etienne Daho. Il testo gioca sulla sillaba if che in francese definisce una parte di aggettivi singolari maschili, con la particella inglese IF che traduce la particella Se condizionale. Il testo quindi suona più o meno così: Se (if) pensi che io sia eccessivo, compulsivo, impulsivo, negativo, offensivo, sedativo, inespressivo, decorativo, aggressivo, evasivo, nocivo, approssimativo, abusivo ecc… allora il mio abbandono è definitivo, d.e.f.i.n.i.t.i.f.


If excessif, accro, compulsif
If adhésif, over réactif
If exclusif et trop émotif
If impulsif qui est le fautif ?
If intrusif, plus combatif, sous sédatifs en soins intensifs, cherche le motif
If négatif, maladif, inexpressif et plus vraiment vif, cherche le motif
If trop captif et décoratif
If défensif, à cran, offensif
If incisif, mes coups de canifs
If agressif, qui est le fautif ?
If intrusif, plus combatif, sous sédatifs en soins intensifs, cherche le motif
If négatif, maladif, inexpressif et plus vraiment vif, cherche le motif
If évasif, approximatif
If c’est plus l’kif, de jouer le calife
If trop nocif et trop addictif
If fugitif, maniaco dépressif
If trop massif, abusif, à ton actif, les coups successifs, trop lourd le passif
If décisif, je m’rebiffe, mon départ est impératif et définitif, définitif
If intrusif, plus combatif, sous sédatifs en soins intensifs, cherche le motif
If négatif, maladif, inexpressif et plus vraiment vif, cherche le motif
If trop massif, abusif, à ton actif, les coups successifs, trop lourd le passif
If décisif, je m’rebiffe, mon départ est impératif et définitif, définitif

Stupore Giappone: Buon vicinato

Dal Corriere.it un articolo di due giorni fa di Davide Casati. L’ ‘articolo che posto di seguito è stato tradotto da questo del New York Times , ma tutto comincia da questo articolo dell’Indipendent di settembre 2008

Dojinkai erano stati vicini di casa perfetti e accettati da tutti, come nella tradizione.
Giappone, clan della mafia rompe le regole di convivenza. La città si ribella
Causa colletiva per allontanare la “famiglia” dei Dojinkai dal palazzo a sei piani che occupano a
Kurume (città del Kyushu, vicino Fukuoka n.d.r)

Per ventidue lunghi anni, i Dojinkai sono stati vicini di casa perfetti. Hanno seguito alla lettera tutte le regole giapponesi del buon vicinato: niente schiamazzi notturni, niente mozziconi in strada, spazzatura differenziata nel modo corretto. Ma da quando i membri di questo clan – mille affiliati, uno dei più importanti della Yakuza, la mafia giapponese – sono stati coinvolti in una guerra fratricida (sette morti in due anni), il quartiere s’è riempito di mormorii. E ora quei mormorii sono diventati la prima causa fatta, in Giappone, per sfrattare un clan.

CAUSA COLLETTIVA – Una causa firmata da 603 persone (che vivono nel raggio di 500 metri dal quartier generale dei Dojinkai, a Kurume) e appoggiata da altre 5.508, che mette in discussione il ruolo – finora incontestato – della mafia giapponese. La vicenda, che vista da occhi italiani ha del surreale, si spiega solo quando si chiarisce che in Giappone la Yakuza è un’attività tra le altre. Insomma: la mafia è legale. Il governo la tollera perché i suoi 22 clan, che danno lavoro a 85mila persone, si occupano di attività considerate “un male necessario di ogni società”: prostituzione, scommesse, racket. Così facendo, le autorità hanno pieno accesso ai conti delle “famiglie”.

DROGA – La situazione è cambiata da quando la mafia ha iniziato a occuparsi anche di traffico di droga. Spingendo lo Stato su posizioni più dure, e i cittadini alla diffidenza. Fino a pochi anni fa, tutto era più tranquillo. I Dojinkai, ad esempio, trasferirono il loro quartier generale in un palazzo di sei piani in un’area commerciale di Kurume, nell’ovest del Giappone, nel 1986. E decisero di integrarsi perfettamente nel quartiere. Le regole imposte dal capoclan erano ferree: cortesia nei saluti ai vicini. Nessuna ostentazione: vietati i doppiopetti, il parcheggio in strada delle auto di lusso (permesso solo durante la riunione della famiglia, una volta al mese). E rispetto delle autorità rionali. Quando, il 10 ottobre 1998, il 56enne signor Akemi Shigematsu (una sorta di amministratore di zona) si lamentò per “1) mancati saluti 2) telefonate a voce alta in mezzo alla strada nel cuore della notte 3) disordinata disposizione della spazzatura”, l’allora capoclan Yoshihisa Matsuo accettò le lamentele. E rimbrottò i “confratelli”.

LA ROTTURA – Due anni fa, però, il clan si è spezzato. E la nuova fazione, i Seidokai, è arrivata al punto di fare vittime (tra cui un innocente, scambiato per il leader dei Dojinkai. Il vero leader ha visitato la vedova, sparso incenso, lasciato denaro in compensazione). E ha sparato in strada. Una volta. Alle undici di notte. Troppo. “Non possiamo vivere in pace”, ha detto al New York Times Kimiyo Morita, 62 anni. C’è chi li difende (“Devono pur guadagnarsi da vivere. E poi sono così gentili, salutano sempre”, dice una signora. Ma la causa ha già spinto i Dojinkai a spostarsi. Di qualche metro più in là, in attesa di un possible verdetto. «Il nostro quartier generale è il nostro castello», spiega al NYTimes il 54enne Nobuyuki Shinozuka, comandante in capo del clan. «Sappiamo che possiamo disturbare la società. Ad esempio perché noi non sogniamo la vendetta: la attuiamo». E la causa? «Tocca allo Stato decidere. Se pensa di non aver più bisogno di noi, può mettere al bando la Yakuza. Ma se non è così, troveremo un altro modo per sopravvivere».