Ievan Polka

Con un certo ritardo scopro canzoni così…
Sul satellite in un programma russo una coppia cantava questa che poi su YOUTUBE ho scoperto chiamarsi Ievan Pollka.
Si tratta di una canzone tradizionale finlandese in dialetto della Karelia (la regione confinante con la Russia) scritta negli anni 30 e portata al successo dai Loituma nel 1995 e strano a sentirsi conosciuta nel mondo grazie all’anime giapponese BLEACH, nella versione Ievan Polka, ed in innumerevoli altre. Uno scioglilingua che incanta e non ti lascia più. Nella versione dei Loituma dal 1 minuto fino al 1.55 il testo non è in finlandese bensì in gibberish,un gramelot , parole e suoni senza senso ma che sembra ne abbiano uno.
Imparare il testo può essere un modo alternativo di passare una serata. Provare per credere. Tupput Tapput!
Versione a cappella con il testo finlandese .
Versione con musica. Qui la Russia è veramente vicina.
Versione del cartone animato giapponese con il testo in lingua inventata.

Pizza, sole e mandolino.

Ieri sera di ritorno da un bel film al cinema sono inciampata nel Festival di Sanremo.
Signori va in scena l’Italia nel mondo. Pizza sole e mandolino.
La Pizza è la Clerici, sole e o mandolino i ragazzini di nero vestiti che scimmiottano i grandi e ci mostrano le tonsille infiammate.

Suggerisco la prossima volta di far rappresentare il paese direttamente ai Sopranos.


Altamente nocivo.

Il mio video di risposta al trio e al Festival di Sanremo

Altamente consigliato

Come nel 1985

Nuova emergenza, neve a bassa quota. Roma con la neve. I bambini sperano in un giorno di vacanza strardinario. Io purtroppo no. Domani non lavoro di mio. Però volevo uscire a farmi una passeggiata in centro.
E invece domani nevica, dicono.
Vediamo se per una volta c’hanno preso.
Atmosfera di magica attesa. Uscirò lo stesso, tanto non nevica.
A Roma la neve l’ho vista una sola volta. Era il 1985. E’ evidente dalla foto sotto, che allora non intervenne la protezione civile. Non c’è sale per le strade!

presa su http://www.romameteo.it/tevere/Galleria%20Meteo/1985-01-06S.%20Giovanni.jpg

Sardegna Appunti: Pane Guttiau

Ho già parlato del pane Carasau qui e della sua profonda bontà nonchè versatilità.
Mi sono lamentata anche della difficile reperibilità di questa squisitezza nella capitale. Il pane in questione nun se trova. Punto.

Il pane carasau è faccenda seria e nulla ha a che vedere con quella specie di focaccia a mezzi e a quarti che ogni tanto fa capolino nei negozi di Roma.
Fare il pane carasau richiede tecnica, maestria e tanto tempo. E’ un pane di tradizione millenaria. E’ pane nuragico.

Si vende a dischi e in confezioni da due chili.
Quello che preferisco è alto quanto un ostia e ben cotto. In Sardegna, dove si usa ancora mangiarlo (soprattutto nel Nuorese) il pane cambia di paese in paese e di forno in forno.

Io per Natale mi sono regalata un pacco con dentro due belle confezioni, quattro chili di carasau del panificio Lai di Dorgali.
Con il pane carasau si possono fare tante cose, mangiarlo asciutto o bagnato, da solo o con il companatico, il limite siete voi e la vostra gola.
Uno dei modi più golosi di mangiarlo e anche uno dei più tradizionali è GUTTIAU. Cioè la bontà del pane olio e sale alla sarda.

Condite il disco di carasau asciutto con sale e olio e poi mettetelo in forno giusto il tempo (poco) che serve a farlo biscottare. Un minuto o due.
Non credo al paradiso, ma ogni volta che mangio del pane GUTTIAU penso che se avesse la forma, l’odore e il sapore del Guttiau mi andrebbe bene.


Fiumicino da mare

A due passi da casa, quando la scuola dell’obbligo  finiva iniziava l’obbligo di andare al mare. A Fiumicino.
Si partiva con il treno. Ad ogni stagione la sua cura: l’inverno la vitamina C delle spremute, l’estate lo iodio del mare.
Fiumicino era il mare di mamma, con le sue alzatacce, lo stabilimento Vittoria e le cabine verde bottiglia scrostate, l’agonia del ritorno, mia sorella e me rincoglionite e piene di sabbia a camminare e sudare per riprendere quel treno arroventato da un sole ancora allo zenith in quella stazione di Fiumicino paese che già allora pareva abbandonata.
Fiumicino con la mamma, Focene con papà, la domenica, con calma e con la macchina che per raggiungere la spiaggia doveva avventurarsi su strade bianche piene di buche. E noi tre a ridere su e giù per le montagne russe che papà ogni volta, immancabilmente ci regalava. Era quello il nostro mare, quelle buche prese di proposito mentre mamma poverina rischiava di vomitare.
Non c’è mai stata storia, Focene batteva Fiumicino, spiaggia libera batteva stabilimento, 127 batteva treno, papà batteva mamma sempre 3 a zero.
Ieri ero a Fiumicino.
Fiumicino e il fiume, Fiumicino disordinata, senza alberi, Fiumicino con le case popolari mangiate dal sale sul lungomare, Fiumicino e il faro, Fiumicino e i ristoranti di pesce, Fiumicino e l’aeroporto, Fiumicino e il mare. Un mare ingabbiato che non mi è mai piaciuto. Eppure quando sono alla ricerca di luce è qui che torno.
Ieri passeggiavo per via di Torre Clementina con un cartoccio di fritto misto in mano, ma questa volta non sono arrivata fino alla punta dove il Tevere si getta in mare.
Troppo freddo, poca gente in giro, qualche gabbiano in aria, qualcun altro in equilibrio su tronchi strappati da chissà dove.
Il solo rumore lo facevano le cime dei pescherecci arrugginiti e ormeggiati in doppia fila.

Shunga

Disegni e Foto di Neve*

Mi sono sempre piaciuti gli shunga. Arte erotica bidimensionale. Origami in pittura.
Questo l’ho fatto io qualche tempo fa.
Avevo un libro “Il libro sul cuscino” edito Frassinelli e da lì ho preso la stampa. Purtroppo non so chi sia l’autore, forse si tratta di Shigenobu Yanagawa.

Di seguito canzoni di geisha (prese qui e tradotte)

               Ho sognato che eravamo tornati insieme,
                  la mia risata mi ha svegliato.
               Allora ti ho cercato freneticamente
                   gli occhi pieni di lacrime

Lo so che è frivola e infedele,
ma è tornata da me molto pallida, triste e anche pentita
Una farfalla ha bisogno di un luogo per riposare

quando scende la sera.

Il Giappone a Milano

Foto e Collage di Neve*

Una giornata a Milano. Fredda, grigia e con la nebbia. Milano respingente, Milano con le guglie del duomo contundente.
A Palazzo Reale c’erano però due mostre che tenevo d’occhio da tempo:Shunga, Arte e Eros e Giappone, Potere e Splendore. Due mostre interamente dedicate al Giappone. Due signore mostre in un solo palazzo. Troppa grazia.

Ho acquistato i biglietti on line la sera prima e sono passata leggiadra davanti a tutti il giorno dopo. Unica nota stonata la mancanza di punti ristoro all’interno del Palazzo Reale e l’impossibilità di fare foto nelle sale. Alla mostra nuotavano squali dotati di gracchianti radiotrasmittenti, difficile fregarli.
 
Sazia di cultura ho fatto poi un salto a Via Montenapoleone, e mi sono guardata intorno. Le vetrine delle firme, la fila per i saldi alla Hogan, miss in stivali e colbacco, russi in estasi e con le braccia cariche come alberi di Natale. Più Ferrari parcheggiate che cicche in terra.


Impressioni di un freddo sabato a Milano. Due cose: una coppia di cinesi assaliti dai piccioni in piazza Duomo e l’Isetta parcheggiata a Via Montenapoleone.

 

Foto e Collage di Neve*