Maison de Culture du Japon a Paris

Foto e Collage di Neve*
Ovvero tanto del Giappone che trovate a Parigi andate a cercarlo alla Maison de la Culture du Japon a Paris . L’istituto ha un’offerta ricchissima è piuttosto diversa da quella dal nostro istituto di Cultura Giapponese di Roma.
Sebbene i duei istituti dipendano entrambi dalla Japan Foundation a prima vista non si direbbe proprio. La Japan Foundation è un organo finanziato in gran parte dal governo giapponese ed ha il compito di far conoscere l’arte, la cultura e la lingua giapponese nel mondo. Ha più di 20 uffici nel mondo, 7 in Europa ( Parigi, Madrid, Colonia, Londra, Roma, Budapest e Mosca) e si occupa attraverso questi di promuovere il Giappone e la sua cultura.
Senza andare troppo lontano (sito brasiliano o americano )il primo confronto che mi viene da fare tra l’ Istituto di Cultura giapponese di Roma e gli altri della vecchia Europa è sul sito. Se tutti i siti europei sono uguali per impostazione e struttura, sono colorati, ricchi di link e veloci, la pagina dell’istituto italiano giapponese è lento, pesante e poco appetibile. Completamente diversa dalle altre.
Ma è il contenuto a fare la differenza. Non capisco il tedesco ma se confrontate il sito parigino e quello londinese con quello italiano vi renderete conto della differenza. Molti più corsi di lingua, speech contest che in Italia non si fanno più, conferenze sugli argomenti più disparati, concerti, spettacoli teatrali, retrospettive cinematografiche.
Non che l’istituto di Cultura giapponese di Roma non proponga. Il problema forse è lo spazio, forse i finanziamenti, forse la mancanza di personale.
Certamente non la mancanza di interesse verso il Giappone e il mondo giapponese che in Italia c’è ed è in costante crescita.
L’istituto giapponese di Roma propone ottimi corsi di lingua, molte mostre, film, spettacoli teatrale e concerti. Sempre poco però confrontato con l’offerta parigina. Nell’istituto giapponese di cultura resiste un approccio teorico, accademico, museale, insomma un po’ ingessato.

Date un’occhiata all’agenda della Maison de Culture du Japon a Paris un giorno qualsiasi di questo mese per notare la differenza.
Ad esempio il programma di sabato 17 aprile

Offerta ricchissima che non si può ahimè paragonare con quella dell’istituto giapponese di cultura di Roma.
Senza considerare che oltre ai canonici corsi di giapponese e a tutto il resto, la Maison organizza anche corsi di :
Chanoyu – dimostrazione e degustazione del te
Chado – corso introduttivo alla cerimonia del te
Shodo – corso introduttivo di Calligrafia
Kodo – corso introduttivo all’arte dell’incenso
Ikebana -l’arte giapponese dei fiori
Origami – l’arte di piegare la carta
Corsi introduttivi di manga
Corsi di Haiku

Perchè qui no?

A Parigi, un indirizzo da non mancare

Parigi val bene un bicchier d’acqua

Da qualche parte bisogna pur ricominciare. Ricominciamo dall’acqua.

Il
Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ha deciso di promuovere 3 quesiti referendari per l’abrogazione della legge che privatizza l’acqua.

Per poter richiedere il referendum si devono raccogliere 500.000 mila firme in tre mesi.
Da sabato 24 aprile inizia la raccolta delle firme. I banchetti per la raccolta delle firme saranno allestiti su tutto il territorio nazionale. Peccato si possa firmare una sola volta.
Intanto guardate cosa ho fotografato in terra gallica …

Si capisce ma c’è scritto:
Un nuovo servizio pubblico sulla vostra tavola.
Acqua di Parigi, Acqua dei parigini. La gestione dell’acqua diventa municipale.
Per chi capisce il francese.

Oltre il canale, volare

//instagram.com/p/VRgI0xm-A0



Ci sono un paio di posti tra Fiumicino e Focene dove andare a godersi lo spettacolo degli aerei atterrare. Uno a nord e un altro a sud della pista in un perimetro di strade dai nomi strani e marinari: Via Coccia di Morto, via delle Vongole, Via delle Patelle.
Dopotutto il mare è a due passi. Se ne sente l’odore. E quando sei su un aereo, decolli e guardi giù, ecco che vedi subito la città di Fiumicino, il Tevere, la sua foce, la spiaggia e poi a perdita d’occhio il lattiginoso blu del mare.

Oggi c’era vento da sud ovest, libeccio, e perciò il posto migliore per guardare gli aerei prima lampeggiare lontani, abbassarsi, barcollare un po’ e poi atterrare era a nord della pista di Fiumicino.
Ero sola ad aspettare, insieme ad un’altra macchina. Forse perchè è giovedì o forse perchè è ora di pranzo o forse perchè guardare gli aerei atterrare è un passatempo antico e un po’ dimenticato.

Per me è puro divertimento. Un gioco che ho imparato da piccola. Al quale papà mi ha introdotto nei lunghi pomeriggi d’estate e che mi ha insegnato l’attesa, la pazienza,  l’immaginazione.

Gli occhi a frugare l’orizzonte con impazienza, a sbuffare fino a vedere comparire lontano un luccichio, guardare con ansia e stupore il puntino avvicinarsi ed ingrandirsi, spalancare occhi e bocca finchè  una mano provava a toccare il cielo e l’aereo ti investiva con luce e fragore.

Cercare gli aerei all’orizzonte mi faceva pensare a rotte e paesi lontani. 

Il nord ad esempio, o magari solo quello che c’èra oltre il canale.

Giovedì ho giocato di nuovo, ed era tanto che non giocavo così. Sono stata più di due ore a frugare tra le foglie degli alberi alla ricerca di fari in avvicinamento. 

Con un certo disappunto perchè il traffico era scarso. Ma poi sono riuscita lo stesso a fare qualche foto.
Non come avrei voluto. I boeing sono stati più veloci di me.


Acqua? Pubblica Grazie.

La manifestazione di oggi a Roma contro la legge Ronchi che privatizza l’erogazione dell’acqua.

Video di Neve* Canzone inedita di Rino Gaetano interpretata da Paolo Rossi

Nel silenzo dei mezzi di informazione qualche mese fa è stata approvata la legge che da in mano ai privati la gestione di un bene pubblico per eccellenza: l’acqua.
L’acqua è un bene primario come l’aria e quindi indisponibile.
Privatizzare l’erogazione dell’acqua è uno scempio che non ci possiamo permettere.
Qui per saperne di più
Qui il decreto legge dell’agosto 2008 n. 122 (articolo 23bis) convertito poi nella legge 6 agosto 2008 n.133 modificato poi con il decreto legge del 25 settembre 2009 n.135 (articolo 15)
La legge IMPONE la privatizzazione dell’acqua.
Nel testo si ribadisce che l’acqua è un bene pubblico ma è una affermazione vuota. La legge di fatto sancisce il contrario. Come si fa a dire che l’acqua rimane pubblica quando la rete idrica diventa privata?
Andate a sentire gli esponenti di governo che difendono a spada tratta questa vergogna di legge. Si nascondono dietro parole vuote come direttiva europea, regolamentazione del mercato, investimenti nella rete pubblica, stop agli sprechi. Parole paravento per i soliti paraculi.
Perchè l’acqua torni ad essere veramente di tutti abroghiamo la legge!

Posta indesiderata

E’ arrivata la lettera dall’istituto di Cultura Giapponese.
I risultati del Jplt 2 livello.
La busta è troppo piccola per contenere un buon risultato.
Si passa con 240 punti:

Writing-Vocabulary 50/100
Listening 50/100
Reading-Grammar 112/200

Total 212/400   Not Passed

La mia compatta che se lo sentiva ha preferito annegare piuttosto che fotografare il risultato (poi dicono che le cose non hanno un’anima).

V_______A_______F________F________A______N______C________U__________L________O

Fine poco onorevole di una molto onorevole compagna

La mia vecchia ma molto onorevole macchinetta fotografica è morta affogata nella toilette del baretto di via Appia di ritorno da una allegra pedalata. Quando ho sentito il plof non ci volevo credere. Mi sono girata incredula a fissare il bianco nitore del water e la sua acqua cristallina e ho scoperto che le Olympus non rimbalzano ne’ galleggiano.
Per un attimo ho pensato fosse meglio tirare l’acqua, poi mossa a pietà ho ripescato la poveretta con la mano, perchè non c’era niente di meglio in giro.
L-o s-o.
Troppo tardi la poverina era morta annegata. A casa ho provato a rianimarla anche con il phon. Niente.
Era meglio per tutte e due tirare l’acqua.

Adius (alla maniera di Piero Ciampi)

La spesa multietnica di Piazza Vittorio


Fino a qualche anno c’era solo Castroni. Le delicatessen a Roma si compravano solo li. Oggi non più. Il panorama in questa città che non cambia mai è cambiato e l’arrivo degli stranieri negli anni ha fatto si che oggi gli alimenti etnici si possano comprare in tante parti ma soprattutto in una zona ben nota di Roma:
piazza Vittorio e vie limitrofe. 

Anche se fino a qualche anno fa il quartiere dell’Esquilino era conosciuto come la Chinatown romana, le vie intorno alla stazione Termini, quelle strade a perpendicolo costruite subito dopo l’unità d’italia sono ormai abitate da varie comunità. Via Palestro, Via Vittorio Emanuele terzo, via Carlo Alberto, via Emanuele Filiberto sono il cuore della comunità cinese ma anche araba, bengalese, indiana, pakistana di Roma.
Bar, ristoranti, agenzie di viaggio, negozi di abbigliamento e appunto negozi di alimentari.
Uno dei mei preferiti si chiama XIN SHI e sta a Via Carlo Alberto 10, la strada che unisce Santa Maria Maggiore alla porticata Piazza Vittorio.
Xin Shi è un supermercato cinese, gestito da cinesi (qualcuno non parla italiano) che importa direttamente dalla Cina alimenti e articoli sparsi. Ci si può trovare di tutto dai germogli di soia al te verde, dal riso ai dolci tipici, dai funghi essiccati ai cestelli di bambù. Ma non solo.
Da qualche tempo da Xin shi si possono trovare anche ingredienti giapponesi: pasta di miso, zenzero marinato, salsa soia,sake, dolci mochi, alghe per il sushi…insomma fiutato l’affare i cinesi stanno allargando il loro ventaglio di offerte anche agli italiani che amano la cucina orientale. Infatti il supermercato è frequentato da una clientela mista, cinese e sempre più italiana che entra prima per curiosità e superata la diffidenza acquista poi ad un prezzo inferiore articoli di difficile reperibilità.
La mia ultima spesa:
1  Pepe nero in grani del Kerala (preso al  negozio indiano, Le Spezie del Guru) profumatissimo
2  Peperoncino (Le Spezie del Guru) piccantissimo
3  Chutney di mango piccante (idem) una vera schifezza, ma che volete si sperimenta
4  Biscotti al te verde (Xin Shi) passabili, più che di te sapevano di burro
5  Dolci giapponesi di riso ripieni di sesamo (Xin Shi) ottimi
6-7  Verdure indiane (Le Spezie del Guru) buone
8-9  Noodle cinesi e coreani (Xin Shi) in credenza per i momenti di crisi.