°Gramsci e la canzone italiana°

Ho cambiato canale e sono atterrata su Rrrrai 1. Trasmettono ancora il Festival (sono le 23.30, è  presto) Tricarico è vestito con una tovaglia e canta un cavallo di battaglia degli anni ottanta e della canzone sanremese:  ITALIANO VERO di Toto Totugno, Cotugno, scusate. Riarrangiamento meno becero dell’originale. Quasi, quasi me piace. Poi vedo il coro dietro, ragazzi e ragazze, faccie colorate, accenti vari, il bengalese romano, il marocchino partenopeo, il cinese di Prato (strano). Per i centocinquantanni dell’Unità siamo tutti belli bravi buoni e italiani, cinesi e hijab compresi. 
A finti, nun ce crede nessuno.
Non è finita,  adesso sul palco dell’Ariston campeggia una gigantografia rosso fuoco di Antonio Gramsci, mentre due voci recitano con voce e sguardo da occasione  l’importanza dell’indignazione.  Ma che cazzo, mo’ pure Gramsci a Sanremo! La mia di indignazione  la affido a Piero Ciampi, caro Sanremo te dedico un bell’ADIUS e ari-cambio canale.

°Una mattina d’inverno°

Una passeggiata all’Orto Botanico di Roma e alle serre. Le grasse della Serra Corsini, dove c’è una bella collezione di succulente dai diversi continenti.
Foto e Collage di Neve*
 Poi una divagazione in collina, sulle pendici del monte Gianicolo nel giardino giapponese in manutenzione
Foto e Collage di Neve*
 Foglie di acero, aghi di pino e alcune chiome di alberi incendiate, nonostante la stagione.
Foto e Collage di Neve*
Almeno qui nell’orto sembra che la profilassi contro il temibile insetto del punteruolo rosso funzioni e che le centenarie palme siano tutte sane e salve. Non si può dire lo stesso per il resto della città o per il litorale (il borgo di Maccarese ad esempio), dove oramai è disastro.
Largo Cristina di Svezia, 24
00165 Roma
06 6864193

Neve* nelle lingue del mondo

  Ho aggiunto il  traduttore in 52 lingue! :)
  
Neu fina catalano Borë e hollë albanese Նիհար ձյուն  armeno Nazik qar azero Ince karturco Mehe elurra basco Тонкі снег  bielorusso Тонкий снег russo Тонкий сніг ucraino Тънък сняг bulgaroТанки снег serbo Tenký sneh slovacco Tanek sneg sloveno Vékony hó ungherese    cinese semplificato หิมะบาง thai   Mng tuyết  vietnamita 얇은 coreano  薄雪 giapponese Õhuke lumi estone Ohut lumi  finlandese Neige fine francese Neve fina  gallego – portoghese  Þunnur snjór   islandese Subţire de zăpadă rumeno  Eira tenau  gallese  Tynd sne danese Tynne snø  norvegese

Avanti Popolo?

C’è una mostra all’Acquario Romano, in una dimenticata piazza dietro la stazione Termini. E’ la mostra dei 70 anni di storia del Partito Comunista italiano, il più grande partito comunista dell’europa occidentale.
Allestita all’interno dell’Acquario Romano (in realtà una costruzione dell’ Italia Umbertina) oggi sede della Casa dell’Architettura, grazie alla fondazione Gramsci, all’istituto Cespe, e agli archivi del defunto partito comunista,  la mostra ripercorre non solo la sua storia dalla nascita a Livorno nel gennaio del 1921 alla svolta della Bolognina, ma inquadra la storia del Pci, grazie ad un approccio soprattutto multimediale, all’interno della storia d’Italia. Dagli anni della clandestinità al compromesso storico. Dalle amministrazioni locali alle Internazionali Socialiste.  Una storia straordinaria, un patrimonio di cultura politica, civile, umana, gettato alle ortiche.
Una mostra che se avete più di trentanni non potrà che essere, almeno in parte, nostalgica. 
Fino a domani, 6 febbraio a Piazza Amedeo Fanti, Roma. 

Foto e motaggio di Neve*.

°Fatte du’ filetti°

In un angolo di Roma dal sapore partenopeo,  tra il Ghetto e Piazza Campo de’ Fiori, si apre dal budello buio di Via dei Giubbonari,  largo dei Librai con al fondo della piazzetta la facciata bianca e stretta della chiesa di Santa Barbara. Sulla destra un’ insegna, semplice e ingiallita anche di sera.
Fuori il locale capannelli in attesa, dentro un viavai continuo, in cucina un lavapiatti e due matrone romane a impastellare, friggere, incartare, imbustare e dare il resto a ciclo continuo. Per terra riccioli di segatura.
Gli ordini rimbalzano e volano sui tavolini stipati in una sala larga come il vagone di un tram. E nell’aria nuvole di fritto, litanie misteriose:

-Tre, una zucca, due punte!
-Una punta!
-Quattro, un fungo, tre punte!
Che sembra la risposta romana alla morra, e invece significa:
-Tre filetti di baccalà, un fiore di zucca, due piatti di puntarelle,
-Una puntarella,
-Quattro filetti di baccalà, un piatto di funghi trifolati e tre piatti di puntarelle.
Le puntarelle alla romana, quelle che vanno pulite e fatte arricciare per bene in acqua fredda,  condite con aglio pestato, olio, sale e filetti di acciuga  le mangiate dar Filettaro a Santa Barbara. Insieme a poche altre cose, tra cui burro e alici (in quale altro posto lo trovate?) e degli enormi, croccanti, dorati, mai salati FILETTI DI BACCALA’. Preparatevi a combattere.

DAR FILETTARO
a Santa Barbara
Largo dei Librai,
Roma
Foto di Neve*