Er Fontanone

E’ l’acqua der fontanone ad avemme ispirato
Foto di Neve*

Er Fontanone

Er fontanone tant’acqua sputa fori
Lo scroscio me rinfresca
La luce me stranisce 

Qui tra le fronne der giardino
ce soffia er ponentino.
Nun sarà forse la bora
ma pe’ un momento all’afa più nun penso.

T’affacci poi alla terrazza
e tra scrosci e lampi
co’ la faccia da fregnone me domanni:
ahò ma ndo’ sta er Cupolone?
 
Neve* 16 agosto 2009


Propositi per l’autunno


La volpe
Originally uploaded by Ape*chan

Superare il Noryoku Shiken livello 2. Secondo tentativo.

Da quello che leggo nelle info dell’istituto di cultura giapponese dal 2010 i livelli verranno riformati e ce ne saranno cinque. Ne verrà aggiunto uno intermedio tra l’attuale livello 2 e il 3. Esiste una specie di salto nel vuoto tra i due livelli. Per chi ha una conoscenza intemedio alta del giapponese il terzo livello è troppo semplice mentre il secondo è abbastanza difficile, soprattutto dal versante scrittura e comprensione del testo.

Benedetti ideogrammi!


My beloved Japan

Con gli slideshow ultimamente mi sono fissata.
Ho preso perciò un po’ di foto scattate nell’ultimo viaggio in Giappone e le ho montate sulle note di Forbidden Colours di David Sylvian e Ruichi Sakamoto.
Questo è il risultato.
Sono solo alcuni colori dell’arcobaleno Giappone, i miei. E visto che quest’anno le mie vacanze non saranno in Giappone mi consolo così. 

Al teatro India di scena la Luna



Tra il Tevere e piazza della Radio, all’ombra del gazometro è nato qualche anno fa negli spazi dell’ex fabbrica Mira Lanza il teatro India di Roma. Il luogo è di quelli suggestivi che piacciono tanto ai romani in cerca di atmosfere e ricordi industriali ottocenteschi popolati di ciminiere e caseggiati dai mattoncini rossi. Piacciono così tanto che molti di questi luoghi non sono sfuggiti alla speculazione palazzinara di lusso. Una parte dell’ex fabbrica Mira Lanza invece è diventata uno spazio comune piacevole, il teatro India appunto. E in questi giorni di Estate Romana di questo luglio lunare il teatro ospita la manifestazione URANIA.
Fino al 18 del mese appuntamenti tutti dedicati al luminoso satellite. In occasione del quarantesimo anniversario dell’allunaggio il teatro India dedica alla luna mostre, letture teatrali, musica, teatro, film. Gli appuntamenti a partire dalle 18.00.
Prima degli spettacoli un giro in libreria e dopo una birra a ritmo di musica nel bel bar allestito accanto il teatro. Tutto all’aperto, accanto al fiume (che non si vede) ma con il gazometro che tanta parte dell’orizzonte chiude. Decisamente un posto poco caciarone.

Teatro India
Lungotevere Vittorio Gassman (già lungotevere Papareschi) 146
tel 06 6840001
Roma

Ristoranti giapponesi a Roma: Sushi ko

Foto di Neve*
Sono stata presa dalla voglia di pesce crudo e subito dopo dalla consapevolezza che il panorama romano ahimè generoso non è …
In un altro post ho parlato ampiamente di cosa offre Roma quando c’è di mezzo il sushi. Sempre più convinta che il pesce crudo si debba mangiare preferibilmente Giappone, quando vengo presa dal desiderio mi ritrovo a scegliere sempre tra i soliti Hamasei e Hasekura.
Avevo già letto di Sushi ko e ci sono stata la prima volta un mese fa. Il locale però era pieno e quindi ci ho riprovato ieri sera, un tranquillo lunedì e finalmente mi sono seduta al sushi bar. 
Il ristorante, che in realtà è un’associazione culturale (la cui entrata sarebbe permessa solo ai soci, ma sono entrata pure io) si trova a San Lorenzo in una viuzza a ridosso della via Tiburtina: via degli Irpini
Difficile trovarla, perchè più che una strada si tratta di un cul de sac che finisce su una gradinata.
Aguzzate la vista perchè non c’è traccia di insegna, solo una bella porta di legno con su un foglio A4 che recita SUSHI-KO.
Cinque tavoli cinque rimediatissimi e un sushi bar che ospita una decina di posti. Ristorante a forma di T, arredo di un minimalismo esagerato, bianco dappertutto interrotto da una vetrinetta nera che racchiude un sontuosissimo kimono di broccato rosso e oro.
Niente musica, luci al punto giusto ma tovagliette segnaposto piuttosto anonime, di quelle con le foto dei nigiri che si trovano pure ai cinesi travestiti. Insomma a parte la porta d’ingresso molto bella in legno naturale il resto dell’arredamento per i miei gusti è un filo scarno.
In sala si muovono due persone e dietro il bancone altre due. Da questa parte gli italiani, dall’altra i giapponesi divisi dal banco sushi. Una ragazza con i ciucci e lo sguardo sveglio e un uomo dalla faccia tonda come gli occhiali che indossa. Sono loro gli attori e i registi di questo piccolo palcoscenico. Sono i padroni di casa e per tutto il tempo parlano e ridono tra loro in un giapponese farcito di qualche parola in italiano.
Il menu è il punto di forza di Sushi-ko. Piccolo ma molto buono. Sushi, sashimi, Temaki, makimono, chirashi, tempura e poco altro. Pochi orpelli molta sostanza. Qui si che il rigore è da applauso. Pesce crudo di una bontà assoluta. Fresco, di consistenza morbida adagiato su riso dal sapore dolce e non sopraffatto dal wasabi (con il quale altrove qualche volta si esagera per coprire pesce non proprio fresco).
Ho scelto il piatto che si chiama Miyabi, 10 pezzi che mi hanno portato in paradiso: tonno, salmone, spigola, gambero e gamberetto dolce crudo, che i giapponesi chiamano amaebi. Tutto talmente buono che ho mangiato con le mani. Riso dolce e abbastanza compatto, salmone dalla consistenza cremosa, spigola freschissima, tonno fragante e spesso. 
Sì, spesso, erto, alto, proprio ciccione. Dimenticate le ostie di pesce che trovate in altri posti, qui finalmente sul riso ci sta il pesce, e che pesce!


Venti pezzi di sushi, due tempura di verdura, un gelato al te verde, un budino al sesamo nero, una birra Asahi e due tazze di te, 71 euro.

Sushi ko Via degli Irpini 8
Tel 06 44340948
Avrete intuito che si riemp subito, perciò pre-no-ta-te.

Asparagi su Carasau

Foto di Neve*
Tornata dalla Sardegna con addosso l’impronta di un ardente sole sardo di fine maggio, ho pensato una sera a questo piatto, profumato e sostanzioso, usando gli ingredienti saccheggiati nel Golfo di Orosei: 
Asparagi su pane Carasau.
Cosa serve:
  • Un disco di pane Carasau spezzato in due o tre . Ho usato il pane di Dorgali, del Panificio Rosa Sagheddu. La cosa importante è lo spessore del pane carasau che deve essere finissssssimo, per esempio quello che si trova a Roma, è inadatto perchè troppo alto, poco croccante e di tutt’altro sapore.
  • Asparagi
  • Formaggio pecorino tipo Fiore Sardo, (ma qui potete sbizzarrirvi secondo il vostro gusto, dalla caciotta al taleggio). Io ho usato Montes, del Caseificio di Dorgali.
  • Olio extra vergine, sale, pepe.
Come si fa:
  • Bagnare i pezzi di pane carasau e adagiarli su una teglia da forno (il pane bagnato così non rischierà di bruciare). Mettere sui pezzi di pane sovrapposto gli asparagi già lessati e salati. Completare con una fetta di formaggio e spolverare con pepe nero macinato fresco e un goccio di olio. Infornare a 180°e lasciare giusto il tempo che il formaggio si sciolga e che il pane bagnato si asciughi e si sbruciacchi dove non a contatto con il formaggio e gli asparagi. Risultato: ditemelo voi. Se volete esagerare aggiungete prima di addentare, del pecorino o parmigiano secondo gusto.