Dedicata a Manu

Che mi piacerebbe rivedere, un giorno, magari proprio a Glasgow 

la città dei  God Help The Girl 

che cantano God Help The Girl in una chiesa, la scorsa estate.
Qui ho postato un altro splendido pezzo cantato dalla Ireton, Musician please take heed. Buon ascolto.


…so vintage and stylish!!!!! Enjoy.

There is no way I’m looking for a boyfriend
There is no way I’m looking for a scene
I need to save some dough
I’m a working girl, you know
I’ll fend attention off I keep to myself

I love my room, I’m getting used to sleeping
Some nights I really like to lie awake
I hear the midnight birds
The message in their words
The dawn will touch me in a way a boy could never touch
Their promise never meant so much to me

You have been warned, I’m warned to be contrary
Backward at school, I wrote from right to left
Teacher never cared for me
Preacher said a prayer for me
God help the girl, she needs all the help she can get

I sit for hours just waiting for his phone call
I’ll leave the chocolate hidden in the fridge
I’ll play his messages
Analyze his intonation
Please stop me there, I’m even boring myself

I think of him when I’m doing the dishes
I think of him while looking in the sink
This ain’t no play on words
My love for him is absurd
If he gave me a sign I’d think about it for a week
I’d build it up and then I’d turn him down

You have been warned, I’m warned to be contrary
Backward at school, I wrote from right to left
Teacher never cared for me
Preacher said a prayer for me
God help the girl, she needs all the help she can get


Ipse dixit

Ieri il Ministro Maroni ha fatto questa dichiarazione in occasione della polemica sulla scuola di Adro intitolata all’ideologo della lega Gianfranco Miglio e trasformata nella prima scuola pubblica italiana di partito.
“Miglio vuol dire tutto, è stato l’inventore delle tre macroregioni e quindi anche della padania”
Parole sante ministro, le tre macroregioni e la padania sono proprio delle invenzioni.

Settembre giapponese

Vi segnalo (grazie Giampy!) due eventi “Japan related” che si svolgeranno la prossima settimana a Roma:
domenica 19 settembre ci sarà il Mercatino Giapponese al Black Out a via Casilina 713, Roma.
Ingresso gratuito. Stessa formula, ma posto diverso (e rispetto al Circolo degli Artisti, è anche un po’ più sfigato)
martedì 21 settembre invece il Circolo degli Artisti ospita per la seconda volta i Melt Banana, gruppo giapponese di “Noise Jap Rock”, più famosi all’estero che in patria ( e non fatico a capire perchè).
Ingresso 10 euro
Ecco un assaggio della loro musica con una cover di un pezzo anni sessanta, tintarella di luna ………..;)

^^^^^^enjoyed?^^^^^^
Melt Banana, Official Site

Un otaku a Palazzo, Murakami a Versailles

 Murakami Takashi “Surfing” , foto di Rick Scully

Non un palazzo qualunque ne’ un artista qualunque.
Parliamo di Murakami Takashi (il cognome più inflazionato tra gli artisti giapponesi) icona e ambasciatore di fama ormai mondiale della cultura o delle subculture nipponiche (come ama chiamarle lui).
Dopo le mostre nei maggiori musei del mondo, dopo la fortunata collaborazione con il colosso Vuitton per il quale ha creato una serie limitata e carissima di borse (quelle con la ciliegia per capirci), da domani 14 settembre, Parigi ancora una volta ospita una personale dell’artista nei palazzi e nei giardini della Reggia di Versailles.
Esposizione certamente eccezionale che a più di qualcuno farà storcere il naso, ma il cui spirito è espresso bene dalle parole del curatore dell’esposizione Laurent Le Bon, :
“Murakami a Versailles è una passeggiata, un percorso, un itinerario nel paesaggio-territorio di Versailles.
Per la sua prima grande retrospettiva in Francia, l’artista presenta in quindici sale e nei giardini molte delle sue maggiori opere (....)
quello che ci ha guidato in questa esperienza unica di tre mesi è stato evitare di riproporre l’arte contemporanea integrata al monumento storico; ri-scoprire un luogo; unirsi ad un artista vivente e alle sue emozioni, provocare piacere.
Affidarsi a uno dei migliori artisti contemporanei per svelare un’altra Versailles, la Versailles monumento vivente di oggi,  questo è l’intento della mostra. La finalità è far riscoprire ai visitatori il piacere di passeggiare nei nuovi labirinti di Versailles e divertirli nel vero senso della parola,  al di là dei luoghi comuni”
(-traduzione dal francese di neve*sottile)
Murakami a Versailles  dal 14 settembre al 12 dicembre 2010, 
Grandi appartamenti e Galleria degli Specchi inclusi nel percorso di visita
euro 15 Tutti i giorni tranne il lunedì 
Per vedere un po’ dell’opera di Murakami Takashi qui
foto di BFLV

Comment te dire adieu – Le 3 version レ・トレ – "さよならを教えて a confronto

Continuiamo con le versioni giapponesi dei pezzi più famosi di musica pop occidentale. Questa è la cover giapponese incisa dal gruppo Le 3 (le tre) nel 2008 della famosa canzone cantata da Francoise Hardy nel 1968.
Soooo sixties ! E N J O Y
Testo
Namida wa kareru made nagarereba ii dake hontou no kimochi wo kikitai dake
moeagaru omoi mo anata no tsurenasa mo subete yurushitai no sayonara to
hakanai koi wa tsuzukanai mono to shinagara nukeda sezuni
kanashimi wa hito toki yorokobi wa eihen kokoro kara iitai sayonara to
futari no yoru ga shiroku akete yuku mabayui asa wo tsurete
kanashimi wa hito toki yorokobi wa eien kokoro kara iitai sayonara to
hakanai koi wa tsuzukanai mono to shinagara nukeda sezuni
kanashimi wa hito toki yorokobi wa eihen kokoro kara iitai sayonara to
*
Qui la versione portata al successo da Francoise Hardy con il testo tradotto e adattato in francese da Serge Gainsbourg dall’originale “It hurts to say goodbye” scritta nel 1966 da Jack Gold, Arnold Goland con la musica di Gabriel Yared
L’adattamento di Gainsbourg gioca con il tema della canzone riproponendo il suono EX . 
Non saprei dire se giocare con le parole è tipico delle canzoni francesi o di quelle dei Gainsbourg, come If  cantata dalla figlia Charlotte. Segue testo.
Enjoy
Sous aucun prétexte,
je ne veux
avoir de réflexes,
malheureux
il faut que tu m’expliques,
un peu mieux
comment te dire adieu

mon cœur de silex
vite prend feu
ton cœur de pyrex
résiste au feu
je suis bien perplexe,
je ne veux
me résoudre aux adieux

je sais bien qu’un ex amour n’a pas de chance, ou si peu
mais pour moi un explication voudrait mieux

sous aucun prétexte
je ne veux
devant toi surexposer mes yeux
derrière un kleenex
je saurais mieux
comment te dire adieu
comment te dire adieu

tu as mis a l’index nos nuits blanches, nos matins gris-bleu
mais pour moi une explication voudrait mieux

sous aucun prétexte,
je ne veux
devant toi surexposer mes yeux
derrière un kleenex
je saurais mieux
comment te dire adieu
comment te dire adieu
comment te dire adieu

*
E infine la versione che preferisco, quella del 1989, splendida cover di Jimmy Sommerville. Enjoy.

Per chi avesse voglia di ascoltare un po’ di Jimmy Sommerville

L’arte rasoterra

Photo by crlsblnc
Photo by crlsblnc


Avete presente i tombini? In Giappone sono diventati un elemento di arredo urbano. Ce ne sono di bellissimi, ogni prefettura e città ne ha di propri e unici. Sono fatti in ghisa e sono decorati spesso in colori vivaci pescando dal folclore, dalla cultura locale, dall’economia, dall’arte, dalla letteratura.
I risultati sono spesso notevoli esempi di artigianato prestato alla pop art. Ce ne sono così tanti in giro per l’arcipelago che Remo Camerota, fotografo e artista inglese, giapponofilo folgorato dai tombini ha pensato bene di fotografarli e pubblicarli sul libro “Drainspotting, Japanese mainhol covers” pubblicato da Mark Batty e in vendita su Amazon.com.

Per apprezzarne la bellezza vi suggerisco di andare su Flickr nel set dedicato ai tombini di Remo oppure qui .

Attenzione perciò a dove mettete i piedi la prossima volta in Giappone, perchè l’arte laggiù cammina rasoterra.

Enjoy.

Scusate l’assenza,

Ma ho passato l’estate a bere Chin8 Neri.
Quest’estate ho fatto un sacco di riflessioni. Una proprio sul Chinotto Neri.
Ho capito
che il chinotto è l’unica cosa che mi manca quando sono via, e non solo. Capita infatti che mi manchi a volte pure a Roma quando per esempio al posto del Chinotto cercano di propinarmi una bieca imitazione con l’accento sulla O. E non manca solo a me, ma a tanta altra gente. Per esempio a papà.
Lo dico perchè quando eravamo sull’autostrada Rennes-Parigi, in un autogrill gallico qualunque, davanti a parete intera di beveraggi colorati e pozioni iridescenti, gli chiedo

“A pa’ che te bevi? Che voj uno yoghurt al mango-papaya-mirtillo gigante, un succo al mangostano picchiettato o una Evian aromatizzata cedrata al gusto big buble??
E lui..”Noooo Sì (Silvia in romano, ndr), io me pijo solo un
c h i n o t t o
A pa’ ma sai che te dico? Pure io. :)

Non ce l’avevano.

Altro che formaggio grana, il chinotto bisognerebbe esportare, non solo all’estero, anche in tanti bar di Roma.

Chinotto, ma che sia Neri, quello fatto nello stabilimento di Capranica, sulla Cassia.

C.h.i.n.o.t.t.o   m.a.i   p.i.ù  s.e.n.z.a.
– mi raccomando con una fetta di limone dentro –