
ちりじりに居てもする也花の春
chiri-jiri ni ite mo suru nari hana no haru
Sono lontano da casa ma sboccia un’altra primavera
Haiku composto nel 1817 da Kobayashi Issa
Giappone, viaggi indipendenti e piccole storie metropolitane dal 2007

ちりじりに居てもする也花の春
chiri-jiri ni ite mo suru nari hana no haru
Sono lontano da casa ma sboccia un’altra primavera
Haiku composto nel 1817 da Kobayashi Issa
Canzone di oggi, questa indimenticabile. AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAANCORAAAAAAAAAAAA

Santa Maria Maggiore fa da quinta scenografica a Via Merulana. E via Merulana con tutta la zona di piazza Vittorio esercita su di me un attrazione particolare. Tra i moltissimi negozi cinesi che vendono boh??, adoro entrare e curiosare nei negozi alimentari che hanno cibi etnici per comprare a prezzi che in altre zone di Roma ti scordi: germogli di soia freschissimi, farina di riso, mirtilli essiccati, radici di zenzero e boulghour. Mi piace tornare in posti che conosco come Shin Xi a via Carlo Alberto e andare a zonzo in cerca di nuovi. Oggi per esempio ho scoperto un’erboristeria cinese con confezioni bellissime di te verde e tra gli scaffali di un alimentari bengalese un prodotto romeno che mi ha lasciato a bocca aperta: anguria in salamoia. Ho fatto anche foto.

Nel mio giro non ho trascurato il santuario romano del pane : Panella. Era parecchio che non andavo ed entrata, tra le mille prelibatezze, non ho saputo resistere alla pizza bianca ripiena di VIGNAROLA!!!! ‘Na cosa che neanche a Roma si trova più. Erbette, misticanza primaverile con guanciale, fave, piselli, carciofi, cicoria tutto ripassato in padella con olio e aglio. Una bontà che non sto a descrivere, che bisogna provare. Una strisciolina di pizza pagata 4 euro e 10 centesimi, più o meno un etto. Non discuto il prezzo bensì i 10 centesimi. Anche a quelli se so’ attaccati. Per un posto che si fregia del titolo ” L’arte del Pane”, un po’ più di stile e meno spirito bottegaio non guasterebbe.
Ho girato l’angolo e mi sono fermata davanti alla vetrina della storica e politicamente scorretta pasticceria Regoli,di via dello Statuto. Nel regno del mignon ecco finalmente una pasticceria romana “no mignon”, da preservare come monumento cittadino. Dietro un insegna anni settanta dolci tradizionali e generosi: pastarelle, grandi e gonfie che saziano solo a guardarle, mattonelle bavaresi, mimose con sopra le caramelle, zeppole schiantate sotto il peso della crema pasticcera, maritozzi con la panna, bignè di San Giuseppe….Un posto d’altri tempi, come pochi a Roma.

Domenica mattina, la città si è svegliata bianca di una grandinata eccezionale.
Ma dopo qualche ora nel cielo c’era posto solo per un cristallino azzurro, luminoso, accecante
Allora è proprio vero che dopo la pioggia viene sempre il sole :)
Se poi con in faccia la prima chiesa, l’abbazia cistercense, vi inoltrate sulla destra, e seguite il muro di cinta, troverete un bar-ristorante dai prezzi popolari e poi ancora più su, immerso tra campi coltivati a ulivi e un bosco di eucalipti (piantati dai monaci il secolo scorso) un’intera collina ricoperta da una cittadella in legno abitata da una comunità di suore, le piccole sorelle di Gesù. Da sopra la collinetta vedrete l’intero complesso abbaziale, ed è una bella vista.
La cosa più interessante di questa cittadella è l’atmosfera un po’ fuori dal mondo e l’architettura: prefabbricati dipinti in legno verde e rosso arrampicati e sparsi sulla collina, finestre con tendine di bambù e una chiesa dove con grande sorpresa le suore tolgono le scarpe per entrare. Tutto ha un’aria tra il caraibico e il giapponese. Allora incuriosita ho chiesto (anche perchè quassù non ci arriva nessuno e se non chiedi tu chiedono loro :) ) del perchè e mi hanno risposto che l’abitudine di entrare in chiesa senza scarpe se la portano dietro dall’Africa sahariana, quando la prima chiesa usata dall’ordine, cinquant’anni prima, era proprio una tenda.
Bello no?

Me ne sono accorta tardi. E’ più di un mese che ha aperto il primo negozio Muji della capitale! Ci sono stata ieri. A via del Tritone 199, dove prima c’era le pain quotidien oggi c’è MUJI. Non grandissimo, e secondo me anche in posizione poco felice.
Da che mi ricordi quel pezzo di via del Tritone è sempre stato abbastanza sfigato dal punto di vista commerciale. Zona di passaggio (soprattutto di autobus e taxi), ad alta concentrazione turistica (a due passi c’è fontana di trevi) ma marciapiede angusto e tratto di strada che non invita a passeggiare.
Ma Muji non ha bisogno di presentazioni e sarà un successo anche dove lo hanno aperto.
Colori del negozio rosso scuro, grigio, acciaio. Oggettistica personale e per la casa bella, funzionale, elegante, dal design minimalista, mooooolto giappo.
Rispetto ai negozi nella madrepatria, l’assortimento di Roma è piuttosto sacrificato, ma tant’è e ci accontentiamo. Sono sicura che apriranno un altro punto vendita, perchè sarà un successone. Magari non in zona ZTL e con la superficie che merita.
Nota dolente i prezzi. Rispetto a Muji Giappone mediamente il doppio, qualche volta di più, ma fa niente c’è tale fame di cose belle e dal design pulito che i romani non ci faranno caso.
Questo il sito http://www.muji.net/ con la possibilità di acquistare anche on-line.

