Non frequenta certi ambienti, vero?

Four people having a discussion around a wooden table outside at night under a gazebo with papers and coffee mugs
.

Cinque minuti fa fuori il cancello di casa, mentre mi appresto ad inserire la chiave per rientrare vedo avvicinarsi un distinto signore, leggermente barcollante che mi segue.
Apro il cancello, lo faccio entrare, mi accerto che questo non lo chiuda in mezzo e poi richiudo.
Mi ringrazia, lo saluto e lo supero, sono quasi al portone, ma lui:

– Scusi, lei è una nuova acquisizione del palazzo?
– Di questo o di quello? Rispondo d’istinto indicando con la mano i due edifici
– Spazientito replica_ ma è lo stesso condominio!
– In realtà è qualche anno che sono qui, dico
– Ah! E com’è che si chiama?
– Mi chiamo…

E subito aggiunge con tono sospettoso

– Ma allora come mai che non l’ho mai incontrata alle riunioni di condominio?
Pausa di riflessione, sono sinceramente stupita.
Ma lui spiazzandomi con il suo spirito e un largo sorriso ammicca
– Non frequenta certi ambienti, vero?

– Sorrido, anzi rido di cuore mentre ammetto vero, non frequento certi ambienti, mando sempre qualcun altro
– Fa bene, fa bene, sa, non si perde niente, io prima ci credevo, poi però

Sta per congedarsi, si avvia malfermo per il vialetto che lo conduce al palazzo che non è il mio, anche se siamo nello stesso condominio come ha tenuto a precisare

Ora sono io che tornando indietro gli chiedo….Scusi, e il suo nome?
– Avvocato….
– Allora buonanotte Avvocato….
– Buonanotte

Trimani, vinai in Roma

Trimani a Roma è un nome. Una storia iniziata quasi due secoli fa e che continua gloriosa ancora oggi.
L’enoteca più antica e fornita della capitale ha visto crescere, affermarsi e raffinarsi  il  gusto per il vino degli italiani.
Una volta che esistevano i vini e oli,  le osterie con la mescita sfusa, il vino era spesso un vino fatto con i piedi.  Era un affare di famiglia,  casareccio e non si andava troppo per il sottile.
Oggi il vino non si beve, si gusta nelle enoteche e nelle hostarie ( mi raccomando con la acca davanti se no non è chic)  che hanno sostituito i vecchi vini e oli coi banconi in marmo e l’aria intrisa di alcool.

Questo per dire che il vino piace pure a me e ogni tanto entro nelle enoteche a sbirciare tra gli scaffali e a comprare.

L’enoteca è un posto per il corpo e per la mente. Ci si diverte. La scelta del giusto vino ha bisogno di spazio e tempo, le bottiglie vanno guardate, lette, scrutate, girate, alzate, soppesate, posate e riprese. E non si può andare di fretta, la scelta va ponderata.

Troppo enoteche a Roma non offrono questo piacere. Sono così piccole e stipate di bottiglie su fino al soffitto, che ti tolgono il gusto dell’esplorazione.

Trimani, invece avrebbe una metratura di tutto rispetto. Avrebbe.
Sembra grande, ma poi quando ti infili tra i rossi piemotesi e bianchi trentini e incontri un altro disgraziato che come te è alla ricerca del vino bono con la giusta etichetta e non troppo caro (e qui tutto è relativo), succede l’ingorgo Non ci si gira.

Ed è un peccato mortale perchè i vini di Trimani sono signori vini, la maggiorparte con un prezzo tra 30 e i 60 euro, quindi sarebbe giusto che i Trimani, vinai in Roma dal 1821, dessero il giusto spazio ai vini e ai clienti che vanno li a comprarli.
C’e bisogno di SPAZIO, di LUCE, di rendere l’ambiente un po’ più confortevole,
e soprattutto c’è da S-A- L- U-T- A- R- E i clienti quando entrano.

Sì, salutare, perchè quando entri da Trimani nun te fila nessuno, e sì che è pieno di gente, nel senso che neanche con un “Bonasera” ti apostrofano.
Tu fai il giro e il contorsionista, scegli il tuo vino lo porti al bancone, che pensi sia la cassa, ma che invece è solo il bancone, te fanno un foglietto e lo paghi ad un’ altra cassa, torni a ritirare il tuo preziosissimo vino, e attenzione che se non lo hai specificato prima, nemmeno il pacchetto regalo te fanno.

E quando invece te lo fanno…signori che lusso.
Il pacchetto regalo del Trimani, consiste nella tua bella bottiglia pagata cara, IN-CARTATA in una velina bianca (so’ minimalisti e anzi ringrazia che non hanno usato il giornale) infilata in un M- O- S- C- I- A busta di plastica, BIANCA pure questa.
Ah però su questa c’è il logo. Ce fate un figurone col sacchetto Trimani. Avete speso 30 euro pe’ ‘na bottija de vino che sembra comprata in ferramenta.

E’ proprio il caso di dire che i Trimani ( ma non tutti, chi gestisce il Trimani Wine Bar a Via Cernaia ad esempio, offre invece un ottimo servizio), hanno preso alla lettera il detto, e loro sì che se ne intendono…

“Avere la botte piena e la moglie ubriaca”. Prosit.

Trimani,
Via Goito, 20 – 00185
Roma

Fiumicino da mare

A due passi da casa, quando la scuola dell’obbligo  finiva iniziava l’obbligo di andare al mare. A Fiumicino.
Si partiva con il treno. Ad ogni stagione la sua cura: l’inverno la vitamina C delle spremute, l’estate lo iodio del mare.
Fiumicino era il mare di mamma, con le sue alzatacce, lo stabilimento Vittoria e le cabine verde bottiglia scrostate, l’agonia del ritorno, mia sorella e me rincoglionite e piene di sabbia a camminare e sudare per riprendere quel treno arroventato da un sole ancora allo zenith in quella stazione di Fiumicino paese che già allora pareva abbandonata.
Fiumicino con la mamma, Focene con papà, la domenica, con calma e con la macchina che per raggiungere la spiaggia doveva avventurarsi su strade bianche piene di buche. E noi tre a ridere su e giù per le montagne russe che papà ogni volta, immancabilmente ci regalava. Era quello il nostro mare, quelle buche prese di proposito mentre mamma poverina rischiava di vomitare.
Non c’è mai stata storia, Focene batteva Fiumicino, spiaggia libera batteva stabilimento, 127 batteva treno, papà batteva mamma sempre 3 a zero.
Ieri ero a Fiumicino.
Fiumicino e il fiume, Fiumicino disordinata, senza alberi, Fiumicino con le case popolari mangiate dal sale sul lungomare, Fiumicino e il faro, Fiumicino e i ristoranti di pesce, Fiumicino e l’aeroporto, Fiumicino e il mare. Un mare ingabbiato che non mi è mai piaciuto. Eppure quando sono alla ricerca di luce è qui che torno.
Ieri passeggiavo per via di Torre Clementina con un cartoccio di fritto misto in mano, ma questa volta non sono arrivata fino alla punta dove il Tevere si getta in mare.
Troppo freddo, poca gente in giro, qualche gabbiano in aria, qualcun altro in equilibrio su tronchi strappati da chissà dove.
Il solo rumore lo facevano le cime dei pescherecci arrugginiti e ormeggiati in doppia fila.

Amibuz, il suono della foresta a Trastevere

Domenica scorsa al mercato di Porta Portese intenta nel mio solito giro ho sentito un cinguettar e un batter d’ali che a Trastevere, anche se vicino al fiume Tevere è molto difficile incontrare. Era l’uomo uccello Amibuz che cantava, suonava, danzava, recitava in diretta e per il piacere del variopinto popolo del Mercato.
Se una domenica mattina vi capita di udire da lontano il suono della fisarmonica, e il ritmo dei sonagli avvicinatevi state per incontrare One Tribal Bird Man, un artista di strada, un vero fenomeno.
Il pezzo è in francese e il titolo è les oiseaux.

Chiedo venia per la qualità del video colpa della mia vecchia olympus

Tre vele a Tor Tre Teste

Ci sono tre vele a Tor Tre Teste, il quartiere di Roma est incastrato tra il Raccordo Anulare, la Casilina e la Prenestina.

Non credevo che le chiese contemporanee costruite in cemento armato, acciaio e vetro potessero essere così belle. A Roma ci sono degli esempi inguardabili di chiese moderne. Mostruosità incistate in tessuti degradati per un gusto dell’orrido incomprensibile. Chiese che anzichè accogliere respingono, strutture aguzze che invece di placare agitano.
Invece qui no, tre vele candide si alzano gonfie verso il cielo di Roma anche senza ponentino.

E’ la Chiesa Dives in Misericordia, di Richard Meier, costruita per il Giubileo del 2000 (iniziata nel 1998 e inaugurata nel 2003).

A Roma in via Tovaglieri.
Cliccate sulla foto, ingrandite e respirate.
Posted by Picasa

Il mondo Nuovo Neffa

*N * E * F * F * A*

Con un nome così e una faccia così (uno dei nasi più belli mai visti) pensavo che il ragazzo fosse mediorientale. E invece no.
Sguardo assassino e bella musica, partito dall’hip hop, anzi dall’underground e arrivato al languid-sensual-lounge-sophisticate pop music.

Beccatevi questa canzone dal ritmo egiziano del 2006 che ha nel video oltre ad un signor naso anche un gioco di luci semplice ma efficace, un tocco horror orientale con la testa del fantasma giapponese, e sullo sfondo il muro dell’ex mattatoio di Testaccio di Roma.
Giovanni Pellino in arte Neffa è il
30 ottobre è al Piper, da ricordare.



Er Fontanone

E’ l’acqua der fontanone ad avemme ispirato
Foto di Neve*

Er Fontanone

Er fontanone tant’acqua sputa fori
Lo scroscio me rinfresca
La luce me stranisce 

Qui tra le fronne der giardino
ce soffia er ponentino.
Nun sarà forse la bora
ma pe’ un momento all’afa più nun penso.

T’affacci poi alla terrazza
e tra scrosci e lampi
co’ la faccia da fregnone me domanni:
ahò ma ndo’ sta er Cupolone?
 
Neve* 16 agosto 2009


Al teatro India di scena la Luna



Tra il Tevere e piazza della Radio, all’ombra del gazometro è nato qualche anno fa negli spazi dell’ex fabbrica Mira Lanza il teatro India di Roma. Il luogo è di quelli suggestivi che piacciono tanto ai romani in cerca di atmosfere e ricordi industriali ottocenteschi popolati di ciminiere e caseggiati dai mattoncini rossi. Piacciono così tanto che molti di questi luoghi non sono sfuggiti alla speculazione palazzinara di lusso. Una parte dell’ex fabbrica Mira Lanza invece è diventata uno spazio comune piacevole, il teatro India appunto. E in questi giorni di Estate Romana di questo luglio lunare il teatro ospita la manifestazione URANIA.
Fino al 18 del mese appuntamenti tutti dedicati al luminoso satellite. In occasione del quarantesimo anniversario dell’allunaggio il teatro India dedica alla luna mostre, letture teatrali, musica, teatro, film. Gli appuntamenti a partire dalle 18.00.
Prima degli spettacoli un giro in libreria e dopo una birra a ritmo di musica nel bel bar allestito accanto il teatro. Tutto all’aperto, accanto al fiume (che non si vede) ma con il gazometro che tanta parte dell’orizzonte chiude. Decisamente un posto poco caciarone.

Teatro India
Lungotevere Vittorio Gassman (già lungotevere Papareschi) 146
tel 06 6840001
Roma

Lo spitino a Roma

A Roma ci sono diverse pasticcerie siciliane. Una delle più conosciute è Dagnino, vicino la Feltrinelli International di via Emanuele Orlando a piazza della Repubblica. Un posto storico giustamente famoso per la sua pasticceria, con l’arredamento immutato negli anni: stessi specchi, profilati di alluminio, divise dei camerieri e carretti siciliani dagli anni settanta. I prezzi non sono bassi, ma la qualità è garantita. Un po’ meno la gentilezza. Ma non volevo parlare di Dagnino. Mi serviva solo per dire che a Roma Sicilia è sinonimo di dolce (cassate, cannoli, dolci savoia ) mentre il salato è piuttosto trascurato. A parte “le arancine” che ormai hanno preso il posto del compianto supplì (che ahimè noi non sappiamo più fare) si trova poco altro. Navigando in rete, ho trovato un indirizzo golosissimo, provato alla prima occasione e una specialità mi ha lasciata a bocca aperta: lo spitino. Non è uno spiedino, bensì una specie di panino fatto con mollica di pane raffermo, ragù e piselli, besciamella, tutto fritto sul momento e da mangiare con le mani! Il risultato è cibo da strada di una bontà esagerata. Io l’ho provato da Nobel, una pasticceria siciliana super(ma che fa anche arancine, spitini, sfincioni…..) che si trova a via Tuscolana 26, una vera scoperta.