Regina Viarum

Ieri una bellissima passeggiata nel parco di Via Appia Antica. Affittato le biciclette in un bar subito dopo la tomba di Cecilia Metella, e giù per la Regina Viarum abbiamo pedalato fino nel territorio di Ciampino. A parte il primo pezzo di strada, quello che conserva un lungo tratto di basolato romano, è che è il più trafficato, dopo il primo chilometro si rimane praticamente soli a pedalare tra cipressi, pini e papaveri. Lo sguardo si perde oltre il muretto sui resti di ville romane e su quelle protette da alti cancelli e rinfrescate da parchi curati. Sui lati della strada resti di tombe, calchi di statue e un sentiero in terra battuta che non capisco perchè il Comune di Roma non riesce a trasformare in una vera pista ciclabile. Pedalare sul basolato è poco agevole e pure il sanpietrino che ricopre la strada non è proprio il massimo. Riesce più semplice usare i due viottoli ai lati della carreggiata, anche se a volte si devono affrontare le radici dei pini e le cunette. Trovo l’Appia Antica, una dei posti più belli di tutta Roma, un posto romantico e molto molto “picturesque”, come direbbero gli inglesi. Secondo me però ancora poco fruibile dai romani e dai turisti in generale. La cosa più affascinante? La strada! Le strade romane rappresentano, la testimonianza più vera e toccante della potenza e della grandezza di Roma. Più dei templi o dei fori, delle città o dei mosaici, le strade romane dove ancora visibili con il basolato vulcanico irregolare evocano una realtà ben presente e non lontana di duemila anni.

Passeggiata al Celio

Dopo anni di restauro hanno riaperto al pubblico la chiesa di Santo Stefano Rotondo al Celio. Una chiesa bella e particolare, nella moltitudine di chiese capitoline. Si tratta di una chiesa antichissima, dei primi anni cristiani, costruita su precedenti costruzioni romane e che ha una particolarità che la rende unica o quasi, tra le chiese romane: è a pianta circolare, come dice bene il nome. Sorge su uno dei più suggestivi colli di Roma ed è a breve distanza dalla chiesa di Santa Maria in Domnica, da quella dei Santi Pietro e Paolo, dai Santi Quattro Coronati e dal Colosseo. Santo Stefano, che appartiene all’ordine Germanico ed Ungarico.
Possiede un interno possente e spoglio, l’effetto che si ha entrando è disorientante, abituati come siamo a chiese a croce latina o greca. Si rimane colpiti dall’altezza e dal doppio giro di alte colonne con capitello corinzio, nonchè dalla quasi assenza di decorazioni. Solo un altare al centro e un ciclo di affreschi cinquecenteschi (piuttosto truculenti) rivelano che siamo in una chiesa, mentre tutto ci fa pensare di essere entrati in un tempio romano. Il sole che filtra dalle finestre rimbalza tra pareti, colonne e pavimento, inonda l’ambiente e lo satura di una luce bianca e irreale che sottolinea ancora di più la sensazione di fredda bellezza e monumentalità di Santo Stefano Rotondo.
Per approfondimenti e curiosità visitate www.romasegreta.it/celio/celio.htm

Roma oggi sa di primavera


Dopo una settimana di pioggia, finalmente stamattina è uscito il sole, quindi, come le lumache sono uscita anch’io. Passeggiata in bicicletta da Ponte Milvio fino a Trastevere, con sosta all’arco di Settimiano, al bar che fa angolo con via Garibaldi. Ho continuato lungo via della Scala per Santa Maria in Trastevere e più giù fino a S.Francesco a Ripa, ho mangiato la pizza bianca di Frontoni e poi tornando indietro, a vicolo del Moro ho visto che c’è qualcuno che ancora fa le pecorelle pasquali di zucchero! E’ la pasticceria Valzani, specializzata in cioccolato, panpepato e torta Sacher, un pezzo di storia di Roma Trasteverina.

Maria de Medeiros – Sentimental –

Venerdì 11 gennaio, ho passato un’altra serata tropicalista assistendo a Roma al concerto di Maria de Medeiros, una cantante-attrice-regista portoghese, che ama cantare le canzoni della sua infanzia, soprattutto dei grandi della musica brasiliana.
In questo suo primo album, “A little more blue”, Maria canta con molta personalità, reinterpreta, riarrangia, recita bellissimi pezzi d’autore scritti soprattutto da Caetano Veloso e da Chico Buarque.
Tanto Mar, Acorda amor, O que sera, Sentimental, Samba e amor, questi alcuni pezzi del concerto e dell’album, tutti cantati con molta originalità, passione e sentimento.
Maria durante il concerto, non solo introduceva in italiano ogni pezzo, ma a metà canzone, o al principio ne traduceva il testo in italiano, uno sforzo apprezzabile, permettendo così a tutti di capire e godere le parole di questi classici della musica.
Sono uscita dal concerto con in testa tante parole e tanta musica. Mi è piaciuto molto, e mi piace sempre di più anche il portoghese….
Qui di seguito posto Sentimental, di Chico Buarque, scaricato da Youtube, una canzone che illustra abbastanza bene le caratteristiche di Maria de Medeiros : un mix accattivante di sogno, passione ed energia in un corpo, che a me sembra quello di abitante di un mondo fantastico, capelli neri, occhi grandi chiari, su un corpo dal quale non mi stupirei di vedere spuntare le ali….

p.s. : Maria non vi ricorda Kate Bush?

Testo

Sentimental, sentimental

Um coração saliente

Bate e bate muito mais que sente

Fica doente mas é natural, natural

Que num cochilo de agosto

Surja um outro alguém do sexo oposto

Do sexo oposto outro outro alguém

Ontem vi tudo acabado

Meu céu desastrado

Medo, solidão, ciúme

Hoje contei as estrelas

E a vida parece um filme

Gemini, gemini, geminiano

Este ano vai ser o seu ano

Ou se não, o destino não quis

Ah, eu ei de ser

Terei de serSerei felizSerei feliz, feliz

Façam muitas manhãs

Que se o mundo acabar

Eu ainda não fui feliz

Atrapalhem os pés

Dos exércitos, dos pelotões

Eu não fui feliz

Desmantelem no cais

Os navios de guerra

Eu ainda não fui feliz

Paralisem no céu

Todos os aviões

É urgente, eu não fui feliz

Tenho dezesseis anos

Sou morena clara, atraente e sentimental

Sabato tentatore, pasticceria Regoli

Ieri sono cominciati i saldi a Roma. Bene, mi sono detta, Silvia quest’anno ‘ damose ‘na mossa, che se ce pensi troppo finisce che è meglio andare da Mas (chi abita a Roma, lo conosce) a comprare qualcosa che in qualunque negozio della capitale. Ho pensato di essere la più furba , pioveva, me la sono presa molto comoda e con molta calma mi sono avviata verso uno dei mio negozi preferiti …..
All’ora di pranzo, più o meno, ero sulla tangenziale, in fila a pregustarmi un paio d’ore di acquisti sfrenati ma oculati, in uno dei pochissimi grandi magazzini di Roma, la Coin di piazza San Giovanni.
Te pare che con questa pioggia, ci sarà casino?, riflettevo, Roma è ancora mezza intorpidita dal torrone, non ce la fa a muoversi. Sbagliato, alla Coin di San Giovanni, c’era tutto il mondo. Impossibile non solo acquistare, provare, ma quasi neppure guardare.
Interi piani affollati da donne invasate, con mariti e prole al seguito abbandonati sui divanetti, commesse isteriche, montarozzi di maglie buttate sui banchi come neanche a Porta Portese. Un incubo.
Vabbè mi sono detta, non ti far prendere dal panico, focalizza, seleziona, buttati sulle maglie che non c’è bisogno di provarle e soprattutto se vedi qualcosa che te piace COMPRA, prima che sia troppo tardi. Si, facile a dirsi. Ma com’è che già il primo giorno di saldi, dopo appena tre ore dall’apertura del negozio le taglie disponibili che rimangono sono esclusivamente la 38 e la 40?
Com’è che già ieri, alla Coin, primo giorno di saldi, ho visto occhieggiare articoli non proprio nuovissimi? Mi sono demoralizzata, volevo comprarmi almeno un ombrello (fuori diluviava) ma poi ho visto che gli ombrelli non erano in saldo (forse proprio perchè diluviava). In effetti li ho potuti guardare in santa pace, tutta quella strada per sbirciare nello scaffale degli ombrelli…..No, ho deciso niente ombrello, e me ne sono andata altrove a placare la mia brama di shopping.
Ho preso la macchina, e ho deciso per la Feltrinelli di via Emanuele Orlando, dove non ci sono i saldi, ma nemmeno le orde dei barbari. Prima però, mi sono detta che meritavo una consolazione, quindi per chiudere decentemente un pomeriggio così, così, sono passata a Via dello Statuto, dietro piazza Vittorio, e sono entrata in una pasticceria storica di Roma : Regoli.
Un posto d’altri tempi, una pasticceria dove oltre le cose solite , trovi dolci impensabili altrove, mostaccioli ricoperti di cioccolato, maritozzi con la panna, budini di riso, fagottini alle mele, l pangiallo e panpepato, tegole con la ricotta, paste quaresimali. Dopo dieci minuti di perlustrazione ho scelto il pangiallo, una vera ghiottoneria della tradizione romana, un impasto di frutta secca (nocciole, pinoli, mandorle) con miele, uva passa, cedro candito. Una vera tentazione impacchettata in carta rossa o oro e che con grossa soddisfazione ho mangiato oggi, giorno della Befana.

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Buone Feste!!!!

Oggi 23 dicembre, mentre Roma corre impazzita da un posto all’altro, trovo il tempo, ma soprattutto la voglia di fare l’albero di Natale.
Mi è sempre piaciuto questo simbolo di abbondanza e properità, di ricchezza e naturale allegria.
L’albero, che secondo me può essere di qualunque materiale, non deve essere piccolo. Alla larga dai quei cosi rinseccoliti messi sui televisori, piccoli e storti.
Mi spiegate a cosa servono quei poco più che bonsai che così spesso si vedono in giro? Ti dicono che è il simbolo che conta. Palle. A parte che il micro albero è di una tristezza infinita, ma poi se simbolo beneaugurante deve essere, se ricchezza deve portare, allora esagerare no, ma almeno abbondare.
Bandite quei rametti secchi da sopra le scrivanie , prendete un bell’alberone e scatenate la fantasia.
L’albero di Natale augura ricchezza, frutti maturi, è la preghiera affinchè la primavera sia ricca di doni, che dopo il freddo inverno segua la gioia del calore. Quindi, un bell’albero, oltre che grande (il mio sogno sarebbe averne uno alto fino al soffitto), e stracarico di tutto quello che vi piace, deve brillare, anzi abbagliare.
Il massimo poi sarebbe quello di metterlo vicino alla finestra, così da mostrarlo a tutti così da permettere a tutti di goderne la vista e alleggerire lo spirito.
Il mio passatempo preferito in questo periodo è stare col naso in su a cercare dietro le finestre accese, tra le tende il luccicore degli alberi di Natale.
Ma ahivoglia a guardare. Sono poche le finestre che hanno un albero da offrire.
Ogni tanto però ci si imbatte nella generosità degli alberi sui balconi. Che belli che sono, ingioiellati da collane di palle colorate grosse e sfaccettate. Si accendono e spengono solitari e ganzi sui balconi di Roma.

A Roma il Tevere è carcerato


A Roma abbiamo il fiume. Lo sanno tutti, ma lo conoscono in pochi.
Si perchè a Roma il Tevere è carcerato. Imprigionato com’è tra i muraglioni costruiti alla fine dell’800 per difendere la città dalle piene invernali, il fiume di Roma è finito per essere dimenticato dai suoi stessi cittadini. Scorre dimenticato, incanalato tra due muri alti di pietra, solo i platani del lungotevere
sembrano tendergli qualche ramo.
Eppure Roma dal Tevere è tutta un’altra cosa. Lungo il fiume vive un’altra città, fatta di circoli sportivi, di pescatori solitari, di chiatte abbandonate e di senzatetto organizzati lungo gli argini o sotto i ponti. Roma dal fiume appare lontana e diversa, silenziosa, quasi campagnola.
Per godersi Roma dal fiume il modo migliore è percorrere gli argini in bici. Qua e la’ il fondo non è dei migliori ma si può fare. Si può partire da Saxa Rubra a nord di Roma dove si passa accanto ad ex insediamenti industriali e si costeggiano i centri sportivi della Roma bene.
Qui gli argini sono bassi, il fiume è vicino, si vede e quasi si tocca l’acqua. Il paesaggio è decisamente campestre. Dopo Ponte Milvio gli argini si alzano e la città si allontana. I ponti uno dopo l’altro ci portano a Castel Sant’Angelo, ponte Sisto annuncia Trastevere e dopo l’isola Tiberina si può continuare oltre ponte rotto fino a raggiungere Testaccio e la zona ex industriale di Ostiense. Andando avanti si arriva quasi fino al mare. Le foto che posto sono state scattate esattamente un anno fa, ma il fiume è lo stesso e lo scorrere del tempo non si vede.

Un angolo di Giappone a Trastevere: l’Orto Botanico di Roma


Nel cuore di Roma, proprio sotto le pendici del Gianicolo, l’Orto botanico , ospita tra un bosco romano, serre tropicali e palme nane, un angolo di estremo oriente.

In cima alla collina di Villa Corsini, da dove si scorge Roma con i suoi palazzi e il fontanone dell’Acqua Marcia vi sorprenderete di trovare un piccolo ma ben curato giardino di concezione giapponese.

Ci sono pitosfori ben tagliati, uno stagno con due ponticelli in pietra, la lanterna e qualche masso ben piazzato. Tanti aceri e anche un padiglione in legno da dove godersi la città da una prospettiva inusuale.

Ci sono anche i ciliegi, la fioritura è già passata, ma per gli aceri che si incendiano in autunno c’è ancora tempo.


Si entra dalla parte di Trastevere, largo di villa Corsini. Domenica e festivi chiuso. Ingresso 4 euro. Uno dei posti più tranquilli e meno conosciuti della città.