Non frequenta certi ambienti, vero?

Four people having a discussion around a wooden table outside at night under a gazebo with papers and coffee mugs
.

Cinque minuti fa fuori il cancello di casa, mentre mi appresto ad inserire la chiave per rientrare vedo avvicinarsi un distinto signore, leggermente barcollante che mi segue.
Apro il cancello, lo faccio entrare, mi accerto che questo non lo chiuda in mezzo e poi richiudo.
Mi ringrazia, lo saluto e lo supero, sono quasi al portone, ma lui:

– Scusi, lei è una nuova acquisizione del palazzo?
– Di questo o di quello? Rispondo d’istinto indicando con la mano i due edifici
– Spazientito replica_ ma è lo stesso condominio!
– In realtà è qualche anno che sono qui, dico
– Ah! E com’è che si chiama?
– Mi chiamo…

E subito aggiunge con tono sospettoso

– Ma allora come mai che non l’ho mai incontrata alle riunioni di condominio?
Pausa di riflessione, sono sinceramente stupita.
Ma lui spiazzandomi con il suo spirito e un largo sorriso ammicca
– Non frequenta certi ambienti, vero?

– Sorrido, anzi rido di cuore mentre ammetto vero, non frequento certi ambienti, mando sempre qualcun altro
– Fa bene, fa bene, sa, non si perde niente, io prima ci credevo, poi però

Sta per congedarsi, si avvia malfermo per il vialetto che lo conduce al palazzo che non è il mio, anche se siamo nello stesso condominio come ha tenuto a precisare

Ora sono io che tornando indietro gli chiedo….Scusi, e il suo nome?
– Avvocato….
– Allora buonanotte Avvocato….
– Buonanotte

———–°°°Io credo nei miracoli°°°————

Siamo a marzo, è primavera e io mi preparo alla rivoluzione. Sono felice perchè credo nei miracoli che la gente può fare.

E allora il mio pensiero va alle persone che hanno condiviso con me un po’ della loro vita.
Amici con i quali ho vissuto attimi e secoli di quotidiano e con i quali ho assaggiato, divorato, qualche volta vomitato pezzi di vita.
Grazie alla loro complicità ho arginato momenti di dolore e disperazione, ma anche raddoppiato la gioia, l’allegria, e di esaltazione.
Ci sono stati abbracci che mi hanno riparata quando nuvole di illusioni si sono trasformate in acquazzoni.
Ci sono stati occhi dove ho visto brillare fiducia e amore, e senza i quali non avrei mai attraversato fitte  incomprensioni.
Questa canzone è per loro che sono stati e sono i colori della mia vita.
Ma è anche per le migliaia di voci sconosciute ascoltate, preziose, perchè mi hanno regalato quotidiani sorrisi e qualche volta inaspettati voli sul mare. 
E poi questa canzone è per tutti gli altri, che forse da domani, saranno la rivoluzione.

Cristina Donà  – Miracoli –

::::: Verso sud ::::

Pray for Japan!

Tokyo, riportano i giornali italiani, si svuota, e le immagini che guardo nella rete sembrano tratte da un film di fantascienza.
Evacuazione lenta, ordinata, composta, dignitosa. Tokyo si sposta a sud. Se fosse vero, sarebbe la prima volta che in questo paese si inverte il senso di marcia geografico. 

La storia del Giappone ha camminato sempre verso nord,  una lunga marcia cominciata dal Kyushu e terminata in Hokkaido, che a tappe ha stabilito le sue capitali prima a Nara, poi a Kyoto, a Kamakura, ed infine a Tokyo.
Ragioni politiche certo, ma anche un nomadismo che i giapponesi si portano dietro da chissà quanto e che li fa ancora abitare in case foderate di carta e legno.

I giapponesi hanno assorbito così profondamente il senso della precarietà della vita da accettare con apparente rassegnazione ogni tipo di cambiamento e sconvolgimento. Apparente, però, perchè questi uomini che a noi sembrano marziani, vivono dei nostri stessi sentimenti, anche se ne hanno pudore. L’armonia e il benessere generali sono troppo importanti e il controllo delle emozioni personali è fondamentale affinchè la società giapponese si mantenga in equilibrio.

Una terra capricciosa e spesso crudele ha allevato i giapponesi  al pragmatismo, alla caparbietà, alla disciplina, all’altruismo, e ad un senso di responsabilità fuori del comune. Ma ne ha arricchito lo spirito di  una sensibilità estrema per la natura,  dell’amore per i particolari,  per le stagioni,  ha donato loro un senso estetico unico che li accomuna e li distingue da chiunque altro.

Forse in queste ore in Giappne ci si sposta verso sud. Forse, magari solo quelli che possono, o quelli che devono, perchè evacuati dalla zona della centrale nucleare, gli stranieri che cercano di tornare a casa, le ambasciate che spostano le sedi.
Persino gli aerei migrano, le compagnie cancellano i voli o li dirottano su altri scali..
L’emergenza spinge le persone a Nagoya, a Osaka.  Si tratta, a sentire le autorità, di  misure precauzionali, emergenza nucleare, ma ancora non è chiaro quanto alto sia il pericolo.

E un senso di smarrimento ti prende a sentirle quelle parole pronunciate dai funzionari in tuta blu quando dicono  ” Oltre l’area rossa della centrale di Fukushima, il pericolo di radiazioni non è immediato”.
Pericolo non immediato… Le parole hanno un senso, quindi no, tranquilli non si muore subito di queste radiazioni, per il momento e a meno di trovarsi a ridosso della centrale di Fukushima.

E allora, intanto, in attesa della normalità, si seguono le direttive del governo, ci si aggiorna in continuazione sui livelli di radiazione nell’aria, si continua la vita di sempre, oppure ci si allontana,  perchè come dicono i giapponesi in questi casi “shika ta ga nai” ( non c’è nulla da fare).

Il sud che accoglierà chi ci sta andando, è un luogo che il Giappone e il mondo intero conoscono già, ed ha il nome di Hiroshima e Nagasaki.

Paradossale no?

La Coppetta mestruale

Facciamo un po’ di  pubblicità progresso,  è ora di far conoscere  uno strumento di emancipazione eccezionale, di diffondere il verbo della coppetta, di affrancare il genere femminile da ammennicoli medievali che con ali o senza, so’ scomodi, non sanno di lavanda. Esiste un’alternativa incredibile agli assorbenti interni ed esterni che li devi abbinare ai calzoni e alla gonna per renderli invisibili, che ti fanno camminare a gambe aperte, ti costringono a girare la testa ogni tre per due, e ti fanno uscire alla ricerca disperata di una farmacia aperta la domenica sera in agosto. Esiste e l’ho scoperta lo scorso anno su internet ( inventata negli anni trenta, pensate un po’…)

Si chiama coppetta mestruale, ed è un sistema alternativo agli assorbenti esterni ed interni. Un pezzetto di silicone colorato che fa miracoli.

Dopo una normale perplessità e un attento studio mi sono documentata poichè i vantaggi parevano moltissimi. Ho cominciato a leggere in giro per la rete e nei forum e tutto quello che leggevo aveva dei toni a dir poco entusiastici. E più leggevo e più mi entusiasmavo. Ci ho messo 1 minuto a collegarmi in rete e a comprarla.  Mi dicevo, che sarà mai, avrò buttato venti euro e pace…ma se anche una sola delle qualità di questo aggeggio corrisponde a verità, sarà valso la pena provare.

La coppetta è arrivata e quando mi ci sono trovata faccia a faccia, ho pensato che no mi ero sbagliata, ma questi che se l’erano inventata erano fuori di testa. No, no l’avrei usata come porta uovo sodo.
Sembrava enorme. Poi ho seguito libretto delle istruzioni. E’ piuttosto facile inserirla, un po’ meno toglierla. E qui devo confessare che sono stata presa dal panico, cazzo, questa benedetta coppetta s’era attaccata come una ventosa al mio corpo e nun me voleva mollà, come il mostro di Alien.  Ho sudato freddo.
Ma pure qui c’èra il trucco.  Poi non contenta ho voluto provarla di notte, che poteva tornar comodo, ma dopo due ore stavo con gli occhi spalancati,  perchè  temevo di morir soffocata. Ero convinta  che, non so come, sta benedetta coppetta viaggiasse e mi arrivasse su su fino in gola!  (che scema eh?).

Ma dopo il primo incontro scontro e una volta capito il meccanismo la coppetta mi ha cambiato la vita (in quei giorni ovvio)! Una rivoluzione, non esagero, è come non avere più niente, di una comodità imbarazzante. Mi dimentico di indossarla. Adesso ci dormo anche la notte e respiro benissimo :).
Questo pezzetto di silicone mi da una libertà che ti sogni con qualsiasi altra cosa. Eppoi ne compri una e dura dieci anni ( forse è per questo che in Italia, dove c’è un quasi monopolio,  non la conosce nessuno?), e poi è igienica perchè non trattata con nulla e non da problemi di allergie.

Io dopo averla scoperta  mi sembravo un’invasata, ho cominciato a fare un proselitismo che i testimoni di Geova so’ in confronto dei principianti. E la coppetta di qua e la coppetta di la, e provala che è pratica, igienica, economica, e pure ecologica, tiè.
 Ho cominciato con le persone che mi stavano intorno, le mie colleghe di ufficio.  Però che fatica convincere le persone a cambiare, a provare. Tutti a dirne male senza averla provata. Tutti a storcere il naso, tutti a parlare per pregiudizi. Ahò ma un po’ di curiosità no?
Allora mi è venuta in mente una vecchia pubblicità molto divertente. Questa.

Ecco con la coppetta è uguale, se non la provi non ci credi. 
Ma se la provi……..
Non la provi? Beh,  .peccato! Io che la uso da tempo ormai ho un solo rimpianto; non averla scoperta prima.
Se vi è venuta curiosità e volete approfondire qui qualche indirizzo

°Gramsci e la canzone italiana°

Ho cambiato canale e sono atterrata su Rrrrai 1. Trasmettono ancora il Festival (sono le 23.30, è  presto) Tricarico è vestito con una tovaglia e canta un cavallo di battaglia degli anni ottanta e della canzone sanremese:  ITALIANO VERO di Toto Totugno, Cotugno, scusate. Riarrangiamento meno becero dell’originale. Quasi, quasi me piace. Poi vedo il coro dietro, ragazzi e ragazze, faccie colorate, accenti vari, il bengalese romano, il marocchino partenopeo, il cinese di Prato (strano). Per i centocinquantanni dell’Unità siamo tutti belli bravi buoni e italiani, cinesi e hijab compresi. 
A finti, nun ce crede nessuno.
Non è finita,  adesso sul palco dell’Ariston campeggia una gigantografia rosso fuoco di Antonio Gramsci, mentre due voci recitano con voce e sguardo da occasione  l’importanza dell’indignazione.  Ma che cazzo, mo’ pure Gramsci a Sanremo! La mia di indignazione  la affido a Piero Ciampi, caro Sanremo te dedico un bell’ADIUS e ari-cambio canale.

Avanti Popolo?

C’è una mostra all’Acquario Romano, in una dimenticata piazza dietro la stazione Termini. E’ la mostra dei 70 anni di storia del Partito Comunista italiano, il più grande partito comunista dell’europa occidentale.
Allestita all’interno dell’Acquario Romano (in realtà una costruzione dell’ Italia Umbertina) oggi sede della Casa dell’Architettura, grazie alla fondazione Gramsci, all’istituto Cespe, e agli archivi del defunto partito comunista,  la mostra ripercorre non solo la sua storia dalla nascita a Livorno nel gennaio del 1921 alla svolta della Bolognina, ma inquadra la storia del Pci, grazie ad un approccio soprattutto multimediale, all’interno della storia d’Italia. Dagli anni della clandestinità al compromesso storico. Dalle amministrazioni locali alle Internazionali Socialiste.  Una storia straordinaria, un patrimonio di cultura politica, civile, umana, gettato alle ortiche.
Una mostra che se avete più di trentanni non potrà che essere, almeno in parte, nostalgica. 
Fino a domani, 6 febbraio a Piazza Amedeo Fanti, Roma. 

Foto e motaggio di Neve*.

Please don’t let me be misunderstood

L’hanno scritta per Nina Simone ma il successo  è arrivato un anno dopo con gli Animals.
Please don’t let me be misunderstood la canzone, correva il 1964. 
Le posto tutte e due,  la versione degli Animals per la voce super-secsi  e il ritmo blues-psichedelico di Eric Burdon ((ne fanno ancora di cantanti così?) e la versione Nina Simone perchè affonda le dita nel cuore. Enjoy.

Le dedico a tutti quelli che con o senza casco domani manifesteranno il loro dis-senso per le strade di Roma. E finalmente qualcosa si muove.

Il falco e la quaglia

E’ una settimana che ci scassano con lo scellerato di Scilipoti.
Scilipoti di qui, e Scilipoti di la, e basta con questo teatrino. Lo abbiamo capito chi è, basta ascoltarlo.
E che è tutto sto accanimento? Ci fosse stato solo lui a fare il salto della quaglia.
Perchè non partono gli inviati speciali e i report d’assalto ad intervistare che so, per esempio un  Massimo Calearo e magari anche colui che al tempo, non molto tempo fa, in verità,  lo scelse come capogruppo PD per il Veneto, e cioè sua santità Walter Veltroni?
Perchè, qualcuno potrebbe rispondere, il Calearo non è una quaglia, ma il falco della Confindustria.