Sardegna appunti: La sentinella del Marghine

Foto di Neve*
Appena fuori l’abitato di Macomer, a guardia della pianura di Abbasanta c’è uno dei Nuraghi più impressionanti mai incontrati, il nuraghe di Santa Barbara chiamato così perchè sorge vicino alla diroccata, ma così diroccata che non me ne sono proprio accorta, chiesa medievale di Santa Barbara.
Vi si accede dalla superstrada 131 dopo un agevole sentiero che si arrampica sulla collina accompagnati da muretti a secco foderati di muschio, finocchiella selvatica e in questa strana primavera anche di peonie sarde in fiore. 
La visita è libera anche se potrebbe essere guidata poichè sul cancelletto che delimita l’aerea archeologica si trova l’avviso di una cooperativa che su richiesta organizza visite guidate e declina ogni responsabilità per piedi messi in fallo dentro o sopra il nuraghe. Peccato che il cartello anzichè essere messo all’inizio del sentiero (dove poteva essere di qualche utilità) è posizionato alla fine.

Periodo di costruzione mille anni avanti cristo. Altezza della torre 15 metri. L’interno è buio, meglio portarsi una torcia.
Foto di Neve*

Il nuraghe da un’altra prospettiva. Possente.

Foto di Neve*
Silhouette del Nuraghe a Macomer qualche giorno fa, con il maestrale in arrivo.

Accabadora, l’ultima madre

Storia sullo sfondo di una Sardegna rurale, profonda, tenace. Storia di donne forti come ginepri centenari piegati dal vento ma mai abbattuti. Ambientata presumibilmente nel dopoguerra racconta di due donne e del loro rapporto in una Sardegna antica, ancestrale.
Vita e opere dell’imponente figura di Tzia Bonaria, incarnazione stessa dell’isola, dura e benevola allo stesso tempo, una dea Kali nostrana dispensatrice di vita e morte e di Maria quarta e ultima figlia data via come figlia d’anima alla sarta del paese, figura temuta e rispettata da tutti, l’accabadora.
Libro asciutto e che arriva diretto. Denso di atmosfere e caratteri deleddiani. Bello.
ACCABADORA
Michela Murgia
Einaudi Editori
2009

Bandiere blu 2010

In Sardegna ci sarebbero solo due (????) spiagge che si meritano
la bandiera blu del FEE secondo la loro classifica del 2010.

Ma il FEE quali criteri usa?

Lazio, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Veneto prima della Sardegna o della Puglia, o della Sicilia??? Ma per chi sono queste classifiche? Chi le fa? Perchè? A guardare ‘sta classifica io me so risposta da sola. Altro che bandiera blu, qui bisognerebbe alzare bandiera bianca.

Io al colore delle bandiere continuo a preferire quello del mare.

Video con foto scattate lo scorso anno nel Golfo di Orosei, Sardegna, quelli del FEE devono sapere che non ci sono bandiere a sventolare.

FEE ti meriti un bell’ ADIUS (sempre alla maniera di Ciampi)

Sardegna Appunti: Pane Guttiau

Ho già parlato del pane Carasau qui e della sua profonda bontà nonchè versatilità.
Mi sono lamentata anche della difficile reperibilità di questa squisitezza nella capitale. Il pane in questione nun se trova. Punto.

Il pane carasau è faccenda seria e nulla ha a che vedere con quella specie di focaccia a mezzi e a quarti che ogni tanto fa capolino nei negozi di Roma.
Fare il pane carasau richiede tecnica, maestria e tanto tempo. E’ un pane di tradizione millenaria. E’ pane nuragico.

Si vende a dischi e in confezioni da due chili.
Quello che preferisco è alto quanto un ostia e ben cotto. In Sardegna, dove si usa ancora mangiarlo (soprattutto nel Nuorese) il pane cambia di paese in paese e di forno in forno.

Io per Natale mi sono regalata un pacco con dentro due belle confezioni, quattro chili di carasau del panificio Lai di Dorgali.
Con il pane carasau si possono fare tante cose, mangiarlo asciutto o bagnato, da solo o con il companatico, il limite siete voi e la vostra gola.
Uno dei modi più golosi di mangiarlo e anche uno dei più tradizionali è GUTTIAU. Cioè la bontà del pane olio e sale alla sarda.

Condite il disco di carasau asciutto con sale e olio e poi mettetelo in forno giusto il tempo (poco) che serve a farlo biscottare. Un minuto o due.
Non credo al paradiso, ma ogni volta che mangio del pane GUTTIAU penso che se avesse la forma, l’odore e il sapore del Guttiau mi andrebbe bene.


Asparagi su Carasau

Foto di Neve*
Tornata dalla Sardegna con addosso l’impronta di un ardente sole sardo di fine maggio, ho pensato una sera a questo piatto, profumato e sostanzioso, usando gli ingredienti saccheggiati nel Golfo di Orosei: 
Asparagi su pane Carasau.
Cosa serve:
  • Un disco di pane Carasau spezzato in due o tre . Ho usato il pane di Dorgali, del Panificio Rosa Sagheddu. La cosa importante è lo spessore del pane carasau che deve essere finissssssimo, per esempio quello che si trova a Roma, è inadatto perchè troppo alto, poco croccante e di tutt’altro sapore.
  • Asparagi
  • Formaggio pecorino tipo Fiore Sardo, (ma qui potete sbizzarrirvi secondo il vostro gusto, dalla caciotta al taleggio). Io ho usato Montes, del Caseificio di Dorgali.
  • Olio extra vergine, sale, pepe.
Come si fa:
  • Bagnare i pezzi di pane carasau e adagiarli su una teglia da forno (il pane bagnato così non rischierà di bruciare). Mettere sui pezzi di pane sovrapposto gli asparagi già lessati e salati. Completare con una fetta di formaggio e spolverare con pepe nero macinato fresco e un goccio di olio. Infornare a 180°e lasciare giusto il tempo che il formaggio si sciolga e che il pane bagnato si asciughi e si sbruciacchi dove non a contatto con il formaggio e gli asparagi. Risultato: ditemelo voi. Se volete esagerare aggiungete prima di addentare, del pecorino o parmigiano secondo gusto.