Asparagi su Carasau

Foto di Neve*
Tornata dalla Sardegna con addosso l’impronta di un ardente sole sardo di fine maggio, ho pensato una sera a questo piatto, profumato e sostanzioso, usando gli ingredienti saccheggiati nel Golfo di Orosei: 
Asparagi su pane Carasau.
Cosa serve:
  • Un disco di pane Carasau spezzato in due o tre . Ho usato il pane di Dorgali, del Panificio Rosa Sagheddu. La cosa importante è lo spessore del pane carasau che deve essere finissssssimo, per esempio quello che si trova a Roma, è inadatto perchè troppo alto, poco croccante e di tutt’altro sapore.
  • Asparagi
  • Formaggio pecorino tipo Fiore Sardo, (ma qui potete sbizzarrirvi secondo il vostro gusto, dalla caciotta al taleggio). Io ho usato Montes, del Caseificio di Dorgali.
  • Olio extra vergine, sale, pepe.
Come si fa:
  • Bagnare i pezzi di pane carasau e adagiarli su una teglia da forno (il pane bagnato così non rischierà di bruciare). Mettere sui pezzi di pane sovrapposto gli asparagi già lessati e salati. Completare con una fetta di formaggio e spolverare con pepe nero macinato fresco e un goccio di olio. Infornare a 180°e lasciare giusto il tempo che il formaggio si sciolga e che il pane bagnato si asciughi e si sbruciacchi dove non a contatto con il formaggio e gli asparagi. Risultato: ditemelo voi. Se volete esagerare aggiungete prima di addentare, del pecorino o parmigiano secondo gusto.

Sardegna Appunti: Pane Frattau

Pane Frattau e foto di Neve*
Questo è un piatto da leccarsi i baffi.  Ingrediente fondamentale è il pane carasau.
Il carasau è il pane tipico della Barbagia, dove ancora resiste la tradizione pastorale.
E’ un pane particolare e buonissimo, che si conserva per mesi, temendo solo l’umidità.
Inventato in una società dove il pane doveva mantenersi il più possibile, era l’alimento ideale, assieme al formaggio di chi accudendo gli animali, mancava da casa spesso e a lungo e non poteva rifornirsi di pane fresco quotidianamente.
Il pane carasau è un pane fatto dei tipici dischi grandi e sottilissimi di farina di grano duro e cotto a legna per ben due volte (da qui la parola, carasatu o biscottato).
Si tratta di un pane artigianale, che necessita di una lavorazione lunga e laboriosa.
Viene confezionato in genere in pacchi da due chili.  E’ di una bontà assoluta.  Se lo si mangia così come viene confezionato è fragante e scrocchiarello ( per questo è chiamato anche carta-musica), altrimenti lo si può gustare scaldato con un filo d’olio a crudo (pane guttiau) oppure lo si può bagnare con acqua, aspettare che si ammorbidisca e poi lo si può farcire come il gusto suggerisce: con formaggio fresco, con pomodori, con affettati, con nutella. 
Essendo un pane speciale piuttosto fragile da trasportare, a Roma lo si trova con difficoltà.
Se ne trovate in giro, in genere si tratta della varietà più spessa ed erta. Secondo me, questo è un carasau che non ha nulla a che vedere con l’originale. In Barbagia stessa, la consistenza, la cottura, l’altezza cambiano di paese in paese e addirittura di forno in forno.
Il tipo migliore è quello ben biscottato e talmente fino che si spezza con molta facilità.
E’ proprio dagli avanzi del pane, che ha origine il piatto che ho cucinato ieri sera: il pane frattau (pane a pezzetti).
Tutti i pezzi che avanzano del pane, vengono riutilizzati in questo piatto che è un capolavoro di semplicità. Pane frattau inno al gusto.


Si fa così:
Immergete i pezzi (o parte di dischi) di carasau un attimo in acqua bollente salata e disponeteli a strati su di un piatto. Condite strato per strato il pane così ammorbidito con salsa di pomodoro e formaggio pecorino. Io utilizzo un sugo finto (olio, cipolla, sale e pepe, pelati), ma va bene anche il ragù.
La versione base è questa, quella arricchita vede l’aggiunta alla fine, di un uovo in camicia sempre ricoperto con sugo e pecorino sardo grattuggiato.

July 07…Orosei

Orosei. La chiesa della piazza principale del paese, tutta bianca, scenografica con questa serie di cupole e arrampicata su una gradinata. La trovo un po’ spagnola, nel suo insieme.

Orosei, sorge a pochi km dal mare, in una posizione ai margini della regione chiamata Baronia, ai confini con la Barbagia. A due km dal paese il Gennargentu entra letteralmente in acqua, ed iniziano le falesie del Golfo, giù fino a punta Goloritzè.

Orosei conserva uno dei più bei centri storici di tutta la Sardegna, o almeno di quella che conosco.>

La mia Sardegna

Sono stata in Sardegna. Sono approdata in un altro continente.
L’ho rivista, ancora una volta, come faccio da anni.
Sono tornata in Barbagia. Un luogo non solo fisico, dove la montagna grigia, verde e azzurra precipita con le sue falesie nel mare.


Considero questa parte di Sardegna, una speciale sintesi dell’isola.
Il suo carattere prepotente e ragioni legate al cuore mi obbligano a tornarci. E’ da tempo che mi riprometto di venire in altri momenti e stagioni, per annusare meglio il vento e il mare, per camminare e conoscere il Supramonte, quest’universo parallelo, per assecondare il desiderio, quasi un bisogno ormai di possedere e di conoscere ogni angolo e punto della mia Sardegna.

E’ per questo che ogni volta che torno, faccio del mio soggiorno un pellegrinaggio tra i luoghi che a nord appartengono alle dune e ai pini di Capo Comino, attraversano il Cedrino, le sue pianure colorate e gli stagni verdi, sorvolano le falesie a picco per fermarsi nelle cale assolate e affollate del golfo di Orosei, continuano a sud oltre Capo Monte Santu per approdare alle rocce infiammate di Arbatax.
Oltre il mare il mio pellegrinaggio percorre la strada più bella per me, l’Orientale Sarda, che oltrepassata Dorgali si affaccia sul paesaggio lunare del Supramonte di Oliena e Orgosolo, per spaccarsi in prossimità di Gorroppu, dove continua tra ginestre e ginepri contorti e asciutti fino al Golgo, sul supramonte di Baunei.
Mi piacerebbe percorrere gli sterrati che attraversano queste montagne d’argento, alla ricerca di testimonianze antiche, ma spesso il mio cammino si ferma davanti a cancelletti e a terreni delimitati da filo spinato. Allora mi accontento di qualche domus de janas in prossimità della strada, del Dolmen Mottorra vicino Dorgali e di quel luogo antico e unico, che si chiama tomba dei Giganti in località Serra Orrios, dove soprattutto all’imbrunire la forza della Sardegna non si può non ascoltare.

Sardegna, territorio di Arbus, parco Geominerario e un Bed e Breakfast

Verso Scivu, capre al pascolo

La costa di Masua


Costa di Masua
Verso Arbus
Impianto minerario Naracauli , laveria Brassey
Cardo in fiore

Piscinas, dune

Piscinas, ricordo della miniera


Spiaggia e mare di Scivu

Piscinas, dune

Erano anni che volevo andare a vedere la Costa Verde e le sue spiagge, prima fra tutte le dune di Piscinas.
Il luogo se visitato fuori stagione è molto bello soprattutto se abbinato ad escursioni nelle miniere dismesse che abbondano nella zona. Si tratta di un territorio dalle alte potenzialità turistiche e ancora non particolarmente sfruttato.
Tutto bello, tranne il posto dove abbiamo dormito. Il b&b il Quinto Moro di Arbus
La villetta moderna si trova alla periferia di Arbus, una cittadina che non offre nulla, ma proprio nulla al visitatore, neanche il piacere di una passeggiata.
La distanza dal mare è di una buona mezz’ora, più di quel che mi aspettavo, ma sapevo che Arbus non era sul mare e la strada che porta alla costa è suggestiva. Curve che corrono in mezzo a colline di odorosa macchia. Bella.
La casa che ospita il b&b è alla periferia del paese, le stanze sono pulite e arredate con gusto. Niente da dire, ma nemmeno da ricordare sulla colazione che rientra nel tipo continentale. terrazza è molto piacevole anche se da su una strada piuttosto trafficata con vista su tetti ricoperti ancora ad amianto.
Ricordo con piacere le chiaccherate con il sig Remigio che oltre ad essere un abile conversatore da anche consigli su ristoranti in paese. Dietro suo consiglio infatti siamo stati al ristorante Sa Lolla dove ad onor del vero abbiamo mangiato bene ma secondo me a caro prezzo.
Mai fidarsi dei ristoranti dove i piatti vengono illustrati a voce.
Veniamo all’ ospitalità del Quinto Moro. Un’ospitalità veramente poco flessibile. Ci siamo siamo resi conto dopo appena un paio di giorni della cortesia di facciata di Tommaso, il vero patron del b&b.
In breve: la sera prima di partire abbiamo accennato al sig Remigio la volontà l’indomani mattina di andare al mare, tornare a prendere i bagagli e avviarci con la nostra macchina verso Cagliari dove nel pomeriggio avremmo ripreso l’aereo. Volevamo sfruttare l’ultima mezza giornata a disposizione prima di tornare a casa.
Avevamo solo bisogno di fare una doccia al rientro, quindi a check out già fatto e abbiamo chiesto la cortesia pensando che non fosse un problema. Ci hanno detto che si poteva fare.  Quindi la mattina successiva abbiamo fatto colazione, pagato, lasciato la stanza e ce ne siamo andati al mare convinti al ritorno di poter fare una veloce doccia. Ci sbagliavamo.
Con scuse risibili  e piuttosto imbarazzanti  hanno farfugliato e si sono rimangiati quello che ci era stato detto non più tardi di qualche ora prima. Così ce ne siamo tornati a Cagliari coperti di sabbia e sale. Poco male, abbiamo ringraziato ma l’accaduto ci ha lasciato l’ amaro in bocca.
La tanto cordiale, disponibile (prima di pagare) famigliola forse aveva finito gli stracci per asciugare il pavimento del bagno. Pessimi, nonostante il podio che detengono su Tripadvisor.
Villaggio minerario Ingurtosu, simbolo delle miniere

Sardegna in fiore
Monte Arcuentu
Arbus, periferia


Terra sarda

La spiaggia di Scivu – Foto di Neve*

Questo fine settimana,  a Roma c’era l’infamily day“, e io sono partita e sono andata al mare.
Anzi sono andata in Sardegna, che per me è sicuramente molto, ma molto di più del mare.


Ci sono andata in aereo, appena 40 minuti di volo. Una sciocchezza. Un braccio di mare di poco più di 300 km separa il continente dall’isola,  ma io sono abituata ad impiegarci di più.
Non amo particolarmente i mezzi veloci per tratte così brevi.


Sono sempre andata in Sardegna in nave, e il viaggio era interminalbile. Cominciava da casa da quando si partiva carichi alla volta di Civitavecchia usando l’ Aurelia e guardando sfilare via i borghi marinari, che tanto marinari non sono più,  di  Torreimpietra , Cerenova, Marina di San Nicola, Santa Marinella.

Le dune di Piscinas- Foto di Neve*

Ci abituavamo all’aria di mare, mia sorella ed io, già in macchina sulla consolare romana, i finestrini della 127 gialla targata H68 completamente abbassati, e le teste come i cani fuori dal finestrino.
Si arrivava a Civitavecchia e si aspettava incolonnati e impazienti. 
Ci si imbarcava tardi su quelle città galleggianti, piuttosto malridotte, che una volta erano le navi della Tirrenia.
Poi c’era l’arrembaggio alle poltrone, perchè papà sosteneva ogni volta di non trovare mai una cabina disponibile. In Sardegna noi si andava con il “passaggio ponte”. 

Quando finalmente la nave partiva, tardi alle 23.00, era lenta come un elefante zoppo.  La notte passava, bene o male, male se il mare era agitato.
La cosa più bella, ma non arrivava mai era la mattina successiva, quando prima delle sei albeggiava, e tra il vento tagliente si indovinavano i graniti della costa nord orientale sarda.
 
Il sole sorgeva e scaldava l’aria che già forte sapeva di mirto e rosmarino. Volteggiavano gabbiani affamati e l’isola di Tavolara si ingrandiva sempre più.
Guardavo il profilo di questa montagna sprofondata in acqua, il grigio della roccia e il verde della macchia e sapevo che finalmente ero arrivata in Sardegna.

Ecco, per me andare in Sardegna, era anche  o soprattutto questo.  Il viaggio era parte del viaggio e questo viveva soprattutto di sensazioni fisiche.

La Sardegna,  aveva bisogno di preparazione e desiderio. E la notte trascorsa in nave ne fabbricava parecchio.

Primavera sarda- Foto di Neve*

Le foto sono state scattate questo fine settimana sulla costa di Arbus, nel parco geominerario della Sardegna, provincia del Medio Campidano. In ordine la spiaggia di Scivu, le dune di Piscinas, primavera sarda.