La città incantata di Hayao Miyazaki


In una giornata grigia come questa, la fantasia e le atmosfere di questo film sono proprio quello che ci vuole.
Per chi non lo conoscesse, consiglio vivamente questo film d’animazione Ghibli diretto da Hayao Miyazaki, uscito nel 2001.
Musiche come sempre perfette di Joe Hisaishi.
La città incantantata rapirà tutti con il suo palazzo magico e i suoi abitanti buffi e indaffarati
Architettura tradizionale e folletti saltati fuori dal mondo mitologico giapponese animano il film, mentre l’ eroina, la petulante e capricciosa Chihiro dovrà guadagnarsi la stima della strega YuBaba (nonna dell’acqua calda) se vuole sperare di tornare a casa con il papà e la mamma trasformati ormai in maiali.
Ma Chihiro, non sarà sola, tra i personaggi incantati del ryokan con terme , ci sarà qualcuno che saprà aiutarla e forse amarla….

La canzone “Itsudemo, Nandemo” di Yumi Kimura

Yondeiru mune no dokoka okude
Itsumo kokoro odoru yume wo mitai
Kanashimi wa kazoe kirenai keredo
Sono mukou de kitto anatani aeru
Kurikaesu ayamachi no sonotabi hito wa
Tada aoi sora no aosa wo shiru
Hateshinaku michi wa tsuzuite mieru keredo
Kono ryou te wa hikari wo idakeru
Sayonara no toki no shizukana mune
Zero ni naru kara da ga mimi wo sumaseru
Ikite iru fushigi shinde iku fushigi
Hana mo kaze mo machi mo minna onaji
Yonde iru mune no doko ka okude
Itsumo nando demo yume wo egakou
Kanashimi no kazu wo iitsuku suyori
Onaji kuchibiru de sotto utaou
Tojiteiku omoideno sononakani itsumo
Wasuretakunai sasayakiwo kiku
Kona gonani kudakareta kagami no ue ni mo
Atarashii keshiki ga utsusareru
Hajimari no asa(no) shizukana mado
Zeroni narukarada mitasarete yuke
Umi no kanatani wa mou sagasanai
Kagayaku mono wa itsumo kokoni
Watashi no naka ni mitsukerareta kara

Mon Amour Tokyo, Pizzicato Five

ima no watashi wa adesso
totemo kanashikute sono molto triste
namida ga le mie lacrime
namida ga le mie lacrime
NAMIDA GA le mie lacrime
tomaranai no non riesco a fermarle
anata to wakarete da quando mi hai lasciato
watashi mo davanti a me
me no mae ga davanti ai miei occhi
ME NO MAE GA
makkura na no non vedo che nero
yappari anata wa dovevo immaginarlo che tu
utsurigi na eri il tipo di uomo
otoko no hito na no ne incostante
anna ni watashi no koto dake wo ho creduto solo
suki da to shinjiteta di piacerti
ano natsu no hi anata to quel giorno d’estate
atsui hizashi no naka de quando abbracciati sotto il sole cocente
kuchizuke shite sono ato mi hai baciato
dakareta no wa e invece per te era solo
tada no asobi na mon amour un gioco, amore mio
hitoribotchi de atemonaku tutta sola vago per la città
machi wo samayou no senza un posto dove andare
namida afurete me no mae ga con gli occhi colmi di lacrime
nannimo mienai non riesco a vedere niente
wasurerarenai hito dakara sei indimenticabile
totemo setsunai no è così dolorosa la
koi no owari ga kuru koto wa fine di questo amore
wakatte ita kedo lo so, ma
ano natsu no hi anata wa ma non riesco a dimenticare
hoshi furu sora no shita de le dolci parole d’amore
amai ai no kotoba wo che mi hai sussurrato
watashi ni sasayaita quell’estate sotto
wasurenai mon amour un cielo di stelle cadenti
hitoribotchi de atemonaku tutta sola vago per la città
machi wo samayou no senza un posto dove andare
namida afurete me no mae ga con gli occhi pieni di lacrime
nannimo mienai non riesco a vedere niente
yappari anata wa naturalemente dovevo sapere
utsurigi na otoko no hito na no ne che tu eri un uomo volubile
anna ni suteki na omoide ga e che tutti quei dolci
tada kiete yuku no
ricordi sarebbe scomparsi
ano natsu no hi anata no come quando quel giorno d’estate
ude no naka de watashi wa tra le tue braccia fremente
amai yume wo minagara furuete sognavo
nemutta no languidamente
sayonara mon amour
addio amore mio
hitoribotchi de atemonaku tutta sola vago per la città
machi wo samayou no senza un posto dove andare
namida afurete me no mae ga
con gli occhi pieni di lacrime
nannimo mienai non riesco a vedere niente
mon amour amore mio
mon amour amore mio
mon amour tokyo
amore mio, tokyo
traduzione di neve*

Luce e ombra: l’anima giapponese delle cose.

Uno dei libri che consiglio a chi del Giapppone ama il particolarissimo senso estetico, è Libro d’ombra di Tanizaki Junichiro. Tanizaki scrive, all’inizi degli anni 30,un libro che è un vero saggio sulla civiltà giapponese.
Libro d’ombra si presenta come un atto d’accusa contro le sconsiderate ed acritiche adesioni dell’epoca ai canonici estetici e spoetizzanti del mondo moderno occidentale. Tanizaki, esalta la diversità giapponese delle soluzioni estetiche nell’architettura, nelle stoffe, negli utensili, nell’arte in generale, diversità che ha saputo coniugare in maniera armoniosa i bisogni dell’uomo e il mondo della natura, creando un equilibrio totale che vede nell’elogio della penombra il denominatore comune.
Il libro, è una fonte straordinaria per capire la sensibilità orientale, la sua concezione di cosa sia il bello e armonioso.
I giapponesi amano il buio, perchè nella penombra possa rilucere l’incarnato diafano di una donna. Schermano la luce alle finestre con spessi pannelli di carta, perchè la pittura del “tokonoma” possa ingigantirsi e risaltare.
Il mondo giapponese è un mondo fluttuante, dai contorni indefiniti, e in questo mondo l’udito e il tatto sono importanti quanto la vista.

Tanizaki confronta e riflette sulla diverse sensibilità dei mondi orientale e occidentale. Sul perchè i giapponesi non si sentano a loro agio con oggetti lucenti e prediligano alla abbagliante luce po’ sguaiata di un rubino, l’opacità di una pietra come la giada. Nella giada, nella sua vitrosità, i giapponesi vedrebbero cristallizzato lo scorrere del tempo e da questo sarebbero rasserenati. Libro d’ombra si rivela indispensabile per tutti coloro che abbiano voglia di avvicinare l’arte e il raffinato gusto del sol levante. Di seguito uno stralcio del libro, sui gabinetti alla giapponese.

…Sempre, quando, in visita ai monasteri di Kyoto o Nara, chiedo a qualcuno di indicarmi i gabinetti (…..) un senso di riconoscenza profonda mi prende per quel che di unico c’è nell’architettura giapponese(…..) i gabinetti stanno accucciati sotto minuscoli cespi selvosi, da cui viene odore di verde di foglie e di borraccina. E’ bello, là, accovacciarsi(….) piacere fisiologico, che solo nel gabinetto alla giapponese, fra lisce pareti di legno dalle sottili venature, guardando l’azzurro del cielo e il verde della vegetazione, si può assaporare fino in fondo. Insisto: sono necessari una lieve penombra, e un silenzio così profondo che sia possibile udire lontano un volo di zanzara. Senza tali requisiti non si ha gabinetto ideale.” (…..)
Tratto da “Libro d’ombra” di Junichiro Tanizaki
Edizione Bompiani

Gatto domestico

Ho un gatto che ama in particolar modo la sua casa, e ama soprattutto il suo cuscino. Non è un vero dormiglione, però molto tranquillo si. Non ha un nome vero e proprio, lo chiamo semplicemente gatto. Non sembra comunque preoccuparsene troppo. E’ il mio splendido MANEKINEKO, gattone dalla zampina alzata. Cliccate su qui, per saperne di più su questo animale nella cultura giapponese.

Tokyo in tre giorni: dove mangiare

Tokyo- Shonben Yokocho- Foto di Neve*

 
Adoro l’offerta culinaria del Giappone. Si mangia di tutto a prezzi popolari. Ecco un altro mito del Giappone paese caro, sfatato.
A Tokyo, ad esempio non c’è che l’imbarazzo della scelta .
Mai vista una città con più offerta di cibo. Si mangia praticamente dappertutto. 
Nei grandi “depato”, al piano terra accanto al supermercato ci sono le cosidette Food hall, ampi spazi pieni di bancarelle e punti vendita dove ci si può rifocillare con cibi di ogni tipo.

Tokyo- Shonben Yokocho – Foto di Neve*

I piani superiori dei depato poi, in genere gli ultimi due o tre piani, sono interamente dedicati alla ristorazione. E visto che in Giappone la ristorazione è altamente specializzata, trovate ristoranti dove si mangia solo tempura, solo sushi, solo ramen ecc….
Dovete solo scegliere dove e cosa mangiare. 
Per strada poi, c’è molta offerta di cibo.  E a prezzi bassi rispetto ai nostri.
Si può mangiare con due euro e mezzo, una ciotola di ramen (spaghetti in brodo) o un curry rice oppure, se ci si vuole trattare bene ci si siede in un ristorantino e con 5-7 euro si ordina  un lunch set.  E il bello è che non si è obbligati a spendere uno yen di più, perchè insieme al set viene sempre offerto un bicchiere d’acqua o un  bicchiere di te’.
Una delle esperienze che vi consiglio di fare a Tokyo è andare a mangiare gli Yakitori, ossia gli spiedini di carne alla griglia. 

Tokyo- Shonben Yokocho – Foto di Neve*

C’è un posto molto particolare, a Shinjuku, che si chiama SHONBEN YOKOCHO, detta anche PISS ALLEY ( e vi lascio immaginare il motivo)  che si trova all’uscita di Shinjuku ovest, accanto alle linee JR e vicino all’ODAKYU department store. E’ una stradina lunga circa 100 metri tra la ferrovia in direzione di Shinjuku est, affollata da entrambi lati da minuscoli chioschi, che offrono la loro specialità tra fumi di brace e lanterne rosse accese. E’ un posto che ha una certa fama a Tokyo tra locali e turisti, un luogo molto poco moderno, che fa assomigliare Tokyo a Bangkok. Chi è in cerca di una Tokyo diversa dalla linda e accecante dei grattacieli di Shinjuku ovest, dovrebbe venire qui, prima che sia troppo tardi. Il comune infatti pensa di spazzare via la stradine con le solite scuse di igiene, controllo del territorio, abusivismo. 
Forse si spende un po’ di più per cenare, ma ne vale la pena. La strada è un brulicare di micro punti ristoro dove si mangia seduti su panche di legno, stretti gli uni accanto agli altri, impiegati di ritorno a casa e turisti in cerca di colore locale. L’atmosfera è molto informale e la cosa più difficile è capire cosa farsi grigliare.

Yakitori- Foto di Neve*


Si può scegliere tra carne e pesce e verdure. Il pesce è piuttosto facile da individuare, così come le verdure: peperoni, cipolle, funghi, zucchine, persino aglio (che fatto alla brace è buonissimo e vi assicuro non torna su).  Per la carne si rischia di più, perchè oltre il pollo o il manzo che sono facilmente riconoscibili, c’è tutta una serie di frattaglie difficilmente individuabili e dai sapori sconosciuti.  La cosa migliore è guardare bene e magari anche un po’ buttarsi.  

Buon appetito.

Tokyo in tre giorni: come indossare lo yukata

Semplice indossare una vestaglia vero? Lo yukata, però non è una semplice vestaglia, ma una versione semplificata del kimono. Si indossa in tutte quelle occasioni non formali quandoci si rilassa ma allo stesso tempo non si vuole rinunciare ad una certa eleganza. I giapponesi, ma non solo loro, indossano lo yukata d’estate durante le feste popolari e anche d’inverno, soprattutto alle onsen e negli alberghi tradizionali . Lo yukata, che è fatto di cotone stampato va indossato in un certo modo. Le foto le ho scattate nello spogliatoio dell’Oedo Onsen Monogatari e mostrano con chiarezza come si indossa questa versione casual del kimono.
Intanto sotto lo yukata non si rimane nudi, ma si indossa la biancheria intima. Appena infilato aggiustate la lunghezza del collo.


Poi infilate la parte destra sotto la parte sinistra. Uomini e donne lo indossano allo stesso modo. Non fate mai il contrario, cioè mettere la parte destra sulla sinistra poichè così si vestono solo i morti. A questo punto prendete la cintura, aggiustatene la larghezza e mettetela al centro del busto.


Fategli fare un giro dietro la schiena con tutte e due le estremità, riportatela davanti e fate un fiocco.


Infine girate la cintura in senso orario di 180° in modo da portare il fiocco dietro la schiena. Finito. Buona passeggiata o buon bagno!

Tokyo in tre giorni: Oedo Onsen Monogatari



Foto di Neve*



In Giappone il bagno è un rito. Immergersi nell’acqua calda serve non a lavare il corpo, ma a purificare la mente e a calmare i nervi. La doccia in Giappone è considerata una barbarie, e questa viene usata solamente per togliersi lo sporco, mentre la vasca serve per togliersi lo stress. In Giappone è d’uso perciò prima di entrare nella vasca lavarsi fuori, seduti su uno sgabellino.
In passato, quando quasi nessuno aveva un bagno in casa, in Giappone, ma non solo si usavano i bagni pubblici di quartiere, chiamati “sento”. Questi bagni, come nell’antica Roma o ancora in alcuni paesi arabi, erano un luogo di aggregazione e incontro, un luogo di forte socialità. Oggi, nonostante la forte tradizione del bagno pubblico, i sento sono sempre più rari, sostitutiti come sono dai comodi bagni domestici. Nonostante la modernizzazione, in Giappone è ancora diffusissima l’abitudine nei giapponesi di andare fuori città alle terme per un fine settimana di relax.
Essendo il Giappone un paese tormentato da continue attività vulcaniche, l’arcipelago possiede centinaia, se non migliaia di stazioni termali, chiamate ONSEN. Ce ne sono di ogni tipo e dimensione, con acque tiepide, calde, caldissime., acque dai colori che vanno dal cristallino al bianco latte .Sicuramente andare in una Onsen rappresenta un’ esperienza imperdibile per chi visita questo paese. Andare in cerca di uno sperduto ryokan con bagni termali annessi, magari in montagna oppure in riva al mare, è il modo migliore di godersi un po’ di sana e tradizionale ospitalità locale.
Per chi non avesse il tempo di farlo, da qualche tempo a Tokyo ha aperto una “Onsen parco tematico” che si chiama
OEDO ONSEN MONOGATARI. Si trova ad Odaiba, la baia di Tokyo, ed è un posto molto carino dove passare qualche ora.
Si tratta di una stazione termale (con vera acqua termale, non acqua riscaldata, come nei normali bagni pubblici) divisa in due zone distinte, una maschile e un’altra femminile ognuna con una serie di vasche a diversa temperatura, dove andare a rilassarsi e a chiacchierare con le amiche.
Una cosa, nelle vasche si entra completamente nudi, vi daranno solo un asciugamano minuscolo che le giapponesi si mettono in testa e strizzano in continuazione, mentre voi, tenterete invano di usarlo per coprirvi. Io, disperata ho provato ad entrare nella zona comune con l’asciugamano grande, ma mi è stato gentilmente detto “dame desu yo“, cioè che non si poteva.
Prima di entrare dovrete lavarvi . Potete farlo nella doccia, oppure accucciarvi ad una postazione e lavarvi completamente prima di entrare nella zona comune, dove da occidentale non passerete certo inosservate.
Ho provato a fare la disinvolta, ma non ci sono riuscita, perchè non è facile andarsene in giro solo con una pezzetta in testa quando sei sicura che tutti, ma proprio tutti ti guardano.
Quando vi sarete un po’ rilassati provate la sauna e anche il rotemburo (vasca all’aperto) e poi raggiungete la zona comune uomini donne, dove ci sarebbe un percorso per massaggiare i piedi, impossibile da fare se non si è fachiri (provateci voi a camminare sui sassi aguzzi!) .
Oltre le vasche termali c’è tutta una serie di servizi extra dai massaggi, ai trattamenti estetici che si possono fare a qualsiasi ora, visto che l’ Oedo Onsen Monogatari è aperto ininterrottamente tutto il giorno e la notte.
La cosa divertente è che tra le due zone termali, c’è il parco a tema vero e proprio. Si tratta della ricostruzione di una via dell’antica Tokyo, la vecchia Edo dove troverete ristoranti, giochi e negozi di souvenirs. Tutto, ma proprio tutto sarà come se fosse uscito da una stampa antica. Si passeggia nella città a piedi nudi (e solo questo vale l’esperienza) mentre indosserete solo lo yukata, il kimono estivo, che potrete scegliere tra tanti modelli disponibili all’ingresso, dopo aver pagato il biglietto d’entrata. Con voi non porterete nulla se non un braccialetto dove verranno registrate le eventuali spese che farete, e che poi salderete alla cassa in uscita. Ve lo assicuro, anche se di un parco a tema si tratta è un vero spasso! L’ingresso costa circa 18 euro.

Tokyo in tre giorni. Shinjuku Gyoen Hanami

A Tokyo ci sono diversi luoghi per fare “HANA-MI”( guardare i fiori ). Uno di questi è il parco di Shinjuku Gyoen che si trova a sud est della più grande e trafficata stazione di tutto il Giappone : Shinjuku appunto.

Lo ripeto, Shinjuku a Tokyo è in assoluto il posto che preferisco. Non è semplicemente un quartiere, ma una città nella città,  con più 300.000 abitanti e qualche milione di pendolari ogni giorno (e notte). Shinjuku è la quintessenza di Tokyo.

Fare Hanami a Tokyo significa andare al parco di Ueno, o al cimitero di Aoyama, oppure a Yanaka che ospita un piccolo cimitero storico. Il fiume Sumida poi, vicino al palazzo imperiale offre bei scorci e romantiche passeggiate in barca.
Le foto qui pubblicate sono state scattate tutte a Shinjuku Gyoen, preso d’assalto per l’occasione da centinaia di persone .

Per chi a Tokyo si dorme a Shinjuku raggiungere il parco di Shinjuku Gyoen è comodo e facile.
Il parco, direi che è piuttosto grande, è molto curato, e  l’ingresso è a pagamento.
Ha una buon numero di alberi di ciliegio che si specchiano anche nell’acqua.
Ce ne sono di molte varietà, che non saprei stare a descrivere, bianchi, rosa, rosa pallido, rosa rosa, rosa rossi, e tutti attirano lo sguardo ammirato di  qualcuno.

Tutte le foto sono di Neve*

In genere, nel periodo della fioritura, qualche giorno, massimo una settimana l’anno tra marzo e maggio a seconda della latitudine, il rito prevede che si venga  presto per al parco per accaparrarsi il ciliegio più bello, il pezzo di prato migliore così da  distendere a terra una grossa cerata blu e rilassarsi.  Sono pochi coloro che, come in epoca Heian, approfittano di tanta bellezza per comporre Haiku, la maggioranza molto più prosaicamente si svacca al sole ole, sbraciola,  e beve tanto, ma proprio tanto :)

久石譲-Summer (菊次郎の夏)

>
Oggi è una giornata calda, troppo calda per essere una giornata d’aprile. La luce è già satura di colori e allora mi è venuta in mente la musica del film di Takeshi Kitano, l’estate di Kikujiro, un film tra i più commoventi che abbia mai visto. La colonna sonora, di Joe Hisaishi è  perfetta, a tal punto da non saper dire chi, tra il film e la musica, abbia ispirato cosa. Il brano che posto è il più famoso della colonna sonora. Godetevelo perchè è rinfrescante come un Furin, il campanellino che i giapponesi d’estate appendono alle porte e finestre affinchè con la loro melodia rinfreschino e alleggeriscano un po’ dalla calura estiva.

Tokyo, in tre giorni. Kabuki cho

Kabuki-cho – Foto di Neve*
Dopo un sonno ristoratore — perché, come previsto, in volo non si è dormito — ci siamo precipitati nel primo kaiten-zushi che ci è capitato a tiro, a Kabukichō, nel cuore di Shinjuku est e del divertimento notturno di Tokyo, a Kabuki-cho, la zona di Shinjuku est, la mecca del divertimenti per eccellenza. 
Con grossa soddisfazione abbiamo fatto una scorpacciata di pesce crudo, innaffiato da bollente te’ verde, wasabi e zenzero saponato. I prezzi dei piattini, confrontati con i ristoranti di Roma sono  bassi….120, 150, 200, 250 yen a piattino (dagli 80 centesimi di euro ad un max di 1,50 euro ). 
Una vera goduria per chi è abituato a venire spellato vivo ogni volta che mette piede in un giapponese in Italia, e quindi un’esperienza che ci siamo ripromessi di ripetere il più possibile prima di partire da Tokyo. 
Dopo la scorpacciata un bel giro nel distretto più animato di Shinjuku est….Kabuki-cho. 
Ristoranti, negozi aperti, locali equivoci e tanti buttadentro. Un delirio di luci e suoni, un vortice di colori nel cuore pulsante di una megalopoli da oltre 35 milioni di abitanti nell’area metropolitana: turisti in libera uscita, studentesse in tiro in cerca di un lavoretto nei locali, impiegati sbronzi, uomini sandwich che reclamizzano il ristorante dietro l’angolo, coppie improbabili di giovani donne e stanchi salaryman, vocianti comitive di ragazzini. 
Qui c’è la più alta concentrazione di locali notturni di Tokyo, bar, ristoranti, hostess, strip e massage bar.  Tutti lo sanno, a kabuki- cho ci si viene per divertirsi.

Benvenuti a Tokyo!