July 07…Orosei

Orosei. La chiesa della piazza principale del paese, tutta bianca, scenografica con questa serie di cupole e arrampicata su una gradinata. La trovo un po’ spagnola, nel suo insieme.

Orosei, sorge a pochi km dal mare, in una posizione ai margini della regione chiamata Baronia, ai confini con la Barbagia. A due km dal paese il Gennargentu entra letteralmente in acqua, ed iniziano le falesie del Golfo, giù fino a punta Goloritzè.

Orosei conserva uno dei più bei centri storici di tutta la Sardegna, o almeno di quella che conosco.>

La mia Sardegna

Sono stata in Sardegna. Sono approdata in un altro continente.
L’ho rivista, ancora una volta, come faccio da anni.
Sono tornata in Barbagia. Un luogo non solo fisico, dove la montagna grigia, verde e azzurra precipita con le sue falesie nel mare.


Considero questa parte di Sardegna, una speciale sintesi dell’isola.
Il suo carattere prepotente e ragioni legate al cuore mi obbligano a tornarci. E’ da tempo che mi riprometto di venire in altri momenti e stagioni, per annusare meglio il vento e il mare, per camminare e conoscere il Supramonte, quest’universo parallelo, per assecondare il desiderio, quasi un bisogno ormai di possedere e di conoscere ogni angolo e punto della mia Sardegna.

E’ per questo che ogni volta che torno, faccio del mio soggiorno un pellegrinaggio tra i luoghi che a nord appartengono alle dune e ai pini di Capo Comino, attraversano il Cedrino, le sue pianure colorate e gli stagni verdi, sorvolano le falesie a picco per fermarsi nelle cale assolate e affollate del golfo di Orosei, continuano a sud oltre Capo Monte Santu per approdare alle rocce infiammate di Arbatax.
Oltre il mare il mio pellegrinaggio percorre la strada più bella per me, l’Orientale Sarda, che oltrepassata Dorgali si affaccia sul paesaggio lunare del Supramonte di Oliena e Orgosolo, per spaccarsi in prossimità di Gorroppu, dove continua tra ginestre e ginepri contorti e asciutti fino al Golgo, sul supramonte di Baunei.
Mi piacerebbe percorrere gli sterrati che attraversano queste montagne d’argento, alla ricerca di testimonianze antiche, ma spesso il mio cammino si ferma davanti a cancelletti e a terreni delimitati da filo spinato. Allora mi accontento di qualche domus de janas in prossimità della strada, del Dolmen Mottorra vicino Dorgali e di quel luogo antico e unico, che si chiama tomba dei Giganti in località Serra Orrios, dove soprattutto all’imbrunire la forza della Sardegna non si può non ascoltare.

Chamonix :una caraffa d’acqua s’il vous plait!

In questo fine settimana in montagna, sul Monte Bianco, versante francese, ho avuto l’occasione di mangiare la famosa fonduta. In Alta Savoia i formaggi sono buoni e i ristoranti della zona ne offrono in quantità.
Da italiana in vacanza, come tanti italiani al ristorante, ho chiesto acqua minerale. VOI NON FATELO! Purtroppo l’abitudine di bere acqua in bottiglia, è un vizio che fuori confine si paga carissimo.

Questa insana abitudine di bere solo acqua minerale, anche se l’acqua del rubinetto è buonissima ,e per esempio a Roma lo è, non l’ho mai capita.

Mi sono sempre chiesta perchè tante persone al supermercato si carichino come muli litri e litri d’acqua chiusa in bottigliacce di plastica , quando a casa basta aprire il rubinetto e di acqua ne esce di fresca,buona e pulita.

Non credo che ci sia un altro paese così ricco di acque minerali (ma poi so’ proprio vere, ‘ste acque?) come il nostro. E dove ci sia la dittatura del bere acqua solo in bottiglia. A casa io bevo acqua del rubinetto, al ristorante invece non si può, non si fa, se chiedi una brocca d’acqua ti guardano neanche avessi tre occhi. Quindi al ristorante si beve la minerale.

All’estero non cascateci. In terra straniera normalmente si pasteggia a vino, o a birra. L’acqua è sempre in caraffa. Solo gli italiani chiedono la minerale. E poichè all’estero l’acqua minerale è considerata bibita alla stregua della coca e del vino, il prezzo che ha è salatissimo.

Dimenticandomi questa piccola ma essenziale regola (mai minerale all’estero, e possibilmente neanche in Italia) a Chamonix ho preso una bottiglia di Evian, che badate bene è acqua che sgorga dal Monte Bianco, cioè dalla montagna fuori il ristorante.

L’ho pagata 7 EURO. Ben mi sta.

Massiccio del Monte Bianco : Blu ghiaccio

foto di Neve*

 

Non ho molta confidenza con la montagna. In queste foto vi presento il maestoso massiccio del Monte Bianco, sua maestà d’Europa, quattromila e rotti, anzi quasi cinquemila metri in altezza. Per chi è abituato come me, solo ai sette colli di Roma, alzare lo sguardo su questo gigante è a dir poco emozionante. Ancora più bello è assistere a questo spettacolo di rocce e ghiaccio che bucano le nuvole quando a Roma si superano i 35 gradi centigradi, come in questo fine settimana.
Lassù, a 3800 metri sul livello del mare, in piena estate la temperatura è zerogradi.
Godetevi questi scatti di ghiacciai perenni, nuvole candide, neve vaporosa, guglie di pietra del monte più alto d’italia e d’europa, versante francese, e rinfrescatevi un po’.

Salendo sull’Aiguille du Midi vista sul Monte Bianco

quasi in cima all’Aiguille

 

foto di Neve*

Il ghiacciaio di Bossons, monte Bianco

il Dente del Gigante

Panorama sulle Alpi dalla cima dell’Aiguille, 3800 metri

Questa bellissima arrampicata fino ad Aiguille du Midi e poi fino a Punta Helbronner al confine con l’Italia la chiamano Panoramic, parte da Chamonix e costa la bellezza di euro 54 andata e ritorno, ma per carità li vale tutti.

Ristoranti giapponesi a Roma. Premesse.

Foto di Neve*
Ricordo che la prima volta che ho assaggiato il pesce crudo un po’ di senso me lo ha fatto.
Concedetemi questo paragone. Il sushi è come il sesso: bisogna ripetere per apprezzare
La mia prima volta al giapponese e stato da SOGO, ristorante vicino pzza di Spagna, ristorante che ora non esiste più.
Per abituare il gusto romano a questa prelibatezza esotica, il sabato, Sogo, tra le 19 e le 20.30 proponeva una specie di Happy hour, tutto il sushi e sashimi che volevi e potevi a sole 50.000 lire. Oggi con 25 euro se ci prendi un tempura e 6 nigiri è anche troppo. Era tanto tempo fa, quando c’erano ancora le lire e il sushi era cibo esotico.
Allora il pesce crudo lo mangiavano in pochi, soprattutto i turisti giapponesi di passaggio nostalgici della cucina di casa. 
Di ristoranti giapponesi nella capitale ce ne sono molti e io li distinguo in 3 tipi:
-Veri ristoranti giapponesi
-Ristoranti cinesi travestiti da giapponesi ma con cuoco giapponese
-Ristoranti cinesi travestiti e basta
Tra i veri ristoranti giapponesi ricordo lo storico Hamasei, a via della Mercede, Rokko a via rasella, Hasekura a via dei serpenti, Sushisen a via Giulietti, Bishobu kobo a via ostiense, Kisso a via modena.
Questi sono quelli che conosco e dove qualche volta vado. Si distinguono tutti per una cosa: so’ carissimi!!!! I miei preferiti sono Hasekura, Hamasei, Kisso, non necessariamente in questo ordine.
Nelle altre due categorie troviamo tutta una serie di locali, che negli ultimi anni hanno subito una trasformazione, da ristoranti cinesi a ristoranti giapponesi. I cinesi hanno fiutato l’affare e spacciano con facilità una cucina similnipponica ad un prezzo che è il triplo del cinese. Quindi è tutto un fiorire di ristoranti dall’arredamento pseudo giapponese dai nomi più vari Nagoya, Ginza, Kyo, Sen, Roppongi… A volte qualcuno di questi ristoranti ha il cuoco giapponese oppure una esperienza di sushiman in Giappone.
Normalmente il conto a fine cena è più basso (ma non troppo, diciamo un 20 percento in meno), la qualità pure, e nei menu fa sempre capolino il riso alla cantonese e gli involtini primavera, tanto chi se ne accorge?
Non li consiglio.
C’è poi un altro tipo di ristorante dove mangiare pesce crudo, il ristorante romano dove si mangia “cucina fusion”e dove il pesce crudo lo chiamano sushi mediterraneo. Praticamente una sola (con la o aperta). Nel locale fighetto di Ostiense, Testaccio, Prati mangi insieme al plateau di formaggi a pasta dura, molla o semi molla invecchiati e ammuffiti 200 anni in baite ecologiche di comuni denuclearizzati anche 30 grammi di spigola con rucola, semi di sesamo e limone a soli 30 euro. Vade retro sushi a lume di candela.
Se volete assaggiare il sushi, andate ai veri giap, ma attenzione che qualcuno si sbaglia facilmente con il conto… Provate qualche buon take away, se avete la fortuna di fare un viaggio in Giappone abbuffatevi li’ che il pesce  lo tirano, e quando andate nelle capitali europee cercate i susharoli, i quali se non eccellono in qualità almeno hanno un prezzo più popolare. Buon appetito….

La città incantata di Hayao Miyazaki


In una giornata grigia come questa, la fantasia e le atmosfere di questo film sono proprio quello che ci vuole.
Per chi non lo conoscesse, consiglio vivamente questo film d’animazione Ghibli diretto da Hayao Miyazaki, uscito nel 2001.
Musiche come sempre perfette di Joe Hisaishi.
La città incantantata rapirà tutti con il suo palazzo magico e i suoi abitanti buffi e indaffarati
Architettura tradizionale e folletti saltati fuori dal mondo mitologico giapponese animano il film, mentre l’ eroina, la petulante e capricciosa Chihiro dovrà guadagnarsi la stima della strega YuBaba (nonna dell’acqua calda) se vuole sperare di tornare a casa con il papà e la mamma trasformati ormai in maiali.
Ma Chihiro, non sarà sola, tra i personaggi incantati del ryokan con terme , ci sarà qualcuno che saprà aiutarla e forse amarla….

La canzone “Itsudemo, Nandemo” di Yumi Kimura

Yondeiru mune no dokoka okude
Itsumo kokoro odoru yume wo mitai
Kanashimi wa kazoe kirenai keredo
Sono mukou de kitto anatani aeru
Kurikaesu ayamachi no sonotabi hito wa
Tada aoi sora no aosa wo shiru
Hateshinaku michi wa tsuzuite mieru keredo
Kono ryou te wa hikari wo idakeru
Sayonara no toki no shizukana mune
Zero ni naru kara da ga mimi wo sumaseru
Ikite iru fushigi shinde iku fushigi
Hana mo kaze mo machi mo minna onaji
Yonde iru mune no doko ka okude
Itsumo nando demo yume wo egakou
Kanashimi no kazu wo iitsuku suyori
Onaji kuchibiru de sotto utaou
Tojiteiku omoideno sononakani itsumo
Wasuretakunai sasayakiwo kiku
Kona gonani kudakareta kagami no ue ni mo
Atarashii keshiki ga utsusareru
Hajimari no asa(no) shizukana mado
Zeroni narukarada mitasarete yuke
Umi no kanatani wa mou sagasanai
Kagayaku mono wa itsumo kokoni
Watashi no naka ni mitsukerareta kara

Domenica Maremmana

foto di Neve*

Mare, una grande spiaggia, una pineta odorosa. Il paesaggio ideale, anche quando piove.

La Maremma è così, un posto familiare.



Taci. Su le soglie

Del bosco non odo
Parole che dici

Umane; ma odo
Parole più nuove Che parlano gocciole e foglie
Lontane. Ascolta. Piove
Dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
Salmastre ed arse,
Piove sui pini
Scagliosi ed irti,
Piove sui mirti
Divini,
Su le ginestre fulgenti
Di fiori accolti,
Sui ginestri folti
Di coccole aulenti,
Piove sui nostri volti
Silvani,
Piove sulle nostre mani
Ignude,
Sui nostri vestimenti
Leggieri,
Su i freschi pensieri Che l’anima schiude
Novella,
Su la favola bella Che ieri
T’illuse, che oggi m’illude,O ermione
Odi? la pioggia cade
Su la solitaria
Verdura
Con un crepitio che dura
E varia nell’aria
Secondo le fronde
Più rade, men rade. Ascolta. risponde
Al pianto il canto
Delle cicale Che il pianto australe
Non impaura,
Nè il ciel cinerino.E il pino
Ha un suono, e il mirto
Altro suono, e il ginepro
Altro ancora, stromenti
Diversi
Sotto innumerevoli dita.E immersi
Noi siam nello spirto
Silvestre,
D’arborea vita viventi;
E il tuo volto ebro
È molle di pioggia
Come un foglia,
E le tue chiome
Auliscono come
Le chiare ginestre,O creatura terrestre
Che hai nome
Ermione.
Ascolta, ascolta. l’accordo
Delle aeree cicale
A poco a poco
Più sordo
Si fa sotto il pianto
Che cresce;Ma un canto vi si mesce
Più roco
Che di laggiù sale,
Dall’umida ombra remota.Più sordo e più fioco
S’allenta, si spegne.
Sola una nota
Ancora trema, si spegne,
Risorge, trema, si spegne.
Non s’ode voce del mare. Or s’ode su tutta la fronda
Crosciare
L’argentea pioggia
Che monda,Il croscio che varia
Secondo la fronda
Più folta, men folta.Ascolta.
La figlia dell’aria
È muta; ma la figlia
Del limo lontane,
La rana,
Canta nell’ombra più fonda,
Chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,Ermione.
Piove su le tue ciglia nere
Sì che par tu pianga
Ma di piacere; non bianca
Ma quasi fatta virente,
Par da scorza tu esca.E tutta la vita è in noi fresca
Aulente,Il cuor nel petto è come pesca
Intatta,
Tra le palpebre gli occhi
Son come polle tra l’erbe,I denti negli alveoli
Son come mandorle acerbe.E andiam di fratta in fratta,
Or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
Ci allaccia i malleoli
C’intrica i ginocchi)
Chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
Silvani,
Piove sulle nostre mani
Ignude,Sui nostri vestimenti
Leggieri,
Su i freschi pensieri
Che l’anima schiude
Novella,
Su la favola bella
Che ieri
M’illuse, che oggi t’illude,O ermione