Mistero Giappone

E’ in edicola un numero speciale di “Limes“, rivista di geopolitica di approfondimento. Per la serie quaderni speciali è uscito un numero (che costa 10 euro) che in 200 pagine ci apre a quell’altro mondo che è il Giappone.

Ci sono più di 20 articoli firmati soprattutto da autori giapponesi (tutti tradotti dall’originale), tra cui giornalisti, politici, esperti di relazioni internazionali ma anche fumettisti che affrontano i più diversi temi.

La rivista è divista in tre sezioni: la prima inquadra il Giappone nel nuovo ordine mondiale dopo la fine della guerra fredda e in epoca di globalizzazione, con attenzione alle ferite ancora aperte della seconda guerra mondiale (Okinawa, dispute territoriali con i paesi vicini). La seconda parte è dedicata ad alcuni aspetti culturali e sociologici del sistema giapponese (manga, calligrafia, mafia), la terza infine affronta alcuni possibili scenari di relazioni internazionali, in particolare con la Cina, l’Italia e la Corea.

Gli argomenti sono molto interessanti sia per chi ha solo delle curiosità su questo paese, sia per chi ha degli interessi di tipo accademico. Non è facile infatti trovare in lingua italiana una tale concentrazione di articoli sul Giappone contemporaneo. “Limes” con questo numero ha il pregio di puntare una lente di ingrandimento su questo strano “pianeta”.

Tra i molti articoli, ne segnalo un paio, uno sulla Yakuza, purtroppo troppo breve, l’altro sui brasiliani di origine giapponese o i giapponesi di origine brasiliana che dopo 50-70-90 anni compiono l’ agognato viaggio di ritorno in Giappone che i loro nonni o bisnonni hanno sempre sognato di fare. Con un’amara sorpresa però: la terra dei padri partiti in cerca di fortuna non è più la terra dei figli, e i giapponesi di origine brasiliana sono e si sentono stranieri in un Giappone di cui non capiscono ne’ la lingua ne’ il sistema sociale.
Il tema dell’emigrazione dal Giappone e in Giappone è estremamente interessante per capire un po’ di più questa cultura , la considerazione che ha di se stessa e il suo modo tutto particolare di relazionarsi con le altre. Buona lettura.


Neko-chan

Il gatto beneaugurante che porta soldi, fortuna, clienti, amici….

In Giappone i gatti godono di una certa reputazione.
Sotto, nella foto un gatto all’ingresso di un ristorante punta il noren della cucina , foto sopra un banchetto intero dedicato a sua maestà Manekineko, il gatto portafortuna, lungo la Nakamise dori, la via che porta dritta al Tempio Sensojii, il maggiore di Asakusa, dedicato alla divinità buddista Kannon, una tappa obbligata della capitale.
Come miagolano i gatti in giappone? Nia-Nia

Rome Japanese Freemarket- Mercatino Giapponese a Roma

In primo piano un tenugui, da noi chiamasi “canovaccio”, sul tavolino magneti vari, ciondoli per telefonini, maneki e maialini salvadanaio, scatole washi, bacchette e cianfrusaglie varie.

Si è svolta il 28 ottobre scorso, la seconda edizione del Mercatino giapponese, in via Assisi 33, zona stazione Tuscolana. E’ stato divertente e piuttosto affollato. E’ forse la prima volta a Roma che viene organizzato un mercatino di cose nuove e usate provenienti dal Giappone o che si ispirano ad esso.
In realtà esisteva già una giornata simile promossa ogni anno dalla scuola giapponese di Roma, in zona Casetta Mattei, ma non direi si tratti proprio di un mercatino giapponese, piuttosto di un mercato fatto da giapponesi che vendono, soprattutto cibo e materiale vario di provenienza mista.

Il mercatino di via Assisi, ha visto riuniti privati e non, che vendevano soprattutto oggettistica proveniente dal Sollevante. Un vero successo di pubblico. I banchetti distribuiti su due piani, vendevano, tranne alcune eccezioni, tantissime cose giapponesi, cose sfiziose come manga, cibo (che come da tradizione è finito in un batter d’occhio), dvd e libri, noren, geta, hello kitty, magneti, tenugui, strap per telefonini, scatole washi, manekineko. Insomma una vera goduria per chi ama il Giappone nelle sue infinite espressioni.
La manifestazione, durata una domenica di sole, è stata invasa da una folla curiosa e affamata dalla voglia di portarsi a casa un pezzetto di estremo oriente. Direi che il successo è stato tale da spingere gli organizzatori (che gestiscono il negozio Sakurashu) ad un nuovo appuntamento, magari in prossimità delle feste natalizie, forse in uno spazio più grande e diversamente distribuito, così da permettere una migliore agibilità per espositori e visitatori.
Le foto le ho scattate in quella occasione, e sono del banchetto più bello, il mio.

In primo piano, tote bag kittychan, kairo gli scaldini per l’inverno, sali da bagno, libri sul giappone e il giapponese

Soggiorno al MyStays Nishi Shinjuku: un hotel ideale a Tokyo

Il nishi shijuku htl a Tokyo, la mia stanza è quella al penultimo piano, terza da sinistra.

L’albergo di cui vi parlo è il business hotel nel quale ho soggiornato diverse volte durante i miei ultimi soggiorni a Tokyo.

Tokyo offre un’enorme possibilità di alloggi: dall’ostello al ryokan, dal capsule hotel al cinque stelle di lusso. Ce n’è per tutti e per tutte le tasche. Diversamente da quello che si crede, dormire a Tokyo non è caro. Un altro mito da sfatare. Dormire a Roma costa spesso molto di più. Se ci si accontenta si può spendere anche 20 euro a notte. Certo si tratta di sistemazioni spartane, come nei capsule hotel o di condividere il bagno.

Come illustrato in questo post, il prezzo degli alberghi a Tokyo varia in base alla posizione. I quartieri di Shinjuku, Shibuya, Aoyama, Ginza e Marunouchi offrono soluzioni più care perché più centrali e comode.

Navigando in rete alla ricerca di una sistemazione a Shinjuku, mi sono imbattuta in questo albergo che, secondo me, per rapporto qualità-prezzo è imbattibile: il migliore provato fino ad ora (sempre in zona ho soggiornato anche allo Shirakawago Hotel, al Kadoya Hotel e all’Ibis Hotel Shinjuku).

L’Hotel MyStays Nishi Shinjuku si trova a cinque minuti scarsi da Shinjuku ovest, uscita “Central West Exit”, nel cuore pulsante della metropoli.

Il palazzotto color solito grigio topo che lo ospita ha il pregio di avere le finestre che si aprono e di non essere addossato a nessun altro palazzo (come mi è capitato altrove).

Le stanze sono nella media, cioè terribilmente piccole, e obbligano a qualche contorsione se si viaggia con due valigie. A parte questo, il letto è comodo, le camere sono moderne e dotate dei normali comfort: tv, telefono, bagno (piccolo ma completo e soprattutto vero, non del genere unit), bollitore dell’acqua, frigo e phon.

In più il Nishi offre pantofole, yukata, spazzolino e dentifricio, rasoio e pettine. Nella hall c’è un computer a disposizione degli ospiti. La reception è gentile e il livello d’inglese, come spesso accade in Giappone, può essere variabile.

Nei business hotel si usa pagare quando si arriva e non quando si parte e il prezzo varia a seconda dei giorni: in genere è più alto nei fine settimana. Quanto costa? Dipende molto dalla stagione e dall’anticipo con cui si prenota, ma aspettatevi cifre tra i 10.000 e i 25.000 yen a notte per una doppia, colazione esclusa.

Inutile sottolineare che siete a un passo da tutto: combini, ristoranti, negozi, a un minuto dalla stazione di Seibu Shinjuku, a cinque minuti da Shinjuku ovest e dalla fermata del Limousine Bus per l’aeroporto di Narita.

L’Hotel MyStays Nishi Shinjuku si trova proprio di fronte a un parco, così lo chiamano qui un giardinetto circondato da una manciata d’alberi, ma a Tokyo il verde urbano è cosa rara e assai preziosa, che non sto a sottolineare.

Un suggerimento per chi voglia prenotare qui: per due persone è preferibile scegliere la twin (due letti) anziché la doppia, visto che quest’ultima ha un letto a una piazza e mezzo. Inoltre chiedete sempre una stanza che si affacci sul parco, visto che l’altro lato guarda verso un cimitero, cosa che in Giappone non turba quasi nessuno ma che a qualcuno può risultare indigesta.

Buon soggiorno a Tokyo.

Goma dango, bbbbuoni

Goma dango , uno 110 yen

Una gita a Yokohama distante mezz’ora da Tokyo. In teoria un’altra città, in pratica distinguibile da Tokyo solo grazie ai cartelli nelle stazioni.
Yokohama è una città di mare, anche se il mare è sempre un po’ ingabbiato. E’ un grande porto e possiede la più grande China Town del Giappone.
Se decidete di passarci qualche ora, non mancate di assaggiare nel quartiere cinese i goma dango, pallette di mochi (pasta gommosa di riso) ripiene e ricoperte di sesamo rese croccanti dalla frittura in olio bollente. Squisiti!

Tokyo, Limousine and metro pass: un modo per risparmiare

Limousine bus, Narita-stazione di Shinjuku ovest, on the road in “guanti bianchi

Di nuovo a Tokyo. Per qualche giorno solamente.

Ogni volta che si arriva in un altro paese, il primo spostamento è uno scoglio da superare. Narita, l’aeroporto intercontinentale di Tokyo è piuttosto lontano dal centro, 60 km circa. Bisogna decidere come arrivare,in quanto tempo e soprattutto quanto spendere.

Tokyo offre più modi per arrivare in centro. La scelta dipende molto dalla destinazione. I mezzi più convenienti e comodi sono il NEX (treno Narita Express) e il Limousine Bus.

Il prezzo del biglietto è simile, circa 20 euro, la percorrenza per il centro la stessa, la scelta è questione di preferenza e praticità.

Dopo undici ore di volo e un jet lag da smaltire, l’idea di cercare la stazione e comprare il biglietto non mi piace.

Il limo-bus invece ha la biglietteria proprio di fronte la riconsegna bagagli (impossibile non vederla) e la fermata di fronte, ma proprio di fronte l’uscita del terminal. Percorrenza media 80 minuti, che spesso sono un’occasione per dormire.

Il limo-bus è sicuramente il mezzo che preferisco per arrivare a Tokyo.

In più da qualche tempo prendere questo autobus arancione conviene di più.

Al prezzo di 3100 yen , quindi con 100 yen in più, si ottiene anche un biglietto giornaliero, valido su tutte le linee del network di “tokyo metro”. Il freepass in questione acquistato da solo costerebbe circa 700 yen. Invece acquistandolo in coppia con il biglietto da Narita vi costa solo 100 yen e siete liberi di usarlo quando volete.

Muoversi a Tokyo può essere un bel problema, perciò avere un biglietto giornaliero è sicuramente un modo per evitarne un po’. Bisogna fare un po’ di attenzione alle linee che si usano, essendo Tokyo, la città al mondo piena di metro e ferrovie.

La cosa principale da sapere è che a Tokyo le linee ferroviare e metro non sono gestite dalla stessa azienda, e per noi abituati alle municipalizzate può essere complicato da capire.

La Jr, oltre a gestire le ferrovie,a Tokyo possiede la linea Yamanote (quella che circoscrive il cosidetto centro città) e la linea Chuo, ad esempio. Poi esistono le linee della Tokyo metro, poi ci sono linee gestite da altri privati ancora, come la linea Odakyu, la Keio, ecc…

Piuttosto complicato e anche snervante da comprendere. Il mio suggerimento è quello quindi di scegliere DI utilizzare un’azienda o l’altra e acquistare i biglietti giornalieri di conseguenza.

Per chi non ci vuole pensare troppo esiste anche un biglietto giornaliero buono per tutto, che costa circa 1500 yen.

Qui di seguito un link utilissimo per avere una panoramica su tutti i tipi biglietti giornalieri e cumulativi disponibili: www.jnto.go.jp/eng/arrange/attractions/practical/tonai_ticket.html

Fine settimana a Bruxelles-Brussels



Ho passato il fine settimana a Bruxelles.  Non l’avevo mai considerata una meta per il miei mordiefuggi europei, ma c’era alta pressione su tutta Europa e ho approfittato per due giorni 1 notte nella capitale del Belgio.


Paese strano il Belgio, con l’anima divisa in due, metà vallona e metà fiamminga. Questa curiosa miscela non si amalgama a Bruxelles-Brussel ma si sovrappone e convive in questa città simbolo della comunità europea. Due popoli, due lingue, una latina, l’altra germanica si incontrano e si scontrano a Bru. Il risultato è curioso. Il bilinguismo regna ovunque, dai nomi delle strade agli annunci sui treni. Ho avuto l’impressione di girare in una città cosmopolita, ma dove l’identità è un fattore importante e dove si cerca di ammorbidire l’antica ruggine con uno sforzo burocratico imponente.

Sono arrivata con un volo Alitalia il sabato pomeriggio, il tempo di posare il borsone e mi sono tuffata nella vita notturna di Bru. Serata fantastica, temperatura da ottobre romano, un tantino più fresco, forse.

Visto che una delle cose famose a Bru è la birra sono andata al famoso Delirium caffè, dove sembra che servano più di 2000 etichette!!! Il locale mi sembra popolato da tanti turisti e da teenagers locali.

Dopo un’ottima trappista e una cherry beer (strana birra aromatizzata alla ciliegia, altra specialità locale) avevo fame e quindi sono partita alla ricerca di un posto, magari una brasserie di quelle fumose dove si potesse mangiare. Le vie che partono dalla Grande Place o Grot Markt pullulano di ogni genere di ristorante. La temperatura permetteva di mangiare all’aperto, cosa rara da queste parti ad ottobre, così passando su strade invase da tavoli straripanti ho visto persone che si affannavano su pile fumanti di moules et frites (le tanto famose cozze e patate fritte), grigliate di pesce e di crostacei e coloratissime Paellas. No non credo che la paella sia un piatto locale, ma tant’è …..
foto di Neve*

foto di Neve*

foto di Neve*


Deciso di assaggiare la specialità locale “moules et frites” Con una porzione ci si mangia tranquillamente in due, le cozze sono cotte in guazzetto con tanta cipolla e pepe. Le patate fritte sono patate fritte, forse rispetto alle nostre più grosse e spesse. I belgi sono molto orgogliosi di queste patate. Mi chiedevo perchè allora nel mondo le patate fritte si chiamano “FRENCH FRIES” ? 

Comunque mi sono gustata le moules anche se poi l’indomani mattina sono stata sorpresa da spiacevoli effetti collaterali, e le farmacie aperte, un po’ come a Roma d’agosto, non si trovano molto facilmente.

Nonostante l’inconveniente la domenica mattina, altra giornata splendida, ho visitato il museo del Fumetto, perchè il Belgio ha dato i natali a grossi fumettisti, uno per tutti HERGE, l’autore di Tintin, che non è francese, bensì belga. Il museo è molto carino, ospita una biblioteca, una caffetteria e un fornitissimo negozio.

Avrei speso un sacco di soldi e bevuto e mangiato waffles e cioccolata calda, ma visto le mie precarie condizioni mi sono dovuta accontentare di un te con moooolto limone.

Prima di tornare verso l’aeroporto, dove avrei ripreso il volo alle18, mi sono concessa un ultimo giro in centro, ho dato un’altra sbirciatina alla magnifica Grande Place e mi sono rifornita in uno dei centinaia di negozi di cioccolata di qualche pralina ripiena (altra specialità belga). Finalmente ho scoperto da dove viene il cioccolato Godiva!

foto di Neve*







Alphaville – Big In Japan

Winters cityside
Crystal bits of snowflakes all around my head and in the wind
I had no illusions
That Id ever find a glimps of summers heatwaves in your eyes
You did what you did to me, now its history I see
Heres my comeback on the road again
Things will happen while they can
I will wait here for my man tonight, its easy when your big in japan

When your big in japan, tonight
Big in japan, be tight, big in japan where the eastern seas so blue
Big in japan, alright, pay, then Ill sleep by your side
Things are easy when youre big in japan, when youre big in japan

Neon on my naked skin
Passing silhouettes of strange illuminated mannequins
Shall I stay here at the zoo
Or shall I go and change my point of view for other ugly scenes
You did what you did to me, now its history I see…
Things will happen while they can
I will wait here for my man tonight, its easy when youre big in japan

Viva il pizzocchero!

foto di Neve*
foto di Neve*
 
I pizzoccheri sono veramente buoni!
Li conoscevo solo di nome. Finalmente li ho assaggiati nella loro patria, tra le Alpi della Valtellina.
I pizzoccheri, tagliatelle irregolari di grano saraceno,  conditi con verza, patate e un misto di formaggi, e serviti in un piatto ben caldo per evitare che il formaggio si raffreddi e indurisca.
Squisitisssimi, buoni, buonissimi….
Mangiati secondo la ricetta tradizionale in un ristorante storico della Valtellina,
l’hotel Combolo di Teglio.