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British Commercial, WOW
Enjoy.
Here to save the Peckish (qui per salvarci dal languore) Girato a Londra.
Agenzia – Rainey Kelly Campbell Roalfe Y&R
U A O
Perciò uao per uao eccovi Wow, dal genio di Kate Bush. Se invece desiderate riascoltare Wuthering Heights, singolo di esordio sempre del 1978, cliccate qui
Enjoy.
Buon Anno, con ritardo
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Corsi di lingua all’Istituto Giapponese di Cultura di Roma
I corsi organizzati sono così suddivisi:
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Quando il riso si fa dolce: il kheer
Devo ringraziare Opal, per avermi dato prima il nome e poi la ricetta di questo che lei chiama confort food.
Io che non amo il latte, ho divorato questo dolce tipico indiano, che io chiamerei volgarmente riso-latte o crema di riso, che in Inghilterra chiamano rice pudding, ma il cui nome originale è KHEER, dalla parola sanscrita che significa latte e di cui nel subcontinente indiano esistono infinite varianti.
Della ricetta di Opal, ho scelto la versione base. Niente pistacchi, niente uva passa. Solo latte, riso basmati, bacche di cardamono (ben cinque) zucchero di canna, un pizzico di sale e una spolverata di cannella a velo sopra.
Felicissima di aver passato una domenica pomeriggio a rimestare latte e riso, mentre un odore soave per la casa si spandea.
La ricetta, come tante altre, potete trovarla tre le pieghe di seta del suo bel blog.
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Il mondo di Tiziano
Un Mondo che non esiste più
Di Tiziano Terzani, Folco Terzani (curatore)
Edizioni Longanesi
302 pagine, euro 22
Prima edizione settembre 2010
Ristoranti giapponesi a Roma: Rokko
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Trimani, vinai in Roma
Trimani a Roma è un nome. Una storia iniziata quasi due secoli fa e che continua gloriosa ancora oggi.
L’enoteca più antica e fornita della capitale ha visto crescere, affermarsi e raffinarsi il gusto per il vino degli italiani.
Una volta che esistevano i vini e oli, le osterie con la mescita sfusa, il vino era spesso un vino fatto con i piedi. Era un affare di famiglia, casareccio e non si andava troppo per il sottile.
Oggi il vino non si beve, si gusta nelle enoteche e nelle hostarie ( mi raccomando con la acca davanti se no non è chic) che hanno sostituito i vecchi vini e oli coi banconi in marmo e l’aria intrisa di alcool.
Questo per dire che il vino piace pure a me e ogni tanto entro nelle enoteche a sbirciare tra gli scaffali e a comprare.
L’enoteca è un posto per il corpo e per la mente. Ci si diverte. La scelta del giusto vino ha bisogno di spazio e tempo, le bottiglie vanno guardate, lette, scrutate, girate, alzate, soppesate, posate e riprese. E non si può andare di fretta, la scelta va ponderata.
Troppo enoteche a Roma non offrono questo piacere. Sono così piccole e stipate di bottiglie su fino al soffitto, che ti tolgono il gusto dell’esplorazione.
Trimani, invece avrebbe una metratura di tutto rispetto. Avrebbe.
Sembra grande, ma poi quando ti infili tra i rossi piemotesi e bianchi trentini e incontri un altro disgraziato che come te è alla ricerca del vino bono con la giusta etichetta e non troppo caro (e qui tutto è relativo), succede l’ingorgo Non ci si gira.
Ed è un peccato mortale perchè i vini di Trimani sono signori vini, la maggiorparte con un prezzo tra 30 e i 60 euro, quindi sarebbe giusto che i Trimani, vinai in Roma dal 1821, dessero il giusto spazio ai vini e ai clienti che vanno li a comprarli.
C’e bisogno di SPAZIO, di LUCE, di rendere l’ambiente un po’ più confortevole,
e soprattutto c’è da S-A- L- U-T- A- R- E i clienti quando entrano.
Sì, salutare, perchè quando entri da Trimani nun te fila nessuno, e sì che è pieno di gente, nel senso che neanche con un “Bonasera” ti apostrofano.
Tu fai il giro e il contorsionista, scegli il tuo vino lo porti al bancone, che pensi sia la cassa, ma che invece è solo il bancone, te fanno un foglietto e lo paghi ad un’ altra cassa, torni a ritirare il tuo preziosissimo vino, e attenzione che se non lo hai specificato prima, nemmeno il pacchetto regalo te fanno.
E quando invece te lo fanno…signori che lusso.
Il pacchetto regalo del Trimani, consiste nella tua bella bottiglia pagata cara, IN-CARTATA in una velina bianca (so’ minimalisti e anzi ringrazia che non hanno usato il giornale) infilata in un M- O- S- C- I- A busta di plastica, BIANCA pure questa.
Ah però su questa c’è il logo. Ce fate un figurone col sacchetto Trimani. Avete speso 30 euro pe’ ‘na bottija de vino che sembra comprata in ferramenta.
E’ proprio il caso di dire che i Trimani ( ma non tutti, chi gestisce il Trimani Wine Bar a Via Cernaia ad esempio, offre invece un ottimo servizio), hanno preso alla lettera il detto, e loro sì che se ne intendono…
“Avere la botte piena e la moglie ubriaca”. Prosit.
Trimani,
Via Goito, 20 – 00185
Roma
Good Vibrations
Autore JEREMY CLAPIN, corto del 2009.
Animato con il cuore.
E n j o y.











