Fiumicino da mare

A due passi da casa, quando la scuola dell’obbligo  finiva iniziava l’obbligo di andare al mare. A Fiumicino.
Si partiva con il treno. Ad ogni stagione la sua cura: l’inverno la vitamina C delle spremute, l’estate lo iodio del mare.
Fiumicino era il mare di mamma, con le sue alzatacce, lo stabilimento Vittoria e le cabine verde bottiglia scrostate, l’agonia del ritorno, mia sorella e me rincoglionite e piene di sabbia a camminare e sudare per riprendere quel treno arroventato da un sole ancora allo zenith in quella stazione di Fiumicino paese che già allora pareva abbandonata.
Fiumicino con la mamma, Focene con papà, la domenica, con calma e con la macchina che per raggiungere la spiaggia doveva avventurarsi su strade bianche piene di buche. E noi tre a ridere su e giù per le montagne russe che papà ogni volta, immancabilmente ci regalava. Era quello il nostro mare, quelle buche prese di proposito mentre mamma poverina rischiava di vomitare.
Non c’è mai stata storia, Focene batteva Fiumicino, spiaggia libera batteva stabilimento, 127 batteva treno, papà batteva mamma sempre 3 a zero.
Ieri ero a Fiumicino.
Fiumicino e il fiume, Fiumicino disordinata, senza alberi, Fiumicino con le case popolari mangiate dal sale sul lungomare, Fiumicino e il faro, Fiumicino e i ristoranti di pesce, Fiumicino e l’aeroporto, Fiumicino e il mare. Un mare ingabbiato che non mi è mai piaciuto. Eppure quando sono alla ricerca di luce è qui che torno.
Ieri passeggiavo per via di Torre Clementina con un cartoccio di fritto misto in mano, ma questa volta non sono arrivata fino alla punta dove il Tevere si getta in mare.
Troppo freddo, poca gente in giro, qualche gabbiano in aria, qualcun altro in equilibrio su tronchi strappati da chissà dove.
Il solo rumore lo facevano le cime dei pescherecci arrugginiti e ormeggiati in doppia fila.

Shunga

Disegni e Foto di Neve*

Mi sono sempre piaciuti gli shunga. Arte erotica bidimensionale. Origami in pittura.
Questo l’ho fatto io qualche tempo fa.
Avevo un libro “Il libro sul cuscino” edito Frassinelli e da lì ho preso la stampa. Purtroppo non so chi sia l’autore, forse si tratta di Shigenobu Yanagawa.

Di seguito canzoni di geisha (prese qui e tradotte)

               Ho sognato che eravamo tornati insieme,
                  la mia risata mi ha svegliato.
               Allora ti ho cercato freneticamente
                   gli occhi pieni di lacrime

Lo so che è frivola e infedele,
ma è tornata da me molto pallida, triste e anche pentita
Una farfalla ha bisogno di un luogo per riposare

quando scende la sera.

Il Giappone a Milano

Foto e Collage di Neve*

Una giornata a Milano. Fredda, grigia e con la nebbia. Milano respingente, Milano con le guglie del duomo contundente.
A Palazzo Reale c’erano però due mostre che tenevo d’occhio da tempo:Shunga, Arte e Eros e Giappone, Potere e Splendore. Due mostre interamente dedicate al Giappone. Due signore mostre in un solo palazzo. Troppa grazia.

Ho acquistato i biglietti on line la sera prima e sono passata leggiadra davanti a tutti il giorno dopo. Unica nota stonata la mancanza di punti ristoro all’interno del Palazzo Reale e l’impossibilità di fare foto nelle sale. Alla mostra nuotavano squali dotati di gracchianti radiotrasmittenti, difficile fregarli.
 
Sazia di cultura ho fatto poi un salto a Via Montenapoleone, e mi sono guardata intorno. Le vetrine delle firme, la fila per i saldi alla Hogan, miss in stivali e colbacco, russi in estasi e con le braccia cariche come alberi di Natale. Più Ferrari parcheggiate che cicche in terra.


Impressioni di un freddo sabato a Milano. Due cose: una coppia di cinesi assaliti dai piccioni in piazza Duomo e l’Isetta parcheggiata a Via Montenapoleone.

 

Foto e Collage di Neve*

Amibuz, il suono della foresta a Trastevere

Domenica scorsa al mercato di Porta Portese intenta nel mio solito giro ho sentito un cinguettar e un batter d’ali che a Trastevere, anche se vicino al fiume Tevere è molto difficile incontrare. Era l’uomo uccello Amibuz che cantava, suonava, danzava, recitava in diretta e per il piacere del variopinto popolo del Mercato.
Se una domenica mattina vi capita di udire da lontano il suono della fisarmonica, e il ritmo dei sonagli avvicinatevi state per incontrare One Tribal Bird Man, un artista di strada, un vero fenomeno.
Il pezzo è in francese e il titolo è les oiseaux.

Chiedo venia per la qualità del video colpa della mia vecchia olympus

Lisa Ono e la Bossa Carioca a Roma

Scoperta una notte a Tokyo facendo zapping in tv LISA ONO è una delle più famose interpreti di BOSSA NOVA giapponese.
Sospesa tra due continenti, Lisa Ono ha sangue giapponese ma anima carioca. E’ una raffinatissima cantante dalla voce calda e una delle più sensibili interpreti di musica brasiliana. Da noi poco o nulla conosciuta è invece molto popolare in Giappone, dove adorano il samba, il jazz, la bossa nova e in Brasile, dove è nata e cresciuta.
In occasione del suo tour europeo (in realtà solo Parigi) il 25 gennaio suonerà a Roma, all’ Istituto Giapponese di Cultura, ore 20.
Un’occasione unica, da non divulgare troppo :), per conoscere Lisa Ono e godersi un po’ di suadente Bossa Nova.
Il pezzo è una cover di un famoso brano mambo degli anni 50, QUIEN SERA’. Versione Lisa.
Enjoy.

Treggio anch’io

Ecco come promesso e ispirata dal bel post del Colonnello in storieinutili.blogspot.com/
questo è quello che sono riuscita a trovare tra i miei scatti.

Non è un granchè e ammetto la mia totale ignoranza in materia. Le macchine le considero solo se camminano, non guardo il colore figuriamoci il modello. Però, quando incontro modelli in lamiera, e mi capitano parafanghi lucenti, quando vedo targhe a 5 o 6 cifre, quando ci son di mezzo sedili in plastica similpelle nera allora mi accendo e guardo. A dir la verità non mi fermo alla macchina, mi interessa forse di più chi la guida.
Le macchine vecchie di divertono e mi emozionano.
Le tregge, come le chiama Venturik, esperto in materia e autore di un gran bel blog, le tregge alle quali sono più affezionata sono i modelli della mia infanzia, i modelli italici che mi riportano indietro, tanto indietro quando insieme a mia sorella usavamo ronfare alla grande soprattutto di ritorno da gite a bordo della Fiat 127 gialla canarino targata ROMA H69 di papà decorata con la bambola e i cuscini lavorati a uncinetto.
Pagherei per rivedere una 127 con il lunotto posteriore con i cuscini di uncinetto.
Le foto che ho postato, tranne la 600 scattata al Celio e dietro la quale mi sono messa a correre per poterla immortalare, sono state tutte scattate fuori Roma.
Cliccate per ingrandire.

Bianco Natale

Hiroshige Tsuya Beauties in the Fashions of the Four Seasons Trittico 1830 ca

Neve sul lago Shinobazu di Ueno

Hiroshige da ‘Dodici scene della capitale orientale’
Due donne nella neve
Neve in tutta Italia, aerei cancellati, porte dei treni bloccate (non per il troppo freddo, sono i treni che sono arrivati), ondata eccezionale di gelo, temperature polari, tempesta di neve. Come mai ogni anno mi sembra di sentire sempre le stesse cose? Ci fosse una stagione che va come dovrebbe. E invece viviamo di eventi straordinari, caldo, freddo, acqua, neve.
L’Italia paese in emergenza.
Hiroshige, ‘Le cinquantre stazioni della strada Tokaido’
Ediz. Hoeido 1831 ca
Kambara

A due giorni dall’esame, un desiderio in bottiglia

Emiliana Torrini, Sunny Road dall’album Fisherman’s woman, rough trade 2005

Wrote you this I hope you got it safe
It’s been so long I don’t know what to say
I’ve travelled ‘round Through deserts on my horse
But jokes aside I wanna come back home
You know that night I said i had to go
You said you’d meet me On the sunny road
It’s time, meet me on the sunny road it’s time, meet me on the sunny road
I never married Never had those kids
I loved too many Now heaven’s closed its gates.
I know I’m bad To jump on you like this
Some things don’t change
My middle name’s still ‘Risk’
I know that night So long long time ago
Will you still meet me On the sunny road It’s time, meet me on the sunny road
It’s time, meet me on the sunny road
Well, this is it I’m running out of space
Here is my address And number just in case.
This time as one We’ll find which way to go
Now come and meet me On the sunny road