Noryoku Shiken, il test per il test

Foto sfocata di Neve*
Il 6 dicembre ci sarà l’esame del Noryoku Shiken e ho deciso che lo faccio. Secondo livello, che il terzo è troppo facile, ma temo che il secondo sia troppo difficile.
L’istituto di cultura ha organizzato un corso di preparazione all’esame.
Otto lezioni da domani. Faccio anche questo ho pensato, così mi costringo a studiare quei sette ottocento ideogrammi che mi mancano per arrivare a meta (…na cazzata).
Ma mi sono detta che ce la posso fare.
Pensavo che bastasse iscriversi per frequentare il corso di preparazione all’esame. E invece no. Ti pre-iscrivi e poi fai un test di ammissione. Il test per poter fare il corso per superare il test. 
Vabbè che sarà, vorranno solo accertarsi che tu sappia che so’ la differenza tra un kana e un kanji, una formalità:diecipagineditest-incinquantacinqueminutidi-tempo!
Praticamente uno-stralcio-dell’-esame. Proprioumanistigiapponesi. Sti benedetti ideogrammi li studio, con calma però no tutti insieme!!!! Ma ormai ero lì e mi sono sottoposta alla tortura.
So’ uscita svuotata, stremata, piegata dalla consapevolezza che le risposte della pagina 5 (il dokkaibun, la  lettura) le ho date come si dice in giapponese a cazzo di cane, avendo capito si e no, più no che si, quindi no, il diecipercento degli ideogrammi.
Ma a dispetto del dokkaibun, o forse grazie a questo, sono stata ammessa. Ammetto di essere rimasta sorpresa e pure compiaciuta.
Me tocca studia’.

Er Fontanone

E’ l’acqua der fontanone ad avemme ispirato
Foto di Neve*

Er Fontanone

Er fontanone tant’acqua sputa fori
Lo scroscio me rinfresca
La luce me stranisce 

Qui tra le fronne der giardino
ce soffia er ponentino.
Nun sarà forse la bora
ma pe’ un momento all’afa più nun penso.

T’affacci poi alla terrazza
e tra scrosci e lampi
co’ la faccia da fregnone me domanni:
ahò ma ndo’ sta er Cupolone?
 
Neve* 16 agosto 2009


Fango

Settimana difficile illuminata da un incontro.
La tua luce era offuscata, debole ma pur sempre una luce. L’intimità non è cosa facile da ritrovare, ma a volte una stretta di mano può bastare. Le parole non contano, conta la musica. 
Dedicata a Laura, amica persa in mezzo al mare.

I bilancioni di Fiumicino

Foto di Neve*

“Il mare d’inverno è una foto in bianco e nero vista alla tivvù, è un’idea che la mente non considera” cantava Loredana Bertè in una vecchia canzone. Il mare d’inverno è un panorama in grigio e nero con sfumature verdi e blu. O almeno lo è oggi qui a Fiumicino.
Un bel mare in burrasca che si spacca in nuvole di schiuma bianca su bitumici frangiflutti neri.
Andando verso il vecchio faro, solitario e abbandonato si incontrano delle strane creature, immobili, alte e magre, degli enormi insetti con antenne e zampe conficcate nella roccia e braccia lunghe protese verso il mare. Sono i bilancioni, piattaforme sull’acqua, una versione semplificata dei trabucchi.


Vicino al vecchio faro di fiumicino ce ne sono in funzione ancora cinque o sei, mentre altri sono abbandonati, mangiati dall’incuria e dalla salsedine marina. Un peccato, perchè queste creature strane e affascinanti incantano con la loro danza marina. La loro rete si alza e si abbassa alla ricerca di banchi di pesci da intrappolare o intrabbuccare. Ed è un gesto antico, che si ripete infinite volte e che ipnotizza. Ti viene voglia di salire e partecipare, passeggiare sulla piattaforma di legno, entrare nella casetta a curiosare, arrivare fino in punta ed affacciarsi giù sul mare con un retino in mano ad aspettare che la rete risalga. Proprio con questo tempo e con questo mare.

Per capire cosa sono e a cosa servono i trabucchi

Foto e Collage di Neve*


La pesca dai Bilancioni di Fiumicino

Cliccate per vedere la danza dei trabucchi

A Vale’ ma ‘ndo stai???

Sto ragazzino è nato ma nessuno lo ha visto. Dicono che è piccolo, appena 2.250, quindi deve stare nella culla termica, ma che va tutto bene, deve solo aumentare quei 4 o 5 etti per uscire.
Ieri siamo saliti su in patologia neonatale e lo abbiamo visto da un vetro. Siccome che erano nati tutti maschi a lui lo hanno vestito di rosa, non avevano più lenzuolini azzurri.
Alla mamma glie lo hanno avvicinato al naso un nano secondo, il tempo di vedere che assomigliava ad un pollo senza penne. Tutti però hanno notato che ha i piedini lunghi. Sarà.
Io finchè ‘sto ragazzino non lo vedo da vicino, mica ce credo.
Le informazioni al San Camillo sono più preziose dei diamanti: una parola è poca e due sono troppe. Nessuno sa niente, e quel poco che sanno non lo dicono neanche sotto tortura.
Personale e organizzazione ospedaliera pessima, e meno male che siamo al reparto maternità.
Sensibilità zero, attenzione al “malato” una parola straniera.
Chissà che allegria negli altri reparti. Sono arrivata alla conclusione che in ospedale mai, neanche per partorire.
Nel frattempo Forza Valerio, mangia che mamma, papà, zia, tutti ti aspettano.

La soltera en misa…..

Conturbante poesia, di Federico Garcia Lorca

Bajo el Moisés del incienso, adormecida.
Ojos de toro de miraban.
Tu rosario llovìa.
Con ese traje de profunda seda,
no te muevas, Virginia.
Da los negros melones de tus pechos
al rumor de la misa.

Sotto il Mosè dell’incenso assopita.

Occhi di toro ti guardavano.

Pioveva il tuo rosario.

Con quel vestito di profonda seta,

non muoverti Virginia.

Dona i neri meloni dei tuoi seni

al brusio della messa.

E t s y

Oggi tornando a casa, ho trovato due pacchetti ad aspettarmi. Non so voi, ma fin da piccola ho amato la cassetta delle posta: aprirla e pensare di trovare lettere e cartoline, soprattutto se venivano da molto lontano mi dava una gioia immensa , mi cambiava la giornata colorandola di esotico.
Le mie preferite erano le lettere con il bordo tratteggiato rosso-blu che avevano su scritto “par avion”. Per queste impazzivo proprio. Pensare a tutta la strada che avevano fatto quei pezzetti di albero, ai giorni e alle notti passate, alle mani e alle vite che avevano sfiorato, ai cieli blu o alle pianure gelate che avevano attraversato, ai kilometri consumati lentamente per raggiungermi, mi dava una tale soddisfazione che aspettavo impaziente tutti i giorni.
Ad ogni lettera ricevuta, il viaggio che questa aveva fatto, o almeno quello che io pensavo avesse fatto, diventava il mio. La busta stessa era importante, il francobollo, la calligrafia, e soprattutto i timbri postali, che ho sempre trovato bellissimi. Con il tempo le cose non sono cambiate molto.
Oggi ho ricevuto due spille in feltro che ho acquistato su un sito che mi piace particolarmente e che si chiama etsy.com e dove ogni tanto mi faccio un giro. E’ un sito dove si comprano e si vendono soprattutto oggetti fatti a mano, dalla spilla al quadro. Una mercatino mondiale, dove i venditori, dalla groenlandia al cile, mettono in vendita cose originali, molte veramente belle. Se siete alla ricerca di cose particolari, uniche, nel vero senso della parola, belle e anche a buon prezzo, considerando che sono artigianali, allora visitate il sito, e rimarrete entusiasti come me.
Si acquista dopo essersi registrati, e normalmente per gli oggetti che si trovano all’estero (moltissimi negozi si trovano in usa e canada) si paga con carta o paypal. Gli oggetti sono migliaia e non è facile orientarsi al principio, ma se amate lo shopping virtuale come me, armatevi di carta di credito che il divertimento e la soddisfazione saranno assicurate. Attenzione, perchè con etsy.com si rischia la dipendenza assoluta!