Smalltown boy

Jimmy Sommerville e i Bronsky Beat. Metà anni 80, pop inglese. Una voce unica, una canzone bellissima e un video che sembra un corto girato da Ken Loach.. Quando uscì in Italia i video musicali erano ancora una novità, merce esotica da consumare avidamente. Videomusic, iniziava le trasmissioni e noi ingurgitavamo ore di pop inglese e americano. Mi è tornato in mente il video dopo aver sentito che domani esce l’ultimo film di Woody Allen, Cassandra’s dream, tradotto con la solita fantasia italiana in Sogni e delitti. Con Ewan Mc Gregor, ho pensato al film Transpotting, alla Gran Bretagna e a una certa atmosfera che Jimmy Sommerville e la sua Smalltown boy incarnano alla perfezione. Il testo era così esplicito, la denucia della situazione gay così forte che in alcuni paesi il pezzo venne censurato. Da noi arrivò, scalò le classifiche, e siccome era in inglese nessuno si accorse di nulla. Noi dormivamo sogni tranquilli, cullati dalle melodie di pezzi come Ci sarà, di Albano e Romina e Serenata di Toto Cutugno.

Per sapere che fine ha fatto Jimmy, cliccate qui

Sabato tentatore, pasticceria Regoli

Ieri sono cominciati i saldi a Roma. Bene, mi sono detta, Silvia quest’anno ‘ damose ‘na mossa, che se ce pensi troppo finisce che è meglio andare da Mas (chi abita a Roma, lo conosce) a comprare qualcosa che in qualunque negozio della capitale. Ho pensato di essere la più furba , pioveva, me la sono presa molto comoda e con molta calma mi sono avviata verso uno dei mio negozi preferiti …..
All’ora di pranzo, più o meno, ero sulla tangenziale, in fila a pregustarmi un paio d’ore di acquisti sfrenati ma oculati, in uno dei pochissimi grandi magazzini di Roma, la Coin di piazza San Giovanni.
Te pare che con questa pioggia, ci sarà casino?, riflettevo, Roma è ancora mezza intorpidita dal torrone, non ce la fa a muoversi. Sbagliato, alla Coin di San Giovanni, c’era tutto il mondo. Impossibile non solo acquistare, provare, ma quasi neppure guardare.
Interi piani affollati da donne invasate, con mariti e prole al seguito abbandonati sui divanetti, commesse isteriche, montarozzi di maglie buttate sui banchi come neanche a Porta Portese. Un incubo.
Vabbè mi sono detta, non ti far prendere dal panico, focalizza, seleziona, buttati sulle maglie che non c’è bisogno di provarle e soprattutto se vedi qualcosa che te piace COMPRA, prima che sia troppo tardi. Si, facile a dirsi. Ma com’è che già il primo giorno di saldi, dopo appena tre ore dall’apertura del negozio le taglie disponibili che rimangono sono esclusivamente la 38 e la 40?
Com’è che già ieri, alla Coin, primo giorno di saldi, ho visto occhieggiare articoli non proprio nuovissimi? Mi sono demoralizzata, volevo comprarmi almeno un ombrello (fuori diluviava) ma poi ho visto che gli ombrelli non erano in saldo (forse proprio perchè diluviava). In effetti li ho potuti guardare in santa pace, tutta quella strada per sbirciare nello scaffale degli ombrelli…..No, ho deciso niente ombrello, e me ne sono andata altrove a placare la mia brama di shopping.
Ho preso la macchina, e ho deciso per la Feltrinelli di via Emanuele Orlando, dove non ci sono i saldi, ma nemmeno le orde dei barbari. Prima però, mi sono detta che meritavo una consolazione, quindi per chiudere decentemente un pomeriggio così, così, sono passata a Via dello Statuto, dietro piazza Vittorio, e sono entrata in una pasticceria storica di Roma : Regoli.
Un posto d’altri tempi, una pasticceria dove oltre le cose solite , trovi dolci impensabili altrove, mostaccioli ricoperti di cioccolato, maritozzi con la panna, budini di riso, fagottini alle mele, l pangiallo e panpepato, tegole con la ricotta, paste quaresimali. Dopo dieci minuti di perlustrazione ho scelto il pangiallo, una vera ghiottoneria della tradizione romana, un impasto di frutta secca (nocciole, pinoli, mandorle) con miele, uva passa, cedro candito. Una vera tentazione impacchettata in carta rossa o oro e che con grossa soddisfazione ho mangiato oggi, giorno della Befana.

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Buone Feste!!!!

Oggi 23 dicembre, mentre Roma corre impazzita da un posto all’altro, trovo il tempo, ma soprattutto la voglia di fare l’albero di Natale.
Mi è sempre piaciuto questo simbolo di abbondanza e properità, di ricchezza e naturale allegria.
L’albero, che secondo me può essere di qualunque materiale, non deve essere piccolo. Alla larga dai quei cosi rinseccoliti messi sui televisori, piccoli e storti.
Mi spiegate a cosa servono quei poco più che bonsai che così spesso si vedono in giro? Ti dicono che è il simbolo che conta. Palle. A parte che il micro albero è di una tristezza infinita, ma poi se simbolo beneaugurante deve essere, se ricchezza deve portare, allora esagerare no, ma almeno abbondare.
Bandite quei rametti secchi da sopra le scrivanie , prendete un bell’alberone e scatenate la fantasia.
L’albero di Natale augura ricchezza, frutti maturi, è la preghiera affinchè la primavera sia ricca di doni, che dopo il freddo inverno segua la gioia del calore. Quindi, un bell’albero, oltre che grande (il mio sogno sarebbe averne uno alto fino al soffitto), e stracarico di tutto quello che vi piace, deve brillare, anzi abbagliare.
Il massimo poi sarebbe quello di metterlo vicino alla finestra, così da mostrarlo a tutti così da permettere a tutti di goderne la vista e alleggerire lo spirito.
Il mio passatempo preferito in questo periodo è stare col naso in su a cercare dietro le finestre accese, tra le tende il luccicore degli alberi di Natale.
Ma ahivoglia a guardare. Sono poche le finestre che hanno un albero da offrire.
Ogni tanto però ci si imbatte nella generosità degli alberi sui balconi. Che belli che sono, ingioiellati da collane di palle colorate grosse e sfaccettate. Si accendono e spengono solitari e ganzi sui balconi di Roma.

La città incantata di Hayao Miyazaki


In una giornata grigia come questa, la fantasia e le atmosfere di questo film sono proprio quello che ci vuole.
Per chi non lo conoscesse, consiglio vivamente questo film d’animazione Ghibli diretto da Hayao Miyazaki, uscito nel 2001.
Musiche come sempre perfette di Joe Hisaishi.
La città incantantata rapirà tutti con il suo palazzo magico e i suoi abitanti buffi e indaffarati
Architettura tradizionale e folletti saltati fuori dal mondo mitologico giapponese animano il film, mentre l’ eroina, la petulante e capricciosa Chihiro dovrà guadagnarsi la stima della strega YuBaba (nonna dell’acqua calda) se vuole sperare di tornare a casa con il papà e la mamma trasformati ormai in maiali.
Ma Chihiro, non sarà sola, tra i personaggi incantati del ryokan con terme , ci sarà qualcuno che saprà aiutarla e forse amarla….

La canzone “Itsudemo, Nandemo” di Yumi Kimura

Yondeiru mune no dokoka okude
Itsumo kokoro odoru yume wo mitai
Kanashimi wa kazoe kirenai keredo
Sono mukou de kitto anatani aeru
Kurikaesu ayamachi no sonotabi hito wa
Tada aoi sora no aosa wo shiru
Hateshinaku michi wa tsuzuite mieru keredo
Kono ryou te wa hikari wo idakeru
Sayonara no toki no shizukana mune
Zero ni naru kara da ga mimi wo sumaseru
Ikite iru fushigi shinde iku fushigi
Hana mo kaze mo machi mo minna onaji
Yonde iru mune no doko ka okude
Itsumo nando demo yume wo egakou
Kanashimi no kazu wo iitsuku suyori
Onaji kuchibiru de sotto utaou
Tojiteiku omoideno sononakani itsumo
Wasuretakunai sasayakiwo kiku
Kona gonani kudakareta kagami no ue ni mo
Atarashii keshiki ga utsusareru
Hajimari no asa(no) shizukana mado
Zeroni narukarada mitasarete yuke
Umi no kanatani wa mou sagasanai
Kagayaku mono wa itsumo kokoni
Watashi no naka ni mitsukerareta kara

Luce e ombra: l’anima giapponese delle cose.

Uno dei libri che consiglio a chi del Giapppone ama il particolarissimo senso estetico, è Libro d’ombra di Tanizaki Junichiro. Tanizaki scrive, all’inizi degli anni 30,un libro che è un vero saggio sulla civiltà giapponese.
Libro d’ombra si presenta come un atto d’accusa contro le sconsiderate ed acritiche adesioni dell’epoca ai canonici estetici e spoetizzanti del mondo moderno occidentale. Tanizaki, esalta la diversità giapponese delle soluzioni estetiche nell’architettura, nelle stoffe, negli utensili, nell’arte in generale, diversità che ha saputo coniugare in maniera armoniosa i bisogni dell’uomo e il mondo della natura, creando un equilibrio totale che vede nell’elogio della penombra il denominatore comune.
Il libro, è una fonte straordinaria per capire la sensibilità orientale, la sua concezione di cosa sia il bello e armonioso.
I giapponesi amano il buio, perchè nella penombra possa rilucere l’incarnato diafano di una donna. Schermano la luce alle finestre con spessi pannelli di carta, perchè la pittura del “tokonoma” possa ingigantirsi e risaltare.
Il mondo giapponese è un mondo fluttuante, dai contorni indefiniti, e in questo mondo l’udito e il tatto sono importanti quanto la vista.

Tanizaki confronta e riflette sulla diverse sensibilità dei mondi orientale e occidentale. Sul perchè i giapponesi non si sentano a loro agio con oggetti lucenti e prediligano alla abbagliante luce po’ sguaiata di un rubino, l’opacità di una pietra come la giada. Nella giada, nella sua vitrosità, i giapponesi vedrebbero cristallizzato lo scorrere del tempo e da questo sarebbero rasserenati. Libro d’ombra si rivela indispensabile per tutti coloro che abbiano voglia di avvicinare l’arte e il raffinato gusto del sol levante. Di seguito uno stralcio del libro, sui gabinetti alla giapponese.

…Sempre, quando, in visita ai monasteri di Kyoto o Nara, chiedo a qualcuno di indicarmi i gabinetti (…..) un senso di riconoscenza profonda mi prende per quel che di unico c’è nell’architettura giapponese(…..) i gabinetti stanno accucciati sotto minuscoli cespi selvosi, da cui viene odore di verde di foglie e di borraccina. E’ bello, là, accovacciarsi(….) piacere fisiologico, che solo nel gabinetto alla giapponese, fra lisce pareti di legno dalle sottili venature, guardando l’azzurro del cielo e il verde della vegetazione, si può assaporare fino in fondo. Insisto: sono necessari una lieve penombra, e un silenzio così profondo che sia possibile udire lontano un volo di zanzara. Senza tali requisiti non si ha gabinetto ideale.” (…..)
Tratto da “Libro d’ombra” di Junichiro Tanizaki
Edizione Bompiani

Blu mare

Questa foto ha ben poco a che vedere con il Giappone, adesso che ci penso non so se ho mai visto il mare in Giappone. Forse si, a Tokyo, quando sono andata ad Odaiba. Che strano, non si riesce a pensare a Tokyo come una città con il mare, eppure il mare c’è.  Tokyo non è una città di mare.
Questa foto è stata scattata sul lungomare di Nizza,  a marzo in una giornata di burrasca. 
C’era molto vento quel giorno sul mare, c’è molto vento oggi nel mio cuore.