Le zampe d’orso a Shinjuku

Le stradine intorno al tempio di Hanazono agli inizi di novembre sono stipate di bancarelle cariche di migliaia di zampe d’orso, care, colorate, forse un po’ barocche, ma il KUMADE, talismano magico, più carico è meglio è,  visto che con la fortuna è meglio non lesinare. La fiera che si svolge nei giorni del gallo ha radice nel periodo Edo quando in alcuni templi si svolgeva una festa particolare, quella del Tori no ichi e alla quale tante persone affidavano preghiere di prosperità e salute per l’anno che stava per arrivare.
Così, anche oggi, l’anima shinto di Tokyo si riversa ai templi per il Tori no ichi e paga volentieri il suo tributo agli dei, acquistanto il KUMADE per assicurarsi un nuovo anno prosperoso. 
Guardate i due minuti di video girato al tempio di Hanazono, a Shinjuku, per capire la festa e il rito del Kumade. Scusate la qualità, devo migliorare :)
Talmente bello il “sanbonjime” che vorrei svegliarmici ogni mattina!
YOOOHO:
TA-TA-TA /TA-TA-TA /TA-TA-TA TA !
TA-TA-TA/ TA-TA-TA/ TA-TA-TA TA!

                           TA-TA-TA/ TA-TA-TA/ TA-TA-TA TA !

Citadines Apart hotel Shinjuku

Bella scoperta in piena Tokyo. Servizi e qualità quattro stelle al prezzo di un business hotel.

Foto di Neve*

Non i soliti loculi, niente SEMI-DOBLE con il letto una piazza e mezza, niente contorsioni per sistemare la valigia in anguste stanze di 14 metri quadri. Qui siamo al Citadines di Shinjuku. Un affare. Apart hotel aperto nel marzo 2009 che ad un prezzo imbattibile offre il lusso che a Tokyo costa molto di più.
Studio di venticinque metri quadri completi di due letti, bagno, angolo cottura, micronde, tostapane, frigo, collegamento internet, tv, dvd, armadio, cassetta di sicurezza, tavola e ferro da stiro, asciugacapelli, riscaldamento centralizzato. Il prezzo? Una media di 12000 yen a notte. A due fermate da Shinjuku sulla Maronouchi line, fermata Gyonmae, la parte residenziale e tranquilla della stazione più affollata al mondo. Sito web qui.
Troppo contenta, stare qui è come avere un appartamento.



Foto di Neve*

L’angolo cottura con tutto il necessario per cucinare in stanza, bollitore, bottigliette d’acqua e caffè istanteneo inclusi.


Foto di Neve*

Il lavabo separato dal bagno

Foto di Neve*

Scrivania con telefono, radiosveglia, tv e dvd (il portatile è il mio, ma il collegamento è a gratise.

Prenotato attraverso il sito Jalan net  (in giapponese)

My beloved Japan

Con gli slideshow ultimamente mi sono fissata.
Ho preso perciò un po’ di foto scattate nell’ultimo viaggio in Giappone e le ho montate sulle note di Forbidden Colours di David Sylvian e Ruichi Sakamoto.
Questo è il risultato.
Sono solo alcuni colori dell’arcobaleno Giappone, i miei. E visto che quest’anno le mie vacanze non saranno in Giappone mi consolo così. 

Ristoranti giapponesi a Roma: Sushi ko

Foto di Neve*
Sono stata presa dalla voglia di pesce crudo e subito dopo dalla consapevolezza che il panorama romano ahimè generoso non è …
In un altro post ho parlato ampiamente di cosa offre Roma quando c’è di mezzo il sushi. Sempre più convinta che il pesce crudo si debba mangiare preferibilmente Giappone, quando vengo presa dal desiderio mi ritrovo a scegliere sempre tra i soliti Hamasei e Hasekura.
Avevo già letto di Sushi ko e ci sono stata la prima volta un mese fa. Il locale però era pieno e quindi ci ho riprovato ieri sera, un tranquillo lunedì e finalmente mi sono seduta al sushi bar. 
Il ristorante, che in realtà è un’associazione culturale (la cui entrata sarebbe permessa solo ai soci, ma sono entrata pure io) si trova a San Lorenzo in una viuzza a ridosso della via Tiburtina: via degli Irpini. 
Difficile trovarla, perchè più che una strada si tratta di un cul de sac che finisce su una gradinata.
Aguzzate la vista perchè non c’è traccia di insegna, solo una bella porta di legno con su un foglio A4 che recita SUSHI-KO.
Cinque tavoli cinque rimediatissimi e un sushi bar che ospita una decina di posti. Ristorante a forma di T, arredo di un minimalismo esagerato, bianco dappertutto interrotto da una vetrinetta nera che racchiude un sontuosissimo kimono di broccato rosso e oro.
Niente musica, luci al punto giusto ma tovagliette segnaposto piuttosto anonime, di quelle con le foto dei nigiri che si trovano pure ai cinesi travestiti. Insomma a parte la porta d’ingresso molto bella in legno naturale il resto dell’arredamento per i miei gusti è un filo scarno.
In sala si muovono due persone e dietro il bancone altre due. Da questa parte gli italiani, dall’altra i giapponesi divisi dal banco sushi. Una ragazza con i ciucci e lo sguardo sveglio e un uomo dalla faccia tonda come gli occhiali che indossa. Sono loro gli attori e i registi di questo piccolo palcoscenico. Sono i padroni di casa e per tutto il tempo parlano e ridono tra loro in un giapponese farcito di qualche parola in italiano.
Il menu è il punto di forza di Sushi-ko. Piccolo ma molto buono. Sushi, sashimi, Temaki, makimono, chirashi, tempura e poco altro. Pochi orpelli molta sostanza. Qui si che il rigore è da applauso. Pesce crudo di una bontà assoluta. Fresco, di consistenza morbida adagiato su riso dal sapore dolce e non sopraffatto dal wasabi (con il quale altrove qualche volta si esagera per coprire pesce non proprio fresco).
Ho scelto il piatto che si chiama Miyabi, 10 pezzi che mi hanno portato in paradiso: tonno, salmone, spigola, gambero e gamberetto dolce crudo, che i giapponesi chiamano amaebi. Tutto talmente buono che ho mangiato con le mani. Riso dolce e abbastanza compatto, salmone dalla consistenza cremosa, spigola freschissima, tonno fragante e spesso. 
Sì, spesso, erto, alto, proprio ciccione. Dimenticate le ostie di pesce che trovate in altri posti, qui finalmente sul riso ci sta il pesce, e che pesce!


Venti pezzi di sushi, due tempura di verdura, un gelato al te verde, un budino al sesamo nero, una birra Asahi e due tazze di te, 71 euro.

Sushi ko Via degli Irpini 8
Tel 06 44340948
Avrete intuito che si riemp subito, perciò pre-no-ta-te.

Hanami @ Nakameguro

Per festeggiare il mio duecentesimo post inauguro il “J Inspiration” tag.
Foto, disegni, atmosfere trovate in rete evocative del Giappone, ispirate ad esso o che a questo mi fanno pensare. Qui sotto una mia foto scattata in giro per Nakameguro, quartiere residenziale, dall’atmosfera vagamente europea dove amano passeggiare i giapponesi bene tra boutique alla moda, negozi bric-brac e piccoli ristoranti. Dove c’è un po’ d’acqua e qualche albero la zona è automaticamente chic, specialmente a Tokyo, dove gli unici alberi per le strade sono quelli delle linee telefoniche. Questa è una foto di Nakameguro a novembre, le foglie sono cadute e i rami pencolano nudi e freddi.

Questa è Nakameguro adesso. E io che non mi sono accorta che erano ciliegi….

Sakura by eerkmans taken on Flickr

Tabio!

E’ arrivato il pacchetto, è arrivato! Sempre alla ricerca di acquisti made in Japan, l’ultima volta che sono stata a Londra, ho trovato delle bellissime calze Tabio. Ho scoperto che questa azienda giapponese specializzata in “calzettinaria” ha punti vendita in madrepatria e in Gran Bretagna. Ha un’infinità di cose sfiziose e il sito inglese tabio.com/uk/ offre la vendita on line e la spedizione anche in Italia ;)
Siamo in primavera, proprio il momento di calze sciccose sotto gonnelline fiorate.

Kodo, il battito.

Dall’isola di Sado, terra di selvaggia bellezza e di desolazione per essere stata nei secoli terra di confino, arriva la musica trascinante dei tamburi giapponesi.
Ritmo e tanta potenza. Questi sono i taiko suonati dai Kodo, una miscela di sapiente tecnica, fisicità, tradizione e innovazione per una musica sorprendente. Il risultato sono sonorità esplosive e travolgenti, in un crescendo che porta ad esplosioni di gioia pura (o almeno è quello che succede a me).
La prima esibizione di Taiko l’ho vista moltissimi anni fa in una estate romana all’Eur. Una vera scoperta. E io che pensavo che la musica giapponese fosse solo flauto e shamisen. I taiko sono eccitanti. Da allora sono un appuntamento fisso.
Lo scorso anno ho visto gli ONDEKOZA, quest’anno invece i KODO durante il loro One Earth Tour 2009 saranno in Italia a maggio. I concerti si terranno all’Auditorium di Roma, il 23-25 e 26 e il 27 di maggio. Sembra che per le prime tre date si tratti di un concerto insieme all’orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, il 27 invece si tratterà solo di tamburi giapponesi.
Da non perdere. Date un’occhiata al video per una assaggio della bellezza e della forza che trasmette questa musica.

Wakare, la fine di un amore

Una versione da brividi di un ANNO D’AMORE di Mina, la versione giapponese.
Testo e traduzione improvvisate da me 
WAKARE
 
Dete mo owari na no
Quando uscirai so che sarà finita
anata to no ai no kurashi
ashita kara wa wine glass mo
e da domani getterò via
kono aizara nanimo kamo
tutto quello che sa di te, il bicchiere e anche
anata no nioi no suru mono wa minna sutemasho
questo portacenere
wasureru tame ni
Getterò via tutto per dimenticare te e il dolore di questo amore
sutemasho ai no kurashi wo
ma le mie lacrime non si fermano
namida wa nagasanaide
al pensiero di noi due
omoide to wakareru no
al fatto che è finita
akiramete wakareru no

kyo de mo oshimai nano
anche se oggi sei qui So che è finita
anata to no o hanashi mo
da domani per dimenticarti
ashita kara wa wine glass mo
per non soffrire più getterò
kono aizara nanimo kamo
qualunque cosa abbia il tuo odore
anata no nioi no suru mono wa minna sutemasho
tutto per dimenticare te
wasureru tame ni
e questo amore
sutemasho ai no kurashi wo
ma ora non riesco a smettere di piangere
namida wa nagasanaide
al ricordo del nostro amore
omoide to wo wakareru no
e al pensiero che è finita
namida wa nagasanaide
omoide to wo wakereru no