Vestirsi da Maiko o Geiko a Kyoto: la mia passeggiata in incognito a Sannenzaka

Back of a geisha with ornate hair accessories and a colorful kimono in a Japanese-style room

Come si fa ad andare in Giappone e non vestirsi da geisha?

Quando ho scritto questo post, nel 2008, vestirsi da maiko a Kyoto era un’esperienza ancora poco conosciuta tra i turisti occidentali. Oggi è molto più diffusa, ma l’effetto sorpresa — almeno per me — resta intatto.

Il bello di mettersi il kimono in Giappone, è sapere che è cosa non solo da turista. E’ normale sposarsi con il kimono, è normale in occasioni particolari indossarne uno e può capitare che anche le giapponesi si facciano ritrarre nelle sembianze di una maiko o di una geisha. Si fanno acconciare e truccare come queste misteriose creature. Ed infatti a Kyoto, intorno al tempio di Sannenzaka si incontrano tantissime fake “geisha”, semplici donne che giocano alle cortigiane.
Lo studio fotografico si trovava nel cuore dell’antica Kyoto ed era stato scelto con molta cura( www.maiko-henshin.com/english/plan/honten.html ) vista la nostra intenzione, mia e di Mika di andarcene pure a spasso conciate come ci avrebbero. L’unica cosa da scegliere era il kimono, certamente cosa non facile, visto che lo studio fotografico vantava una cospicua collezione.
Del complicato mondo della geisha sapevo poco o nulla, ma ero sicura di una cosa: del kimono e di come lo volessi.
Eh si, sapevo che avrei dovuto scegliere quello da geiko, cioè da donna adulta per avere un vestito sobrio ed elegante. Mika avrebbe scelto inconsapevolmente, lei, uno da Maiko, da giovane donna apprendista geisha, e avrebbe avuto un kimono sgargiante e sicuramente troppo colorato.
Dopo aver indossato un paio di sottovesti le addette dello studio cominciano con il trucco….e qui pure con i guai. Tutto quel bianco candido sul viso certamente non ci rendeva giustizia, soprattutto quando ridevamo. Avevamo capito che era meglio sorridere si, ma senza mostrare i denti! Non consideriamo poi il rosso carminio sulle palpepre e il rossetto messo su metà labbra per emulare la bocca a cuoricino, un orrore. Ma come si dice, ormai avevamo fatto trenta…
Il kimono che avevo scelto era molto bello, sì ero proprio soddisfatta, me lo guardavo bene mentre le addette ci vestivano. Dopo il kimono passano a l’obi, anche questo scelto tra i molti disponibili. Mentro lo mettono a Mika io riflettevo su quanto fosse bello, di broccato color oro, e sul fatto che le stava proprio bene sul suo kimono viola da Maiko, così applicato giusto sotto il seno, bello alto perchè poi dietro scendesse giù fino quasi ai piedi.
Ora tocca al mio di obi, che invece è da Geiko, quindi più semplice, meno vistoso, bla, bla, bla. Va be’ pazienza. Peccato però che è lungo il triplo di quello di Mika e me lo avvolgono come fosse un cintura del dottor Gibaud, intorno alla vita per ben tre volte! Ecco ora somiglio più ad un lottatore di sumo che ad una graziosa donnina. Chiedo inorridita, ma speranzosa, “ehm scusi ma non me lo mette alto come a lei? E loro gentilissimi: ma no, la geisha porta l’obi giù, non sotto il seno, bensì proprio qui intorno al punto vita”. E io che avevo scelto il kimono blu tinta unita, con qualche fiore di ciliegio qua e là per fare la figa, me tapina.
Ma il capolavoro non era ancora terminato. Mancava il tocco finale : i sandali e la parrucca. Sono i particolari che contano. Mentre Mika indossava dei bellissimi ed altissimi infradito di stoffa a me rifilano, sempre per il solito discorso della geiko sobria ma elegante, dei bassi e comunissimi geta sui quali fatico non poco a camminare. E la parrucca? La sua alta vaporosa con dei graziosi e sonanti fermagli colorati, la mia calata bassa in testa a mo’ di cazzeruola con un pezzo di legno come fermaglio (mooooolto sobrio), più larga che lunga. Un vero disastro, ma indimenticabile.
Un consiglio? Vestitevi da Maiko.
Due giapponesi in giro per le stradine di Sannenzaka ?

S a k u r a

Scrivo questo post quando ormai mancano pochi giorni al mio sesto viaggio in Giappone. Sono contenta perchè riscirò a vedere i ciliegi in fiore. Finalmente vivrò in prima persona questo evento stagionale che occupa così tanto il cuore e la mente dei giapponesi. Mai stata in questo periodo: ho provato il caldo umido dell’estate, ho visto gli splendidi colori dell’autunno, ho assaggiato anche qualche fiocco di neve a gennaio, ma non ho camminato tra nuvole rosa dei ciliegi. Saranno poi così belli? Noi che non abbiamo un animo così delicato usiamo i ciliegi per fare i mobili, mentre le ciliegie ce le mangiamo. Il Giappone ha elevato il fiore di ciliegio a simbolo di bellezza e fugacità.

Purtroppo andrò solo per qualche giorno. 
Sarà un’occasione per mostrarvi qualche altra curiosità di prima mano. 

 


In Giappone con il Wwoof!

Group of volunteers harvesting tomatoes and painting a mural at Sunset Farm
Spero che questo post sia di aiuto a tutti quelli che hanno in animo di andare in questo angolo di mondo. Perché diciamocelo, tutti quelli che hanno avuto l’idea di studiare giapponese si sono trovati prima o poi di fronte alla decisione di andare in Giappone, ma soprattutto di capire come andarci.

La prima cosa da decidere è: per quanto tempo? Meno o più di tre mesi? Perché se è vero che ci metterete pochissimo a capire che il giapponese che insegnano all’università o all’Istituto di Cultura non è esattamente la lingua che parlano i locali, ci si impiega un po’ di più per orientarsi con la lingua vera. E’ un vero shock rendersi conto che praticamente tutto il mondo usa qualunque forma verbale tranne il masu così diligentemente imparato .

Certo ci vuole una scuola, direte voi. Vero, ci vuole, ma solo per rendersi conto che le scuole spesso sono care, piccole (aule anguste, scarpe dappertutto) zeppe di asiatici che hanno un notevole vantaggio linguistico e che se anche se non hanno mai studiato il giapponese saranno sempre più bravi di voi a leggere e a capire un testo.

E questo vi assicuro è molto frustrante. Voi sarete lì a sudare su un ideogramma (che più studiate e più dimenticate) e loro lì tranquilli che senza pensarci su un secondo ti spiattelleranno il significato, quello giusto.
E anche se ve la caverete nella conversazione, loro saranno sempre migliori, perché come sapete, oltre un certo livello bisogna costruirsi il vocabolario, cosa moltissimi asiatici fanno senza bisogno di dizionario (appunto).

Dopo un po’ non ne potrete più, ve lo assicuro. Certo l’alternativa può essere frequentare scuole per occidentali, dove riacquisterete un po’ di punti, ma sono pure quelle che costano di più, ahimè! E visto che non ho mai avuto la fortuna di fermarmi in Giappone per periodi molto lunghi, ho aguzzato l’ingegno per capire come sfruttare al massimo il visto turistico.

Così, dopo le classiche esperienze — viaggio studio, casa di amici di amici — un giorno girovagando in rete ho fatto una scoperta di cui, modestamente, vado ancora molto orgogliosa. si chiama Wwoof e no, non è latrato di un cane lupo, bensì la vacanza-studio-lavoro più divertente che abbia mai fatto.

In breve, il WWOOF è un’organizzazione internazionale di origine inglese, che ha il compito di promuovere la conoscenza e la diffusione dell’agricoltura organica. Esistono sedi in tutto il mondo, e quindi anche in Giappone.

Si tratta di questo: ci si iscrive al Wwoof Giappone e si ha diritto ad accedere a un database che raccoglie una serie di aziende agricole, ma non solo, che in cambio di un minimo di lavoro giornaliero (che varia dalle 4 alle 6 ore) vi offre vitto, alloggio e naturalmente l’enorme opportunità di parlare giapponese tutto il giorno, nonché spesso di conoscere altre persone che sono lì per il vostro stesso motivo, oppure diversamente da voi, perché vogliono imparare veramente a coltivare il riso.

Una grande esperienza al costo del biglietto aereo o poco più! Certo dovrete essere pronti a lavorare e ad adattarvi alla vita delle persone che vi ospitano. Ci vuole lo spirito adatto e anche una certa dose di fortuna per capitare nel posto giusto. Diciamo che se non siete interessati alla coltura del fagiolo rosso evitate di andare in posti dove vi buttano giù dal letto alle 6 del mattino e preferite invece gli alberghi o i ristoranti dove vi si richiederà di servire ai tavoli, aiutare in cucina, fare conversazione.

Per quanto mi riguarda, dopo un inizio catastrofico, di cui magari parlerò, capitata nel cuore del Giappone a confezionare gigli sotto le grinfie di un’amabile signora, ho cambiato host e ho passato un’estate veramente bella.

Lo posso dire, viva il WWoof!

How japanese speak english

Esistono diversi miti sul Giappone.
Un paese che non solo è geograficamente molto lontano, ma culturalmente proprio un altro pianeta. I giapponesi, confesso a volte, anzi spesso, mi sembrano proprio extraterrestri. Le loro città pazze e divertenti. Sinceramente a volte incomprensibili, provo nei confronti dei giapponesi sentimenti contrastanti.
Esistono una serie di luoghi comuni sul Giappone, che è piuttosto facile sfatare.
Una di questi è che i giapponesi parlano tutti inglese. NIENTE DI PIU’ FALSO. E chi ha avuto la fortuna di andare si sarà reso conto di questo. Non solo la diffusione dell’inglese è limitatissima (anche tra i giovani, anche se studiano inglese da piccolissimi, anche se hanno decine di insegnanti madrelingua) ma quel poco di inglese che parlano risulta praticamente INCOMPRENSIBILE. Ci sono, ovviamente persone che parlano un ottimo inglese. La maggiorparte delle persone, però, ha un livello insufficiente e un accento terribile. E’ talmente proverbiale la difficoltà dei giapponesi con l’inglese, che è stata coniata una parola per l’inglese parlato in Giappone ENGRISH. Una lingua totalmente diversa dall’originale dagli effetti comici. Per darvi un’idea sul rapporto tra i giapponesi e l’inglese guardate questo video (cliccate sul titolo del post). E’ un video esilarante. Chi ride viene picchiato,….ahio!!!

Kamakura

Un’ora da Tokyo, Kamakura, capitale per un breve periodo dell’antico Giappone, ha tanti templi quante chiese ci sono a Roma.
Ci sono decine di edifici, shintoisti e buddisti, un’atmosfera rilassata e abbastanza lontana dalla caotica capitale. Vicino c’è il mare. Una bella escursione da fare in giornata. Tra le cose da non perdere c’è il grande buddha, chiamato comunemente DAIBUTSU. Decisamente bello e estremamente fotogenico. In questa foto, scattata a novembre 2006, ho aggiunto un po’ di colore….

Nintendo commercial


Trovo la tv giapponese molto divertente, soprattutto la pubblicità. Gli spot sono molto originali e i jingle un vero spasso. Non mi stancherei mai di guardarli. Questo lo trovo particolarmente riuscito anche se un po’ inquietante. E’ stato girato ad Hong Kong ma è stato prodotto per il mercato giapponese. In realtà è un vero e proprio corto con una vera e propria sceneggiatura. Il verso del corvo, che riconoscerete, se siete stati mai a Tokyo, aggiunge una nota da brivido al finale.


Matsumoto, fuori dai soliti circuiti.

Fuori dai circuiti più battuti c’è Matsumoto, una città che vi consiglio.
Circondata dalle Alpi giapponesi — meno imponenti delle Alpi europee ma comunque molto suggestive, si trova al centro dell’isola Honshu, a metà strada tra Tokyo e Osaka, nella provincia di Nagano.
Ospita uno dei castelli più belli di tutto l’arcipelago, nonché uno dei meglio conservati del Giappone. Il castello di Matsumoto risale al cinquecento, È un vero castello feudale giapponese, con fortificazioni e un ampio fossato d’acqua.
E’aperto al pubblico e vale la pena visitarlo per  la sua architettura e per la vista che si gode dall’ultimo piano.
Oltre il castello, Matsumoto offre un centro storico piuttosto conservato e tranquillo, e una serie di negozi di artigianato.
L’ufficio del turismo mette gratuitamente a disposizione biciclette che possono essere ritirate in diversi punti della città.
Quando vi sarete stancati di pedalare vi consiglio di puntare al fiume, sulla Nawate street (la strada delle rane) per fare uno spuntino con il dolce della città, il 
Taiyaki.  Si tratta di un dolce a forma di pesce e ripieno di anko, una crema dolce di fagioli rossi oppure, se lo preferite nella versione occidentale con dentro una specie di hot dog. Per una cifra irrisoria, ve lo preparano sul momento, è caldo, nutriente  ma soprattutto squisito!

Cliccate qui per visitare il sito della città. 
Se pensate di pernottare a Matsumoto, prendete in considerazione il ryokan Nunoya spartano ma con tanto legno e penombra, un ryokan di sicura atmosfera. Costo 5000 yen, la singola senza colazione. Ciao.

Fujisama


Questa è una foto del monte Fuji scattata il novembre scorso ad Hakone, cittadina termale alle pendici del monte e ritoccata con paintbrush.

Il monte Fuji, o come amano chiamarlo i giapponesi l’onorevole Monte Fuji, è la più alta e sacra montagna del Giappone. Se si è fortunati da vederlo in tutta la sua geometrica bellezza capirete il motivo. E’ un cono quasi perfetto, e la sua visione rapisce per la sua imponenza e armonia. Il Fujiyama che è un vulcano dormiente (la sua ultima eruzione risale al 1700) , è alto ben 3776 m e la sua sommita è quasi sempre imbiancata da un cappuccio di neve.
Si erge maestoso e come un gigante immobile sembra vegliare sull’ intero Giappone.
Purtroppo è molto difficile vederlo. Su 365 giorni in un anno la visibilità del Monte Fuji è di solo 100 giornate. Bisogna essere fortunati. La stagione ideale è l’inverno. Infatti le fredde e limpide mattinate sono il momento ideale per vederlo. In queste condizioni lo si ammira addirittura da Tokyo (e quando capita, ve lo faranno notare). D’estate, invece, il Fujisama, si nasconde come un dio capriccioso, basta un po’ di foschia o qualche nuvola e la magia non si avvera. Ma è una magia che vale la pena tentare.

Giappone i colori dell’autunno


Ultimo viaggio in Giappone, novembre 2006. Tempo splendido, cieli alti e limpidi. Eccovi qualche foto di autunno nipponico scattate in giro per l’arcipelago tra Tokyo, il monte Fuji, Kamakura e Kyoto. Una vera esplosione di colori. Se è vero che le città giapponesi non brillano per bellezza (il colore dominante è il grigio topo), le colline, i parchi attorno ai templi, la campagna in generale, sono un tripudio di colori, specialmente in autunno. L’intero Giappone , a partire dal mese di ottobre si accende di tutte le tonalità del rosso, del giallo e del marrone. Uno splendore. Molti sono i giapponesi che in questo periodo dell’anno vanno in pellegrinaggio nei posti famosi per la bellezza dei colori autunnali. Una vera festa per gli occhi che vi suggerirei di non farvi scappare.