La soltera en misa…..

Conturbante poesia, di Federico Garcia Lorca

Bajo el Moisés del incienso, adormecida.
Ojos de toro de miraban.
Tu rosario llovìa.
Con ese traje de profunda seda,
no te muevas, Virginia.
Da los negros melones de tus pechos
al rumor de la misa.

Sotto il Mosè dell’incenso assopita.

Occhi di toro ti guardavano.

Pioveva il tuo rosario.

Con quel vestito di profonda seta,

non muoverti Virginia.

Dona i neri meloni dei tuoi seni

al brusio della messa.

Roma oggi sa di primavera


Dopo una settimana di pioggia, finalmente stamattina è uscito il sole, quindi, come le lumache sono uscita anch’io. Passeggiata in bicicletta da Ponte Milvio fino a Trastevere, con sosta all’arco di Settimiano, al bar che fa angolo con via Garibaldi. Ho continuato lungo via della Scala per Santa Maria in Trastevere e più giù fino a S.Francesco a Ripa, ho mangiato la pizza bianca di Frontoni e poi tornando indietro, a vicolo del Moro ho visto che c’è qualcuno che ancora fa le pecorelle pasquali di zucchero! E’ la pasticceria Valzani, specializzata in cioccolato, panpepato e torta Sacher, un pezzo di storia di Roma Trasteverina.

Buone Feste!!!!

Oggi 23 dicembre, mentre Roma corre impazzita da un posto all’altro, trovo il tempo, ma soprattutto la voglia di fare l’albero di Natale.
Mi è sempre piaciuto questo simbolo di abbondanza e properità, di ricchezza e naturale allegria.
L’albero, che secondo me può essere di qualunque materiale, non deve essere piccolo. Alla larga dai quei cosi rinseccoliti messi sui televisori, piccoli e storti.
Mi spiegate a cosa servono quei poco più che bonsai che così spesso si vedono in giro? Ti dicono che è il simbolo che conta. Palle. A parte che il micro albero è di una tristezza infinita, ma poi se simbolo beneaugurante deve essere, se ricchezza deve portare, allora esagerare no, ma almeno abbondare.
Bandite quei rametti secchi da sopra le scrivanie , prendete un bell’alberone e scatenate la fantasia.
L’albero di Natale augura ricchezza, frutti maturi, è la preghiera affinchè la primavera sia ricca di doni, che dopo il freddo inverno segua la gioia del calore. Quindi, un bell’albero, oltre che grande (il mio sogno sarebbe averne uno alto fino al soffitto), e stracarico di tutto quello che vi piace, deve brillare, anzi abbagliare.
Il massimo poi sarebbe quello di metterlo vicino alla finestra, così da mostrarlo a tutti così da permettere a tutti di goderne la vista e alleggerire lo spirito.
Il mio passatempo preferito in questo periodo è stare col naso in su a cercare dietro le finestre accese, tra le tende il luccicore degli alberi di Natale.
Ma ahivoglia a guardare. Sono poche le finestre che hanno un albero da offrire.
Ogni tanto però ci si imbatte nella generosità degli alberi sui balconi. Che belli che sono, ingioiellati da collane di palle colorate grosse e sfaccettate. Si accendono e spengono solitari e ganzi sui balconi di Roma.

Tokyo in tre giorni. Shinjuku Gyoen Hanami

A Tokyo ci sono diversi luoghi per fare “HANA-MI”( guardare i fiori ). Uno di questi è il parco di Shinjuku Gyoen che si trova a sud est della più grande e trafficata stazione di tutto il Giappone : Shinjuku appunto.

Lo ripeto, Shinjuku a Tokyo è in assoluto il posto che preferisco. Non è semplicemente un quartiere, ma una città nella città,  con più 300.000 abitanti e qualche milione di pendolari ogni giorno (e notte). Shinjuku è la quintessenza di Tokyo.

Fare Hanami a Tokyo significa andare al parco di Ueno, o al cimitero di Aoyama, oppure a Yanaka che ospita un piccolo cimitero storico. Il fiume Sumida poi, vicino al palazzo imperiale offre bei scorci e romantiche passeggiate in barca.
Le foto qui pubblicate sono state scattate tutte a Shinjuku Gyoen, preso d’assalto per l’occasione da centinaia di persone .

Per chi a Tokyo si dorme a Shinjuku raggiungere il parco di Shinjuku Gyoen è comodo e facile.
Il parco, direi che è piuttosto grande, è molto curato, e  l’ingresso è a pagamento.
Ha una buon numero di alberi di ciliegio che si specchiano anche nell’acqua.
Ce ne sono di molte varietà, che non saprei stare a descrivere, bianchi, rosa, rosa pallido, rosa rosa, rosa rossi, e tutti attirano lo sguardo ammirato di  qualcuno.

Tutte le foto sono di Neve*

In genere, nel periodo della fioritura, qualche giorno, massimo una settimana l’anno tra marzo e maggio a seconda della latitudine, il rito prevede che si venga  presto per al parco per accaparrarsi il ciliegio più bello, il pezzo di prato migliore così da  distendere a terra una grossa cerata blu e rilassarsi.  Sono pochi coloro che, come in epoca Heian, approfittano di tanta bellezza per comporre Haiku, la maggioranza molto più prosaicamente si svacca al sole ole, sbraciola,  e beve tanto, ma proprio tanto :)

S a k u r a

Scrivo questo post quando ormai mancano pochi giorni al mio sesto viaggio in Giappone. Sono contenta perchè riscirò a vedere i ciliegi in fiore. Finalmente vivrò in prima persona questo evento stagionale che occupa così tanto il cuore e la mente dei giapponesi. Mai stata in questo periodo: ho provato il caldo umido dell’estate, ho visto gli splendidi colori dell’autunno, ho assaggiato anche qualche fiocco di neve a gennaio, ma non ho camminato tra nuvole rosa dei ciliegi. Saranno poi così belli? Noi che non abbiamo un animo così delicato usiamo i ciliegi per fare i mobili, mentre le ciliegie ce le mangiamo. Il Giappone ha elevato il fiore di ciliegio a simbolo di bellezza e fugacità.

Purtroppo andrò solo per qualche giorno. 
Sarà un’occasione per mostrarvi qualche altra curiosità di prima mano. 

 


Giappone i colori dell’autunno

Ultimo viaggio in Giappone, novembre 2006. Tempo splendido, cieli alti e limpidi. Ecco qualche foto dell’autunno nipponico scattata tra Tokyo, il monte Fuji, Kamakura e Kyoto. Una vera esplosione di colori.

Se è vero che le città giapponesi non brillano sempre per bellezza — il colore dominante è spesso il grigio del cemento — le colline, i parchi attorno ai templi e la campagna sanno regalare paesaggi straordinari, soprattutto in autunno.

A partire da ottobre il Giappone si accende di tutte le tonalità del rosso, del giallo e del marrone. Acero giapponese, ginkgo e altre essenze trasformano il paesaggio in uno spettacolo che i giapponesi chiamano momijigari, la tradizionale “caccia alle foglie d’autunno”.

Una vera festa per gli occhi che, se ne avete la possibilità, vi consiglio di non perdervi.