I ciliegi di via Panama

Negli anni venti l’imperatore del Giappone Hirohito donò alla città di Roma degli alberi di ciliegio che vennero piantati in una zona limitrofa della città. Tra Villa Ada e Via Salaria corre una strada, Via Panama. Proprio qui vennero piantati gli alberi dell’imperatore. Per l’occasione la strada fu ribattezzata via del Giappone. Questo fino alla fine della seconda guerra mondiale… Ho percorso la via alla ricerca di questo pezzetto di Giappone a Roma e con mio grande rammarico mi sono resa conto che lungo la placida strada non rimangono che due, forse tre dei bellissimi ciliegi piantati settantanni fa. Si riconoscono in mezzo a tante pianticelle rachitiche per la loro possenza e l’ampiezza del loro fusto. In questi giorni sono particolarmente belli, gonfi di rosa acceso celebrano una nuova primavera e un’antica amicizia, ignorati dal traffico che va.

ちりじりに居てもする也花の春

chiri-jiri ni ite mo suru nari hana no haru

Sono lontano da casa ma sboccia un’altra primavera

Haiku composto nel 1817 da Kobayashi Issa

Haiku d’autunno

E’ inverno lo so, ma in omaggio ai colori dell’autunno giapponese, e anche ad una certa malinconia che in questi giorni si è impossessata di me, posto alcuni haiku di Kobayashi Issa, poeta del diciottesimo secolo.
La traduzione in italiano è mia, mi sono aiutata  guardando la traduzione inglese un po’ l’originale giapponese.
見る度に秋風吹や江戸の空
*miru tabi ni aki kaze fuku ya edo no sora*

Tutte le volte che guardo,

Soffia il vento d’autunno,
Cielo di Tokyo

人顔も同じ夕や秋の山
*hito-gao mo onaji yûbe ya aki no yama*

Sulle facce degli uomini,
lo stesso colore della sera,
Montagna d’autunno.
どの星の下が我家ぞ秋の風
*dono hoshi no shita ga wagaya zo aki no kaze*
Sotto quale stella
Sarà la mia casa,
Vento d’autunno.

古壁の穴や名所の秋の月
*furu kabe no ana ya meisho no aki no tsuki*
Nel buco del vecchio muro,
Una famosa vista,
Luna d’autunno.

Tutti gli hakai di Kobayashi Issa qui

La soltera en misa…..

Conturbante poesia, di Federico Garcia Lorca

Bajo el Moisés del incienso, adormecida.
Ojos de toro de miraban.
Tu rosario llovìa.
Con ese traje de profunda seda,
no te muevas, Virginia.
Da los negros melones de tus pechos
al rumor de la misa.

Sotto il Mosè dell’incenso assopita.

Occhi di toro ti guardavano.

Pioveva il tuo rosario.

Con quel vestito di profonda seta,

non muoverti Virginia.

Dona i neri meloni dei tuoi seni

al brusio della messa.

Roma oggi sa di primavera


Dopo una settimana di pioggia, finalmente stamattina è uscito il sole, quindi, come le lumache sono uscita anch’io. Passeggiata in bicicletta da Ponte Milvio fino a Trastevere, con sosta all’arco di Settimiano, al bar che fa angolo con via Garibaldi. Ho continuato lungo via della Scala per Santa Maria in Trastevere e più giù fino a S.Francesco a Ripa, ho mangiato la pizza bianca di Frontoni e poi tornando indietro, a vicolo del Moro ho visto che c’è qualcuno che ancora fa le pecorelle pasquali di zucchero! E’ la pasticceria Valzani, specializzata in cioccolato, panpepato e torta Sacher, un pezzo di storia di Roma Trasteverina.

Buone Feste!!!!

Oggi 23 dicembre, mentre Roma corre impazzita da un posto all’altro, trovo il tempo, ma soprattutto la voglia di fare l’albero di Natale.
Mi è sempre piaciuto questo simbolo di abbondanza e properità, di ricchezza e naturale allegria.
L’albero, che secondo me può essere di qualunque materiale, non deve essere piccolo. Alla larga dai quei cosi rinseccoliti messi sui televisori, piccoli e storti.
Mi spiegate a cosa servono quei poco più che bonsai che così spesso si vedono in giro? Ti dicono che è il simbolo che conta. Palle. A parte che il micro albero è di una tristezza infinita, ma poi se simbolo beneaugurante deve essere, se ricchezza deve portare, allora esagerare no, ma almeno abbondare.
Bandite quei rametti secchi da sopra le scrivanie , prendete un bell’alberone e scatenate la fantasia.
L’albero di Natale augura ricchezza, frutti maturi, è la preghiera affinchè la primavera sia ricca di doni, che dopo il freddo inverno segua la gioia del calore. Quindi, un bell’albero, oltre che grande (il mio sogno sarebbe averne uno alto fino al soffitto), e stracarico di tutto quello che vi piace, deve brillare, anzi abbagliare.
Il massimo poi sarebbe quello di metterlo vicino alla finestra, così da mostrarlo a tutti così da permettere a tutti di goderne la vista e alleggerire lo spirito.
Il mio passatempo preferito in questo periodo è stare col naso in su a cercare dietro le finestre accese, tra le tende il luccicore degli alberi di Natale.
Ma ahivoglia a guardare. Sono poche le finestre che hanno un albero da offrire.
Ogni tanto però ci si imbatte nella generosità degli alberi sui balconi. Che belli che sono, ingioiellati da collane di palle colorate grosse e sfaccettate. Si accendono e spengono solitari e ganzi sui balconi di Roma.