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| Foto di Neve* |
Tag: Roma sentieri metropolitani
°Una mattina d’inverno°
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| Foto e Collage di Neve* |
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| Foto e Collage di Neve* |
00165 Roma
06 6864193
Avanti Popolo?
°Fatte du’ filetti°
Fuori il locale capannelli in attesa, dentro un viavai continuo, in cucina un lavapiatti e due matrone romane a impastellare, friggere, incartare, imbustare e dare il resto a ciclo continuo. Per terra riccioli di segatura.
Trimani, vinai in Roma
Trimani a Roma è un nome. Una storia iniziata quasi due secoli fa e che continua gloriosa ancora oggi.
L’enoteca più antica e fornita della capitale ha visto crescere, affermarsi e raffinarsi il gusto per il vino degli italiani.
Una volta che esistevano i vini e oli, le osterie con la mescita sfusa, il vino era spesso un vino fatto con i piedi. Era un affare di famiglia, casareccio e non si andava troppo per il sottile.
Oggi il vino non si beve, si gusta nelle enoteche e nelle hostarie ( mi raccomando con la acca davanti se no non è chic) che hanno sostituito i vecchi vini e oli coi banconi in marmo e l’aria intrisa di alcool.
Questo per dire che il vino piace pure a me e ogni tanto entro nelle enoteche a sbirciare tra gli scaffali e a comprare.
L’enoteca è un posto per il corpo e per la mente. Ci si diverte. La scelta del giusto vino ha bisogno di spazio e tempo, le bottiglie vanno guardate, lette, scrutate, girate, alzate, soppesate, posate e riprese. E non si può andare di fretta, la scelta va ponderata.
Troppo enoteche a Roma non offrono questo piacere. Sono così piccole e stipate di bottiglie su fino al soffitto, che ti tolgono il gusto dell’esplorazione.
Trimani, invece avrebbe una metratura di tutto rispetto. Avrebbe.
Sembra grande, ma poi quando ti infili tra i rossi piemotesi e bianchi trentini e incontri un altro disgraziato che come te è alla ricerca del vino bono con la giusta etichetta e non troppo caro (e qui tutto è relativo), succede l’ingorgo Non ci si gira.
Ed è un peccato mortale perchè i vini di Trimani sono signori vini, la maggiorparte con un prezzo tra 30 e i 60 euro, quindi sarebbe giusto che i Trimani, vinai in Roma dal 1821, dessero il giusto spazio ai vini e ai clienti che vanno li a comprarli.
C’e bisogno di SPAZIO, di LUCE, di rendere l’ambiente un po’ più confortevole,
e soprattutto c’è da S-A- L- U-T- A- R- E i clienti quando entrano.
Sì, salutare, perchè quando entri da Trimani nun te fila nessuno, e sì che è pieno di gente, nel senso che neanche con un “Bonasera” ti apostrofano.
Tu fai il giro e il contorsionista, scegli il tuo vino lo porti al bancone, che pensi sia la cassa, ma che invece è solo il bancone, te fanno un foglietto e lo paghi ad un’ altra cassa, torni a ritirare il tuo preziosissimo vino, e attenzione che se non lo hai specificato prima, nemmeno il pacchetto regalo te fanno.
E quando invece te lo fanno…signori che lusso.
Il pacchetto regalo del Trimani, consiste nella tua bella bottiglia pagata cara, IN-CARTATA in una velina bianca (so’ minimalisti e anzi ringrazia che non hanno usato il giornale) infilata in un M- O- S- C- I- A busta di plastica, BIANCA pure questa.
Ah però su questa c’è il logo. Ce fate un figurone col sacchetto Trimani. Avete speso 30 euro pe’ ‘na bottija de vino che sembra comprata in ferramenta.
E’ proprio il caso di dire che i Trimani ( ma non tutti, chi gestisce il Trimani Wine Bar a Via Cernaia ad esempio, offre invece un ottimo servizio), hanno preso alla lettera il detto, e loro sì che se ne intendono…
“Avere la botte piena e la moglie ubriaca”. Prosit.
Trimani,
Via Goito, 20 – 00185
Roma
Notte Sento
Enjoy.
Dacci il nostro riso quotidiano
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| Foto di Okinawa Soba da Flickr |
La libreria
Ha riaperto la mia libreria preferita. Adesso ha anche le poltroncine di cartone e al piano superiore delle vere e proprie scrivanie con libri, giornali, vista sul planetario e su Via Vittorio Emanuele Orlando.
Si può volere di più?
Beh per esempio un vassoio di arancine Dagnino, un fustaccio in canottiera con i piedi sul tavolo, oppure un incontro travolgente come nel film Innamorarsi.
Seeeeeeeeee, qualcos’altro?
Sì, uno che poi paghi il conto dopo, grazie.
Che mi ci portate a fare dagli Hare Krishna se mi volete bene?
- Mi sono tolta le scarpe
- Ho conversato abilmente in una stanza in presenza di un’inquietante statua a grandezza umana adagiata su una delle più brutte poltone mai viste
- Me so’ bevuta una tisana al ribes che con la zuppa di lenticchie dal e il chapati non si sposa per niente
- Ho fatto la disinvolta quando mi hanno salutato con Hare Krisna, Hare Hare, Rama Hare (significa?)
- Ho lasciato ob torto collo una più che generosa offerta per un pasto che sarà stato pure spirituale ma che io ho trovato alquanto blando
- Mi sono intrattenuta a discorrere con un devoto dall’eloquio tranquillo e quasi ipnotico, e da costui ho pure accettato un libretto divulgativo pieno di saggezza che avrei pure sfogliato se
Come le ciliegie
foto presa qui
Domenica ora di pranzo, due caffè di fronte al Circo Massimo, nella succursale del monteverdino Cristalli di Zucchero, locale piccolo tutto fucsia e gentilezza.
I caffè li accompagnamo con tre mignon tre, e scegliamo dalla vetrinetta gioielleria un cubo di guanajata, una cassatina sicula e un earl grey.
Un bel sorriso ci apostrofa “Solo tre ne prendete? Ma questi sono come le ciliege, uno tira l’altro”
Allora un altro sorriso risponde ” Si, però questi non costano come le ciliege…”








