I bilancioni di Fiumicino

Foto di Neve*

“Il mare d’inverno è una foto in bianco e nero vista alla tivvù, è un’idea che la mente non considera” cantava Loredana Bertè in una vecchia canzone. Il mare d’inverno è un panorama in grigio e nero con sfumature verdi e blu. O almeno lo è oggi qui a Fiumicino.
Un bel mare in burrasca che si spacca in nuvole di schiuma bianca su bitumici frangiflutti neri.
Andando verso il vecchio faro, solitario e abbandonato si incontrano delle strane creature, immobili, alte e magre, degli enormi insetti con antenne e zampe conficcate nella roccia e braccia lunghe protese verso il mare. Sono i bilancioni, piattaforme sull’acqua, una versione semplificata dei trabucchi.


Vicino al vecchio faro di fiumicino ce ne sono in funzione ancora cinque o sei, mentre altri sono abbandonati, mangiati dall’incuria e dalla salsedine marina. Un peccato, perchè queste creature strane e affascinanti incantano con la loro danza marina. La loro rete si alza e si abbassa alla ricerca di banchi di pesci da intrappolare o intrabbuccare. Ed è un gesto antico, che si ripete infinite volte e che ipnotizza. Ti viene voglia di salire e partecipare, passeggiare sulla piattaforma di legno, entrare nella casetta a curiosare, arrivare fino in punta ed affacciarsi giù sul mare con un retino in mano ad aspettare che la rete risalga. Proprio con questo tempo e con questo mare.

Per capire cosa sono e a cosa servono i trabucchi

Foto e Collage di Neve*


La pesca dai Bilancioni di Fiumicino

Cliccate per vedere la danza dei trabucchi

Bretagna in una settimana

foto di Neve*
Quest’anno niente Sardegna e niente Giappone. E’ difficile cambiare, ma una serie di circostanze ci hanno portato a fare un viaggio itinerante in Bretagna.
Ho sempre subito il fascino delle “Finis-terrae” e ho sempre immaginato le terre dove finisce la terra, come posti ricchi di mistero, avvolti come sono in brume atlantiche e sferzati da venti gonfi di pioggia.
La Cornovaglia, la Galizia, la Bretagna mi sono sempre sembrati luoghi mitici. Le “ultime terre” hanno un richiamo irresistibile, terre difficili ma popolate da uomini .
Terre di alte falesie e brughiere, di forti maree e granitici fari, di sperduti villaggi, solitari crocifissi e dolmen misteriosi. 
La Bretagna che ho visto in dieci giorni è molto bella e anche il tempo lo è stato.

Appunti e Considerazioni di viaggio

-in Bretagna si mangiano ostriche e cozze dappertutto a prezzi popolari, sono freschissime, si trovano ovunque e sono sicure. Un peccato non approfittarne e io ne ho abusato.

-la Bretagna abbonda di rotonde anzichè di semafori, sono divertenti perchè una volta presi non vorresti mai uscirne e poi anche se sbagli rifai il giro!


-la Bretagna, come la Francia intera ha un’offerta alberghiera esagerata e per qualunque tasca. Dal motel sulle autostrade ai bb di campagna. A partire da 30euro a notte la doppia.


-in Bretagna anche se l’acqua è freddina tantissimi fanno il bagno, compresi i bambini ,ma io non ha avuto il coraggio.


-in Bretagna tutti hanno la barca (o quasi). In ogni ansa c’è un porto e in ogni spiaggia c’è una scuola nautica dove anche i più piccoli imparano la vela. Gli sport nautici sono popolari, proprio come da noi, questa è una battuta.


– i francesi sono fissati con le magliette a righe, che fanno tanto mare.


– in Bretagna le case tradizionali di granito sono veramemte favolose soprattutto se circondate da colorate ortensie.


– in Bretagna ho scoperto che le gallette sono di grano nero e sono in genere salate, mentre le crepes sono di farina bianca e sono dolci, ma non sempre.


– in Bretagna, al contrario del resto della Francia l’autostrada non si paga.


– la Bretagna è bella, anzi di più,  ma molti posti, soprattutto d’estate sono impossibili da vivere e i souvenirs da comprare sono tutti ugualmente made in china


-in Bretagna tanti paesi iniziano per P…. Ploumanev, Ploumanc’h e finiscono per Off….Plogoff, Roscoff ecc….


– la Bretagna mi fa pensare ai film di Rohmer e i film di Rohmer mi fanno pensare alla Bretagna.

– in Bretagna le cose migliori se magnano e si riportano a casa ostriche,   conserve di sardine e maccarello in scatola, biscotti straburrosi e strabuoni (tipo shortbread inglesi), i famosi sablès in vendita nelle biscuteries, il sale grigio integrale di Guerande, il sidro e magari anche una bottiglia di chouchen, l’idromele degli antichi romani, rivisto e corretto.


-in Bretagna sono convinta si nasconda ancora Obelix, chi avrebbe potuto sennò scolpire e piantare qua e là tutti quei menhir?????


Sono proprio matti questi bretoni!
Le foto scattate le trovate qui www.flickr.com/photos/neve*sottile/sets/72157606436757192/

La colonna sonora del viaggio questa www.youtube.com/watch?v=VAaAysySpUo&feature=PlayList&p=66323EDBEDB6CAA3&playnext=1&playnext_from=PL&index=2

Itinerario, in dettaglio per chi fosse interessato
Primo giorno dopo l’ arrivo a Parigi , affitto di una
macchina e prima notte a Fougeres (360 km dalla capitale) in uno
chambre d’hotes , la Ferme de Mesaboin in aperta campagna.
Fougeres ha un castello molto suggestivo, noi lo abbiamo visto al tramonto e la sera che siamo arrivati abbiamo anche assistito (per poco veramente..) ad una rappresentazione in lingua bretone all’interno di quello che dicono essere il castello medievale più grande d’europa.

Il secondo giorno non abbiamo saputo resistere alla baia di Le mont saint michel con le sue guglie e  maree. Prima però siamo passati a Dol de Bretagne alla ricerca di un enorme menhir, il menhir du champs dolents.
Abbiamo proseguito per Vivier sur Mer per un piattone di ostriche (che qui costano come una pizza), Cancale ed infine la splendida St Malo dove non potevamo mancare il giro dei rempats . Pernotto hotel Mercure Front mer

Terzo giorno prima un’occhiata alla famosa spiaggia dell’ecluse di Dinard e poi dritti verso Cap Frehel e Fort la Latte, due posti che rispondono perfettamente a ciò che ci si aspetta dalla bretagna. Mare, falesie a picco, gabbiani, brughiere, quasi quasi mi dispiaceva per il bel tempo. Avrei preferito un mare più agitato e nubi nere cariche di pioggia, invece il mare era solcato da placide vele, e il colore era verde smeraldo.
Da lì direzione Costa di Granito rosa, Perros Guirec hotel Mercure per due notti.

Quarto giorno dedicato interamente alla costa di granito. 
Dalle foto non sembrerebbe di essere sulla fredda Manica, bensì nella Sardegna nordorientale. Placide baie orlate di granito colorato. Uno spettacolo. Percorriamo interamente il sentiero dei doganieri che collega il centro di Perros Guirec con il paesino di Ploumanac’h nel cuore della Cote de granite rose. Andata e ritorno 10 km, una passeggiata, anche perchè la temperatura non ha mai superato i 27 gradi.
Sembra che l’intera Bretagna possa essere percorsa sui sentieri dei doganieri, realizzati per contrastare lo sbarco dei contrabbandieri sulle coste bretoni. Concludiamo degnamente il pomeriggio in un paesino della costa d’anjoc davanti ad una gallette di grano nero e una boule di sidro.

Quinto giorno ci dirigiamo in Finisterra, ma prima di puntare verso la penisola di Crozon ci fermiamo a Guimiliau che custodisce uno dei più bei calvari bretoni, vera rappresentazione teatrale della vita di Gesù in pietra.
Proseguiamo per Morgat,  dove ci godiamo l’alta marea dalla finestra del nostro albergo (htl de la baie) e ceniamo nel ristorante dell’hotel accanto hotel de la plage, chiaramente a base di altre succosissime ostriche.


Il sesto giorno andiamo al promontorio di finisterra per goderci la punta estrema della costa francese, ma invece di dirigerci verso l’affollatissima Point de raz scegliamo di andare a Cap du van: la metà delle persone e stesso panorama mozzafiato.
Pernottiamo a Caudan, vicino Lorient in un Novotel.


Il settimo giorno piove e noi siamo a Carnac dove ci aspetta uno dei siti megalitici più importanti al mondo. Vediamo tutti gli allineamenti e anche una tomba a dolmen, ma da fuori, poichè da maggio ad ottobre non si può entrare e passeggiare tra i menhir.
Nel pomeriggio una puntata a Vannes e terminiamo la giornata a Rennes dove scopriamo un centro storico ben conservato e pieno di vita. Cena con moules e galettes. Dormiano in un altro Novotel.
La vacanza è finita, domani mattina saremo in autostrada direzione Parigi.
 
 
collage di Neve*

July 07…Orosei

Orosei. La chiesa della piazza principale del paese, tutta bianca, scenografica con questa serie di cupole e arrampicata su una gradinata. La trovo un po’ spagnola, nel suo insieme.

Orosei, sorge a pochi km dal mare, in una posizione ai margini della regione chiamata Baronia, ai confini con la Barbagia. A due km dal paese il Gennargentu entra letteralmente in acqua, ed iniziano le falesie del Golfo, giù fino a punta Goloritzè.

Orosei conserva uno dei più bei centri storici di tutta la Sardegna, o almeno di quella che conosco.>

La mia Sardegna

Sono stata in Sardegna. Sono approdata in un altro continente.
L’ho rivista, ancora una volta, come faccio da anni.
Sono tornata in Barbagia. Un luogo non solo fisico, dove la montagna grigia, verde e azzurra precipita con le sue falesie nel mare.


Considero questa parte di Sardegna, una speciale sintesi dell’isola.
Il suo carattere prepotente e ragioni legate al cuore mi obbligano a tornarci. E’ da tempo che mi riprometto di venire in altri momenti e stagioni, per annusare meglio il vento e il mare, per camminare e conoscere il Supramonte, quest’universo parallelo, per assecondare il desiderio, quasi un bisogno ormai di possedere e di conoscere ogni angolo e punto della mia Sardegna.

E’ per questo che ogni volta che torno, faccio del mio soggiorno un pellegrinaggio tra i luoghi che a nord appartengono alle dune e ai pini di Capo Comino, attraversano il Cedrino, le sue pianure colorate e gli stagni verdi, sorvolano le falesie a picco per fermarsi nelle cale assolate e affollate del golfo di Orosei, continuano a sud oltre Capo Monte Santu per approdare alle rocce infiammate di Arbatax.
Oltre il mare il mio pellegrinaggio percorre la strada più bella per me, l’Orientale Sarda, che oltrepassata Dorgali si affaccia sul paesaggio lunare del Supramonte di Oliena e Orgosolo, per spaccarsi in prossimità di Gorroppu, dove continua tra ginestre e ginepri contorti e asciutti fino al Golgo, sul supramonte di Baunei.
Mi piacerebbe percorrere gli sterrati che attraversano queste montagne d’argento, alla ricerca di testimonianze antiche, ma spesso il mio cammino si ferma davanti a cancelletti e a terreni delimitati da filo spinato. Allora mi accontento di qualche domus de janas in prossimità della strada, del Dolmen Mottorra vicino Dorgali e di quel luogo antico e unico, che si chiama tomba dei Giganti in località Serra Orrios, dove soprattutto all’imbrunire la forza della Sardegna non si può non ascoltare.