Neve, le cinque caratteristiche

Un libro paraculo, che m’è piaciuto. Una favola delicata che trasformerei in un corto animato, magari cambiando il nome del protagonista, poichè Yuko in Giappone è nome di donna e non di uomo.

More about Neve
La neve…

“E’ bianca. Dunque è una poesia. Una poesia di grande purezza. Congela la natura e la protegge. Dunque è una vernice. La più delicata vernice dell’inverno. Si trasforma continuamente. Dunque è una calligrafia. Ci sono diecimila modi per scrivere la parola neve. E’sdrucciolevole. Dunque è una danza. Sulla neve ogni uomo può credersi un funambolo. Si muta in acqua. Dunque è una musica. In primavera trasforma fiumi e torrenti in sinfonie di note bianche.”

“Veniva da Parigi, in Francia. Si chiamava Neve. L’avevano soprannominata così perchè aveva la pelle bianchissima, gli occhi di ghiaccio e i capelli d’oro. E anche perchè quando guizzava nell’aria pareva leggera come un fiocco di neve… Aveva iniziato con una fune tesa a pochi centimetri da terra. Poi, poco a poco, era andata sempre più su sia nell’altezza sia nella maestria della sua arte. E’ così era diventata una delle prime donne funambole. Salita sulla fune, non ne era mai più discesa.”

Il mondo di Tiziano

More about Un mondo che non esiste più

Un libro fotografico di Tiziano Terzani. Un mondo in bianco e nero perchè questo mondo non esiste più.
Un mondo di immagini, un collage di pensieri, paesi e storie che hanno attraversato la sua vita e che hanno portato il collaboratore dello Spiegel, tra gli anni sessanta e gli ottanta, come un novello Marco Polo, sulle polverose strade dell’Asia.
Dal Vietnam alle Filippine, passando per la martoriata Cambogia, l’universo Cina e l’incomprensibile Giappone. E di ogni capitolo di questo viaggio, quando le parole non bastano o non servono ci sono le foto a rimanere attaccate alla pelle.
Il paziente lavoro di selezione del figlio Folco ripercorre il sentiero professionale e umano del giornalista scomparso qualche anno fa.
Dopo anni di reportage, di bollettini di guerra, dopo una vita che dall’ Olivetti lo aveva portato al delta del Mekong, dopo anni di rivoluzioni , di modernizzazioni forzate, di adesioni al modello occidentale tristemente raccontate (e il Giappone è uno dei paesi meno amati dalla famiglia Terzani), Tiziano approda sull’Himalaya dove aveva forse trovato le risposte che cercava, perchè come amava dire l’unica rivoluzione possibile è quella dentro di noi.

Un Mondo che non esiste più
Di Tiziano Terzani, Folco Terzani (curatore)
Edizioni Longanesi
302 pagine, euro 22
Prima edizione settembre 2010

Scambio libri

More about Oishinbo: Ramen and Gyoza

More about Oishinbo: Fish, Sushi and Sashimi

Se vi interessano la cucina giapponese e il fumetto vi consiglio la serie Oishinbo di Tetsu Kariya.  Saprete tutto sulla mania dei giapponesi per il cibo in ogni sua forma, dalle creature marine alle foglie degli alberi.
Della serie pubblicata in inglese ho 3 volumi : Japanese Cuisine, Ramen and Gyoza, Fish, Sushi and Sashimi. Domani li trovate al mercatino.

Li vendo come usati ma li posso scambiare con altra letteratura giapponese o sul Giappone in generale.

Leggero il passo sui tatami

More about Leggero il passo sui tatami

Vivere il Giappone con gli occhi di Antonietta Pastore è vedere attraverso i suoi occhi e sentire con
la sua pelle tutto il ventaglio di sensazioni che colpiscono coloro che si avventurano per qualche tempo in questo pianeta popolato da extraterrestri.
La Pastore, oggi affermata traduttrice, ci racconta in poco meno di duecento pagine di un altro mondo fatto di segni e di sogni, accompagnandoci con passo lieve nella sua vita di straniera alle prese con un paese liquido dove, al principio ci si ritrova come in un acquario tropicale inondati da luci e colori che danzano scintillanti ma rimangono muti e incomprensibili.
In questo acquario, caldo, apparentemente accogliente ci si trova a nuotare meravigliati, stupiti, affascinati ma qualche volta si rischia di affogare.
E allora quelle stesse luci che poco prima avevano conquistato  respingono,  annoiano,  irritano.

Così fa il Giappone a chi ci vive,  trasporta chi si avventura per le sue acque colorate ma a tratti insidiose in un’ altalena di sentimenti diversi e contrastanti.  Antonietta è bravissima nelle descrizioni di vita quotidiana, nell’abbozzarci tipi psicologici e situazioni classiche e meno di vita giapponese.  E non si può fare a meno di immedesimarsi in lei e nel suo percorso di vita giapponese, lungo sedici anni e pieno di discese e risalite.
E ancora una volta non si può fare a meno di annuire, sorridere, cercare di comprendere e magari amare  il più straniero dei paesi, il Giappone.

Einaudi
192 pagine
Prima edizione Febbraio 2010
Eur 13.50

L’arte rasoterra

Photo by crlsblnc
Photo by crlsblnc


Avete presente i tombini? In Giappone sono diventati un elemento di arredo urbano. Ce ne sono di bellissimi, ogni prefettura e città ne ha di propri e unici. Sono fatti in ghisa e sono decorati spesso in colori vivaci pescando dal folclore, dalla cultura locale, dall’economia, dall’arte, dalla letteratura.
I risultati sono spesso notevoli esempi di artigianato prestato alla pop art. Ce ne sono così tanti in giro per l’arcipelago che Remo Camerota, fotografo e artista inglese, giapponofilo folgorato dai tombini ha pensato bene di fotografarli e pubblicarli sul libro “Drainspotting, Japanese mainhol covers” pubblicato da Mark Batty e in vendita su Amazon.com.

Per apprezzarne la bellezza vi suggerisco di andare su Flickr nel set dedicato ai tombini di Remo oppure qui .

Attenzione perciò a dove mettete i piedi la prossima volta in Giappone, perchè l’arte laggiù cammina rasoterra.

Enjoy.

Accabadora, l’ultima madre

Storia sullo sfondo di una Sardegna rurale, profonda, tenace. Storia di donne forti come ginepri centenari piegati dal vento ma mai abbattuti. Ambientata presumibilmente nel dopoguerra racconta di due donne e del loro rapporto in una Sardegna antica, ancestrale.
Vita e opere dell’imponente figura di Tzia Bonaria, incarnazione stessa dell’isola, dura e benevola allo stesso tempo, una dea Kali nostrana dispensatrice di vita e morte e di Maria quarta e ultima figlia data via come figlia d’anima alla sarta del paese, figura temuta e rispettata da tutti, l’accabadora.
Libro asciutto e che arriva diretto. Denso di atmosfere e caratteri deleddiani. Bello.
ACCABADORA
Michela Murgia
Einaudi Editori
2009

Domenica di primavera, Hiroshige o Porta Portese?

La mostra di Hiroshige è iniziata e ancora non sono andata. Fino ad ora mi sono fatta influenzare dal fatto che si trova a via del Corso, strada che non sopporto proprio. Per il momento quindi la visita alla mostra è rimandata.

Sono stata di nuovo al Mercato di Porta Portese. Faccio sempre lo stesso giro e lascio vagare il mio sguardo su persone e cose. Proprio quando il paesaggio è lo stesso che si notano i particolari. I banchi sono sempre quelli, qua e la i buchi lasciati dai vigili roditori e io che ho le mie preferenze spero di venire catturata da oggetti stupefacenti che non trovo ahimè quasi mai.

I miei acquisti preferiti: dvd, dvd, dvd, libri, piantine, collants e cosmetici. Ogni tanto un ninnolo, o il cambio del cinturino. Ho sempre l’acquolina di fronte ai fumi del salsicciaro di piazza Ippolito Nievo, ma resisto e continuo la mia discesa tra ombrelli, scarpe, cappelli e cumuli di “firmato”, mentre mi lascio catturare volentieri più a valle dalle fusaie e dalle olive di via Ettore Rolli mentre guardo sempre un po’ disgustata il verdolino in sospensione di quella strana fontana messa lassù, ma già così giù *_*

Propositi della domenica. Riuscire a leggere i due libri che ho comprato La nobiltà della sconfitta di Ivan Morris (Guanda 1983) e Le borgate di Roma di Giovanni Berlinguer e Piero Della Seta (Editori Riuniti 1976), entrambi pubblicati per la prima volta negli anni ’70 e poi andare a fare qualche foto alla passeggiata del Giappone dell’Eur, finchè i ciliegi sono in fiore.

Canzone di oggi, questa indimenticabile. AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAANCORAAAAAAAAAAAA

AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAMOOOOOOOOOOOOOORE AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHH

Giappone Sconosciuto: i Nisei

Con la parola NISEI si intendono tutti i figli di genitori giapponesi nati nelle terre di emigrazione: Nord, Sud America e Australia. In questo post faccio riferimento solo ai Nisei nippo-brasiliani. Qui qualche cenno Wikipedia sull’emigrazione giapponese.

Prendo spunto da un reportage del Manifesto di qualche giorno fa di Pio d’Emilia. La crisi ha colpito anche il Giappone. Crolla il mito del paese dove il lavoro non manca mai, o quasi. Lo spettro della crisi si affaccia anche tra il legno dei templi e l’acciaio dei grattacieli.
E i primi a farne le spese sono i Nisei. I giapponesi di seconda generazione. I giapponesi brasiliani o brasiliani giapponesi che tra le fine del 1800 e metà del 1900 partirono per il paese carioca, attirati dalla prospettiva di terra da coltivare e un futuro migliore. Partirono in tanti e si stabilirono nelle coltivazioni di caffè, stupendo i brasiliani per il carattere, la forza e dignità che mostrarono in condizioni certamente non facili. In moltissimi rimasero vivendo una vita in bilico tra due culture , tra conservazione e contaminazione, tradizione e innovazione, lingua madre e portoghese. Il tempo ha fatto il resto.
Seppur in tempi più lunghi i giapponesi del Brasile, le seconde e le terze generazioni, hanno conservato il cognome ma, con gli anni si sono mischiati, amalgamati con le altre comunità. Il colore della pelle, i tratti del viso sono cambiati, e il Giappone dopo 100 anni è ormai un mito, un’idea lontana, un vago ricordo che solo la lingua dei genitori e dei nonni illumina ogni tanto.
Ma il Giappone diventa , negli anni ottanta, gli anni d’oro, quelli della bolla economica, la terra degli avi dove poter tornare. I discendenti dei contadini che un secolo prima andarono per mare, intraprendono il viaggio al contrario. Il viaggio dei padri torna ad essere quello dei figli. Un nuovo viaggio della speranza nella terra che li aveva visti partire.
Il Giappone grazie ad una legge particolare, offre una via preferenziale a chi ha origini nipponiche e accoglie migliaia di “Maria e Eduardo”, i cosidetti Nisei, i giappo-brasiliani, uomini e donne con nome giapponese ma un’ anima samba. Parlano poco e male la lingua d’origine, non capiscono, non si riconoscono e mal si adattano alle regole della società giapponese. Sono estranei in casa. Fuori giapponesi, dentro altro. Dilaniati dalla voglia di farcela e la disperazione per il gap culturale. Vivono spaccati, nuovamente come cento anni prima i loro genitori.
Ma tengono duro, reagiscono, alcuni esaltano il Brasile che portano dentro, altri lo soffocano. Vanno avanti come possono, e accettano lavori duri, mal pagati e poco specializzati. Ai nisei spettano i lavori delle tre K : Kitanai, kiken e kitsui. Occupazioni che i giapponesi non amano più, attività sporche, pericolose e pesanti.
In questi giorni di crisi sono in migliaia i Nisei che perdono il lavoro, e affrontano di nuovo il dilemma dei loro padri, restare o tornare?


Il mondo dei giapponesi brasiliani lo si incontra da vicino in un libro bellissimo, un noir della scrittrice Natsuo Kirino: le quattro casalinghe di Tokyo. La copertina dell’edizione italiana dell’originale OUT, nulla ha a che fare con il libro. Non vi fate fuorviare dall’immagine di geisha in copertina, questo è un libro duro sulla realtà poco edificante di quattro amiche nella Tokyo moderna. Una città grigia, scura, puzzolente popolata da donne stanche e disilluse dalla vita, ma non vinte. Condividono un lavoro triste e malpagato insieme a molti ultimi della società giapponese: i nippo-brasiliani. Quattro amiche schiacciate dalla violenza e dal peso delle convenzioni, ma che dalla violenza e dalla sopraffazione non riescono a uscire.
Un thriller che fa la fotografia ad uno spaccato di società che in pochi conoscono e che vi consiglio di leggere.

Qui l’homepage di Natsuo Kirino
Qui la casa Editrice Neri Pozza con una scheda della scrittrice e dei suoi libri tradotti in italiano.
Qui un articolo del New York Times con la testimonianza di un Nisei (in inglese)

Un’ossessione tutta giapponese: le stagioni


Dalle Note del guanciale di Sei Shonagon, dama del decimo secolo alla corte dei Fujiwara, posto il capitolo sulle stagioni. Già più di mille anni fa l’animo giapponese era sensibile al ciclo della natura.

Caratteristiche piacevoli delle stagioni, secondo Sei Shonagon

L’aurora a primavera: si rischiara il cielo sulle cime delle montagne; sempre più luminoso, e nuvole rosa si accavallono snelle e leggere.
D’estate, la notte: naturalmente col chiaro di luna; ma anche quando le tenebre sono profonde. E’ piacevole allora vedere le lucciole in gran numero rischiarare l’oscurità, oppure distinguere solo le luci di alcune di loro. Anche quando piove la notte ha un suo fascino.
Il tramonto in autunno: malinconico quando i raggi del sole calano obliqui dalla vetta (….) e i corvi a gruppi di due, di tre, di quattro si affrettano disordinatamente al nido; (…) L’armonia del vento e il ronzare degli insetti, quando il sole è calato, infondono una dolce tristezza.
D’inverno, il primo mattino: bellissimo inutile dirlo, quando cade la neve. Bello è anche il candore della brina; oppure riattizzare il fuoco rapidamente, quando il freddo è più intenso e attraversare le sale portando il carbone (…..) “

Edizioni Oscar Mondadori
a cura di Lydia Origlia

Iwojima, così triste cadere in battaglia….

Dopo aver visto al cinema Lettere da Iwojima, il bel film di Clint Eastwood, ho voluto leggere il libro dal quale il film era stato tratto: Così triste cadere in battaglia, di Kakehashi Kumiko. Non si tratta di semplice libro di guerra, ma della storia di un militare e dei suoi ventimila uomini, che in una remota isola del Pacifico, riuscì male equipaggiato, e praticamente abbandonato dal Giappone a resistere agli americani per 36 giorni, facendo della battaglia di Iwojima, una delle pagine più cruente e emblematiche della seconda guerra mondiale.

La corrispondenza del comandante Kuribayashi con l’amatissima famiglia permette di tratteggiare in maniera precisa la psicologia di un militare devoto al suo paese, ma abbastanza lucido da capire la stra-potenza degli Stati Uniti e le possibilità vicine a zero per il Giappone di vincere la guerra. Attraverso lo sguardo lucido  di Kuribayashi ci viene raccontata la vita quotidiana in questo lembo di terra lontano più di 1000 km da Tokyo, un’isola desolata senza risorse e dove il semplice vivere era una triste battaglia quotidiana.

Kuribayashi, consapevole della inesorabile fine che aspetta i suoi uomini, ma altrettanto convinto che dal suo sacrificio dipenda la salvezza del Giappone, organizza la battaglia di Iwojima con una strategia innovativa e di rottura, rompendo con l’alto comando militare. La tattica che adottererà per contrastare gli americani permetterà a lui e a i suoi uomini, al contrario delle isole di Guam e Saipan, di resistere e contro ogni aspettativa per più di un mese, infliggendo enormi perdite agli avversari.

Iwojima, è la cronaca di una terribile battaglia combattutta con tecniche di guerriglia conquistata dagli americani metro dopo metro, ma difesa dai uomini disperati e tenaci, che per sopravvivere si rifugiano nel ventre di un’isola velenosa per vivere come topi.
Il ricordo di Iwojima, di questa remota, puzzolente ed inospitale isola rimarrà così scolpita nella memoria dei due paesi e del mondo intero come una delle pagine più sanguinose ed epiche della guerra del Pacifico.

La guerra combattuta nel Pacifico è una pagina di storia che in Italia si conosce molto poco. Questo libro, è dunque una testimonianza preziosa di una guerra disperata combattuta da uomini, che seppur fedeli e animati da sentimenti di onore e lealtà, testimoniano un toccante smarrimento di fronte all’inutile stupidità della guerra.

Un libro che mi ha commosso, la storia di un uomo a capo di soldati che combatterono con tale coraggio da muovere a compassione persino gli dei, e che nella lettera di commiato all’imperatore ebbe l’ardire di scrivere che “era così triste cadere in battaglia”.

Così triste cadere in battaglia
di Kakehashi Kumiko
Edizioni Einaudi Collana Stile libero Big
euro 15.00

Per chi non l’avesse ancora visto, consiglio il film di Clint Eastwood, Letters from Iwojima, in giapponese con sottotitoli in italiano, di cui posto il trailer.