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Primo viaggio in Giappone, una calda estate anni novanta. Parto sola con un “viaggio studio”, la scusa più bella per conoscere persone e luoghi ad una cifra accettabile (che per il Giappone proprio accettabile non è).
In fatto di vacanza, non c’è niente da fare, il viaggio studio è insuperabile e io posso dichiararmi una professionista. E non fa niente se la scuola non è il massimo, se la famiglia non ti si fila, o se quando torni a casa anzichè inglese parli con un vago accento umbro perchè nella tua classe londinese si è trasferita per l’estate l’intera 3c di Terni.
Le vacanze studio sono così, straordinarie opportunità di vita e pazienza il resto.
Io stavolta sono partita con le migliori intenzioni e nulla è lasciato al caso: ho curato nei minimi particolari i miei 3 mesi in Giappone, la scelta del volo più economico e poi fondamentale per la riuscita del viaggio ho deciso che no, questa volta niente college, niente appartamento. No, stavolta si fa sul serio, stavolta “homestay”.
Io stavolta sono partita con le migliori intenzioni e nulla è lasciato al caso: ho curato nei minimi particolari i miei 3 mesi in Giappone, la scelta del volo più economico e poi fondamentale per la riuscita del viaggio ho deciso che no, questa volta niente college, niente appartamento. No, stavolta si fa sul serio, stavolta “homestay”.
Sono eccitatissima, sto’ viaggetto m’è costato una piccola fortuna, ma le premesse sono ottime: ho studiato tutto nei minimi dettagli, il volo con scalo a Londra, la scuola, la città.
Ho organizzato tuttotutto, persino l’ultima settimana in Giappone, quando gironzolerò a sud fino a Hiroshima e a nord fino ad Hakodate in Hokkaido grazie al Japan Rail Pass.
Sono convinta di avere avanti una grande estate.
Ho organizzato tuttotutto, persino l’ultima settimana in Giappone, quando gironzolerò a sud fino a Hiroshima e a nord fino ad Hakodate in Hokkaido grazie al Japan Rail Pass.
Sono convinta di avere avanti una grande estate.
Il viaggio è lungo, non sto nella pelle e persino la piatta e acquitrinosa Siberia che sorvoliamo ormai da un po’, mi sembra interessante. Il volo, un British Airways è carico di giapponesi felici di tornare a casa dopo una breve vacanza, l’euro non esiste ancora e lo yen va forte.
Dodici ore sono lunghe, interminabili, ma conversare con una simpatica coppia mi aiuta a passare il tempo. Ci siamo, abbiamo piegato sulla penisola della Kamchatchka, siamo sopra il mar del Giappone e tra poco atterreremo.
Il tempo di riempire i moduli della dogana, stiracchiarsi un po’ e iniziamo la discesa verso l’aeroporto intercontinentale di Osaka, l’aeroporto sull’acqua, l’aeroporto firmato da Renzo Piano. Sono in Giappone ma atterro su un pezzetto d’Italia.
Sono fresca come una camicia di lino indossata ma prontissima, carica e super positiva. Tutto andrà bene, lo so.
Dodici ore sono lunghe, interminabili, ma conversare con una simpatica coppia mi aiuta a passare il tempo. Ci siamo, abbiamo piegato sulla penisola della Kamchatchka, siamo sopra il mar del Giappone e tra poco atterreremo.
Il tempo di riempire i moduli della dogana, stiracchiarsi un po’ e iniziamo la discesa verso l’aeroporto intercontinentale di Osaka, l’aeroporto sull’acqua, l’aeroporto firmato da Renzo Piano. Sono in Giappone ma atterro su un pezzetto d’Italia.
Sono fresca come una camicia di lino indossata ma prontissima, carica e super positiva. Tutto andrà bene, lo so.
Formalità doganali ok, da lontano occhieggia il nastro della riconsegna bagagli già in movimento. Escono i primi bagagli. Che fenomeni ‘sti giapponesi, che organizzazione, che precisione. Che dici, faccio in tempo ad andare in bagno? Giusto una rinfrescata, faccio subito tanto sto’ leggera, con me ho solo lo zainetto con dentro due tubi di baci perugina da regalare alla mia famiglia. Vado e torno in un attimo.
Orrore. Il nastro sputacchia fuori tutti i bagagli tranne il mio. Non scherziamo, che ho solo quel valigione con tutto, ma proprio tutto dentro.
Nell’attesa nervosa i baci perugina ed io abbiamo un crollo.
I minuti passano, prego che il nastro non si fermi, mentre il sudore si ghiaccia sul mio viso insieme a tutti quei sorrisi che fino a poco prima dispensavo fiduciosa al mondo intero.
Nell’attesa nervosa i baci perugina ed io abbiamo un crollo.
I minuti passano, prego che il nastro non si fermi, mentre il sudore si ghiaccia sul mio viso insieme a tutti quei sorrisi che fino a poco prima dispensavo fiduciosa al mondo intero.
Rumore secco.Le preghiere sono state inutili, il nastro si ferma senza il mio bagaglio.
Completamente sola e senza una mutandina di ricambio a 12000 km da casa. E adesso? Come sopravvivo in un paese dove la taglia più grande di reggiseno e la 2 coppa c?
No, io non ci penso proprio a tornarmene a casa.
La mia estate rischia di fare la fine dei cioccolatini perugina.
Calmiamoci, non tutto è perduto, una cosa la possiamo fare: la denuncia. Epperò il mio giapponese non brilla proprio, dopotutto non ero venuta fino qui proprio per impararlo?
Non sto in me, ho detto che parlo poco giapponese e l’inglese dell’impiegato lasciamo stare.
Completamente sola e senza una mutandina di ricambio a 12000 km da casa. E adesso? Come sopravvivo in un paese dove la taglia più grande di reggiseno e la 2 coppa c?
No, io non ci penso proprio a tornarmene a casa.
La mia estate rischia di fare la fine dei cioccolatini perugina.
Calmiamoci, non tutto è perduto, una cosa la possiamo fare: la denuncia. Epperò il mio giapponese non brilla proprio, dopotutto non ero venuta fino qui proprio per impararlo?
Non sto in me, ho detto che parlo poco giapponese e l’inglese dell’impiegato lasciamo stare.
Mi aiutano in tanti: per primi la coppia con la quale ho attraversato ciarlando le lande siberiane, e poi due perfette sconosciute che assistito a tutto lo psicodramma si avvicinano, e con un dolcissimo sorriso si scusano del pessimo benvenuto che il loro paese mi sta riservando, quindi, per rimediare e confortarmi mi mettono in mano due banconote da ventimila yen!
In che paese sono mai capitata, mi chiedo .
In che paese sono mai capitata, mi chiedo .
Nel posto giusto, mi sono risposta, perciò rincuorata ho iniziato la mia estate, che è stata un fuoco d’artificio.

Bellissimo eccitato incredibile eppure possibile racconto…Mi ci riconosco al 100%!
Sara' che oggi mi sono messo a 'ravanare' fra i post dei blog che seguo, ma questo post non l'avevo proprio letto !!E una volta terminato, sento ancora di piu' la nostalgia per il Giappone, che ho visto solo un anno dopo questo tuo viaggio avventuroso.E sento ancor di piu' una stretta al cuoricino, pensando a quello che e' successo un mese fa proprio nel Sol Levante, e che tuttora li sta mettendo a dura, durissima prova !!So che possono sembrare le solite parole di rito, ma da circa un mese la mia testa non e' completamente qua in Italia, ogni giorno che passa qualche neurone rimane laggiu' … e laggiu' un giorno spero di poter tornare, per intraprendere un viaggio che (bagagli persi a parte!) spero possa essere ricordato come quello che hai fatto tu !!!Ganbatte Nihon !!!
Si hai ragione Fabrizio, il mio incontro con il Giappone è stato un po' burrascoso, ma proprio per questo più bello. Un'estate indimenticabile, un paese indimenticabile. Ganbatte Nihon!
In Giappone ne ho viste tante, ma proprio tante. Ma questa dei 20k Yen è insuperabile…. ;)
Che disdetta… ma anche che meraviglia mi sarei messa a piangere per la commozione!!