Se vi interessano la cucina giapponese e il fumetto vi consiglio la serie Oishinbo di Tetsu Kariya. Saprete tutto sulla mania dei giapponesi per il cibo in ogni sua forma, dalle creature marine alle foglie degli alberi. Della serie pubblicata in inglese ho 3 volumi : Japanese Cuisine, Ramen and Gyoza, Fish, Sushi and Sashimi. Domani li trovate al mercatino.
Li vendo come usati ma li posso scambiare con altra letteratura giapponese o sul Giappone in generale.
Trentanni prima degli altri in Italia la Rettore canta, interpreta, si ispira al Giappone. Prima di tutto e di tutti. Originale e anticipatrice Rettore.
Karakiri – 1982 punk rock italiano (come direbbe Battiato) ma anche new wave singolo tratto dall’album Kamikaze rock’n’roll suicide
Per Buddha e per Bushido o vincere o morire
per tutte le mie ossa o vincere o morire
per i vulcani spenti o vincere o morire…
vorrei scappare ma i peschi sono in fiore
la mano trema keishaku aspetta me
Lamette, 1982 sempre da Kamikaze rock’n’roll suicide – balletto con risciò, bandiere e bandane com improbabili ideogrammi. Particolare da notare il cerchiettoda insetto. Fantastica Rettore, italian Harajuku girl!
Un passo indietro. Splendida Splendente 1979, ci sono sempre lamette ma qui per essere belli veramente. Una canzone sul bisturi. Nel 1979.
Rettore dal look colorato, esagerato, vibrante, divertente Rettore cantautrice trasgressiva e sottovalutata ma dalla pelle trasparente come uova di serpente e perciò per sempre Donatella Splendida Splendente.
Vivere il Giappone con gli occhi di Antonietta Pastore è vedere attraverso i suoi occhi e sentire con la sua pelle tutto il ventaglio di sensazioni che colpiscono coloro che si avventurano per qualche tempo in questo pianeta popolato da extraterrestri. La Pastore, oggi affermata traduttrice, ci racconta in poco meno di duecento pagine di un altro mondo fatto di segni e di sogni, accompagnandoci con passo lieve nella sua vita di straniera alle prese con un paese liquido dove, al principio ci si ritrova come in un acquario tropicale inondati da luci e colori che danzano scintillanti ma rimangono muti e incomprensibili. In questo acquario, caldo, apparentemente accogliente ci si trova a nuotare meravigliati, stupiti, affascinati ma qualche volta si rischia di affogare. E allora quelle stesse luci che poco prima avevano conquistato respingono, annoiano, irritano.
Così fa il Giappone a chi ci vive, trasporta chi si avventura per le sue acque colorate ma a tratti insidiose in un’ altalena di sentimenti diversi e contrastanti. Antonietta è bravissima nelle descrizioni di vita quotidiana, nell’abbozzarci tipi psicologici e situazioni classiche e meno di vita giapponese. E non si può fare a meno di immedesimarsi in lei e nel suo percorso di vita giapponese, lungo sedici anni e pieno di discese e risalite. E ancora una volta non si può fare a meno di annuire, sorridere, cercare di comprendere e magari amare il più straniero dei paesi, il Giappone.
Einaudi 192 pagine Prima edizione Febbraio 2010 Eur 13.50
Stamattina incursione al mercatino giapponese allestito al Black Out di via Casilina.
Impressioni: preferivo la versione “Circolo degli Artisti”. Il posto era forse più piccolo ma sicuramente più facilmente raggiungibile e conpiùcarattere.
Il mercatino giapponese, dal 2007 ad aggi è cresciuto molto, io ho partecipato a ben quattro edizioni, l’ultima lo scorso anno e devo dire che gli oggetti giapponesi o ispirati alla cultura nipponica continuano ad essere ancora pochi.
Il pubblico che lo frequenta è vario, ma ho notato una deriva decisamente troppo teen e kawaii.
Mi piacerebbe un mercatino più autenticamente giapponese, con film, libri, artigianato, un luogo dallo spirito più adulto e dal gusto maggiormente raffinato.
La parte migliore, oltre quella dedicata al cibo, si trova all’ingresso e all’aperto dove sulla destra ci sono 4 o 5 banchetti con vintage giapponese, oggettistica varia, ceramica, artigianato giapponese e variamente ispirato. Proprio da uno di questi banchetti, ho acquistato un bell’anello di Mio Otsubo e uno Jinbei da bimbo che ho abbinato ai geta presi la scorsa primavera al mercatino Menilmontant di Parigi.
Vi segnalo (grazie Giampy!) due eventi “Japan related” che si svolgeranno la prossima settimana a Roma:
–domenica 19 settembre ci sarà il Mercatino Giapponese al Black Out a via Casilina 713, Roma.
Ingresso gratuito. Stessa formula, ma posto diverso (e rispetto al Circolo degli Artisti, è anche un po’ più sfigato)
– martedì 21 settembre invece il Circolo degli Artisti ospita per la seconda volta i Melt Banana, gruppo giapponese di “Noise Jap Rock”, più famosi all’estero che in patria ( e non fatico a capire perchè). Ingresso 10 euro
Ecco un assaggio della loro musica con una cover di un pezzo anni sessanta, tintarella di luna ………..;)
Non un palazzo qualunque ne’ un artista qualunque.
Parliamo di Murakami Takashi (il cognome più inflazionato tra gli artisti giapponesi) icona e ambasciatore di fama ormai mondiale della cultura o delle subculture nipponiche (come ama chiamarle lui).
Dopo le mostre nei maggiori musei del mondo, dopo la fortunata collaborazione con il colosso Vuitton per il quale ha creato una serie limitata e carissima di borse (quelle con la ciliegia per capirci), da domani 14 settembre, Parigi ancora una volta ospita una personale dell’artista nei palazzi e nei giardini della Reggia di Versailles.
Esposizione certamente eccezionale che a più di qualcuno farà storcere il naso, ma il cui spirito è espresso bene dalle parole del curatore dell’esposizione Laurent Le Bon, :
“Murakami a Versailles è una passeggiata, un percorso, un itinerario nel paesaggio-territorio di Versailles.
Per la sua prima grande retrospettiva in Francia, l’artista presenta in quindici sale e nei giardini molte delle sue maggiori opere (....)
quello che ci ha guidato in questa esperienza unica di tre mesi è statoevitare di riproporre l’artecontemporanea integrata al monumento storico; ri-scoprire un luogo; unirsiad un artista vivente e alle sue emozioni, provocare piacere.
Affidarsi a uno dei migliori artisti contemporanei per svelare un’altra Versailles, la Versailles monumento vivente di oggi, questo è l’intento della mostra. La finalità è far riscoprire ai visitatori il piacere di passeggiare nei nuovi labirinti di Versailles e divertirli nel vero senso della parola, al di là dei luoghi comuni”