Fine settimana a Amsterdam

Prima volta ad Amsterdam. Sono stata fortunata, Giove Pluvio mi ha assistito. 3 giorni e 2 notti. Albergo a tre minuti dalla stazione centrale Avenue hotel, 120 euro la doppia, colazione inclusa. Un’ impresa trovare un albergo decente ad un prezzo decente in questa città. Questo è quello che mi è piaciuto di più: 

  • l’atmosfera rilassata e giovane.
  • la convivialità degli abitanti
  • l’enorme numero di biciclette e coffeshop
  • i canali e le barche che li attraversano
  • le frittelle olandesi e la torta di mele
  • le case con enormi vetrate per fare entrare la luce
  • i tulipani ovunque
  • i colori delle case fuori città
  • il Cortile delle Beghine
  • i panini con le aringhe e cipolla
  • il De Jaren Cafe
  • i ristoranti di tutto il mondo, soprattutto gli asiatici

  • la lingua che parlano qui, l’ olandese a metà tra l’inglese e il tedescol’acqua che è dappertuttoil negozio Sissy-boy , che vende cose bellissime!

Danke Well Amsterdam!

Banco fast food

 
foto di Neve*

No, qui non si mangia con 5 euro. 

Il locale direttamente sulla Via Ostiense è molto carino ma estremamente piccolo, sacrificato direi. 
Tutto è pensato, fatto  e offerto con cura. Ingredienti inediti per zuppe diverse e gustose, panini e roll preparati con materie fresche e sul momento, accostamenti gustosi, packaging accattivante, ecologico anche se parecchio in inglese. 

Un locale che se avesse oltre al banco lo spazio per sedersi sarebbe un assoluto successo e ti farebbe dimenticare, forse per un po’,  i prezzi.  E invece, il locale rimane fedele al nome, Banco appunto e tutto si risolve in pochi metri quadrati.
Peccato perchè i prezzi sono alti e pagare un seppur gustoso e fresco  bagel 6 euro per un take away è esagerato e  fuori mercato. 

Un po’ gastrofighetto.

WWOOF in Giappone: istruzioni per l’uso

Japanese torii gate in water at sunset with nearby forest and boat

Andare in Giappone con il WWOOF: quello che avrei voluto sapere prima di partire

Andare in Giappone con il WWOOF? Direi che è un’ottima idea. Che siate spinti dalla voglia di vedere il mondo, di imparare cose nuove, di conoscere gente, di approfittare per imparare il giapponese o semplicemente di rinfrescare quello che già sapete, sappiate che state per fare una scelta saggia.

Io l’ho fatto per due volte: la prima nel lontano 2005 e l’ultima nell’estate del 2015.

Le informazioni sul WWOOF oggi non mancano. Si trovano sui siti ufficiali dei vari paesi, nei forum di viaggio e, più recentemente, nei gruppi Facebook dedicati. Sono però ancora poche le testimonianze in italiano sul WWOOF in Giappone.

Per questo motivo, a qualche anno dal mio primo articolo sull’argomento, ho deciso di raccogliere qui le informazioni che considero più utili per chi vuole lanciarsi in questa esperienza, basandomi esclusivamente su ciò che ho vissuto personalmente come WWOOFer.

Nel complesso ho trascorso circa tre mesi in Giappone attraverso il WWOOF, soggiornando presso cinque diversi host.


Prima di partire – hai le idee chiare?

Prima ancora di iscriverti, c’è una domanda fondamentale da porti: perché vuoi fare WWOOF in Giappone? Vuoi migliorare il giapponese? Passare un’estate diversa? Imparare a fare il tofu? Vivere nella campagna giapponese? Conoscere persone provenienti da tutto il mondo? Qualunque sia la tua motivazione, è importante averla ben chiara fin dall’inizio. La scelta dell’host dipenderà infatti in gran parte da ciò che stai cercando.

Quanto sono diversi gli host?

In Giappone esistono situazioni molto diverse tra loro. Ci sono host che ospitano un solo WWOOFer alla volta e altri che ne ospitano molti contemporaneamente. Ci sono luoghi dove è indispensabile conoscere almeno un po’ di giapponese e altri dove non serve affatto. Ci sono posti dove si lavora il minimo richiesto e altri dove si superano tranquillamente le cinque ore quotidiane. Ci sono host sinceramente interessati allo scambio culturale e altri che lo sono molto meno. Ci sono sistemazioni con stanza privata e altre con camere condivise tra più volontari.

Ci sono luoghi dove avrai grandi opportunità di praticare il giapponese e altri dove parlerai prevalentemente inglese. Come avrai capito, le variabili sono praticamente infinite. Per questo è importante capire fin dall’inizio che cosa stai cercando e che tipo di esperienza desideri vivere.


Iscrizione e costi – Quanto costa iscriversi?

Il costo dell’iscrizione annuale a WWOOF Japan è di 5.500 yen, circa 40 euro.

L’iscrizione dà diritto ad accedere al database completo degli host, leggere le recensioni e contattare direttamente le strutture che ti interessano.

Come funziona l’iscrizione

L’iscrizione si effettua online. È possibile pagare con carta di credito oppure tramite PayPal. L’attivazione dell’account è immediata e la validità è di un anno. Una caratteristica interessante è che si può decidere quando far partire l’anno di iscrizione. Con un piccolo sovrapprezzo è infatti possibile posticiparne l’attivazione fino a sei mesi.


Come scegliere l’host – Prima le recensioni

Se c’è un consiglio che mi sento di dare è questo: leggete attentamente le recensioni. Molte sono scritte in inglese, altre in giapponese o in cinese, ma tutte possono fornire indicazioni preziose sul tipo di esperienza che vi aspetta. Le recensioni permettono di farsi un’idea generale dell’host e dell’ambiente che si troverà una volta arrivati. Se notate molte recensioni negative, probabilmente un motivo c’è.

Quando le recensioni non bastano

Detto questo, le recensioni non sono la verità assoluta. Non tutti coloro che hanno avuto un’esperienza negativa decidono di scrivere una recensione. Allo stesso modo, non tutte le recensioni positive sono necessariamente rappresentative della realtà. Per esperienza personale consiglio sempre di leggerle con spirito critico e di considerarle come uno strumento utile, ma non definitivo.

E gli host senza recensioni?

La presenza di poche recensioni o addirittura l’assenza totale di recensioni non deve essere interpretata automaticamente come un segnale negativo. Può semplicemente significare che l’host è nuovo sulla piattaforma e non ha ancora accolto molti WWOOFer.

Scegliete in base alle vostre esigenze

La cosa più importante è scegliere pensando alle vostre esigenze e non semplicemente seguendo il numero di recensioni o la popolarità di un host.


Dove si può fare WWOOF in Giappone?

Non solo fattorie

Uno degli aspetti più interessanti del WWOOF in Giappone è la varietà delle realtà che si possono incontrare.

Non esistono soltanto aziende agricole.

Si può fare WWOOF in:

  • fattorie
  • negozi
  • ristoranti
  • piccoli alberghi
  • associazioni locali
  • scuole di lingua
  • comunità rurali

Mare, montagna, isole e campagna

Le possibilità sono praticamente infinite. Si può scegliere tra mare, montagna, collina, isole remote, estremo nord, estremo sud e vaste aree rurali.

Le grandi città rappresentano più l’eccezione che la regola, anche se alcuni host si trovano relativamente vicino ai principali centri urbani.

Quanto sono isolati gli host?

Nella maggior parte dei casi gli host si trovano fuori città. Alcuni sono davvero molto isolati. Quando scegliete una struttura tenete conto anche di questo aspetto, soprattutto se desiderate visitare frequentemente i dintorni durante il soggiorno.


Domande frequenti

1. Una volta pagata l’iscrizione troverò sicuramente un host?

Una volta completata l’iscrizione è molto probabile trovare un host disposto ad accogliervi. Naturalmente non esiste una garanzia assoluta. Nel mio caso mi sono organizzata appena un mese prima della partenza e sono riuscita comunque a trovare una sistemazione.

Il consiglio è quello di selezionare diversi host interessanti e contattarli contemporaneamente. Quando arriveranno le risposte potrete valutare quale proposta accettare. Se viaggiate durante il periodo estivo conviene però muoversi con largo anticipo, perché luglio, agosto e settembre sono i mesi più richiesti.

2. Quanto tempo si può rimanere presso un host?

Dipende completamente dall’host. Alcuni accettano soggiorni molto brevi, altri preferiscono permanenze di alcune settimane o addirittura di un mese.

Queste informazioni sono normalmente indicate nella scheda dell’host. La durata più comune è compresa tra due e tre settimane. Naturalmente, se entrambe le parti sono d’accordo, nulla vieta di prolungare il soggiorno.

Allo stesso modo, se l’esperienza non dovesse rivelarsi soddisfacente, siete liberi di interromperla e andare altrove.

3. È possibile visitare il Giappone durante il soggiorno?

Sì. Generalmente gli host concedono almeno un giorno libero alla settimana. Potrete utilizzare quel tempo per visitare i dintorni o fare escursioni.

Tenete però presente che alcuni host si trovano in zone molto isolate e gli spostamenti potrebbero non essere semplici.

4. Quanto costa davvero un viaggio WWOOF in Giappone?

Molto meno di quanto si possa pensare.

Se avete già pagato il volo e l’iscrizione, il vitto e l’alloggio sono normalmente inclusi.

Le principali spese saranno quindi:

  • trasporti
  • pasti durante i giorni liberi
  • eventuali souvenir
  • spese personali

Per fare un esempio concreto, un budget di 1.500 euro per un mese è più che sufficiente.


La mia esperienza in breve

Per dare un riferimento concreto:

  • due esperienze di WWOOF in Giappone
  • cinque host visitati
  • circa tre mesi complessivi di permanenza

Ogni host è stato diverso dagli altri e proprio questa varietà rappresenta uno degli aspetti più interessanti dell’esperienza.


Conclusioni

Il WWOOF non è una vacanza gratuita e non è nemmeno un semplice modo per risparmiare.

È soprattutto un’esperienza di scambio.

Richiede adattabilità, curiosità e una certa capacità di uscire dalla propria zona di comfort. Se però siete disposti a mettervi in gioco, può diventare uno dei modi più autentici e interessanti per conoscere il Giappone da vicino.
  

foto di Neve*
 
 

Panang curry di gamberi

Curry stile tailandese alla mia maniera. 
Ingredienti: Gamberi, latte di cocco, cipolle, pasta di curry tailandese tipo rosso, pepe nero macinato fresco, qualche foglia di basilico, zenzero grattato fresco, una noce di burro. 
Mentre il riso basmati o thaibonnet cuoce a parte, io uso una ricecooker,  in una padella o wok sciogliere una noce di burro chiarificato e appassire le cipolle.  Aggiungere poi un cucchiaino di pasta di curry tailandese, un cucchaino abbondante di zenzero fresco grattuggiato  e un barattolo intero di latte di cocco. Lasciare sobollire per qualche minuto.  A questo punto aggiungere i gamberi e lasciare cuocere per circa 10 minuti, il tempo che il curry si asciughi a piacimento. Finire con qualche foglia di basilico e una macinata di pepe fresco. 
Servire il curry  accanto al riso che nel frattempo avrete guarnito se vi piace con sesamo nero.
Il grado di piccantezza di questo curry dipende da quanta pasta di curry tailandese avrete aggiunto al principio. 

Nagoya, Chisun Inn

foto di Neve*
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Al ritorno dalla mia seconda esperienza WWOOF nell’estate del 2015 (se siete interessati ne parlo qui) ho trascorso meno di ventiquattro ore a Nagoya, una città che fino ad allora conoscevo soltanto come tappa intermedia tra Tokyo e Osaka. Ci ho trascorso un pomeriggio e una notte. Nel pomeriggio ho raggiunto il tempio Kannon e ho scoperto una città culturalmente più vicina a Osaka che a Tokyo, una città caciarona, un po’ coatta, multietnica e non proprio elegante.  E’ la prima città giapponese che in metropolitana oltre ai soliti annunci in inglese, cinese, coreano, utilizza anche il portoghese,segno evidente della presenza di una numerosa comunità brasiliana o nippo-brasiliana (a proposito di nippo brasiliani, ne ho parlato qui in occasione della recensione de “Le quattro casalinghe di Tokyo”)

Ho dormito al Chisun Inn Nagoya, della catena Solare Hotels,  solito business hotel, ma che ha almeno  il pregio di avere un’architettura riconoscibile e di trovarsi a 3 minuti a piedi dalla stazione ferroviaria. Stanze singole da 12 mq ma dotate di tutto quello che serve oltre il letto, quindi bagno unit con confort di serie, tv, ciabatte, yukata, condizionatore.
Spazio ridotto al minimo ma almeno stanza con finestra (e non è scontato). Check in ore 15, check out ore 10.
Prezzo pagato 5600 yen, senza colazione.

Elleniko, tavola calda greca a l’ Aventino

 

Da quando l’ho scoperto non ne posso fare più a meno.
Elleniko è un piccolo locale greco, si trova in Viale Aventino, ha pochi tavoli e un menu non particolarmente esteso. Una tavola calda che offre pita con souvlaki, pita con bifteki (la mia preferita), pita vegetariana, qualche antipasto, qualche insalata, birra e vino greco, e poi i dolci. I panini e i piatti sono tutti espressi e vengono preparati al momento. 

A fine pasto suggerisco di chiudere con un galaktoboureko che trovo divino e che preferisco di gran lunga al baklava. I prezzi dei panini nella media, quindi parliamo di 4 o 5 euro, bibite e piatti leggermente più cari. Personale greco simpatico e gentile. Aperto fino a sera tardi. 
Regolatevi perchè il locale è sempre più affollato, e l’ora di pranzo nei giorni feriali è preda di famelici impiegati Fao. 

Il locale è considerato laboratorio artigiano con vendita (come una pizzeria al taglio per intenderci) e pertanto non ha il bagno a disposizione dei clienti. 

Se un appunto devo fare ad Elleniko è sulla pita, il pane. Preferivo di gran lunga quella che usavano fino a pochi mesi fa, di qualità decisamente superiore rispetto a quella che hanno deciso di utilizzare ultimamente.  Per questo il mio giudizio si attesta “solo” su molto buono.


Ishigaki, Ryokan Le lotus bleu

Un paio di anni fa ho trascorso qualche giorno nelle isole Ryukyu. Ho trascorso qualche giorno a Okinawa per poi spingermi fino a Ishigaki e Taketomi.

Ho alloggiato in un bel ryokan tradizionale, Le Lotus Bleu a Shiraho.

Il Lotus Bleu è gestito da una simpatica e disponibile coppia franco-giapponese che ha deciso di trasferirsi nei mari del sud con la propria famiglia.
La particolarità del Lotus Bleu è che si tratta di una casa tradizionale giapponese (quindi interamente in legno) non tipica delle isole di Yaeyama, bensì del centro del Giappone. Infatti la casa, in realtà un vecchio atelier di kimono, è stata trasportata diversi anni fa dal precedente proprietario dalla terra ferma (si fa per dire) e ricostruita in questa parte di Ishigaki. Il solo soggiorno è un’esperienza che consiglio: i passi sulle assi di legno, il profumo del tatami, la veranda dove rilassarsi a leggere un libro, la tranquillità delle strade vicine. Tutto molto bello.
La sera potrete anche cenare se lo desiderate, la cucina proposta è una fusione nippo-francese.
Il Lotus Bleu si trova in località Shiraho a metà strada tra l’aeroporto e la città principale di Ishigaki. Vicino c’è anche una spiaggia, ma non è tra le più belle dell’isola anche se ha la barriera corallina molto vicina
Per poter godere pienamente dell’isola è indispensabile avere un mezzo proprio, una macchina o uno scooter con il quale andare all”esplorazione di Ishigaki, che offre spiagge fantastiche e paesaggi tropicali. Senza un mezzo proprio sareste piuttosto limitati negli spostamenti.

Il sito del ryokan

Scopri Guesthouse Ouka: esperienza locale a Takayama

A Takayama il mio consiglio va sicuramente a questa struttura, a metà tra un ryokan familiare e un ostello. Ho pagato 71 euro per tre notti e, per fortuna, la prima notte ho avuto la stanza tutta per me.

Tutti i pro:
– ben posizionata, dalla stazione di Takayama ci arrivate a piedi in meno di dieci minuti, subito dopo il municipio sulla destra;
– wi-fi gratuito sia nelle zone comuni che nelle stanze;
– diverse soluzioni , dormitorio con cinque letti e servizi in comune, dormitorio con cinque letti con bagno e doccia privati, stanza familiare privata, stanza singola;
– prezzi a partire da 2900 yen a notte per il dormitorio comune, 3200 yen per il dormitorio con i servizi in camera;
– stanze ampie, nessun senso di claustrofobia, tutti i letti sono dotati di luce personale e presa elettrica individuale
– docce complete di sapone, shampoo, balsamo e asciugacapelli;
– cucina attrezzata per la colazione e altri pasti (frigo, microonde, stoviglie, ecc…)
– sala comune al piano terra con tv, divanetti, pc con connessione internet;
– distributori automatici di bibite ai piani;
– lavatrice e asciugatrice ai piani per pochi yen;
– noleggio asciugami se non ne avete;
– noleggio bici, raccomandate per gironzalare con comodità Takayama;
– reception giovane, disponibile e che parla inglese (sempre senza esagerare eh)
– ambiente internazionale.

Contro:
Ci sto ancora pensando.

Il sito  della Guesthouse Ouka a Takayama

Ochazuke

 

Continuo con il programma detox. Oggi a pranzo OCHAZUKE, ossia riso bianco e te’ verde, i due pilastri della cucina giapponese.
Sostanzialmente si tratta di un piatto nato per non sprecare il riso rimasto, ma anche di un piatto riservato a chi deve rimettersi dopo gli stravizi alimentari.
Oggi  l’ochazuke è  riso bianco bollito condito con i pacchetti già pronti di furikake, ma per farlo in casa questo è quello che serve,
Prendete del riso bianco bollito e conditelo con:

  • alghe nori a listarelle
  • crakers di riso sbriciolati 
  • semi di sesamo 
  • fiocchi di tonno essiccato (katsuoboshi)  
  • sottoaceti giapponesi (ma se non ce li avete va bene lo stesso)
  • salsa di soia 
  • wasabi 

Finite innaffiando abbondantemente la ciotola di riso con té verde caldo ( io ho usato il genmaicha)